Lunedì 15 dicembre 2025
«Nel nostro gruppo di amicizie – circa un migliaio – non abbiamo tutti la stessa visione della vita e le stesse opinioni di fede; però ho ascoltato con profonda gioia una parola di Papa Leone: l’unità dei cristiani è una forza che deve far crescere l’unità i popoli. Un modo un po’ ecclesiastico di esprimere un’idea forte: la Chiesa non esiste per sé stessa, ma per servire l’umanità e il mondo. Ed è, in fondo, il vero senso dell’Incarnazione che celebriamo nel Natale. A voi tutti, pace e gioia, e un 2026 un po’ meno triste e angosciante», scrive padre Gian Paolo Pezzi da Butembo (RD. Congo).
Vi scrivo nella vigilia del mio compleanno
83 anni
Carissimi,
Natale è tempo di auguri, e la fine dell’anno è tempo di bilanci, ma, per essere sinceri, è soprattutto tempo di una maggiore presa di coscienza che, per me, si articola in tre ambiti.
Le attività di servizio missionario
Direi che siamo in una fase di “buon tempo stabile”. Cinque erano i progetti extra programmati al mio rientro a Butembo lo scorso anno:
Per quanto riguarda le altre due attività abituali: la Newsletter su Giustizia e Pace e Integrità del Creato continua a uscire regolarmente; per l’animazione missionaria e le visite alle parrocchie – ragione principale della mia presenza in diocesi – devo invece condividere due informazioni.
Una buona...
Nella Chiesa l’animazione missionaria iniziò nel 1916 con un sacerdote di Avellino, padre Paolo Manna, con il nome di Unione Missionaria del Clero. Da allora sono fioriti, nelle diocesi e nelle parrocchie, i ben noti gruppi missionari. Tutto questo avveniva prima dei documenti del Concilio Vaticano II, delle encicliche di Paolo VI e Giovanni Paolo II, e della lettera di Paolo VI Graves et increscentes del 1966. Guidati da questi documenti, nella diocesi di Butembo-Beni – grazie anche ai suggerimenti del vescovo – abbiamo rinnovato il senso e gli obiettivi dell’animazione missionaria. Solo due parrocchie avevano manifestato qualche reticenza. Ora, proprio nel mese missionario, grazie allo Spirito, entrambe hanno accolto a cuore aperto questo nuovo cammino, compiendo così un passo significativo nell’unità sinodale della diocesi.
… e una meno buona
A causa dell’insicurezza che domina nella nostra regione, in questi mesi non è stato possibile visitare una dozzina di parrocchie (su 74). Più di una volta, quando il programma era già stabilito, è arrivato il messaggio: «Non venite! Sono entrati in parrocchia i Mai-Mai o l’ADF o i militari». Anche il Papa ha parlato della carneficina di Biambwe, una parrocchia che avevamo visitato qualche mese prima. Ma soprattutto ci addolora – me e la suora comboniana egiziana – constatare che oggi il colore della pelle sia diventato un ostacolo. Alcuni parroci temono che la gente, vedendo dei “bianchi” e scambiandoci per l’abominevole MONUC, bande armate che infestano la diocesi, possa giocarci brutti scherzi.
Questo mi porta a condividere una parola sulla realtà, ancora troppo instabile, di questo Paese che deve alla sua immensa estensione – quasi otto volte l’Italia – e ancor più alle sue inesauribili ricchezze l’essere vittima di troppe ingerenze e troppi soprusi. Stati Uniti, Europa, Cina e Russia si alternano in un gioco geopolitico di rapina dei minerali preziosi, che lascia la gente nella miseria, nella paura, nell’incertezza e nell’insicurezza del domani. L’ipocrisia internazionale è palpabile. A parte il Papa, quasi nessuno ne parla. L’indifferenza delle autorità locali permette a chiunque possieda un’arma di fare il bello e il cattivo tempo. Al punto che la gente ormai spera che, con gli accordi firmati il 4 dicembre scorso, «vengano gli Stati Uniti a prendersi le nostre ricchezze, ma senza la guerra».
Vi scrivo nella vigilia del mio compleanno: 83 anni! Dice la Bibbia: «Settanta anni per tutti; per i più forti, ottanta». Tutto il resto – sembra dire – è in più; quindi, attenzione, prendi coscienza!
Del resto, non passa mese senza che mi giunga la notizia della morte di un amico, di un compagno, di un conoscente più o meno coetaneo. Questo rattrista un po’, ma aiuta a tenere gli occhi ben aperti. I libri che, nei pochi ritagli di tempo, fra un’attività e l’altra, riesco a leggere mi riaprono sprazzi di cielo o squarci di tenebra sul passato recente e lontano. È una presa di coscienza sempre più profonda del senso degli avvenimenti e degli incontri, siano essi errori o peccati, gioie o successi, gesti di bontà o di egoismo. Ha scritto un saggio, Paolo Curtaz: «Quando ci avviciniamo al mistero di Dio, scopriamo il nostro volto; quando ci accostiamo alla Verità di Dio, riceviamo in contraccambio la verità su noi stessi. Confessare l’identità di Cristo ci restituisce la nostra profonda identità. Per scoprire chi siamo veramente, specchiamoci nello sguardo di Dio».
È quanto mi ritrovo a fare ogni giorno, immerso in un ritmo di “chiamate”, spesso inaspettate, che si uniscono a quelle abituali: incontri via Zoom, rivelazioni sulla vita di persone conosciute, persone che sembravano estranee e che si fanno vicine. Aveva ragione frère Christian, il priore di Tibhirine, rapito e poi ucciso assieme a sei suoi confratelli nella primavera del 1996, quando – riferendosi forse al Natale – scriveva: «Gesù è ciò che accade quando Dio parla senza ostacoli nel cuore di un uomo».
Nel nostro gruppo di amicizie – circa un migliaio di persone – non abbiamo tutti la stessa visione della vita né le stesse opinioni di fede. Tuttavia, ho ascoltato con profonda gioia le seguenti parole di Papa Leone: «L’unità dei cristiani è una forza che deve far crescere l’unità fra i popoli». Un modo forse un po’ ecclesiastico di esprimere un’idea forte: la Chiesa non esiste per sé stessa, ma per servire l’umanità e il mondo. Ed è, in fondo, il vero senso dell’Incarnazione che celebriamo a Natale.
A voi tutti, pace e gioia, e un 2026 un po’ meno triste e angosciante.
Padre Gian Paolo Pezzi, mccj
Butembo, dicembre 2025