Lunedì 2 febbraio 2026
Padre António Manganhe Natal [al centro nella foto], missionario comboniano originario di Beira, Mozambico, si trova nella comunità di Maia, in Portogallo. È il formatore del gruppo di giovani scolastici che studiano Teologia. Oggi, condivide con noi la sua esperienza di missione in Egitto e in Sudan, paesi nei quali ha prestato servizio come missionario.
Sono padre António Manganhe Natal, missionario comboniano, originario di Beira, Mozambico. Subito dopo l’ordinazione, sono stato inviato in Egitto per imparare l’arabo — una proposta che mi ha spaventato. Mi chiedevo se ne sarei stato capace. Ho allora ricordato le parole rivolte al profeta Geremia: «Non temere, io sarò con te». È stata questa certezza a permettermi di dire “sì”.
Dopo aver appreso la lingua, sono stato destinato al Sudan, dove ho svolto la missione per dodici anni. Non ho scelto io questo Paese; è stato Dio, attraverso i superiori dell’Istituto, a chiedermi questa strada. Sono arrivato con timore, ma anche con profonda fiducia. Port Sudan, dove ho vissuto e lavorato, è una città segnata dalla povertà, dai conflitti e da forti differenze culturali. Lì ho incontrato una Chiesa piccola, ma straordinariamente viva: cristiani che testimoniano la fede con coraggio in un Paese a maggioranza musulmana.
La mia missione si è concentrata sulla pastorale e sull’educazione. Per dieci anni ho coordinato cinque scuole, accompagnando insegnanti, alunni e famiglie in un contesto di grandi limitazioni. L’educazione era — e continua a essere — una via di speranza. Molti bambini sfollati hanno trovato nelle nostre scuole non solo istruzione, ma dignità e futuro.
Le sfide sono state numerose: la lingua, la cultura, le risorse scarse, la realtà di una Chiesa ancora giovane. Ma ho scoperto che anche le difficoltà sono spazi in cui Dio si rivela. La missione mi ha insegnato la pazienza, il dialogo e la bellezza di camminare al ritmo del popolo. Essere missionario in Sudan non significa solo agire; significa essere presente, ascoltare, accompagnare e credere.
Oggi custodisco questa esperienza come un dono. Comboni diceva che il missionario deve avere «un cuore grande e universale». In Sudan ho compreso profondamente questa chiamata — è un cammino di fede che continua a sostenere la mia vita.
Padre António Manganhe Natal, MCCJ