COMBONI THAT DAY

Padre Alberto Modonesi accolto dalla Bakhita in Paradiso

Venerdì 9 febbraio 2018
Padre Alberto Modonesi era nella comunità comboniana di Brescia dovuto alla malattia. Ieri mattina, giorno di Santa Giuseppina Bakhita, ci ha lasciati per volare in Paradiso. La Bakhita era nata nel Darfur 150 anni fa (1868), dove Padre Alberto aveva lavorato come missionario per ben otto anni al servizio degli sfollati del Sud Sudan. Immaginiamo che sia proprio lei ad accogliere questo missionario che tanto ha amato la sua martoriata terra sudanese. Padre Alberto aveva inviato una bella testimonianza agli amici in occasione dello scorso Natale. Ecco oggi siamo noi che ti auguriamo, caro Alberto, buon NATALE e buona continuazione di una feconda missione in Paradiso!

Padre Alberto Modonesi, nato nel 1942 a Corticelle Pieve, nel Bresciano, è stato ordinato sacerdote comboniano nel 1967. Nel 1970 è andato in Sudan dove è rimasto fino al 2010, con alcune interruzioni per studiare al Centro universitario di Nairobi e per dirigere il Centro di Studi Arabi ed islamici al Cairo, in Egitto.

Oltre alla cura pastorale dei pochi cristiani di una piccola parrocchia di copti cattolici alla periferia del Cairo, l’attività di padre Alberto si è svolta nell’ambito del dialogo con il mondo musulmano e nell’impegno ecumenico.

Lettera di P. Tesfaye Tadesse,
Superiore Generale

Pubblichiamo qui la Lettera che P. Tesfaye Tadesse, a nome del Consiglio Generale, ha scritto per l’occasione:

Carissimo Abuna Alberto, ti saluto e ti ringrazio. Era mio desiderio essere presente di persona, per salutarti e dirti arrivederci, ma per un impegno indifferibile fuori Roma, il 10 febbraio, ti saluto così, da lontano. Grazie Abuna Alberto per tutto quello che ho ricevuto da quando ti ho conosciuto per la prima volta, nel settembre 1995, quando sono arrivato al Cairo per lo studio della lingua araba nel centro Dar Comboni di cui eri il direttore.

Grazie per la tua testimonianza di vita cristiana e consacrata. Grazie per la tua vita di preghiera e di fede. Grazie per la tau testimonianza di una vita secondo il Vangelo, semplice, gioiosa e generosa. Grazie Abuna Alberto perché sei stato un bravo figlio di san Daniele Comboni, hai amato l’Africa e hai faticato per servire la tua missione fra gli africani. Sei stato nella terra dei Fur, nel Darfur, e proprio nel giorno della grande festa di santa Giuseppina Bakhita, sei partito per la casa del Padre. Che Dio ti dia l’eterno riposo e la pace nella compagnia di moltissimi comboniani, comboniane e tanti altri.

Nella vita accademica e nella scuola di vita, sei stato di grande aiuto a moltissimi. Grazie per aver incoraggiato molti di noi studenti e confratelli, quando eravamo giù di spirito. Avevi la capacità di relativizzare, abbassare tensioni, sorridere e ripartire.

Grazie per la tua capacità di lavorare e far lavorare gli altri. Riuscivi a lavorare bene e nell’amicizia con i confratelli, con le consorelle comboniane, con altri religiosi, sacerdoti e laici. Non eri attaccato alla tua posizione ma nella semplicità facevi sentire a casa tutti. Eri libero per condividere quello che avevi e quello che eri.

Grazie Abuna Alberto, per la tua vita di missione in Italia, Egitto, Sudan e Sud-Sudan e per la tua presenza nei paesi del Medio Oriente. Grazie per la tua conoscenza profonda e il tuo apprezzamento dei popoli ai quali sei stato mandato. Ho potuto vederti al Cairo fra egiziani, arabi, sudsudanesi, eritrei, etiopi, europei, americani, asiatici. Ti ho visto fra la popolazione Nuer a Leer nel Sud Sudan. Avevi questa capacità di abbracciare tutti, di andare oltre le differenze. Grazie per essere stato amico di moltissime persone.

Abuna Alberto, lo scorso 19 dicembre avevi scritto parlando dei doni che hai ricevuto in questo anno di malattia: “Il terzo regalo è un mazzo di fiori i cui svariati colori e profumi mi hanno fatto gustare la bellezza e la grandezza della vocazione missionaria riflessa in una trentina di confratelli comboniani che sono venuti qui a Brescia per vari esami medici. Tutti hanno un desiderio immenso di lottare per riprendere le forze, così da poter ritornare il più presto possibile in missione”.

Adesso che sei vicino al Padre, ti chiediamo la tua intercessione per tutti noi. Ti chiediamo di pregare per il nostro Consiglio Generale che, come sai, ha perso inaspettatamente P. Rogelio Bustos, a causa di un incidente. Ti chiediamo di pregare per le popolazioni del Sud Sudan, della Repubblica Democratica del Congo, della Repubblica Centrafricana, della Siria, dello Yemen e per tanti altri paesi e popolazioni che aspettano la pace e la riconciliazione. Prega per tutti noi.

Grazie, saluti e preghiere. SHUKRAN Ya Abuna Alberto Modonesi
P. Tesfaye Tadesse, a nome del Consiglio Generale
Roma 9 febbraio 2018

Ecco ancora una volta la testimonianza di Padre Alberto inviata agli amici in occasione del Natale 2017:

Quando si aspetta che sia l’ultimo Natale

“Carissimi, è trascorso un anno circa dal Natale 2016, quando ho ricevuto il referto medico di essere stato attaccato da un cancro al pancreas con metastasi al fegato. Allora l’avevo qualificato come un dono speciale, perché nella mia ingenuità e, forse nella mia eccessiva presunzione ed orgoglio, credevo che mi fosse facile accettare di camminare a fianco di Gesù e dei miei fratelli che soffrono. Invece mi sono accorto che sono stati proprio i miei fratelli e le mie sorelle più deboli, che mi hanno dato il coraggio di continuare la salita verso la Vetta, assieme a Gesù e in loro compagnia.

È stato quindi un anno in cui ho contemplato fiori mai visti prima, i cui profumi mi hanno circondato e sono penetrati nel più profondo delle mie piccole piaghe cancerogene, portando sollievo, vita e desiderio di combattere.

Il primo fiore è stato l’incontro, dopo la prima seduta di chemioterapia, con una signora sui 30 anni di età. Era seduta accanto a me e alla fine del ciclo, improvvisamente si è messa a piangere. Prima che potessi proferire parola mi disse, asciugandosi le lacrime: “Non piango per me, ma per la mia piccola di 12 mesi” e mi si gettò al collo abbracciandomi. È stato un abbraccio che non dimenticherò mai.

Il secondo fiore è un ragazzo di 18 anni, Gabriele, che sta preparandosi alla maturità classica, ragazzo innamorato di alpinismo e di scalate in alta montagna. Ho diviso con lui la stessa cameretta del reparto oncologico e abbiamo scambiato le nostre esperienze di vita, che ci hanno arricchiti reciprocamente. Lui aveva dei noduli tumorali a livello dei polmoni che lo hanno portato rapidamente a scalare l’ultima vetta verso il Paradiso, dopo pochi mesi. Un folto gruppo di giovani sono stati affascinati dalla sua silenziosa testimonianza e dalla sua attenzione a tutti coloro che soffrivano più di lui. La fragranza e la freschezza della sua presenza è stato un dono incomparabile che serbo nel cuore.

Il terzo regalo è un mazzo di fiori i cui svariati colori e profumi mi hanno fatto gustare la bellezza e la grandezza della vocazione missionaria riflessa in una trentina di confratelli comboniani che sono venuti qui a Brescia per vari esami medici. Tutti hanno un desiderio immenso di lottare per riprendere le forze, così di poter ritornare il più presto possibile in missione. Le esperienze missionarie meravigliose, gioiose e dolorose con tutta la gamma degli insuccessi e delle delusioni mi aiutano a vivere la mia vocazione missionaria nella mia condizione di debole missionario.

Il più piccolo fiore, ma non meno splendido degli altri, è il mio fratellino Padre Renato, che il giorno 27 di ottobre 2017 mi ha consegnato queste parole (che aveva scritto nel lontano 2009), parole quasi profetiche: “Grazie Alberto per tutto… Le sofferenze ci preparano ad un Paradiso Eterno. I genitori e il Signore ci aspettano. Ti sono sempre vicino con affetto. Nella mia debolezza tutto posso con il Suo Aiuto”.

I medici mi hanno detto che l’incontro finale con il PADRE dovrebbe essere prima del Natale 2018. Ho una grande voglia di spiccare questo salto nelle SUE braccia.

LUI ORA sorregge il mio incedere un po’ instabile, cerca di mettere le mie mani nelle mani del mio fratello o della sorella che soffre più di me. A volte, ed è il più delle volte, non può far altro che prendermi in braccio, tergendomi le immancabili lacrime.
Abbraccio caloroso. BUON NATALE!
Alberto”