Dio infatti ha tanto amato

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.
(Gv 3,16)
 

Carissimi confratelli,
Saluti e Preghiere.
Buona Festa del Sacro Cuore di Gesù.
Dio nostro Padre ha mandato il suo unico figlio, come segno del suo amore per l’umanità bisognosa e sofferente e ha consolato tutti noi attraverso lo Spirito Santo, dono del suo figlio Gesù Cristo, nostro Signore Crocifisso e Risorto. Noi crediamo che ogni discepolo e discepola, siano chiamati e mandati ad annunciare, testimoniare e servire questo amore di Dio. Noi tutti ringraziamo il Signore perché ha fatto di San Daniele Comboni e di noi, i suoi figli, Missionari Comboniani, dei messaggeri, testimoni e servi del suo amore.

Tutto ciò che il nostro Padre Fondatore, San Daniele Comboni, ha capito del grande amore di Dio, lo portava al Sacro Cuore di Gesù, simbolo dell’amore di Dio per l’umanità.

“Avendo un estremo bisogno dell'aiuto del Sacro Cuore di Gesù, Sovrano dell'Africa Centrale e che è egli stesso la gioia, la speranza, la fortuna e il tutto dei suoi poveri missionari; mi indirizzo a lei amico..., per raccomandare e confidare al Sacro Cuore gli interessi più preziosi della mia laboriosa e difficile Missione, alla quale ho votato tutta la mia anima, il mio corpo, il mio sangue e la mia vita! (Scritti, 5255-5256).

Carissimi confratelli, in questo anno in cui celebriamo i 150 anni del nostro Istituto Missionario, vogliamo continuare a contemplare e ringraziare Dio, per l’amore vissuto nella sua vita da San Daniele Comboni e da tanti nostri confratelli e per la grande generosità verso il popolo di Dio nonostante le nostre fragilità, i nostri limiti e i nostri peccati.

Io prendo a far causa comune con ognuno di voi, e il più felice de' miei giorni sarà quello, in cui potrò dare la vita per voi” (Scritti, 3159).

Sì, Comboni e i nostri confratelli si sono lasciati allargare il proprio cuore affinché assomigliasse un po’ di più a quello di Gesù, così da poter fare causa comune e partecipare con generosità alla missione di Dio, fra i popoli, dove siamo, e soprattutto fra quanti soffrono, sono marginalizzati e impoveriti.

“Mi trovo sempre con i miei cari lebbrosi, parlo loro della bontà del Signore, e insegno la parola di Dio. Ho la chiesa attigua alla mia casetta, Gesù vicino a Giosuè: chi più beato di me? Non è questo un piccolo paradiso? Quanto al male che mi ha visitato, oh, io bacio la mano del Signore che mi ha regalato la lebbra; poter soffrire così; per queste anime, non è una grazia? Io non ho che un desiderio: morire lebbroso tra i miei lebbrosi!” (Fr. Giosuè Dei Cas, 1880-1932).

Sì, continuiamo a ringraziare il Signore per ognuno dei nostri confratelli che fanno causa comune e annunciano Gesù Cristo e il suo Vangelo per costruire il Regno di Dio, ricordandoci che alcuni hanno pagato la loro testimonianza con la propria vita.

“La Croce è la solidarietà di Dio, che assume il cammino e il dolore umano, non per renderlo eterno ma per sopprimerlo. La maniera con cui vuole sopprimerlo non è attraverso la forza né col dominio, ma per la via dell’amore. Cristo predicò e visse questa nuova dimensione. La paura della morte non lo fece desistere dal suo progetto di amore. L’amore è più forte della morte” (P. Ezechiele Ramin, Omelia ai Fedeli, Venerdì Santo, Cacoal, 05-04-1985).

Dunque, viviamo questa festa così cara a tutti noi con lo sguardo fisso nel Cuore di Gesù, lasciandoci arricchire con la testimonianza di coloro che ci hanno preceduto lungo la storia del nostro Istituto e impegnandoci sempre di più nella fedeltà quotidiana ai valori del Vangelo.

Buona Festa del Sacro Cuore!
Nell’anno del 150° della Fondazione del nostro Istituto
Il Consiglio Generale


CONSIGLIO GENERALE, da sinistra: P. Jeremias dos Santos Martins; Fr. Alberto Lamana Cónsola;
P. Tesfaye Tadesse Gebresilasie; P. Rogelio Bustos Juárez; e P. Pietro Ciuciulla.