Lunedì 10 agosto 2026
Forse nei prossimi giorni si leggerà sui giornali che è finita l’esperienza Spin Time. Anzi forse si leggerà che è terminata l’occupazione abusiva dello stabile situato in via Santa Croce di Gerusalemme 55 sottoposto a sequestro preventivo e probatorio dalla questura di Roma dopo l’incendio dello scorso 29 luglio.

Da quella data ad oggi le quattrocento persone che abitavano nello stabile vivono sulla strada aspettando che la questura sblocchi il sequestro e aspettando la risposta che la proprietà dello stabile deve al Comune di Roma dopo che questo le ha presentato un piano volto a far rientrare le famiglie e volto all’acquisizione del predio.

Per quanto riguarda lo sblocco del sequestro preventivo da parte della questura non è ancora arrivata una risposta. Da quanto è venuto a pubblico, la proprietaria dell’immobile ha categoricamente rifiutato la proposta del Comune.

Tutto questo potrebbe far pensare che l’esperienza Spin time finisca qui e invece no!

No perché Spin time non è limitato alle mura del predio di Via Santa Croce in Gerusalemme ma va molto più in là di queste mura. Spin time è la storia di uomini e donne, bambini e bambine che dal 2013 lottano perché sia loro riconosciuto il diritto alla casa. È la storia di una comunità che ha aperto le porte ad attività culturali e sociali; è la storia di una comunità che ha aperto le porte alla presenza al suo interno di associazioni e gruppi, che ha animato non solo il predio ma anche il quartiere. È la storia di una comunità che è diventata un luogo di riflessione di ricerca per la proposta di una “città altra” che non sia dominata dal potere finanziario.

Spin time non è circoscritto alle mura del palazzo ma è stato e continua a essere un laboratorio: laboratorio dove si vive la convivialità delle differenze, laboratorio dove si vive la fraternità.

Al centro nella foto: Roberto Gualtieri, sindaco di Roma.

In questa settimana la comunità Spin time è uscita dal predio e si è trasferita in strada. E dalla strada e sulla strada ha radunato attorno a sé le “forze belle” di questa città: quelle istituzionali che si sono spese perché tutte e tutti gli inquilini potessero vivere la situazione di precarietà nel migliore dei modi. Quelle non istituzionali che si sono messe al fianco di spin time ha dimostrato con i fatti la solidarietà.

Ed ecco che in via Santa Croce di Gerusalemme si sono organizzati laboratori e giochi per le bambine e i bambini, si sono organizzate assemblee pubbliche, proiezioni cinematografiche, incontri con attori, registi, cantanti. La vita del palazzo si è trasferita sulla strada e ha continuato ad animare il quartiere, e la solidarietà e la resistenza sono diventate notizia a livello nazionale e internazionale.

Più di essere comunità e lottare insieme, dal basso, ha fatto sì che alle 125 famiglie fosse riconosciuto il diritto ad avere un alloggio dell’edilizia popolare e ha fatto sì che il comune continui il tavolo tecnico con spin time per incontrare un luogo fisico dove le tante attività che prima si svolgevano nel predio possano continuare.

La proprietaria riavrà il suo predio (forse) o forse riuscirà a venderlo (magari proprio al comune di Roma) ma la comunità Spin time continuerà a vivere perché – come dice un disegno fatto da un bambino o da una bambina e appeso al muro – C’È VITA IN SPIN TIME.

Fr. Soffientini Antonio, mccj