Giovedì 7 maggio 2026
Il 27 e 28 aprile, i direttori dei media comboniani in Europa si sono ritrovati presso la casa della Curia generalizia a Roma per il loro incontro. Padre Luigi Codianni, superiore generale, ha incontrato i partecipanti. Con semplicità, ma anche con profonda convinzione, padre Luigi ha ringraziato i confratelli «per il prezioso servizio» che svolgono in un settore tanto importante quale quello della comunicazione.
Erano presenti: per la Spagna, i padri Bayo Mata Enrique e Armada Díez de Rivera Rafael (Mundo Negro e Aguiluchos); per il Portogallo, fratel Bernardino Dias Frutuoso (Além Mar, Audácia, Família Comboniana); per la Polonia, fratel Pomykacz Jacek Andrzej (Misjonarze Kombonianie e MINI Kombonianie); per la London Province, padre Carmine Curci (Southworld); per la Provincia di lingua tedesca, padre Markus Lorenz Körber (Kontinente e Solidarisch); per l’Italia, i padri Giuseppe Cavallini (Nigrizia) e Aurelio Boscaini (Il Piccolo Missionario e Azione Missionaria/Missionari comboniani); per la direzione generale, padre Arlindo Ferreira Pinto (direttore dell’Ufficio comunicazione).
Assenti giustificati: padre John McGuire Downey (Comboni Mission), della London Province; fratel Alberto Lamana, della direzione generale; e padre José Antonio Mendes Rebelo, provinciale del Portogallo e responsabile europeo del settore dei media.
La mattinata del 27 aprile è iniziata con un momento di formazione. Da remoto è intervenuto Marco Damilano, giornalista del quotidiano Domani e, da alcuni anni, conduttore di Il Cavallo e la Torre — “La politica, i poteri, le persone dei nostri tempi” — su Rai 3 in prima serata. A Marco era stato chiesto di parlare di “Intelligenza artificiale e le sue implicazioni nel futuro della stampa”. L’IA rappresenta un’opportunità, ma comporta anche il rischio di una nuova forma di colonizzazione, poiché attinge prevalentemente a contenuti generati nel Nord globale. Di qui l’importanza del racconto delle notizie da parte di testimoni che vivono nel Sud del mondo, come i missionari.
La seconda parte della mattinata è stata guidata da padre Angelo Giorgetti sul tema della sostenibilità come orizzonte ordinario per ogni programmazione. Padre Angelo ha fatto riferimento ai nn. 35 e 36 degli Atti Capitolari 2022: «La sostenibilità dell’Istituto dipende dalla capacità di ciascuno di condividere tutto quanto è e ha, anche se apparentemente insignificante. Il cuore di un piano di sostenibilità è dare il meglio di sé, la propria vita, il proprio lavoro come frutto di una profonda conversione» (35); «Sogniamo un Istituto sostenibile dal punto di vista economico, sociale ed ecologico, grazie alla Provvidenza e a un piano di sostenibilità efficace» (36). La sostenibilità si regge se ogni membro dell’Istituto si sente e vive da missionario che, come nella primitiva comunità cristiana, mette tutto in comune.
Il dibattito seguito all’intervento di padre Angelo ha messo in evidenza le difficoltà finanziarie che tutte le riviste stanno attraversando – difficoltà legate anche alla costante diminuzione degli abbonamenti cartacei –, ma ha sottolineato anche l’importanza della rivista stampata, che fidelizza il lettore e assicura risorse economiche. Da qui un rinnovato impegno a cercare fonti alternative di finanziamento, sempre in vista della sostenibilità.
La mattinata si è conclusa con l’intervento di padre Arlindo Pinto, direttore dell’Ufficio Comunicazioni, sulla Comunicazione nel contesto dell’Istituto. Padre Arlindo insiste perché ogni rivista (24 sono le pubblicazioni cartacee dei comboniani: 17 per adulti e 7 per ragazzi/adolescenti) realizzi un Piano (scritto) di comunicazione: personale, linguaggio, mezzi, ecc. «Si impone un piano di formazione e specializzazione del personale – comboniano e laico – che lavora nei nostri media», ha detto.
Martedì 28 aprile, il superiore generale, padre Luigi Codianni, rientrato all’alba da una sua visita ai confratelli impegnati nella Repubblica Democratica del Congo, ha incontrato i partecipanti, cercando di rispondere alla domanda: Quale contributo possono offrire le riviste comboniane in Europa alla “regione europea” verso la quale l’Istituto si sta orientando?
Con semplicità, ma anche con profonda convinzione, padre Luigi ha ringraziato i confratelli presenti «per il prezioso servizio» che svolgono in un settore tanto importante quale quello della comunicazione. Padre Luigi ha anche sottolineato l’importanza del lavoro che le riviste possono svolgere per sostenere il passaggio richiesto dal Capitolo generale del 2022 verso la formazione di nuove regioni e una nuova identità comboniana basata sulla ministerialità, nella quale la dimensione del carisma (impegno ad gentes e ad pauperes) viene raccontata attraverso le testimonianze della vita missionaria. Riportiamo le sue parole.
1. Quello che stiamo vivendo come Istituto non è un semplice passaggio organizzativo. L’unificazione delle province europee rappresenta un momento importante: un cambiamento profondo che tocca la nostra identità, il nostro modo di operare e anche il modo in cui raccontiamo noi stessi e la nostra missione. Come avete letto nella lettera del 1° febbraio, dopo esserci confrontati nell’assemblea intercapitolare e a livello continentale, abbiamo elaborato una ipotesi di lavoro sulla quale le nuove regioni stanno già riflettendo: la riqualificazione a partire dalla ministerialità. In questa direzione abbiamo sospeso le specializzazioni a Roma. Come consiglio generale ci siamo presi un anno di tempo perché, a partire dalle scelte delle regioni, possiamo individuare i confratelli da avviare alle specializzazioni, chiaramente anche nell’ambito del giornalismo.
2. Le nostre riviste e i nostri strumenti di comunicazione non sono soltanto mezzi informativi: sono luoghi di narrazione, di comunione e di costruzione di senso. Attraverso di essi passa il modo in cui questo cambiamento viene compreso, accolto e vissuto, diventando un’occasione concreta per incarnare il carisma e portare avanti, con fedeltà e creatività, la missione che ci è affidata.
3. Per questo è fondamentale fare un passo in più: passare da una “logica individuale” a una “logica condivisa”. Oggi più che mai siamo chiamati a lavorare insieme.
4. Questo implica, innanzitutto, pensare a un piano editoriale comune, non per appiattire le differenze o le specificità delle singole realtà, ma per dare coerenza, direzione e forza al messaggio complessivo. Un piano condiviso permette di evitare dispersioni, sovrapposizioni e frammentazioni, e ci aiuta a valorizzare al meglio contenuti, esperienze e testimonianze.
5. Significa anche mettere in comune risorse e competenze. L’economia di scala non è soltanto una questione organizzativa o di efficienza: è una scelta di responsabilità. Condividere materiali, idee, strumenti e professionalità può migliorare la qualità del nostro lavoro e, allo stesso tempo, ottimizzare le risorse, liberando energie da investire in ciò che conta davvero.
6. Oggi c’è un ambito sul quale non possiamo permetterci esitazioni: il digitale. Non si tratta semplicemente di “essere presenti online”, né di adattare al web ciò che già facciamo su altri canali. Si tratta di riconoscere che il digitale è ormai uno spazio vitale, un vero ambiente nel quale le persone vivono, si informano, si incontrano e costruiscono il proprio modo di vedere il mondo. Investire nel digitale significa, allora, investire nel futuro della nostra missione; vuol dire rendere il nostro messaggio accessibile, rilevante e capace di dialogare con le nuove generazioni. Questo richiede risorse, certamente, ma soprattutto visione: formazione continua, competenze specifiche, capacità di leggere i cambiamenti e di sperimentare linguaggi nuovi.
Non è un investimento accessorio, ma strategico. Se sapremo abitare questo spazio con intelligenza e in modo condiviso, il digitale non sarà soltanto uno strumento in più, ma diventerà uno spazio privilegiato di evangelizzazione, relazione e costruzione di comunità.
7. Questo implica formazione, strumenti adeguati, linguaggi nuovi e soprattutto una strategia condivisa. Anche qui, lavorare insieme è decisivo: dobbiamo sviluppare piattaforme comuni, coordinare i contenuti, evitare duplicazioni e rafforzare la nostra presenza complessiva.
8. In questa prospettiva si inserisce anche un orizzonte più ampio: la possibilità di costruire un vero network europeo della comunicazione. Le nostre province, pur nella loro storia e specificità, fanno parte di una realtà più grande. Mettere in rete esperienze, contenuti e visioni a livello europeo può amplificare enormemente la nostra capacità comunicativa. Questo comporta creare sinergie, condividere buone pratiche e dare maggiore visibilità alla nostra missione. Sappiamo che non tutte le proposte trovano immediatamente consenso. L’idea di un media center, ad esempio, può suscitare perplessità, come nel caso della proposta legata a Londra. Ma, al di là delle singole soluzioni, ciò che non possiamo perdere è la direzione: costruire connessioni e rafforzare la collaborazione. Questo può essere realizzato anche in collegamento con altri centri media presenti in Africa, America Latina e Asia.
9. Anche senza strutture centralizzate, possiamo già iniziare a lavorare come rete, coordinandoci, condividendo contenuti e progettando insieme. Le strutture, eventualmente, verranno dopo. Prima viene la visione: avere il coraggio di uscire da logiche locali per abbracciare un orizzonte più ampio, più condiviso, più generativo.
Abbiamo davanti una grande opportunità: rendere la comunicazione uno strumento concreto di unità, capace di accompagnare e sostenere questo processo di unificazione.
Vi è affidato un compito importante: non soltanto raccontare il cambiamento a livello di Istituto, sostenendolo, orientandolo e, in un certo senso, rendendolo possibile, ma anche raccontare i cambiamenti che stanno attraversando il mondo intero.
Con fiducia e spirito di collaborazione, possiamo davvero fare la differenza.
Grazie per il vostro impegno e per la vostra disponibilità a camminare insieme.
L’incontro è stato anche un’occasione per i direttori di condividere le proprie esperienze, fare il punto su quanto si realizza nelle diverse province e sottolineare l’importanza di uno scambio regolare di informazioni e progetti, del lavorare insieme e del portare avanti una linea comune delle nostre riviste e delle altre piattaforme digitali che ci vedono impegnati come comboniani. Sull’esempio del Fondatore, ciò implica sia la denuncia del male (ad esempio, il sistema armiero), sia – e soprattutto – l’impegno a favore dei valori del Regno (giustizia, pace, scelta dei più poveri…), che da sempre danno senso alla presenza dei comboniani nella Chiesa.
Padre Elio Boscaini, mccj