Giovedì 5 agosto 2021
Questa piccola mostra, all’entrata della Casa Generalizia dei Missionari Comboniani a Roma, è un’occasione di riflessione sul ministero missionario del nostro tempo. Attraverso la rivisitazione di esperienze missionarie in diversi continenti, ci mettiamo in ascolto degli inviti che lo Spirito del Risorto ci sta facendo per riqualificare il nostro ministero missionario. Presenteremo tre esperienze alla volta, in alternanza di tematiche e situazioni, per incoraggiare la condivisione e il dialogo e apprezzare diversi modelli contestuali di evangelizzazione.

Il paradigma di missione
Nel contesto dei profondi cambiamenti che il mondo sta vivendo, anche il servizio missionario si trova di fronte a nuovi scenari. Il modello “tradizionale” di missione – una creazione del XIX secolo – si basa su principi geografici e di espansione, dove i missionari vengono inviati come “corpi speciali” dai paesi cristiani per battezzare e impiantare la Chiesa nei paesi non cristiani.

Quel modello ha funzionato per un lungo periodo storico; è stato un veicolo di grazia e, se oggi abbiamo giovani e vibranti Chiese in tutto il mondo, è anche grazie a quel modello di missione.

Ma la realtà sta cambiando e come Istituto missionario stiamo facendo una transizione in comunione con la Chiesa verso un nuovo paradigma di missione. La sintesi di tale elaborazione è data da papa Francesco nella sua Enciclica Evangelii gaudium, il suo documento programmatico per modellare la direzione della Chiesa per gli anni a venire.

La storia comboniana
La metodologia missionaria è stata uno dei punti di forza di Daniele Comboni che, a partire dall’esperienza sul campo e dal confronto con le forze più avanzate del movimento missionario del suo tempo, è stato capace di discernere il modo di avvicinarsi alla gente, di presentare la Buona Notizia, di comunicarla in modo significativo e ispirato, sviluppando una spiritualità coerente con quello stesso messaggio ed esperienza di Rigenerazione.

Dopo la mahdia, i comboniani hanno dovuto ricominciare da capo e imparare nuovamente come evangelizzare i popoli africani. P. Vignato (1878 - 1954) sentì il bisogno di partire in bicicletta dal Bar el Gazal e andare fino al sud dell’Uganda per conoscere l’esperienza e le pratiche dei Padri Bianchi, che nel frattempo avevano avviato una Chiesa locale fiorente.

A quel tempo, la presenza missionaria comboniana era limitata al Sudan e nord Uganda ed era orientata alla pionieristica fondazione di Chiese locali. Di fronte alla piccola scala e ai contesti simili di queste presenze, p. Vignato aveva potuto redigere un “manuale di evangelizzazione”, delle linee guida o metodo di evangelizzazione.

L’attualità comboniana
Nel mondo di oggi, caratterizzato da pluralismo, ricchezza di culture diverse, contesti e situazioni molto diverse in vari continenti, non è possibile avere un unico “metodo” di evangelizzazione. Cresce il bisogno di approcci contestuali, che richiedono ricerca e discernimento. In questo, il percorso o processo seguito da Daniele Comboni rimane valido e di grande attualità. Si tratta cioè di partire dall’esperienza, in ascolto degli impoveriti e della Creazione, discernendo l’azione dello Spirito nella storia, per lasciarsi coinvolgere e assecondare quello che il Risorto sta già operando nelle culture, spiritualità e storia dei popoli. Qui presentiamo alcune esperienze contemporanee della missione comboniana, marcata dalla spiritualità del Cuore di Gesù, frutto di questo ascolto dello Spirito in alcuni contesti particolari, in tre continenti diversi. Ne emergono delle risposte evangelizzatrici integrate, una sorta di “ecosistema” in cui si nota la stretta connessione tra situazioni e sfide del vissuto della gente, messaggio evangelico, vita comunitaria e spirituale, comunione con Dio, impegno sociale e culturale.

1. Europa: Castel Volturno / Italia

1.1 Comunità in cammino coi migranti

Ministero iniziato nel 1997 a Castel Volturno (CE), in un contesto segnato da camorra, illegalità, povertà diffusa, degrado ambientale e sversamento di tonnellate di rifiuti tossici, abbandono da parte delle istituzioni, inefficienza degli amministratori, abusivismo edilizio, ma anche prostituzione, droga e mafia nigeriana.

La mancanza di controllo del territorio negli ultimi 30 anni da parte dello Stato ha favorito l’insediamento di migranti e migliaia di loro non sono in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Così ad oggi, nella cittadina, la proporzione tra residenti italiani e persone di origine straniera raggiunge il 50% circa. Ai comboniani è stata affidata la parrocchia ad personam di Santa Maria dell’Aiuto, per la cura dei migranti sul territorio della diocesi di Capua. Questo ministero si impegna ad accompagnare spiritualmente e pastoralmente la comunità della parrocchia (maggioranza Nigeriani); a favorire cammini di conoscenza, interazione e integrazione tra italiani e stranieri residenti nel territorio; a praticare e motivare la solidarietà verso i più poveri e indifesi; a stare dalla parte di tanti invisibili (stranieri senza permesso di soggiorno e senza lavoro); e ad accompagnare tanti bambini, ragazzi e giovani figli di stranieri e nati in Italia ma anche di Italiani che vivono in situazione a rischio.

Si cerca di trovare risposte ai grandi problemi che ciascuno di loro deve affrontare: permesso di soggiorno, lavoro e casa. Si collabora con la Caritas per l’accompagnamento delle persone migranti accolte al Centro Fernandes ed in altre iniziative. Inoltre, ci si impegna a fare rete con diverse realtà della società civile, a vivere la solidarietà attraverso opere di carità e a lavorare in sinergia con tutte le attività e proposte ecclesiali di vicariato e diocesane.

1.2 La missione comboniana

Come all’inizio, ancora oggi la presenza a Castel Volturno è motivata dal desiderio di aiutare gli immigrati, spiritualmente, pastoralmente e socialmente ad inserirsi sempre più, attraverso un processo di interazione-integrazione, nella realtà nella quale si trovano. E allo stesso tempo aiutare la comunità italiana ad aprirsi sempre più all’accoglienza e alla convivenza. Vogliamo realizzare questo attraverso:

  • La testimonianza di comunione e di accoglienza come comunità, protesa sempre al bene spirituale e materiale delle persone a noi affidate.
  • Inserendoci e attivandoci nelle realtà sociali presenti sul nostro territorio, cercando sempre
  • di creare ponti di comunione e di fratellanza dove il Vangelo rimane il punto di riferimento e il veicolo.
  • Camminando assieme alla Chiesa locale in uno spirito di comunione e condivisione dei nostri doni-carismi, per costruire una società e comunità dove si vive un’interazione armoniosa e ci si arricchisce gli uni gli altri, a partire dal rispetto delle differenze.

Crediamo che l’animazione missionaria della Chiesa locale sia una parte importante del nostro servizio. Ci rendiamo disponibili per animare le parrocchie proponendo giornate missionarie, testimonianze, incontri e ritiri di formazione missionaria con i giovani, sempre attenti alla realtà dell’immigrazione. Accogliamo giovani anche da altre parti d’Italia che vogliano fare un’esperienza missionaria come parte della loro maturazione umana e vocazionale.

1.3 L’associazione Black & White: Costruiamo ponti, non muri! Siamo tutti nella stessa barca!

L’ associazione di volontariato Black and White, fondata dalla comunità comboniana nel 2001, nel corso degli anni si è guadagnata la stima della gente e delle istituzioni locali attraverso il servizio del doposcuola offerto dai 4 operatori della Casa del Bambino a Destra Volturno, il quartiere più emarginato di Castel Volturno.

Lavora per l’integrazione e l’inclusione degli immigrati. E non solo. Sostiene con il doposcuola bambini e ragazzi italiani e immigrati e dà dignità e nuovi strumenti culturali per promuovere la vita e l’amicizia sociale. Promuove anche la sartoria sociale Action Women che vuole essere un piccolo segno di trasformazione e diventare una cooperativa sociale con he include donne africane e italiane.

Si stanno programmando varie iniziative per coinvolgere sia africani che italiani nell’ambito educativo con una scuola d’italiano per stranieri, mediazione culturale, gruppo sportivo misto, coinvolgendo anche l’ambito culturale, artistico e musicale. L’obiettivo è far emergere i talenti e doni di tutti, costruendo azioni di trasformazione personale, comunitaria e sociale nell’ottica di una ricerca di una vita in pienezza.

L’attività sportiva allena le persone e soprattutto i giovani e i bambini a dei valori fondamentali per la vita e non solo per quella sportiva o competitiva. La pratica sportiva educa infatti ad essere leali, onesti, a coltivare la semplicità, il senso di giustizia, l’autocontrollo, tutte virtù non solo di chi fa sport ma più propriamente dell’uomo e della donna. I valori di rispetto, coraggio, altruismo, spirito di gruppo appresi nello sport sono una preparazione per la “corsa della vita”.

1.4 Tempo di cambiamento

Curare spiritualmente e pastoralmente gli immigrati, rimane lo scopo della parrocchia “ad personam “. Fare di essa una comunità-famiglia accogliente, aperta, generosa e missionaria, è l’obiettivo del nostro impegno-servizio quotidiano.

Tuttavia, sembra giunto il tempo di compiere con audacia e coraggio un cambiamento pastorale e ministeriale. Siamo convinti che lo status di parrocchia “ad personam” ha fatto il suo tempo. Senza fretta ma con determinazione e passione, stiamo dialogando e facendo discernimento con il Superiore Provinciale e il suo Consiglio, i laici, i migranti, i sacerdoti, e il vescovo.

Guardando al futuro vorremmo qualificare la nostra presenza ed impegnarci per porre le basi di una futura parrocchia territoriale veramente multiculturale nella zona di Destra Volturno. Questo sarebbe molto significativo per i migranti che vogliamo servire e allo stesso tempo avrebbe giuste ricadute per gli italiani e la diocesi in cui siamo presenti.

Nella nostra azione pastorale privilegiamo la formazione dei ragazzi e dei giovani di seconda generazione, convinti che loro porteranno avanti percorsi di interazione, inserzione e integrazione. Per questo proponiamo dei percorsi per le diverse fasce d’ età e l’attività dell’oratorio al sabato pomeriggio.

Siamo disponibili a collaborare con altri membri di altre congregazioni missionarie per iniziare un centro missionario che potrebbe nascere nella nostra diocesi su tematiche missionarie, ecologiche e pastorali.

2. Africa: Korogocho / Kenya

2.1 La baraccopoli

Korogocho è una delle baraccopoli tra gli oltre 200 slums esistenti a Nairobi. Nairobi conta più di 4 milioni di abitanti di cui 2,5 milioni vivono negli slums, in meno del 5% del territorio della città. Korogocho ha circa 120.000 abitanti stipati in 1 km quadrato. È formata da sette “villaggi” chiamati Highridge, Grogan, Ngomongo, Ngunyumu, Githaturu, Kisumu, Ndogo\Nyayo.

Tra i maggiori slum della città Korogocho si classifica ai primi posti per numero di persone dopo Kibera, Mathare e Mukuru. È un insediamento illegale nato intorno agli inizi degli anni Ottanta. Più di metà della terra è di proprietà dello stato, o di singoli privati. Lo slum è multietnico, conta circa 30 gruppi etnici. La mancanza di servizi pubblici è una delle problematiche che riguarda la realtà socioeconomica di queste zone di estrema povertà.

Da ciò l’assenza dello Stato è ancora più sentita. Ci sono due scuole City Council con più di 4000 bambini e molte altre scuole private informali la maggior parte delle quali sono inefficienti. È bene notare che il 70% della popolazione di Korogocho ha meno di 30 anni.

Prostituzione, disoccupazione, assunzione di droga, alcolismo, rapine, criminalità, violenza domestica rappresentano i maggiori e più rilevanti problemi. Si vive a stretto contatto con una realtà dove vi è una massiccia presenza di bambini di strada arrivati dalla città per sfuggire alla morsa della polizia, cercando rifugio nelle baraccopoli. Inoltre molte armi da fuoco illegali qui trovano dimora, un elemento che incrementa la criminalità che ora si sta anche estendendo verso la città.

2.2 La comunità comboniana

La presenza dei missionari comboniani nella Parocchia di Kariobangi risale al 1973. La prima cappella di Korogocho come distaccamento della parrocchia di Koriobangi è stata costruita nel 1983 dalle due piccole comunità cristiane già esistenti. Nel 1990 Alex Zanotelli, un missionario comboniano, si trasferisce dalla Parrocchia Centrale per risiedere a Korogocho, andando ad abitare nel cortile della scuola informale per i tanti bambini poveri dell’area. Un anno dopo si sposta a Githaturu in una cappella inutilizzata data la costruzione di una più grande nell’area di Highridge in risposta all’aumento numerico della comunità cattolica. Ad oggi è stata messa a disposizione di circa 850 bambini di famiglie povere, una scuola informale comunitaria con asili e scuole primarie.

Da allora, una piccola comunità comboniana ha preso pienamente vita nella realtà della baraccopoli con tutti i suoi problemi e le sue ricchezze. Una valida scelta, intrapresa in piena consapevolezza e sobrietà, condividendo e solidarizzando con i più poveri delle baraccopoli. La presenza missionaria, insieme con la crescita della comunità cristiana, ha indirizzato i bisogni pastorali e umani esistenti sul territorio.

Nel corso degli anni sono stati realizzati molti progetti di promozione umana come la scuola informale, l’asilo, l’alfabetizzazione degli adulti, la biblioteca, la società sportiva, le cooperative di riciclaggio di rifiuti, di artisti e di artigianato indigeno, cura degli ammalati e delle persone con AIDS, difesa dei diritti umani e pressione politica per la giustizia sociale, riabilitazione di bambini di strada, alcolisti e tossicodipendenti. Tute realtà che coinvolgono e che sono portate avanti assieme alla comunità cristiana.

2.3 La comunità cristiana

Ci sono 26 piccole comunità cristiane di vicinato sparse nel territorio di Korogocho. Due di esse, il centro di riciclaggio di Mukuru (costituita da persone che lavorano e vivono nella vicina discarica) e Ujamaa (lebbrosi Tanzaniani che vanno a chiedere l’elemosina nel centro di Nairobi e vivono in una delle aree più povere di Korogocho chiamata Grogon) sono manifestazione della rigenerazione degli ultimi tra gli esclusi.

Tutte le attività pastorali sono coordinate con l’equipe pastorale della parrocchia di Kariobangi. La zona pastorale di Korogocho viene animata dalla Baraza, un consiglio di leaders delle piccole comunità cristiane. Comprende 3 leaders per ogni piccola comunità cristiana (con almeno una donna e un giovane), democraticamente eletti ogni tre anni. La Baraza si incontra ogni mercoledì sera per un paio d’ore: due mercoledì al mese dedicati alla discussione di problemi emergenti ed eventuali possibili soluzioni e due altri mercoledì dedicati a momenti di formazione spirituale ed umana aperti all’intera comunità cristiana. È un importante organizzazione che programma e realizza la promozione evangelica e umana nel territorio.

Huduma è una parola swahili che significa servizio. Huduma è un gruppo di lavoro, comprendente membri rappresentanti di ogni piccola comunità cristiana, che rende uno specifico servizio all’intera comunità nella zona, come concreta espressione del cammino di fede. I gruppi di servizio sono: giustizia e pace, fede e funerali, liturgia, catechisti, servizio ai poveri, agli ammalati, Legio Maria (preghiera), ministri straordinari dell’Eucarestia, alcolisti anonimi, scuola, promozione della vita, supporto alle vedove, e sport.

2.4 La spiritualità del Cuore di Gesù

Come religiosi e Comunità cristiana dei missionari comboniani che vivono tra i poveri siamo chiamati a proclamare, con parole e opere, Cristo fatto Uomo, che si è incarnato e che soffre nella condizione miserabile degli emarginati urbani, e ad essere per loro la Buona Novella della liberazione.

Vivendo in un ambiente urbano, molto complesso e con veloci cambiamenti, è necessario un profondo inserimento tra i poveri per essere veramente nella posizione di accompagnarli, di ascoltarli attentamente e sostanzialmente camminare con loro verso un incontro di riscatto con Cristo.

Pensando al contesto africano e all’eredità di Comboni di “rigenerazione”, la Trasfigurazione, come icona del Vangelo, è un altro modello del viaggio del risveglio delle vive tradizioni africane fondate sulla pace, sull’armonia etc. e di una positiva trasformazione culturale sotto la luce dell’identità di Gesù.

Per portare avanti l’attività missionaria sono necessarie delle attitudini-basilari, queste includono:

  1. Dialogo: con le innumerevoli entità socioculturali, religiose presenti nelle baraccopoli;
  2. Costruzione delle comunità: a livello sia delle Piccole Comunità Cristiane che della società civile;
  3. Impegno culturale: introdurre i valori del Regno all’interno di un’attuale, veloce ridefinizione delle tendenze culturali;
  4. Fedeltà: la presenza non basta, c’è anche un bisogno di continuità, stabilità e perseveranza nel nostro impegno.

3. America: Tumaco / Colombia

3.1 Tra gli afrocolombiani

Tumaco è una municipalità sulla costa del Pacifico Colombiano, situata al confine con l’Ecuador. È una piccola cittadina sul mare, abitata da pescatori e piccoli commercianti (prevalentemente contadini), in maggioranza afro-discendenti (circa l’89%). Oltre all’area urbana, la municipalità di Tumaco include una vasta realtà rurale popolata da centinaia di veredas, piccole comunità che vivono sulle sponde dei numerosi fiumi nei suoi dintorni.

Pur essendo una realtà piccola e nascosta, Tumaco ha la sua importanza a livello mondiale: rappresenta infatti la città leader nella produzione della cocaina, con i suoi 19.546 ettari di coltivazione, pari all’11% del totale nazionale. In questi anni, Tumaco ha inoltre mantenuto il triste primato di città con il più alto tasso di omicidi in tutto il continente latino-americano.

La presenza dei missionari comboniani a Tumaco inizia nel 2004, con il fine di accompagnare un territorio abitato in prevalenza da afrocolombiani in una zona di conflitto armato; questa presenza si rafforzò ancor di più nel 2008, in seguito all’Assemblea della Delegazione della Colombia, durante la riflessione sulla Ratio Missionis che il consiglio generale comboniano stava proponendo a tutte le circoscrizioni. Durante quell’assemblea si presero diverse decisioni che orientarono tutta la presenza comboniana in Colombia: lasciare le grandi strutture per vivere più vicini alla gente, scegliere gli afrocolombiani come nostra “opzione preferenziale”, privilegiare l’evangelizzazione come presenza profetica in un territorio colombiano che si professa quasi totalmente cristiano senza perdere l’animazione missionaria e la promozione vocazionale, motivi dell’apertura della presenza comboniana in Colombia.

3.2 Una presenza evangelizzatrice

Il territorio della diocesi di Tumaco è enorme e non esistono strade per arrivare fin qui. Le comunità rurali non sono dotate di energia elettrica, né di acqua potabile o di servizi basici, le scuole sono poche e deficitarie e non esistono centri di salute funzionanti. Lo stato di abbandono che vivono queste comunità è davvero triste, anche per la violenza armata, con vari gruppi armati che dal 2000 continuano a contendersi il territorio per il controllo del narcotraffico, causando migliaia di vittime. La speranza si affievolisce tanto da farsi “resistenza nell’anonimato”.

Quando i comboniani arrivarono a Tumaco, l’idea iniziale, fu quella di abitare una periferia urbana della città, all’epoca sprovvista di parrocchia, accompagnando una cappella e vivendo come “comunità inserita” al servizio del territorio. Sarebbero stati il territorio stesso e le problematiche reali della gente gli elementi che avrebbero orientato la nostra prassi pastorale. Fu il vescovo a chiederci di assumere una parrocchia, dato l’aumento di persone che stavano giungendo a Tumaco a causa dei desplazamientos, fenomeno, quest’ultimo che stava obbligando migliaia persone a scappare e a spostarsi dalle zone rurali a causa della violenza dei gruppi armati. La parrocchia della Resurrezione è nata con noi, il 5 settembre 2004.

Non abbiamo voluto una casa di proprietà: si è scelto di vivere in affitto, in una casa popolare, così come abbiamo scelto di non avere alcun personale di servizio. La nostra è una casa con la porta aperta, per far entrare anche fisicamente – ma soprattutto spiritualmente – la vita, il dolore e la lotta della nostra gente dentro la nostra vita. Cerchiamo di vivere il più possibile la prossimità con la gente per mezzo del lavoro, della pastorale e dell’organizzazione comunitaria.

3.3. A servizio di territorio e Chiesa

Viviamo in una realtà di guerra. Migliaia di morti, o desaparecidos, migliaia di famiglie in fuga dalle loro case e dai loro terreni per cercare di vivere una vita più degna e il più lunga possibile. Il motivo della guerra è il narcotraffico: è una lebbra che non stermina solamente la vita degli esseri umani ma che uccide anche la cultura, la spiritualità, i valori civici come il rispetto, la responsabilità, l’onestà, l’abnegazione… uccide dentro. I nostri giovani sognano di essere narcos, tanti pescatori scelgono di viaggiare in centro America con la cocaina o di lavorare nella filiera che organizza i viaggi: parliamo del mondo dei laboratori illegali, del contrabbando di combustibile e dei chimici necessari per produrre la pasta basica.

Scegliere di vivere in questa periferia esistenziale, ci ha sfidati tantissimo: è molto difficile vedere progressi dal punto di vista umano o pastorale, è difficile parlare ai giovani di “sogni” quando la realtà non permette di sognare, è difficile pensare a possibili investimenti o a progetti sociali quando si è immediatamente vittime dell’estorsione da parte dei gruppi armati. Abbiamo dovuto scegliere un modo diverso di esserci: una presenza, una luce, essere anche noi “resistenza anonima.”

Abbiamo voluto che fosse la gente e il territorio a illuminare il nostro modo di stare a Tumaco e lavoriamo affinché in tutto il territorio diocesano si crei una rete di laici dalla forte spiritualità e dall’incrollabile identità ecclesiale e culturale.

3.4 La ministerialità della resistenza

Viviamo la ministerialità della resistenza, cercando di dare segni di speranza, spiragli di utopia. Concretamente:

  1. Cerchiamo di vivere con responsabilità e perseveranza la pastorale ordinaria parrocchiale, con al centro la Parola di Dio: la formazione dei gruppi di famiglie, la catechesi con bambini e giovani, la pastorale giovanile, la pastorale sociale parrocchiale, i consigli pastorali, i ritiri comunitari, l’accompagnamento alle varie forme di religiosità popolare. In ogni omelia si parla di pace, di speranza, di comunità, di resistenza al male, di autodeterminazione, senza stancarsi mai dell’utopia di Gesù di Nazareth.
  2. Abbiamo creato in parrocchia tre spazi auto organizzati, dove vari volontari cercano di dedicare il loro tempo alle persone e di stabilire relazioni umane di qualità: il Centro Afro Juvenil, il centro Educar en la calle Viento Libre e la Escuela de manualidades del quartiere Panamá. Situati nei quartieri più violenti di Tumaco, questi centri sono spazi di ascolto, di doposcuola, di autostima, spazi liberi da armi e violenza. Gli strumenti di lavoro sono prima di tutto la tenerezza e l’accoglienza, seguiti dall’arte, dalla musica, dalla danza, dal circo, dalla formazione, dalla biblioteca e dalla ludoteca.
  3. Accompagniamo la formazione diocesana dei catechisti e degli animatori delle comunità rurali attraverso laboratori formativi, la lettura popolare della Bibbia, il recupero delle tradizioni ancestrali e l’empowerment. La grande sfida è il passaggio generazionale a persone più giovani disposte ad assumersi il ruolo di animatori della fede e delle tradizioni.

Missionari Comboniani
Via Luigi Lilio 80 – Roma