Mons. Christian Carlassare, in Sud Sudan: “A Natale 2023 rinasce una comunità cristiana”

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Mercoledì 13 dicembre 2023
Quest’anno celebrerò il Santo Natale con la comunità cristiana di Thiet. La nascita di questa comunità arriva fino al lontano 1934, dopo una prima visita dei missionari seguita poi da molte altre. Venivano da Kwajock a 150 km di distanza. Solo nel 1949 una prima comunità di missionari comboniani si insedia a Mayom che si trova a 6 km dal centro abitato di Thiet per la semplice ragione che la comunità protestante aveva contestato la possibile presenza cattolica in paese.

La prima comunità religiosa è formata da due preti e un fratello. La missione, che fu dedicata al Bambin Gesù, cresce rapidamente. La gente ribattezza il luogo Mayom-Abun, riconoscendo così che Mayom è Pan-Abun, cioè la casa dei Padri o missione. Nel 1955 arriva la prima comunità delle suore. Ma con l’indipendenza dall’Inghilterra arriva anche il conflitto Anya-nya-1 e, nel 1964, con l’espulsione di tutti i missionari dal Sud Sudan, le strutture della missione sono abbandonate e preda di saccheggi. Solo negli anni ottanta ci saranno i primi tentativi di riapertura, ma senza successo a causa della presenza di militari governativi Sudanesi. I Salesiani si stabiliscono nella vicina Tonj, a circa 50 km di distanza.

Nel 1994, il vescovo Mazzolari manda don Benjamin Madol, prete diocesano, per valutare una possibile riapertura. Ma a causa dell’insicurezza, don Benjamin si sposta circa 80 km più a Nord stabilendo la missione di Marial-Lou, dove poi si aggiunge padre Mario Riva e padre Mattia Bizzarro, comboniani. I tempi di Thiet non erano ancora maturi. Dopo l’accordo di pace del 2005 e la successiva indipendenza dal Sudan del 2011, la comunità cristiana di Thiet è andata ricomponendosi. Negli ultimi anni la comunità cristiana è stata seguita pastoralmente dai Salesiani di Tonj che l’hanno sostenuta nella costruzione di una chiesa e una scuola primaria. Le strutture della vecchia missione di Mayom-Abun sono in rovina; impossibile riabilitarle. Ma la comunità cristiana è viva grazie alla presenza dei catechisti che, negli anni, hanno trasmesso la fede alle giovani generazioni.

Ho avuto l’opportunità di visitare questa comunità già quattro volte. A Natale 2022 ho mandato un prete diocesano perché rimanga lì e guidi la comunità nel percorso verso l’erezione della nuova parrocchia. Questa volta proprio in paese a Thiet. La comunità ha scelto Santo Stefano come patrono, primo martire cristiano. Mi hanno detto che Santo Stefano parla della loro storia: una comunità lapidata e dispersa da tanta violenza. Ma anche una comunità che rinasce grazie alla fede dei catechisti e agenti pastorali laici; una fede che si esprime nella loro resistenza e testimonianza di vita.

Ecco la Festa di Santo Stefano cade proprio il giorno dopo della natività di Gesù, quasi a ricordarci che la vita di questo bambino non sarà tutta rose e fiori, ma incontrerà anche spine e croci. Ma la vittoria non è di chi ostenta ambizione, potere e ricchezza. A salvare il mondo è la bellezza dei semplici, degli umili, dei poveri. È Gesù bambino che ridona umanità al mondo a partire da chi si raccoglie intorno a Lui: i pastori, la gente semplice del popolo. Questa è anche la speranza di questa piccola comunità cristiana di Thiet. Si sta raccogliendo intorno a Gesù. L’accompagniamo con la preghiera perché Santo Stefano ispiri i prossimi passi, custodisca le guide della comunità, raccolga tutti nell’unità, faccia fare scelte coraggiose.

Al momento la nostra intenzione è quella di concentrare il nostro intervento nella sede della parrocchia che si trova in paese. Abbiamo scavato un pozzo. Dovremo fare qualche intervento alla chiesa. Costruire qualche sala parrocchiale. In questo mese di novembre vogliamo anche iniziare la costruzione della canonica: un edificio semplice capace di ospitare il parroco e altri due collaboratori. Il terreno deve anche essere recintato, scuola primaria compresa. Non manca la necessità di provvedere servizi igienici. Poi con il tempo svilupperemo un progetto per la vecchia missione di Mayom-Abun, probabilmente un centro di formazione che, oltre alle arti e mestieri, possa anche trasmettere fede e umanità. Il Signore, attraverso il genio della comunità locale, indicherà i passi futuri.

Ci vuole ancora più di un mese per celebrare il Natale, ma certo, come per tutte le nuove vite che vengono al mondo, ci vuole una buona preparazione: accogliere la vita come anche custodirla ogni giorno. Preghiamo perché il Natale sia festa di una umanità ritrovata e comunione della famiglia umana.

Mons. Christian Carlassare
Vescovo di Rumbek in Sud Sudan