Leonel Claro, il prete che svolge la missione con la musica di gruppo pop rock

Immagine

Venerdì, 23 gennaio 2026
«È una sfida per il cristianesimo trovarsi in mezzo a religioni tradizionali» come quelle africane, più orientate verso la natura e lo spiritismo», afferma padre Leonel Claro, 63 anni, missionario comboniano che ha lavorato per diversi anni in Ciad. «La religione della paura, della stregoneria, molto legata alla natura – lo spirito degli alberi, dell’acqua, della terra, del buio, della notte, del giorno, della luce… richiede un atteggiamento di apertura», dice il missionario, che a Coimbra e a Maia ha fondato e animato la band Missio, un gruppo pop rock d’ispirazione cristiana. [Nella foto: padre Leonel Claro, durante l’intervista. TSF]

Il sole estivo bruciava le terre fertili di Penude, nel comune di Lamego (Portogallo), quando Leonel Rodrigues Claro nacque in una famiglia contadina il 21 agosto 1962, in un villaggio ancora privo di strade, dove d’inverno si andava a scuola percorrendo sentieri fangosi.

La scuola elementare si aprì a questo vivace bambino all’età di sette anni. Un giorno, un missionario italiano passò da quella scuola e trascorse con gli alunni un’intera giornata raccontando di animali feroci, canoe su grandi fiumi e paesi lontani. Alla fine, chiese chi volesse diventare missionario». Leonel rimase in silenzio. Fu la maestra a fare il suo nome, che il missionario segnò sul tuo taccuino. Al termine delle elementari, si ripresentò alla scuola e invito Leonel a partecipare a un campo estivo da lui animato.

Due mesi dopo era nel seminario comboniano di Viseu per le medie e il ginnasio. Dal 1978 al 1980 frequentò gli studi liceali nel seminario di Vila Nova de Famalicão. Ricorda: «I miei genitori hanno sempre tenuto molto a far studiare tutti i figli, compiendo ogni sforzo perché ricevessero una educazione adeguata».

Nel 1980 iniziò il postulato dell’istituto fondato da Daniele Comboni, un missionario del XIX secolo che lavorò nelle regioni che oggi corrispondono a Egitto e Sudan. Leonel poi studiò filosofia e teologia all’Istituto Superiore di Studi Teologici di Coimbra. Nel 1982 entrò nel noviziato a Santarém, concluso il 9 giugno 1984 con la prima professione religiosa in una solenne cerimonia della cattedrale della città. Fu quindi assegnato allo scolasticato di Parigi, iscrivendosi a un corso di specializzazione in teologia all’Istituto Cattolico di Parigi (1984-1988). Il 23 aprile 1988 fece la professione religiosa perpetua. Poco dopo fu ordinato diacono nella chiesa di San Francesco d’Assisi, nel comune di Vanves, a sud di Parigi. A giugno dello stesso anno conseguì la laurea breve in Diritto Canonico.

L’ordinazione sacerdotale avvenne il 20 agosto 1989 nella sua terra natale, a Penude, nel Santuario Nossa Senhora dos Remedios.

Dice: «Dopo l’ordinazione non ho mai avuto dubbi circa la mia vocazione – dubbi che c’erano stati durante il periodo di formazione, Da quel giorno non mi sono mai posto la questione se andarmene o meno, né mi sono mai pentito di essere missionario».

Padre Leonel Claro, missionario comboniano, in Ciad.

Una parrocchia più grande della diocesi di Porto

Per i successivi sei anni, dal 1988 al 1994, padre Leonel si è dedicato alla pastorale giovanile e vocazionale, avendo come punto di riferimento il seminario di Famalicão. Da subito, apparve la sua grande capacità di comunicare attraverso la musica moderna, tanto da creare la band Missio, con la quale ha realizzato apprezzatissimi programmi di carattere religioso per la Radio Cidade-Hoje di Famalicão.

Il 4 ottobre 1994, fu assegnato alla missione di Moïssala, in Ciad, nell’Africa centrale. Il Paese, ex colonia francese, aveva vissuto negli anni precedenti una guerra civile, caratterizzata da povertà e fame; la corruzione era endemica, aggravata dallo sfruttamento petrolifero.

Per sette anni, il missionario portoghese è stato parroco di una zona di 120.000 abitanti, di cui solo il 4% era battezzato. La parrocchia, situata nel sud del Paese, si estendeva su una superficie di 7.000 km2 – un territorio più vasto della diocesi di Porto.

Visse in comunità con altri due confratelli, un italiano (sostituito in seguito da un messicano) e un togolese. Racconta: «Il fatto di vivere insieme in tre, provenienti da continenti, paesi culture diversi, e con colori della pelle diversi, è stato una grande testimonianza per quella gente, abituata alle divisioni etniche e all’incomprensione reciproca. Il nostro era un lavoro di squadra, di solidarietà: vivevamo nella stessa casa, programmavamo e lavoravano insieme. È stata una bella testimonianza». Sorride e aggiunge: «Anche se la gente locale considerava una stranezza il fatto che tre uomini senza mogli vivessero insieme». Si affretta poi a riconoscere: «Il nostro stile di vita risultava anche una vera e propria provocazione. Io non mi stancavo di ripetere alla gente: “Non sono venuto qui per aiutare… ma per condividere con voi la mia fede”, Loro, ovviamente preferivano che i missionari dessero loro qualcosa… e questo avveniva attraverso Caritas della diocesi. E così, dialogando onestamente con loro e aiutandoli nei loro progetti di sviluppo riuscimmo a convincere molti che, dopo tutto, i missionari li aiutavano davvero».

Dopo un anno sabbatico trascorso a Gerusalemme e a Parigi, nel 2005 padre Leonel tornò in Portogallo per ripreso l’attività di animazione giovanile. Nel 2016, fu di nuovo assegnato al Ciad, nelle diocesi di Lai e Sarh, nel sud del Paese, dove divenne responsabile di scuole elementari, collegi e centri culturali.

Nel 2025, gli è stato concesso un nuovo anno sabbatico, con corsi di aggiornamento nella casa generalizia di Roma, dove è tuttora.

António Marujo (7MARGENS) e Manuel Vilas Boas (TSF)