Lunedì 28 settember 2026
Padre Augustine Mawulolo, missionario comboniano ghanese residente a Macao, ci racconta la sua particolare passione: realizzare rosari.
Originario di Akatsi, nella Regione del Volta, in Ghana, padre Augustine Atsu Awudy Mawulolo è stato ordinato sacerdote il 28 dicembre 2024. È stato destinato alle Filippine e recentemente si è trasferito nella comunità di Macao.
Al suo arrivo nelle Filippine, ha espresso la sua gioia per l’inizio del ministero, che comprende la celebrazione delle Messe, l’ascolto delle confessioni, la partecipazione alle Messe esequiali, la benedizione delle case e la realizzazione di rosari.
Vivendo in un Paese a maggioranza cristiana e cattolica, padre Augustine considera il Rosario un’“arma”. Un’arma per pregare. Un’arma per guarire. Un’arma per invocare e coltivare la devozione alla Vergine Maria. Realizzare il Rosario e venderlo è un privilegio.
Secondo padre Augustine, molte persone hanno testimoniato di aver ricevuto grazie e insegnamenti attraverso la preghiera del Rosario e l’intercessione della Beata Vergine Maria. Ha anche visto musulmani e membri di Chiese pentecostali acquistare rosari e chiedere che venissero benedetti.
Un giorno, durante una visita a una scuola, padre Augustine chiese a una persona: «Non sei cattolico. Perché tieni in mano un rosario?». La risposta fu: «No, mi piace semplicemente il rosario. Il rosario è bello». Questo dimostra che il Rosario è per tutti. Non ci sono barriere basate sulla razza, sulla religione o sulle opinioni.
Se le persone scelgono di avere fede, questa si manifesterà naturalmente. La fede di coloro che credono nella potenza del Rosario si approfondisce mentre pregano attraverso l’intercessione delle anime pure, lavando via i peccati e accogliendo quella pace che li avvicina a Dio e alla Beata Vergine Maria.
Padre Augustine ha fatto della recita e della preghiera del Rosario una pratica quotidiana, poiché crede in una delle promesse ad esso associate. Quando si recita il Rosario, c’è una promessa. Si ritiene che, recitandolo, la Madonna non ci dimenticherà mai e ci accoglierà nel Regno dei Cieli.
Proprio come tutti desiderano, si tratta di una promessa di guarigione e di pace alla presenza della Vergine Maria. Allo stesso modo, la preghiera ripetuta aiuta le persone a entrare maggiormente in contatto con i desideri più profondi della propria anima e a permettere a Dio di dimorare in esse.
Perché padre Augustine realizza rosari? Racconta:
«Stavo svolgendo il mio servizio missionario nella parrocchia di Toko-Toko, nel nord del Benin. Ero responsabile della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria e avevo iscritto i bambini a un programma diocesano che si svolgeva nell’arco di tre giorni dopo Natale. Durante il programma, ci fu una giornata in cui i bambini impararono a realizzare i rosari. In qualità di loro responsabile, mi sono chiesto: “Li vedevo realizzare i rosari, ma io non sapevo come farne uno”. Da quel momento decisi di imparare a realizzare rosari con l’aiuto di una ragazza di nome Stella. Lo faccio ogni giorno».
Il suo amore per la realizzazione dei rosari continua. Per realizzare un’arma spirituale così delicata, è necessario avere molta pazienza: dal contare il numero preciso delle perle, al prestare attenzione alla sequenza dei colori, fino a sistemare accuratamente ogni nodo, per mostrare il frutto del proprio lavoro.
«Quando ero giovane, ascoltavo le testimonianze delle persone sul Rosario. Una volta qualcuno mi disse: “Ero malato e, attraverso la preghiera del Rosario, sono guarito”», ha raccontato padre Augustine.
Durante il postulandato prese questo fatto come un segno: recitava il Rosario ogni giorno e chiedeva alla Madonna: «Se è davvero volontà di Dio che io diventi sacerdote, aiutami a raggiungere l’altare del Figlio». E aggiunge: «Eccomi oggi… sacerdote. Posso testimoniare di aver ricevuto forza dalla recita del Rosario».
Con il suo instancabile amore per la realizzazione dei rosari, padre Augustine produce anche braccialetti da vendere, destinando il ricavato al sostegno delle missioni, ogni fine settimana in diverse chiese. Queste “armi” non mostrano soltanto un’accurata abilità artigianale, ma rendono anche onore al tempo, alla forza, alla preghiera e all’impegno della persona che ha messo tutta se stessa nella realizzazione di ogni pezzo.