Martedì 17 marzo 2026
La comunità dei missionari comboniani della Curia generalizia a Roma ha organizzato, durante la Quaresima di quest’anno, un ciclo di tre conferenze per permettere ai confratelli e a tutti i vicini e amici interessati di conoscere più profondamente la realtà vissuta attualmente nella Repubblica Democratica del Congo, in Palestina e in Sudan. L’iniziativa intende non solo far conoscere i problemi che affliggono questi popoli, ma anche offrire uno spazio di riflessione su come convertire i nostri cuori di fronte alle ingiustizie del mondo.
Quale pace per il Sudan?
L’ospite della terza e ultima serata – 16 marzo 2026 – è stato padre Diego Dalle Carbonare, superiore provinciale dei missionari comboniani di Egitto/Sudan, che ha condiviso la sua esperienza e quella dei confratelli in Sudan, un Paese messo a dura prova da un conflitto armato interno scoppiato il 15 aprile 2023.
Erano presenti in aula numerosi amici appartenenti a diverse associazioni, gruppi e realtà del territorio romano, tra cui il coordinamento di associazioni che negli ultimi mesi ha firmato appelli rivolti al Parlamento italiano affinché l’Italia non dimentichi il conflitto in Sudan.
Introducendo il tema della conferenza – “Quale pace per il Sudan” –, padre Giorgio Padovan, membro della Curia, ha ricordato quanto il Sudan e il suo popolo siano stati oggetto di amore, tenerezza e cura da parte di Daniele Comboni. Ha affermato: «Ieri, domenica 15 marzo, abbiamo ricordato il 195° anniversario della sua nascita. Nominato provicario apostolico dell’Africa Centrale (allora il più vasto vicariato del mondo) il 26 maggio 1872 e partito per il Cairo il 17 dicembre dello stesso anno, arrivò a Khartoum all’inizio di maggio 1873. L’11 di quel mese celebrò una solenne messa nella cattedrale, durante la quale tenne la sua omelia programmatica, punteggiata da vere e proprie perle. Ne cito due: “Oggi io prendo a far causa comune con ognuno di voi” e “il più felice dei miei giorni sarà quello in cui potrò dare la vita per voi”. Che san Daniele preghi e continui a benedire i missionari e il popolo del Sudan».
Padre Diego ha presentato un breve resoconto dei principali avvenimenti degli ultimi tre anni, affinché i presenti potessero comprendere «quanto il quadro generale di questa guerra in Sudan sia oltremodo complesso».
Le conseguenze del conflitto sono drammaticamente ingenti: «I numeri della catastrofe in corso rendono il Sudan la più grande crisi umanitaria al mondo oggi: almeno 12 milioni di persone hanno abbandonato la propria casa; 4 milioni sono emigrati in altri Paesi; 8 milioni sono sfollati interni. Più di 7 milioni di bambini non frequentano la scuola. 25 milioni di persone vivono in una situazione di insicurezza alimentare; 5 milioni di essi (soprattutto in Darfur) sono sull’orlo della fame. Le vittime “dirette” dei combattimenti sono stimate tra 200.000 e 400.000. Ma non vanno dimenticati i moltissimi che sono morti per mancanza di servizi sanitari e di accesso alle medicine».
Molte le domande poste dai presenti, tutte accomunate dal desiderio di comprendere che cosa si possa fare di fronte a questa situazione. Padre Diego ha delineato almeno tre ambiti di possibile azione:
Tra i molti aspetti emersi, ciò che ha colpito maggiormente i numerosi partecipanti è stata senza dubbio la testimonianza diretta di padre Diego e dei suoi confratelli, che continuano a seminare speranza in una terra dilaniata dalla guerra e privata di molti dei beni più essenziali per la vita umana.
Nonostante le atrocità del conflitto, i missionari continuano a essere presenti, seguendo le orme di san Daniele Comboni, decisi come sempre a «fare causa comune» con il popolo del Sudan.
Per saperne di più:
“La Chiesa rientra a Khartoum tra distruzione, timori e speranze”, Patrizia Caiffa – SIR
“Il mondo rompa il silenzio sulla guerra civile sudanese”, Paolo Lambruschi, Avvenire, 17 marzo 2026, p. 13