Nel solco della Laudato si’. Accogliere i limiti – Cambiamento climatico e risorse idriche

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Giovedì 2 aprile 2026
La seconda serata del percorso Nel solco della Laudato si’, dal titolo Effetto del cambiamento climatico sulle risorse idriche: come proteggerle e come proteggerci, si è svolta lo scorso venerdì 20 marzo, presso la casa dei missionari comboniani a Padova. I relatori della serata sono stati Marco Marani (Unipd), Guido Zanovello (Ucid) e Sofia Bellardinelli (Politecnico di Milano).

Si tratta del terzo percorso (siamo nel terzo anno del programma Nel solco della Laudato si’, iniziato con la riflessione sul cambiamento necessario per arrivare a pensare un nuovo benessere e che ora indica una possibile strada attraverso l’accoglienza dei limiti, strutturalmente propri della persona umana e della creazione.

Programma dei prossimi incontri presso la casa dei missionari comboniani a Padova:
Venerdì 17 aprile 2026 – ore 18 – tema: Consumi energetici e clima. L’impatto del digitale
Venerdì 22 maggio 2026 – ore 18 – tema: Cura della persona e salvaguardia dell’ambiente in ottica One Health.

Nel solco della Laudato si’ – Accogliere i limiti
Risorse idriche nel tempo del cambiamento climatico

A introdurre il tema della serata è stato padre Gaetano Montresor, missionario comboniano, che ha iniziato citando un proverbio nigeriano secondo cui «l’acqua non ha nemici! Ma l’esperienza dice che l’acqua crea molti nemici».

In seguito, ha ricordato quanto affermato da Papa Francesco sull’acqua nell’Enciclica Laudato si'. In questo documento, pubblicato nel 2015, la parola “acqua” compare ben 39 volte. Ed un intero capitolo è dedicato al problema di questa imprescindibile risorsa, in particolare nei nn° 27-31. Papa Francesco scrive:

Mentre la qualità dell’acqua disponibile peggiora costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato. In realtà, l’accesso all’acqua potabile e sicura, è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità. (LS 30).

Inoltre ha menzionato António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, che dice che «il mondo sta ciecamente camminando su una strada pericolosa con l’insostenibile uso di acqua, l’inquinamento e il surriscaldamento climatico che stanno drenando la linfa vitale dell’umanità». Infatti, secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, «circa due miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile e 3,6 miliardi non hanno accesso a servizi sanitari affidabili».

Mauro Marani, con un approccio scientifico, ha trattato il tema dei rischi per le risorse idriche con il cambiamento climatico in atto. Ha presentato statistiche che coprono un lungo periodo storico: dall’osservazione del livello del fiume Nilo a Roda, con primi dati in Nilometri che risalgono a Plinio il Vecchio, con la conclusione che la rapidità dei cambiamenti climatici recenti non si sono mai visti.

Le osservazioni nell’arco di 300 anni a Padova dicono che le siccità non sembrano più frequenti nel corso dell’ultimo secolo, e l’ultima siccità (2022) non è più estrema di molti altri precedenti eventi.

In conclusione: le Osservazioni non permettono di identificare trend nelle siccità storiche; i Modelli climatici suggeriscono intensificazione dei periodi asciutti; Le nostre infrastrutture sono progettate per estremi meno intensi di quelli attuali; Eventi estremi continueranno a intensificarsi, in modo spazialmente eterogeneo. È necessaria una invarianza climatica, per cui gli interventi sul territorio vanno pensati imponendo che il rischio non aumenti nonostante il cambiamento climatico.

Guido Zanovello ha trattato il tema: Accogliere i limiti delle risorse idriche. È stato un intervento impostato sul concreto di azioni possibili e già sperimentate ma nello stesso tempo tecnicamente molto elaborato. Buone pratiche sono possibili e con successo.

Entrando nello specifico: con il clima che cambia abbiamo più acqua dal cielo quando fa danni, e meno acqua sulla terra quando ci serve. Oggi dobbiamo ripensare il modello di regolazione dei laghi e delle falde, ma soprattutto dobbiamo riformare una cultura dell’uso etico e consapevole delle risorse idriche.

La chiave del futuro dell’acqua sta nel ripensare la gestione delle risorse idriche per raggiungere equità globale e inclusione. Dunque l’acqua è il pilastro dello sviluppo economico e del benessere collettivo. Per questo occorre coltivare una cultura etica dell’acqua come valenza di morale collettiva e uno stile di vita conseguente. Un settore idrico efficiente non è solo una necessità ambientale, ma un imperativo economico e sociale.

L’acqua è un bene pubblico, finito e prezioso, ma la sprechiamo. (41% in Italia), forse anche perché la paghiamo troppo poco: da 1,4 a 9,9 euro/mc in UE; 2,1 euro in Italia.

Codice Ambientale 2006, DL 2006 sul risparmio idrico, prevede riduzione delle perdite, ricarica delle falde, acquedotti duali che prevedono impiego di acqua di alta qualità solo per usi potabili. Ce ne siamo dimenticati, anche perché queste norme non prevedono sanzioni. I rimedi proposti dalla buona tecnica sono altrettanto chiari: protezione delle riserve negli acquiferi; raccolta dell’acqua piovana (in invasi e in falda) per usi agricoli e industriali (ma anche civili); distrettualizzazione delle reti per controllo intelligente di pressioni e flussi, potenziamento del trattamento acque usate e riutilizzo.

In sintesi, accogliere i limiti delle risorse idriche, tenendo conto dei fabbisogni emergenti (data center, idrogeno verde, lavaggio strade, irrigazione verde pubblico): dalla difesa idraulica “passiva” all’utilizzazione della pioggia come risorsa.

Sofia Belardinelli ha condotto la numerosa assemblea a Ripensare l’acqua come bene comune. Una prospettiva etica sui beni ambientali. Ha proposto un percorso fatto di domande e risposte. Acqua: bene o risorsa? Tutto può essere ridotto a un valore monetario (in base a valore d’uso e valore di scambio), temendo conto che l’attore principale dell’economia è Homo oeconomicus: egoista, razionale, razionalmente egoista (massima utilità per il massimo numero di persone) con un mercato si regola autonomamente e riassorbe le ‘esternalità’. (Le esternalità sono effetti collaterali, positivi o negativi, prodotti da attività economiche su terzi, senza che questi siano risarciti o paghino per tale impatto). Ci sono molteplici valori che non possono essere ridotti a un’unica unità di misura: l’essere umano non è guidato solo dall’utilità ma da norme sociali, valori non utilitaristici e non individualistici. Le norme sociali prevalgono sulle considerazioni economiche e l’interesse collettivo può prevalere sulle preferenze individuali.

Acqua, opportunità per chi? Secondo il criterio della giustizia distributiva, la crisi idrica è un’opportunità, ma non per tutti ed è evidente la disuguaglianza economica e l’accesso alla risorsa è legato al reddito. C’è una disuguaglianza geografica: Nord vs Sud globale; una disuguaglianza di potere: chi ha creato la crisi ora decide come gestirla, chi subisce la crisi non ha potere decisionale. L’Acqua è un bene comune? L’acqua non è una risorsa, ma una condizione per la vita: un bene comune globale, non una merce. Nella prospettiva dei commons: beni comuni, risorse condivise): l’accesso all’acqua è un diritto minimo universale; l’acqua è responsabilità collettiva: non siamo utenti, ma custodi; l’acqua è una condizione per tutta la vita: bisogna rispettarne i limiti ecologici.

Mai dimenticare i valori dell’acqua: risorsa (bere, irrigare…): valore utilitaristico; condizione per la vita: valore intrinseco; identità, comunità, cultura: valore relazionale: Non sempre questi valori sono comparabili, intercambiabili, riducibili gli uni agli altri. Questi valori non hanno un prezzo monetario, se li perdiamo non possiamo compensarli.

Il problema non è l’acqua. L’acqua è un caso limite: racchiude le storture del nostro sistema socioeconomico. La crisi idrica (ambientale) mostra che: non tutto può essere ridotto a merce, non tutto è sostituibile, questioni economiche, ambientali e sociali sono inseparabili.

Padre Gaetano Montresor, mccj