Padre Feliz: “Ti scrivo da El Obeid, la ‘arussat el rimal’, la sposa della sabbia”

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Lunedì, 15 luglio 2019
«Come dice la canzone, “ho scritto una lettera, ma non ho chi la porti”. In effetti, questa mia lettera era già pronta da parecchi giorni… ma internet è arrivato solo oggi (12 luglio)”, ci racconta P. Feliz da Costa Martins, comboniano, da 27 anni missionario in Sudan.

El Obeid, a ‘arussat el rimal’,
la sposa della sabbia

P. Feliz da Costa Martins, comboniano, da 27 anni missionario in Sudan.

Caro amico/a
Sono già passati 21 giorni da quando sono arrivato nella mia nuova missione di El Obeid. Avevo promesso di scriverti ma volevo farlo solo quando avrei avuto notizie migliori da darti. Inoltre, da quando sono arrivato, non c’è stata nessuna possibilità di usare Internet. Le autorità appoggiano la giunta militare di Khartoum che ha tagliato ogni forma di comunicazione. Il ritardo della mia lettera è dovuto a questo.

Situata nella zona centrale del Sudan, El Obeid è una città storica, conosciuta per il suggestivo e curioso appellativo di “arussat el rimal”, la sposa della sabbia. Ma in questi ultimi tempi, questo bel titolo ha poco a che vedere con la realtà. I carri armati fermi lungo le strade fanno parte dello scenario quotidiano. Lo stato di allerta è permanente da parte dei soldati che cercano di evitare inopportuni e sospetti assembramenti di persone. È facile trovare un picchetto militare anche davanti alle panetterie e ai distributori di benzina dove per tutta la giornata si formano lunghe file. E non è raro che, quando arriva il tuo turno, il pane o il combustibile sia finito! D’altra parte, per quanto minaccioso sia il controllo militare su tutto e tutti, si sentono dappertutto commenti e mormorii del tipo “alla fine, stiamo peggio di prima… sono più di sei mesi che va avanti così”.

Ma è nella popolosa capitale del Paese che c’è l’aspettativa maggiore. All’entrata del mercato si sentono frasi di speranza: un giovane, vestito all’europea, dice a quelli intorno a lui: “sono molto ottimista per quello che succederà domani mattina a Khartoum, il grande sciopero-dimostrazione della disobbedienza civile”. “Sarà un vero successso – dice la donna accanto a me, che vende lupini. E continua, com un tono fiero e vivace: “Questa manifestazione in pieno centro di Khartoum sarà una marcia ‘milionaria’; lo ha detto mia figlia che mi ha telefonato poco fa. E mi ha detto anche che lei e i suoi colleghi di lavoro non mancheranno”. Poi, girandosi verso di me: “e tu, khauaja (straniero), che ne dici? Non temere, i soldati stanno dall’altra parte del mercato, non ci sentono”. Ma non ho avuto bisogno di rispondere perché gli altri lì attorno si sono messi a ridere. La mia risposta però ce l’ho ancora in testa: la speranza non desiste, la democrazia è vicina.

Comunque, non ci sono solo notizie tristi e la migliore è quella nella quale ci sono anch’io: Gesù Cristo e la sua Chiesa stanno in mezzo a questo popolo, dove i cristiani sono una minoranza, ma non insignificante. E io sono molto felice di poter condividere la mia vita com questa gente dai costumi e dalle convinzioni religiose così diverse. La cosa che mi impressiona è che spesso mi trovo davanti a due religioni (cristianesimo e islam) che convivono in maniera pacifica anche fra i membri di una stessa famiglia. Questo stimola il mio contatto com questo popolo e facilita il dialogo interreligioso. Un altro aspetto di cui tener conto in questo ambiente è il lavoro missionario nell’apostolato con i rifugiati, per la maggior parte cristiani che arrivano dal Sud Sudan, il nostro paese vicino, con la minaccia dei conflitti armati.

Io non mi considero nuovo in Sudan, dove ho passato 27 anni come missionario, tuttavia, la arussat el rimal, la sposa della sabbia, con la sua gente in maggioranza di etnia Nuba, rappresenta per me una zona con sfide molto particolari. Come membro nuovo della comunità comboniana che risiede in questa città, ringrazio Dio per i miei tre compagni (due italiani e un congolese) che non si riparmiano per introdurmi appieno in tutti i settori del lavoro missionario da svolgere in questi luoghi così bisognosi di evangelizzazione.
Feliz da Costa Martins