Martedì 9 giugno 2026
Ieri, in una cornice di gioia missionaria e viva partecipazione popolare dai tanti colori e volti, si è svolta nella parrocchia comboniana di Pescopagano, confinante con Castel Volturno, la celebrazione dell’anniversario dei 30 anni di ordinazione sacerdotale di padre Daniele Moschetti. Presenti numerosi italiani provenienti dalle zone di Napoli e Caserta e folti gruppi di immigrati, soprattutto ghanesi e nigeriani. [Nella foto da sinistra: padre Daniele Moschetti e padre Filippo Ivardi]

Lungo gli otto anni trascorsi in questo territorio, per troppo tempo deturpato nella sua dignità dalle mille sfide sociali, economiche, ambientali, il missionario comboniano ha dato il meglio di sé aiutando i fratelli e sorelle a “riqualificare la missione”, espandendola nelle zone più emarginate e ridando fiato alla speranza di molta gente attraverso numerose iniziative di riscatto sociale, coronate dal bellissimo Centro Comunitario “San Daniele Comboni” inaugurato lo scorso novembre.

La celebrazione, durata oltre due ore, è stata impreziosita anche dal battesimo di un bambino, Pasquale, e da nove prime comunioni. Sprizzanti gioia i vari canti in diverse lingue e le danze. Visibile la commozione di padre Daniele, soprattutto al momento della consegna di regali e lettere.

Terminata la messa, l’atmosfera festosa è proseguita durante il pranzo comunitario preparato dalla gente con tipici piatti dei diversi paesi rappresentati e frenetiche danze spontanee: il tutto per ringraziare il Signore dei molti doni da lui ricevuti e per chiedergli nuove energie per “andare oltre” in questa missione così bella ed esigente.

Padre Daniele rimarrà a Castel Volturno sino alla fine di agosto, per portare a termine insieme i previsti campi estivi e le programmate attività del Centro Comunitario San Daniele Comboni.

Domenica 21 giugno sarà a Castiglione Olone (Varese), per presiedere nella parrocchia di Santa Maria del Rosario una celebrazione di rendimento di grazie a Dio con la comunità che l’ha visto crescere e partire missionario in vari paesi.

A novembre, infine, ripartirà per il Sud Sudan dove ha già operato per sette anni della sua vita.

Di seguito pubblichiamo l’ultimo editoriale scritto da padre Daniele sulla Newsletter dell’Associazione Black and White.

«Sono arrivato al capolinea»
di Padre Daniele Moschetti

Padre Daniele Moschetti nella celebrazione dell’anniversario dei 30 anni di ordinazione sacerdotale.

Carissimi amici e amiche! Pace a voi!

È proprio alla vigilia della Pentecoste che vi scrivo e questo tempo è davvero profondamente segnato dalle bellissime parole di Gesù: «Pace a voi». Tre volte! Gesù ci indica la via per la nostra vita e per la vita del mondo. Ma se ci guardiamo intorno, la pace con la “P” maiuscola non c’è, e nemmeno quella con la “p” minuscola. Tutto ciò che stiamo vivendo nel mondo oggi sembra così difficile, confuso, pericoloso e vergognoso: guerre, violenze, suicidi, tempeste e disastri ambientali.

Sembra che una specie di fine del mondo sia imminente! Ma dobbiamo avere fiducia nelle parole di Gesù, e la solennità della Pentecoste ci consegna una grande sfida: Dio/Gesù ha fiducia nei discepoli. Ha ancora fiducia in noi, discepoli di oggi. Ha amato fino in fondo i suoi discepoli e ha dato loro forza, coraggio e fiducia in sé stessi, perché erano fragili, deboli e paurosi nella stanza dove si erano rifugiati dopo la morte di Gesù. E allora Dio Padre fa la differenza: risuscita Gesù e dona lo Spirito Santo a coloro che saranno i continuatori della Missione di Gesù stesso. «Voi farete cose ancora più grandi… più di ciò che ho fatto io». E ci credeva veramente.

E ora?

Oggi siamo noi, i discepoli di Gesù. Ed è per questo che accogliamo questa Parola speciale della Pentecoste. Grazie allo Spirito che ci rinnova, crediamo veramente che sia Lui a completare ogni nostra azione e ogni sogno di vita vera per i nostri fratelli e sorelle di questo mondo che, benché lacerato, è bellissimo, perché dono di Dio.

Se guardo alla mia esperienza, mi accorgo di quanto queste parole siano vere. Perché, nella vita missionaria che ho vissuto, ho sempre sperimentato che io potevo dare il 10-20% delle mie risorse, delle mie idee e della mia creatività. Ma poi c’è sempre stato lui con il Suo Spirito a completare l’opera.

E così è stato anche qui a Castel Volturno. Tante volte ho sentito, percepito lo Spirito Santo e la sua Provvidenza accompagnarmi e accompagnarci in questa avventura di fede e di vita vera, anche se molto spesso difficile e a volte incompresa.

Ma ciò che importava erano questi passaggi della sua presenza, che a me e a noi ridavano forza e coraggio, confermando nello Spirito i vari momenti vissuti nel ministero e nelle lotte con la gente, con i poveri, molto spesso contro ingiustizie e soprusi, per ridare dignità, fraternità e futuro agli ultimi, a coloro che non contano davanti alla società odierna, ma che sono sempre preziosi agli occhi di Dio. Quindi devo dire un grande grazie a coloro che mi hanno mostrato il loro amore, affetto, amicizia e fraternità in questi otto anni di missione qui a Castel Volturno.

È ora di ripartire. Ritorno in Africa

Ho completato un percorso bello e intenso in questi anni e certamente, guardandomi indietro, vedo tante cose belle ma soprattutto molte persone meravigliose incontrate che mi hanno manifestato davvero la sua presenza. Abbiamo cambiato radicalmente anche la nostra presenza comboniana qui a Castel Volturno dopo 30 anni. Oggi abitiamo a Destra Volturno, seguendo il desiderio di condividere più da vicino la vita la gente emarginata e più abbandonata del paese. Abbiamo cambiato diocesi, passando da Capua a Sessa Aurunca, e ne siamo contenti. Abbiamo operato nella parrocchia territoriale, al Centro Fernandes e nel quartiere di Pescopagano, e desideravamo da tempo poter lavorare con maggiore ampiezza e profondità: vivere un ministero di inclusione tra italiani e migranti ed essere vicini tra Destra Volturno e Pescopagano, due realtà molto vicine sia geograficamente sia socialmente, accomunate anche da povertà e abbandono.

Sono proprio i sono i luoghi di frontiera dove noi missionari siamo chiamati a incarnarci e a crescere umanamente e spiritualmente. Si tratta di una scelta di vita che è sempre un grande dono ed eredità che ci viene dal nostro fondatore San Daniele Comboni e, prima ancora, da Gesù stesso.

Sì, riparto. Ritorno in Africa, in un Paese chiamato Sud Sudan, la più giovane nazione del mondo e una delle più povere, dilaniata ormai da 37 anni di guerra e altri 5 anni di guerra civile dopo l’indipendenza (9 luglio 2011), con mezzo milione di morti e quattro milioni di rifugiati, interni o fuggiti dal proprio Paese. Inoltre, vicino, c’è un altro Paese, il Sudan, che soffre una guerra da tre anni e di cui pochi si interessano.

“La missione chiama e io rispondo. Sempre disponibile, sempre in frontiera”

Questo è il “grido di libertà” che il Signore mi ha sempre affidato. Oggi mi sta portando proprio in Sud Sudan, che – come a Castel Volturno –  è “terra di frontiera”. Vi ho già vissuto sette anni della mia vita. Quel popolo è passato dal sogno di una nascente nazione indipendente alla tragedia di una odiosa guerra civile, scoppiata solo due anni dopo l’indipendenza.

Oggi la situazione è ancora molto delicata. Chiedo le vostre preghiere, il vostro sostegno e il vostro coraggio per questo passaggio importante della mia vita e soprattutto della vita della gente di questo martoriato Paese, che ha diritto a una pace vera, mai goduta negli ultimi cinquant’anni!

Per chi rimane qui ci sarà un’altra battaglia da portare avanti insieme. No al CPR! No al calpestare la dignità e il futuro dei migranti, e di ogni persona fragile e debole, di qualsiasi nazionalità, anche italiana.

I segni che ho scorto nell’ultimo mese qui a Castel Volturno sono di conforto, perché uomini e donne di estrazione sociale, politica, religiosa ed economica stanno cercando di perseguire un unico obiettivo: fermare la vergogna dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), non solo qui, ma anche in Italia e in Europa.

È anche per questo che noi missionari e cristiani dobbiamo tutti rendere conto della nostra fede – una fede che si incarna e non rimane nelle sacrestie o nelle nuvole di incenso delle nostre cerimonie religiose.

Questo è il mio ultimo editoriale. Vi saluto per avermi sostenuto in questi anni

Ricordatevi di sostenere anche economicamente la nostra comunità comboniana che rimane qui, perché il lavoro aumenta e gli impegni sono sempre tanti. È vero che siete sempre stati vicini a noi in tanti modi. Il Signore vi mostrerà sempre la via.

Ogni tre mesi, attraverso la Newsletter, vi accompagnerà padre Filippo Ivardi, al quale ora passo il testimone della nostra Associazione Black and White e delle tante iniziative che abbiamo portato avanti insieme.

Ci saranno tante altre attività che, con padre Filippo e la comunità comboniana – sempre assieme a voi – inizierete perché la missione di costruire ponti tra italiani e migranti continui davvero a Castel Volturno. Continuerete ad essere un segno tangibile dell’edificazione del Regno di Dio in mezzo in questo luogo.

Dio è in ogni uomo e donna cui viene negato l’inalienabile diritto di essere figlio e figlia suoi e vivere come tali. Come diceva il grande vescovo Tonino Bello: «Siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati»… tra di noi e a lui.

Vi lascio un appello speciale: siate sempre collaboratori dei miei confratelli, padre Filippo Ivardi, padre Daniel Gbedenya, e padre Stefano Fazion (che arriverà presto, dopo aver imparato l’inglese e al quale auguro una missione profonda e tale da toccargli la vita). Non posso dimenticare Simone Parimbelli, l’anima di molte attività e iniziative che abbiamo portato avanti negli anni vissuti insieme. Sono grato tutti loro per ciò che ho imparato dalla loro testimonianza.

Sono fiducioso che la missione andrà avanti bene. Anzi, meglio che con me. E sarà così anche quando verranno altri nuovi confratelli. Prego che la missione ricevuta venga sempre meglio incarnata nella vita delle persone e nella storia futura di questo magnifico luogo.

Io sono giunto al capolinea. Passo il testimone con gioia, fiducia, amicizia e fraternità a Filippo e a tutti voi che siete stati stupendi e fedeli nella vostra vicinanza, fiducia e passione per la comune missione.

Rimarrò qui a Castel Volturno fino alla fine del mese di agosto per concludere assieme i campi estivi e le attività del Centro Comunitario San Daniele Comboni. Poi tornerò a casa, a Varese, dai miei. Ripartirò per il Sud Sudan agli inizi di novembre 2026. Avremo anche occasione di salutarci e abbracciarci fraternamente.

Che Dio vi benedica e vi accompagni sempre!

Vi porto tutti nel cuore e nelle mie preghiere!

Pamoja
Padre Daniele Moschetti, mccj