Lunedì 19 gennaio 2026
Il documento “La missione comboniana nel discernimento dei Capitoli generali (1985–2022)” offre una rilettura organica e sintetica di quarant’anni di discernimento missionario dell’Istituto dei Missionari Comboniani, alla luce dei profondi cambiamenti globali, ecclesiali e culturali intervenuti dalla fine del XX secolo a oggi. Attraverso l’analisi degli Atti degli ultimi sette Capitoli generali, il testo mostra come l’Istituto abbia progressivamente elaborato una visione coerente e dinamica della missione, radicata nella prospettiva teologica della Missio Dei e fedelmente ispirata al carisma di Daniele Comboni.
Pur in assenza di una trattazione sistematica unitaria nei singoli Capitoli, la loro lettura complessiva evidenzia una sostanziale continuità nel discernimento, articolata attorno a cinque nuclei fondamentali: una chiara visione teologica della missione come partecipazione all’azione trinitaria di Dio nel mondo; la definizione della missione specifica dell’Istituto come missione ad gentes, con preferenza per i più poveri e abbandonati; sei principi carismatici che ne qualificano lo stile (l’ora di Dio, il fare causa comune, la rigenerazione dell’Africa con l’Africa, il cenacolo di apostoli, il coinvolgimento ecclesiale e la missione segnata dalla croce); tre elementi metodologici fondamentali (inserzione, approccio ministeriale e inculturazione); e infine l’individuazione di campi di lavoro prioritari e pastorali specifiche come percorso di riqualificazione missionaria.
Il testo evidenzia come la missione comboniana si sia sviluppata in dialogo costante con il magistero della Chiesa, la riflessione missiologica contemporanea e le trasformazioni storiche, assumendo progressivamente dimensioni come la giustizia, la pace, l’integrità del creato, il dialogo interreligioso e l’ecologia integrale. Ne emerge un orizzonte comune capace di tenere insieme pluralità di contesti e sensibilità, offrendo una base condivisa per il rinnovamento e la riorganizzazione del servizio missionario dell’Istituto in fedeltà al carisma e in risposta alle sfide della nuova epoca storica.
La missione comboniana nel discernimento dei Capitoli generali (1985 -2022)
Segretariato Generale della Missione – Novembre 2025
Introduzione
La riflessione missiologica degli ultimi 40 anni ha registrato un certo dinamismo e l’emergere di vari modelli di missione. Questo non deve meravigliare, considerando i grandi cambiamenti epocali che hanno preso piede, tanto nel mondo quanto nella Chiesa. L’ormai classico saggio di David Bosch, La trasformazione della missione (1991), è divenuto un riferimento imprescindibile, con il suo approccio complesso che ha descritto le diverse dimensioni della missione attraverso dei modelli, cioè schemi interpretativi che cercano di definire, descrivere e orientare la natura, le priorità, i metodi e gli obiettivi dell'attività missionaria. Così oggi la missione sfugge a una singola definizione astratta, ma in quanto realtà poliedrica si presta ad essere descritta da vari punti di vista, che ne colgono aspetti diversi e complementari. È divenuta consuetudine parlare di “missione come…” o “missione è…” per sottolineare tali aspetti o dimensioni caratterizzanti la missione ai nostri tempi. Un simile approccio risulta adatto ad un mondo in rapido cambiamento, che richiede un discernimento continuo ed una apertura a nuove realtà. D’altro canto, tuttavia, tende a frammentare la visione e a creare una tensione tra le diverse dimensioni.
Tutto questo fa nascere il bisogno ed il desiderio di arrivare ad una sintesi, ad una visione d’insieme capace di offrire un quadro di riferimento generale coerente nel quale potersi collocare. Il lavoro di missiologi come S. Bevans and R. Schroeder (cf. Teologia per la missione oggi. Costanti nel contesto, 2004; Dialogo profetico. La forma della missione per il nostro tempo, 2012) testimonia tale sforzo per arrivare ad una sintesi. Una testimonianza per noi ancora più importante è quella che ci viene dal discernimento degli ultimi sette capitoli generali (1985 – 2022). Questi ci mostrano un percorso che tiene conto dei cambiamenti a livello sistemico globale, ecclesiale ed anche nell’Istituto comboniano, alla ricerca della fedeltà al carisma ed alla missione in un mondo che cambia.
Un cammino di 40 anni
Situiamo il punto di partenza al Capitolo del 1985 perché è stato il primo dopo l’adozione della nuova Regola di Vita (RV). Gli Atti capitolari registrano grandi cambiamenti epocali nel mondo, nella chiesa e nel pensiero missionario e lanciano il processo di revisione e riqualificazione degli impegni, come prima priorità. Le altre due priorità erano, rispettivamente, evangelizzare come comunità ed in comunione con la Chiesa locale; e far emergere i valori del Regno di Dio in ordine alla liberazione umana integrale. Tre temi che riflettono il bisogno di rispondere ai cambiamenti epocali in sintonia con la nuova Regola di Vita. Anche se il Capitolo intendeva indirizzare un percorso di sei anni, in realtà ha messo a tema degli aspetti che caratterizzeranno la riflessione ed il discernimento capitolare fino ai nostri giorni.
Il Capitolo del 1991 ha dialogato e raccolto le istanze della Redemptoris missio (1990) e del magistero sociale di Giovanni Paolo II (Sollicitudo rei socialis e Centesimus anno). Si tratta di un periodo storico molto particolare, con la fine della guerra fredda è l’espansione rapida dei processi di globalizzazione economica. Questi, a loro volta, attivano dei movimenti di ricerca di radici culturali e di giustizia sociale che interpellano la missione, sollecitando il bisogno crescente di affermazione culturale dei popoli, di inculturazione e di GPIC (giustizia, pace e integrità del creato). Gli atti capitolari approfondiscono l’istanza di rinnovamento dell’Istituto, in continuità con il Capitolo precedente. Sottolineano il bisogno di approfondire la spiritualità, di promuovere comunità come cenacoli di apostoli, di mettere a fuoco delle priorità in termini di campi di lavoro e frontiere, di definire una metodologia comboniana chiara ed efficace in comunione con la chiesa locale.
Il Capitolo del 1997 è stato influenzato dal sinodo africano (1994) e dal processo che ha portato alla beatificazione di Daniele Comboni (1996), oltre che dalla riflessione missiologica, dalla crescente internazionalità dell’Istituto e, più in generale, dalla crescente consapevolezza del pluralismo culturale e religioso. L’energia sprigionata da questi processi spinge l’Istituto oltre un certo senso di stanchezza e perdita di entusiasmo. Viene colta “l’ora dell’Africa” e sottolineati alcuni aspetti della missione particolarmente significativi in quel contesto storico: inculturazione e dialogo, collaborazione e impegno per la giustizia e la pace, e animazione missionaria.
Nel 2003, il clima è influenzato dalla canonizzazione di Daniele Comboni e riflette le attese per un nuovo inizio con il nuovo millennio (Novo millennio ineunte), un contesto sfidato dalla globalizzazione finanziaria e della cosiddetta new economy, trionfo del modello neoliberale finanziario. Lo sviluppo delle teologie contestuali invita ad un nuovo slancio missionario, che per l’Istituto significa anche ripensarsi nel contesto di una nuova geografia vocazionale e una realtà di invecchiamento e di riduzione del personale. In risposta a tutto ciò, gli atti capitolari danno degli orientamenti sulla prospettiva missionaria e sul rinnovamento della metodologia missionaria, lanciando anche il processo della Ratio missionis.
Quello del 2009 è stato un Capitolo speciale. Si sentiva il desiderio di un piano unitario per l’Istituto, di fronte tanto ad una realtà e ad una missione che cambiano, quanto ad un’inquietudine, ad una dispersione e frammentazione in seno all’Istituto, con un indebolimento del senso di identità ed appartenenza. Si sente il bisogno di arrivare a scelte che coinvolgano tutti. Gli atti capitolari rilevano che il frutto del lavoro e del discernimento non è qualcosa di radicalmente nuovo, quanto piuttosto la consapevolezza di doverci incamminare senza esitazioni e dilazioni secondo riflessioni e decisioni già elaborate che non sono ancora state implementate.
Un ulteriore slancio in questo senso viene dal Capitolo del 2015, ispirato e guidato dalla Evangelii gaudium (2013) e arricchito dalla partecipazione di un gran numero di capitolari di origine africana e americana. Gli atti capitolari sottolineano la necessità della riorganizzazione dell’Istituto – secondo orientamenti ministeriali – per servire meglio la missione. Definiscono i criteri per una riqualificazione e revisione degli impegni, indicano la strada dei servizi pastorali specifici secondo le priorità continentali e prendono atto della missione comboniana in Europa.
Il Capitolo del 2022, infine, è avvenuto nel contesto della pandemia del COVID-19 e dell’accelerazione delle crisi globali (sanitaria, geopolitica, economico-finanziaria, climatico-ambientale, sociale, migratoria), lette attraverso la lente del magistero sociale di papa Francesco (Laudato si’, Querida Amazonia, Fratelli tutti). Tale magistero offre non solo una chiave di interpretazione, ma anche una prospettiva cosmologica, in cui tutto è connesso. E questo si riflette anche sull’approccio ministeriale alla missione. Gli atti capitolari assumono il cammino della chiesa nell’ambito della conversione all’ecologia integrale, che riconoscono come un asse fondamentale della missione e rilanciano percorsi di riqualificazione attraverso pastorali specifiche secondo le priorità continentali.
Da questi pochi cenni, si evince già che c’è una continuità sostanziale nel percorso di discernimento sulla missione dell’Istituto. Dai contenuti degli atti capitolari emerge una chiara visione della missione comboniana, i cui vari aspetti vengono di volta in volta approfonditi in risposta ai cambiamenti epocali ed alla riflessione ecclesiale e missiologica in atto. Presi singolarmente, trattandosi di capitolo tematici, non danno un immediato quadro sistematico della missione. Ma leggendoli nel loro insieme, delineano una coerente missione comboniana che include: una prospettiva teologica, la consapevolezza della missione specifica dell’Istituto, i principi carismatici che la guidano, gli elementi fondamentali della metodologia comboniana ed i campi di lavoro prioritari.
La prospettiva teologica
Non troviamo una elaborazione teorica sistematica della missione negli atti capitolari, ma risulta evidente l’assunzione della prospettiva della Missio Dei elaborata nel Concilio Vaticano II e ripresa continuamente nel magistero successivo (AC 2022, 27). La sorgente della missione è trinitaria e i missionari sono mandati nel mondo a testimoniare e ad annunciare la Buona Novella del Regno (AC 2003, 31), a condividere il sogno di Dio che vuole una vita piena e felice per tutta l’umanità (AC 2009, 23). La missione è raccontata e vissuta come compassione di Dio verso un mondo diviso (AC 2009, 56.3), come realtà che «scaturisce dal Dio Trinitario che condivide la sua vita con l’umanità. Essa è attuata da Gesù Cristo, fonte e ispirazione della nostra azione missionaria, pietra angolare del nostro essere e del nostro agire. L’Istituto, con tutta la Chiesa, partecipa a questa missione universale.» (AC 2009, 56.7)
La missione dell’Istituto
Il punto di riferimento fondamentale è RV 13, che definisce il fine dell’Istituto come l’attuare la missione evangelizzatrice della Chiesa tra quei popoli o gruppi umani non ancora o non sufficientemente evangelizzati. Con una preferenza per i più poveri ed abbandonati in relazione al Regno, soprattutto quelli che stanno in situazioni di prima evangelizzazione (AC 1985, 3). Si tratta sia di minoranze emarginate non raggiunte dalla Chiesa e trascurate dalla società; sia di gruppi non ancora o non sufficientemente evangelizzati che vivono alle frontiere della povertà (AC 2003, 26). Viene ribadita l’assoluta priorità della proclamazione del Vangelo di Gesù Cristo, con la testimonianza di vita, con l’annuncio di Cristo (RV 58-59; AC 1997, 15; AC 2003, 26.3) e con l’impegno per la giustizia e la pace (AC 1997, 107; AC 2003, 26.3; AC 1985, 33ss).
In un mondo in rapido cambiamento, è necessario operare scelte radicali per raggiungere popoli marginalizzati e non ancora evangelizzati, dando priorità all’annuncio della Parola di Dio, annuncio del Regno di Dio manifestato in Gesù Cristo (AC 2009, 57.3) che comporta l’impegno per la giustizia, la pace e l’integrità del creato – liberazione da tutto ciò che disumanizza – la promozione umana e la fraternità (AC 2009, 39; 56.6). Così la prima evangelizzazione, portando il Vangelo nel cuore della vita delle persone, delle società, delle culture e delle tradizioni religiose, rende possibile un incontro con Cristo capace di offrire pienezza di vita e apre alla loro incorporazione nella Chiesa, segno privilegiato del Regno (AC 2003, 39).
In termini più narrativi, il Capitolo del 2015 ha descritto la missione dell’Istituto nella forma di un sogno: «un Istituto di missionari “in uscita”, pellegrini con i più poveri e abbandonati, che evangelizzano e sono evangelizzati attraverso la condivisione personale e comunitaria della gioia [del Vangelo] e della misericordia cooperando allo sviluppo di una umanità riconciliata con Dio, con il Creato e con gli altri (EG 74)». (AC 2015, 21)
Principi carismatici
In un mondo di pluralismo, di cambiamento d’epoca in corso, di instabilità e provvisorietà diffuse risulta difficile orientarsi e far affidamento su modelli stabili ed universali. Infatti, anche la riflessione sulla missione segue questa tendenza e propone vari modelli contestuali, in risposta al sopraggiungere di situazioni diverse. Ciò nonostante, dagli atti capitolari degli ultimi sette Capitoli emergono sei principi che caratterizzano e definiscono la missione comboniana secondo il proprio carisma. Trattandosi di principi, forniscono dei riferimenti flessibili ed adattabili, un orizzonte comune in cui ci si può riconoscere a partire da ogni contesto e situazione. Negli atti capitolari, infatti, troviamo riflessioni, approfondimenti e orientamenti che contestualizzano tali principi, mostrando al contempo una importante continuità e integrazione della missione comboniana. In particolare, i sei principi sono:
= L’ora di Dio (cf. RV 6)
La consapevolezza che Dio continua ad essere presente ed operante nella storia e nelle culture dei popoli (RV 57) e ad ascoltare il grido dei poveri, richiede un continuo atteggiamento e pratica di discernimento (AC 1997, 10; AC 1991, 6). È lo Spirito Santo il vero protagonista della missione (AC 1997, 10; AC 1985, 5), continua a creare cose nuove (AC 1991, 2.4) e per coglierne gli inviti e l’azione nella storia bisogna fermarsi e guardare la realtà con gli occhi della fede per scoprire come Cristo è presente nei fatti, contemplandoli alla luce della Parola che è Gesù Cristo ed essere noi stessi trasformati e così sentire quale buona notizia siamo chiamati a vivere e ad annunciare (AC 1997, 24). In altre parole, ci è richiesta una apertura ai segni dei tempi e dei luoghi (AC 2009, 56.9; AC 2015, 22), che non sono i fatti della storia in se stessi, ma in quanto relazionati al Regno di Dio: appelli che Dio fa attraverso la stessa realtà, che ci invitano a vedere i segni della sua presenza, misericordia e azione nella storia per trasformarla (AC 1992, 2.4).
= Fare causa comune (RV 5; RV 60)
Questa espressione di Comboni (S 3159) caratterizza l’atteggiamento fondamentale di presenza missionaria per la solidarietà e condivisione con la gente. Tale atteggiamento ha una ragione teologica, come sottolineano gli atti capitolari del 1991: «Dio, attraverso il suo Figlio incarnato, morto e risorto, ascolta il grido del povero ed entra con tutto il suo essere nella storia e nel dolore degli ultimi. Si sente spinto ad assumere questa stessa storia e questo stesso dolore diventandone parte e facendo causa comune, anche con il rischio della vita» (AC 1991, 6.1).
Questo fare causa comune si esprime in vari modi (AC 1991, 45.1): con l’opzione dei più poveri ed abbandonati (AC 1997, 26); impegnandosi nel processo di liberazione umana integrale; condividendo con la gente le gioie, le sofferenze, le speranze (AC 2009, 58.3), rimanendo con essa anche in situazioni drammatiche, di sofferenza e grande rischio (AC 1997, 25); con la profezia, facendo risuonare la voce di chi non ha voce; e con uno stile di vita semplice e povero. A questo proposito, si sottolinea anche l’importanza dell’uso di mezzi poveri e strutture più semplici (AC 2015, 23), della vicinanza e solidarietà con la gente, pazienti e rispettosi del loro ritmo, e di uno stile di vita aperto all’accoglienza, all’ospitalità ed alla condivisione (AC 1997, 23); e valorizzando l’iniziativa della gente, la sua capacità di donare e partecipazione al percorso missionario, evitando il paternalismo e il nostro protagonismo (AC 2022, 42).
Infine, le esperienze di missione che hanno maggiormente condiviso le situazioni di miseria, violenza e debolezza testimoniano che la nostra fragilità e impotenza, con il dolore che comportano, sono segno della forza e vicinanza del Signore (AC 1997, 42).
= La rigenerazione dell’Africa con l’Africa (S 2753 – RV 7)
La solidarietà con i poveri è vista come rigenerazione che comporta sia un annuncio esplicito del Vangelo di Gesù Cristo per la formazione della comunità cristiana, sia la promozione umana e sociale (AC 1991, 6.2). I comboniani sono inviati ai popoli per la rigenerazione “dell’Africa con l’Africa”, consapevoli che la liberazione e la rinascita dei popoli sono legate profondamente alla persona di Gesù e al suo Vangelo, e con gli stessi popoli protagonisti della propria storia (AC 2003, 39).
La rigenerazione dell’Africa con l’Africa avviene attraverso un processo metodologico pastorale che include (AC 1991, 44.1):
- la scoperta e valorizzazione dei segni del Regno di Dio;
- il rispetto per la cultura, le tradizioni, sensibilità verso i popoli e le loro espressioni – nella consapevolezza dell’opera dello Spirito nella loro cultura (AC 2003, 42);
- l’annuncio esplicito di Gesù Cristo;
- la grande fiducia nella gente, che diviene protagonista della sua storia e del suo processo di evangelizzazione (AC 2003, 42. 100);
- la costruzione di comunità nuove attorno alla Parola di Dio e alla celebrazione dei sacramenti ;
- favorire la crescita e la collaborazione con la Chiesa locale, verso una autosufficienza ministeriale, economica e apostolica;
- l’inculturazione del Vangelo (AC 2003, 42);
- la formazione di leader e partecipazione della gente (AC 2009, 58.6; AC 1991, 44.2) in modo che i popoli possano essere artefici del loro avvenire (AC 2015, 13);
- la liberazione integrale delle persone e dei popoli (AC 1997, 109; RV 61), con un impegno per la pace e la giustizia, con voce profetica di fronte a situazioni di ingiustizia e oppressione, soprattutto coscientizzando agenti pastorali e il popolo (AC 1985, 34).
Inoltre, bisogna evitare il protagonismo dei missionari e promuovere la soggettività delle chiese locali e dei poveri (AC 1997, 11), consapevoli che è Dio che guida la storia (AC 1997, 24). I poveri sono soggetto di evangelizzazione, ci interpellano e ci aiutano a vivere la fedeltà radicale al Vangelo e al nostro carisma missionario. Ci fanno scoprire più profondamente il senso della spiritualità, delle celebrazioni liturgiche e della riflessione teologica (AC 1991, 4.5); sono nostri compagni di strada e maestri nel promuovere la globalizzazione della fraternità e della tenerezza (AC 2015, 26).
= Cenacolo di apostoli (S 2648)
Questa iconica espressione di Comboni oggi indica discepoli missionari uniti nella persona di Gesù e animati dal fuoco dello Spirito, animati dal sogno del Regno che annunciano come comunità (AC 2022, 15; AC 2015, 25; AC 2009, 58.4; AC 1997, 19; AC 1991, 30.1). In altre parole, la vocazione comboniana è quella di evangelizzare come comunità interculturali che vivono in fraternità orante (AC 2009, 57.2; AC 2003, 35), prendendosi cura gli uni degli altri, aperte all’accoglienza, alla collaborazione e al dialogo, in cammino sinodale di discernimento che trasforma la vita e porta all’impegno comune nella missione (AC 2022, 16; AC 2003, 85), sempre pronti ad attualizzare il carisma di fronte alle nuove sfide missionarie (AC 2015, 3).
La vita comune è già in sé una proclamazione e una traduzione del Vangelo che annunciamo, una realizzazione del Regno (AC 2003, 84; AC 1985, 34), ad esempio come segno di comunione a fronte della frantumazione di popoli, culture e persone (AC 1997, 27). Per questo, tutte le comunità sono chiamate ad essere sempre più inserite nel contesto e a vivere in solidarietà e comunione con la realtà che le circonda (AC 2003, 88), centrate sulla missione e non sulle strutture (AC 1997, 19). Sono chiamate ad essere luoghi di comunione, condivisione fraterna, perdono e riconciliazione, accoglienza reciproca e relazioni fraterne (AC 1997, 29).
= Coinvolgimento ecclesiale (RV 8-9)
Questo principio fondamentale si articola in due aspetti principali: il coinvolgimento dell’Istituto nelle Chiese locali e il coinvolgimento delle Chiese locali nella missione ad gentes.
Siamo parte integrante delle Chiese locali e, per questo, siamo chiamati a superare ogni forma di protagonismo e paternalismo, partecipando con disponibilità ai processi di studio, discernimento e inculturazione nei diversi ambiti della vita cristiana, e collaborando alla creazione di strutture adeguate che non risultino di peso alla comunità (AC 1997, 47). In questa prospettiva, ci poniamo in comunione (AC 1985, 33) e al servizio della Chiesa locale, arricchendola con il nostro carisma in un atteggiamento di fedeltà e stimolo (AC 2003, 106), partecipando pienamente al suo progetto pastorale (AC 2003, 107) e contribuendo a iniziative di evangelizzazione sostenibili, caratterizzate da uno stile di vita semplice, mezzi sobri e programmi che favoriscano l’autosufficienza della comunità. Il nostro impegno si esprime anche nel dialogo costante con la Chiesa locale nella programmazione pastorale (AC 1985, 11) e in una presenza qualificata dell’Istituto (AC 1985, 12), riconoscendo come valore fondamentale la comunione con essa (AC 1985, 33). Consapevoli che la Chiesa locale è il soggetto dell’inculturazione del Vangelo (AC 1997, 43), ricordiamo che i cristiani, nell’esercizio della loro ministerialità e in spirito di comunione sinodale, sono chiamati a vivere ed esprimere il Vangelo secondo i loro valori culturali (AC 1997, 46).
D’altro canto, siamo anche chiamati ad aprire ogni Chiesa locale alla missione ad gentes (AC 1991, 47), sia ad intra sia ad extra (AC 1997, 99), favorendo una comunione missionaria che si esprima come autentico scambio di doni tra le Chiese e che alimenti la coscienza missionaria del Popolo di Dio (AC 2009, 39). Nelle comunità di antica tradizione cristiana, l’animazione missionaria si configura come un vero servizio di evangelizzazione: invita alla conversione, sensibilizza ai bisogni dei più poveri, apre all’universalità e promuove la comunione tra le Chiese, in un dinamismo di reciproco arricchimento (AC 1997, 100). In questi contesti, essa diventa oggi un annuncio coraggioso della Buona Notizia e un pressante invito alla metanoia, per far crescere un mondo nuovo e più fraterno; da qui l’urgenza di una stampa e di un’animazione missionaria di base che siano profetiche (AC 1985, 3.4). Allo stesso tempo, siamo impegnati ad aprire alla missione ad gentes anche le Chiese locali nascenti, promuovendo comunione e cooperazione tra tutte le comunità cristiane (AC 1991, 47) e ricordando loro lo sguardo verso orizzonti missionari più vasti (AC 2009, 56.6). Ciò implica risvegliare la vocazione e la responsabilità missionaria, favorire la comunione e la cooperazione spirituale e materiale e sostenere la pastorale giovanile e vocazionale (AC 2009, 57.5). In questa prospettiva, valorizziamo con particolare attenzione l’animazione missionaria, il contatto personale e la comunicazione sociale e digitale, strumenti privilegiati per raggiungere le persone e per sperimentare nuove forme di annuncio della Parola (AC 2022, 32). Accogliamo inoltre la sfida della trasformazione digitale, che ci spinge a cercare vie sostenibili per raggiungere la gente e influenzare le comunità cristiane e l’opinione pubblica, collaborando con reti e territori (AC 2022, 32.1), e ci impegniamo a realizzare piani di comunicazione che orientino e programmino in modo efficace il nostro lavoro in questo campo (AC 2022, 32.2).
= Missione segnata dalla croce (RV 4)
Questo aspetto si differenzia dagli altri che lo hanno preceduto in quanto mette in luce una realtà che i missionari incontrano sulla loro strada, che viene a loro piuttosto che essere ricercata attraverso gli impegni e le pianificazioni. Comunque, come ci ricorda il Capitolo del 2009, «la donazione totale che ci chiede di assumere situazioni molto difficili è segnata dalla croce. Sull’esempio di Comboni, scegliamo queste realtà come segno di amore profondo per la gente.» La vitalità del carisma e la fedeltà vengono confermate nella situazione martiriale in cui molti comboniani scelgono di rimanere e lavorare (AC 1991, 4.2) per stare vicini ed accompagnare il popolo sofferente (AC 1991, 40.5). Papa Francesco, nel messaggio comunicato nell’udienza con i capitolari il 18 giugno 2022, ha ricordato come il discepolo-missionario sa offrire la vita intera e giocarla fino al martirio come testimonianza di Gesù Cristo. E questa è una realtà che fa parte della storia comboniana, anche in concomitanza con i processi capitolari, come nel caso di p. Ezechiele Ramin (1985) e di P. Mario Mantovani e Fr Godfrey Kiryowa (AC 2003, 15).
Elementi metodologici fondamentali
Il tema della metodologia missionaria ritorna costantemente con insistenza nei momenti qualificati della vita dell’Istituto fin dal 1982. Da allora, tutti i Capitoli generali hanno riflettuto e dato orientamenti sulla metodologia comboniana. Questi contributi non restituiscono un quadro organico, in quanto tendono, a seconda delle situazioni e dei contesti storico-geografici, a focalizzarsi su aspetti o prospettive particolari. Ad esempio, la preoccupazione del Capitolo del 1985 è quella della revisione e riqualificazione degli impegni, con attenzione ai valori del Regno. Nel 1991, si mettono a fuoco lo stile di vita e la spiritualità, oltre ai mezzi e le tecniche della pastorale (AC 1991, 42). La prospettiva del Capitolo del 1997 è quella dell’edificare la Chiesa come famiglia di Dio, mettendo a tema alcuni modelli di missione, cioè quelli di inculturazione, dialogo e impegno per la giustizia e la pace. Nel 2003 si riflette sul rinnovamento della metodologia missionaria, mettendo a fuoco azione e contemplazione, ministerialità e collaborazione, inculturazione, dialogo e annuncio. Il Capitolo del 2009, influenzato dal processo della Ratio missionis, richiama degli elementi per una rinnovata metodologia missionaria, mentre nel 2015 il tema è ancora quello della revisione degli impegni, ma con un accento su evangelizzazione e servizi pastorali specifici. Una prospettiva, quest’ultima, ripresa nel 2022 assieme alla riflessione sull’ecologia integrale come un asse fondamentale della missione comboniana.
Tuttavia, rileggendo tutti questi contributi nel loro insieme, ci accorgiamo che emergono tre elementi fondamentali ricorrenti, punti di riferimento imprescindibili nell’elaborazione di metodologie contestuali: si tratta dell’inserzione, dell’approccio ministeriale e dell’inculturazione.
1. Inserzione
Questo è il punto di partenza per qualsiasi impegno missionario e richiede anzitutto uno studio approfondito della lingua e della cultura locale (AC 1991, 44.2.a). L’inserzione è la premessa per la traduzione pratica di ciascuno dei sei principi carismatici sopra esposti e anche passo preliminare per i processi di inculturazione (AC 1997, 37).
Uno stile di vita semplice e una reale vicinanza alla gente sono fondamentali nello stile comboniano della missione: la comunità missionaria è chiamata a condividere il destino del popolo tra cui vive, assumendone lo stile di vita, le attitudini, le sofferenze, la lingua e il ritmo quotidiano (AC 1991, 31.5), coltivando un atteggiamento costante di solidarietà e condivisione (AC 1991, 45.1). La scelta di strutture e modi di vivere semplici e poveri (AC 1991, 45.1.e), accoglienti e condivisi, rende la presenza missionaria più umana, vicina e capace di generare gioia e fraternità (AC 2015, 23), mentre l’ospitalità vissuta come la vive la gente diventa segno concreto di comunione (AC 1991, 45.2.a).
Inserzione significa anche fare un’analisi attenta della realtà, capace di riconoscere e valorizzare l’opera dello Spirito nella cultura locale (AC 2003, 42). Vengono incoraggiate esperienze di inserzione più radicale (AC 1985, 32; AC 1991, 45.2.f) e il Capitolo del 2003, inoltre, sollecita tutte le comunità a un inserimento sempre più profondo nel contesto locale, in solidarietà con le persone e le loro sfide (AC 2003, 88). Sogniamo così uno stile di vita missionario pienamente inserito nella realtà dei popoli, attento al grido della terra e degli impoveriti, sostenuto da comunità interculturali che testimoniano fraternità, comunione, amicizia sociale e servizio alle Chiese locali attraverso scelte di vita e strutture più semplici (AC 2022, 28), adeguate rispetto al contesto sociale in cui viviamo, utili a migliorare la vita del popolo (AC 2022, 42.2).
2. Approccio ministeriale
Sin dal Capitolo del 1985 l’Istituto ha optato per una metodologia missionaria che valorizza la fiducia nello Spirito Santo, la promozione dei ministeri, la semplicità dei mezzi e la formazione di piccole comunità cristiane (AC 1985, 5; AC 1991, 42.2.c). In questo modo i missionari accompagnano la gente nel loro cammino di fede e di vita (AC 1997, 25), con uno stile di servizio, facendo crescere comunità evangelizzatrici con una pluralità di ministeri (AC 1991, 46.1) e accompagnandole con un senso profetico nell’affrontare le loro lotte, realizzare le loro aspirazioni e il loro cammino di liberazione integrale (AC 1991, 45.2.b).
Risulta pertanto essenziale favorire la crescita di comunità cristiane vive, come luoghi di comunione, preghiera, ascolto della parola, iniziazione alla vita ecclesiale, riflessione sui problemi umani alla luce del Vangelo e impegno per la trasformazione delle strutture sociali (EiA 89). Cioè promuovere una “chiesa ministeriale”, che discerne e promuove i doni che lo Spirito distribuisce a tutti (AC 1997, 17). In questo senso, una speciale attenzione va alla formazione di leader locali sia in campo socio-politico sia ecclesiale (AC 1991, 44.2.b).
L’approccio ministeriale comporta anche degli atteggiamenti caratteristici ed aspetti trasversali ai diversi ministeri come la combinazione di azione e riflessione, la collaborazione, il dialogo e i ministeri sociali.
Gli ultimi due Capitoli hanno indicato nella ministerialità e nelle pastorali specifiche la chiave per la riqualificazione del servizio missionario dell’Istituto, cogliendo l’invito dell’Evangelii gaudium (EG 33 e 27) di essere audaci e creativi e ripensare obiettivi, strutture, stili e metodi di evangelizzazione e animazione missionaria (AC 2015, 39).
- Azione e contemplazione (spiritualità)
La ministerialità si nutre di una spiritualità incarnata, che guarisce e umanizza, basata sulla Parola di Dio che tocchi ed ispiri tutte le dimensioni della vita missionaria (AC 2015, 30). Alla base delle attività c’è un rapporto di comunione con Dio e la capacità di leggere la vita e la storia alla luce della fede, che porta ad un nuovo stile di vita (AC 2015, 29).
Questo implica fermarsi e guardare la realtà con gli occhi della fede per scoprire come Cristo è presente nei fatti e riflettere se la nostra azione risponde agli inviti dello Spirito. Contemplare i fatti alla luce della Parola che è Gesù Cristo ed essere noi stessi trasformati e così sentire quale buona notizia siamo chiamati a vivere ed annunciare (AC 1997, 24). Come missionari aperti all’azione di Dio in noi, viviamo l’incontro con il Signore come discepoli interamente dedicati alla missione (AC 2009, 22). La testimonianza dell’amore del Signore che porta speranza tutta l’umanità nasce da questa relazione il Signore, che ci invita ad essere costruttori di fraternità, a donarci agli altri come comunicatori di pace di vita, ad accogliere tutti e ad essere buona notizia in mezzo ai più poveri. (AC 2009, 23).
Questo richiede di radicare la nostra spiritualità nell’azione dello Spirito e nella contemplazione e di operare un discernimento continuo nell’incontro tra Parola e realtà (AC 2009, 29.36), per cogliere nella missione di oggi i segni dei tempi e dei luoghi (AC 2015, 22). Siamo invitati da Comboni a mantenere gli occhi fissi in Gesù Cristo che ci introduce alla contemplazione del mistero di Dio, ma anche nel mistero dell’umanità dove lo troviamo presente nella sua ricchezza e diversità. (AC 2015, 28). Così, le nostre comunità vivono la missione come frutto di discernimento e impegno condiviso collaborando con le altre forze presenti in loco (AC 2022, 19).
- Collaborazione
La collaborazione ministeriale in missione si caratterizza come un processo profondamente sinodale che coinvolge il Popolo di Dio in tutte le fasi dell’azione pastorale, dalla programmazione alla verifica, affinché ciascuno possa sentirsi parte attiva della missione (AC 1991, 42.2.d). In un contesto segnato da individualismo e frammentazione, scegliere l’unità e la corresponsabilità nell’evangelizzazione diventa già di per sé testimonianza del Regno di Dio ed espressione del carisma comboniano, che spinse san Daniele Comboni a raccogliere attorno a sé tutte le forze disponibili per la rigenerazione dell’Africa (AC 1997, 71-72). Tale collaborazione si estende anche al livello istituzionale, dove il dialogo, la condivisione di personale e il coordinamento tra le Circoscrizioni permettono di riqualificare la presenza missionaria, riducendo gli impegni dispersivi e promuovendo pastorali specifiche a livello continentale (AC 2022, 31.3). Allo stesso tempo, è fondamentale costruire cammini comuni con le Chiese locali per sviluppare pastorali contestualizzate e, insieme ai movimenti popolari, attivare reti capaci di rispondere in modo creativo e incarnato alle sfide dei territori (AC 2022, 31.4).
- Ministeri sociali: ecologia integrale e GPIC
La promozione umana è da sempre parte della nostra missione, ma oggi questo impegno non è più sufficiente: siamo chiamati a identificare e analizzare le cause profonde dei sistemi di oppressione strutturale nei campi economico, politico, sociale, culturale e religioso. Tacere di fronte alle ingiustizie significherebbe schierarsi con l’oppressore e porsi contro gli oppressi (AC 1997, 107). In questo senso, la GPIC non è un’aggiunta opzionale, ma una dimensione costitutiva dell’annuncio evangelico, come ricorda il documento del sinodo dei vescovi Giustizia nel mondo (AC 1997, 110). Evangelizzare significa quindi confrontarsi con tutto ciò che ferisce la dignità umana e la creazione.
Comboni stesso fu un esempio di questa integrazione tra evangelizzazione e impegno sociale: lottò contro gravi forme di ingiustizia del suo tempo, come la tratta orientale e il commercio delle armi, e promosse lo sviluppo umano integrale (AC 1997, 108). Nell’Istituto esiste anche una solida tradizione di ministero GPIC (AC 1997, 109): alcune riviste hanno svolto un ruolo profetico nella denuncia delle ingiustizie; la Regola di Vita richiama la liberazione integrale della persona (RV 61) e l’Istituto l’ha espressa nella promozione dei valori del Regno (AC 1985, 35-68) e nel fare causa comune con i popoli, impegnandosi per la loro liberazione (AC 1991, 6.2; 45.1). Questo patrimonio mostra come la GPIC sia un’espressione concreta del carisma comboniano e una via privilegiata per rendere visibile il Vangelo nella storia.
Di fronte alle grandi sfide globali, complesse nelle loro cause e conseguenze, le comunità cristiane sono quindi chiamate a dare una risposta di fede, rinnovando e qualificando la loro opzione per la giusta causa dei poveri e degli oppressi. Ciò implica l’impegno a identificare le cause delle ingiustizie e a collaborare con tutte le forze coinvolte nel ministero della giustizia e della pace, un ministero che comprende l’annuncio e la denuncia profetica, la formazione delle coscienze e la costruzione di reti collaborative (AC 1991, 113-117). Per rendere efficace tale impegno, è importante creare gruppi locali di monitoraggio, sensibilizzazione e advocacy a livello di provincia, essere presenti negli organismi decisionali per favorire politiche più solidali e promuovere reti continentali e intercontinentali, come quelle per i diritti umani o per la giustizia economica tramite AEFJN (AC 2003, 46-47).
L’economia, ambito decisivo dell’esperienza umana, è oggi uno dei settori meno evangelizzati in un mondo dominato dal neoliberismo (AC 2003, 101). Per questo siamo chiamati a solidarizzare ancora più profondamente con gli emarginati, promuovendo i diritti umani fondamentali e rimettendo la persona – non il profitto – al centro del progetto sociale. La testimonianza evangelica passa anche attraverso il lobbying, il networking e la partecipazione alle attività di giustizia e pace, sia mediante i mass media sia attraverso scelte comunitarie che sostengano modelli economici alternativi (AC 2003, 29).
Infine, il Capitolo del 2022, riconoscendo l’interconnessione di tutta la realtà, ha assunto l’ecologia integrale come un asse fondamentale della nostra missione, capace di mettere in relazione le dimensioni pastorale, liturgica, formativa, sociale, economica, politica e ambientale (AC 2022, 30). L’ecologia integrale mostra ancora una volta che la GPIC non è un ambito settoriale, ma parte integrante e trasversale dell’evangelizzazione, orientando il nostro stile missionario verso una cura globale della persona e della creazione.
- Dialogo
Il dialogo è un elemento qualificante dell’approccio missionario ministeriale e costituisce oggi una via privilegiata per annunciare il Vangelo in un mondo segnato da pluralismo religioso e culturale. In un contesto in cui la diversità cresce e si intreccia, siamo chiamati a trovare nuove forme di relazione e di collaborazione che evitino scontri, competizione e proselitismo, e che contribuiscano invece alla costruzione della giustizia e della pace (AC 1997, 53). Anche il magistero dei vescovi ci sollecita a percorrere strade di dialogo che, fino a poco tempo fa, erano guardate con pregiudizio o affrontate in modo unilaterale (AC 1997, 45).
Un ambito particolarmente significativo è il rapporto con l’Islam. Le comunità cristiane devono essere coscientizzate all’importanza del dialogo con i musulmani (AC 1997, 64), riconoscendo che la nostra presenza tra i fedeli dell’Islam mira alla prima evangelizzazione mediante la testimonianza di vita, le iniziative di dialogo interreligioso in comunione con le Chiese locali e, dove possibile, anche l’annuncio diretto del Vangelo, come ricorda Ecclesia in Africa 66 (AC 1997, 65). Nella tradizione comboniana, inoltre, la scuola, le opere sociali e la promozione della donna sono spazi privilegiati di incontro, evangelizzazione e dialogo con l’Islam (AC 1997, 67). Fa parte della stessa logica evangelica promuovere iniziative di dialogo, rapporti di stima e fiducia e collaborare con i musulmani che si impegnano per il rispetto dei diritti umani e per l’emancipazione della donna (AC 1997, 68). In questo quadro, il Capitolo del 2022 riafferma con forza l’impegno dell’Istituto nel dialogo con l’Islam, alla luce della presenza sempre più significativa dei musulmani nei contesti in cui operiamo (AC 2022, 31.8).
Il dialogo interreligioso, però, non si limita all’Islam: esso abbraccia tutte le tradizioni religiose in cui siamo inseriti, come le Religioni Tradizionali Africane e Asiatiche, le religioni indigene e afro-discendenti, e si estende anche al dialogo interculturale, in sintonia con lo spirito del Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato da papa Francesco ad Abu Dhabi nel 2019 (AC 2022, 31.7). Lo Spirito di Cristo precede la missione e guida misteriosamente il cammino dei popoli; in ogni tradizione religiosa si trovano elementi che sono frutto della sua azione. Per questo l’annuncio del Vangelo richiede un atteggiamento di profondo e rispettoso ascolto dei valori e delle esperienze religiose concrete delle persone che incontriamo (AC 2003, 113). In alcuni contesti particolari, dove la presenza della Chiesa è minoritaria, le istituzioni scolastiche continuano a rappresentare un luogo prezioso per educare al dialogo, all’accoglienza e alla convivenza.
In tutte queste dimensioni—religiosa, culturale, sociale e missionaria—il dialogo non è un semplice strumento, ma uno stile evangelico che riflette la fiducia nell’azione dello Spirito, la centralità della dignità umana e la scelta per una missione che costruisce ponti, apre cammini condivisi e promuove la convivenza pacifica tra i popoli.
- Pastorali specifiche
Le pastorali specifiche sono divenute per l’Istituto la chiave della riqualificazione ministeriale, poiché permettono di orientare la missione con maggiore coerenza, continuità e incisività. In questa linea, il Capitolo del 2015 aveva individuato come via di rinnovamento la costituzione di comunità numericamente più consistenti, più stabili e internazionali, capaci di una testimonianza di comunione e fraternità e in grado di favorire specializzazioni utili a qualificare i nostri impegni (AC 2015, 44.9).
Il Capitolo del 2022 ha ulteriormente chiarito l’urgenza di riqualificare gli impegni secondo il criterio della ministerialità, che richiede l’assunzione di pastorali specifiche attraverso cammini di ampia collaborazione come stile missionario (AC 2022, 9). Per questo assumiamo le pastorali specifiche, secondo le priorità continentali (cf. AC ’15, 45.3), come riferimento per la riorganizzazione degli impegni a livello di Circoscrizioni e Continenti, nella logica della riduzione, della focalizzazione e della collaborazione (AC 2022, 31). È fondamentale avviare percorsi partecipativi che accompagnino lo sviluppo di tali pastorali in relazione alle priorità continentali, con particolare attenzione ai gruppi umani prioritari (AC 2022, 31.1), e promuovere un dialogo costante con le Chiese locali per elaborare pastorali specifiche e contestualizzate, lavorando in rete con i movimenti popolari (AC 2022, 31.4). In questo quadro, lo sviluppo della GPIC trova un nuovo impulso grazie alla sua integrazione nelle reti locali e interprovinciali delle pastorali specifiche (AC 2015, 45.5).
3. Inculturazione
L’inculturazione costituisce un elemento metodologico fondamentale dell’evangelizzazione, in quanto è parte integrante della missione incarnare il Vangelo nelle culture dei popoli (AC 1997, 31). Oggi essa emerge come un’esigenza particolarmente urgente (AC 1997, 32), soprattutto nel contesto dell’imporsi di una cultura globale di massa e della presenza di conflitti etnici, divisioni, pluralità culturali e crisi di identità che indeboliscono i riferimenti culturali, religiosi e sociali. Tale situazione invita a un impegno rinnovato per l’inculturazione del Vangelo nell’incontro concreto con i popoli (AC 1997, 36).
La Chiesa locale è il vero soggetto dell’inculturazione – come sottolinea Ecclesia in Africa 61 – chiamata a discernere, alla luce del mistero dell’Incarnazione e della Redenzione, i valori e gli anti-valori delle culture. Il processo è sempre dinamico e reciproco: come nel mistero della Pentecoste, il Vangelo introduce la novità di Cristo nelle culture, mentre le culture stesse arricchiscono la Chiesa offrendo nuove espressioni di vita cristiana (RM 52), in linea con quanto affermano Ad Gentes (AG 15) ed Evangelii Nuntiandi (EN 29) (AC 1997, 45). Comboni l’aveva compreso e sottolineato: i cristiani, nell’esercizio della loro ministerialità e in comunione sinodale, sono chiamati a vivere e a esprimere il Vangelo secondo i loro valori culturali. È infatti la Chiesa locale il soggetto principale che assimila l’evento di Cristo e lo riesprime attraverso il proprio linguaggio, la propria cultura e le proprie forme religiose (AC 2003, 110).
L’inculturazione richiede però un atteggiamento missionario preciso: studio serio e impegnato della lingua e della cultura locali, unito a stima e rispetto profondi (AC 2003, 111). Come persone interculturali siamo chiamati a discernere i valori e i contro-valori delle culture alla luce del Vangelo, vivendo un’esperienza che ci fa crescere come persone e come credenti. Questo percorso ci invita a essere strumenti di scambio e di arricchimento reciproco tra le diverse culture in cui operiamo, contribuendo a generare una Chiesa realmente cattolica, cioè universale nella comunione e plurale nelle sue espressioni (AC 2003, 112).
Così intesa, l’inculturazione non è un semplice adattamento, ma un processo teologico, ecclesiale e pastorale che permette al Vangelo di assumere la “carne” dei popoli e ai popoli di imprimere nella Chiesa il colore e il sapore delle proprie tradizioni, come una “perla bruna” che arricchisce il tesoro comune della fede.
Campi di lavoro prioritari
Il processo di stesura della nuova Regola di Vita, con il recupero profondo del Fondatore e del carisma, ha innescato un’esigenza di revisione degli impegni per promuovere una più autentica risposta carismatica alle nuove sfide della missione. Esigenza che si è acuita nel tempo man mano che è cresciuta la sproporzione tra gli impegni presi e le forze ed energie realmente disponibili (AC 2015, 40-41), oltre all’emergere di nuove sfide missionarie (AC 2009, 1). La riflessione dell’Istituto ha continuamente cercato di mettere a fuoco tanto i criteri di scelta (AC 1985, 10-12; AC 1991, 3.2; AC 2003, 44; AC 2015, 44.5) quanto gli effettivi campi di lavoro prioritari (AC 1985, 3; AC 1991, 40-41; AC 1997, 7-8; AC 2003, 38. 50; AC 2009, 62-63; AC 2015, 45.3 e 46; AC 2022, 31), optando per un approccio ministeriale e per una riorganizzazione, onde evitare la dispersione (AC 2015, 43).
La presenza comboniana è significativa quando siamo vicini a gruppi umani emarginati o in situazioni di frontiera. Tuttavia, non sempre questa presenza si avvale di una pastorale specifica qualificata in termini di metodi e competenze (AC 2015, 45.2). Di qui si è sentita l’esigenza di servizi pastorali specifici in linea con le priorità continentali, condivisi da più circoscrizioni e vissuti in una più ampia collaborazione a livello interprovinciale e continentale. In questo modo, pur riducendo le comunità in ciascun Paese, lavorando in rete è possibile sviluppare una pastorale specifica (AC 2015, 45.3).
Se guardiamo alle priorità continentali espresse nei Capitoli, vediamo che sono di due tipi: gruppi umani e dimensioni trasversali della missione, cioè aspetti che devono essere presenti in qualsiasi contesto e ministero. È interessante notare come le priorità per gruppi umani, secondo il carisma comboniano, considerati su base continentale, non sono molte. Questo è un dato molto importante, perché offre la possibilità di ovviare gradualmente alla dispersione e frammentazione degli impegni dell’Istituto. In particolare, tali priorità continentali sono:
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AFRICA |
ASIA |
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= prima evangelizzazione = dialogo interreligioso |
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AMERICA |
EUROPA |
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Conclusione
Nei primi 20 anni dopo il Concilio, nell’era dei Capitoli speciali, la grande preoccupazione degli istituti religiosi fu quella di rivedere tutta la vita alla luce del carisma. Il recupero profondo e attualizzato del Fondatore e della primigenia inspiratio si è condensato nella Regola di Vita. Questa ricerca ha portato anche alla revisione degli impegni, cioè a riflettere e valutare quali impegni fossero effettivamente corrispondenti all’ispirazione originaria del fondatore. Allo stesso tempo, sorge la questione di come gli istituti gestiscono tali impegni, cioè il discorso sul metodo. Oltre alla spinta del Concilio Vaticano II, questa continua ricerca si è resa necessaria per i grandi cambiamenti epocali che hanno un impatto considerevole anche sull’Istituto e sulla missione (Pierli 1989).
Il bisogno di fare una sintesi, di ritrovare dei punti di riferimento comuni e condivisi nell’Istituto è emerso con il nuovo millennio. Negli anni tra il 2003 (con la decisione presa nel Capitolo generale) ed il 2012 è stato portato avanti un lavoro che ha coinvolto tutto l’Istituto sulla Ratio missionis, una riflessione teologica sulla missione e sulla metodologia comboniana. Seguendo la riflessione missiologica di quegli anni, il processo ha preso atto della necessità della contestualizzazione della missione, che si riflette nell’elaborazione di diversi modelli di missione.
La rilettura degli atti capitolari dal 1985 al 2022, tuttavia, ci fa vedere che in realtà esiste un orizzonte di riferimento nel quale i missionari comboniani si ritrovano, pur rimanendo in una realtà plurale, in cui convivono sensibilità e prospettive diverse, e senza rinunciare alle differenze, senza perdere le peculiarità dei contesti diversi. Tale orizzonte comune contiene:
1. Una visione di missione definita dal magistero della Chiesa come Missio Dei.
2. La missione specifica dell’Istituto, missione ad gentes, ricompresa secondo i segni dei tempi e il nuovo contesto globale.
3. Sei principi carismatici che caratterizzano lo stile comboniano di missione, che sono:
= l’ora di Dio;
= il fare causa comune;
= la rigenerazione dell’Africa con l’Africa;
= il cenacolo di apostoli;
= il coinvolgimento ecclesiale;
= e la missione segnata dalla croce.
4. Tre elementi metodologici fondamentali, vale a dire:
= l’inserzione,
= l’approccio ministeriale
= e l’inculturazione.
5. Campi di lavoro prioritari e pastorali specifiche come percorso attuale di riqualificazione.
Riteniamo che su questa base sia possibile costruire assieme un cammino di riqualificazione e riorganizzazione del servizio missionario dell’Istituto, in fedeltà al carisma e in risposta alle nuove sfide che ci pone la nuova epoca storia che si sta dispiegando.
Segretariato Generale della Missione,
Novembre 2025
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Bibliografia
Missionari Comboniani. (2012). “Our Mission. Experience and Reflection. Conclusions from the Process of Ratio Missionis”.
Pierli, F. (1989). “Introduzione”, in AA.VV. (1989) Evangelizzazione in Africa. Per una metodologia comboniana. Bibliotecha comboniana, Roma, pp. 7-15.
XIII Capitolo Generale. (1985). “Atti Capitolari”.
XIV Capitolo Generale. (1991). “Atti Capitolari: «Con Daniele Comboni oggi»”.
XV Capitolo Generale. (1997). “Atti Capitolari: «Ripartire dalla missione con l’audacia del Beato Daniele Comboni»”.
XVI Capitolo Generale. (2003). “Atti Capitolari: «La missione dei missionari comboniani all’inizio del terzo millennio»”.
XVII Capitolo Generale. (2009). “Atti Capitolari: «Dal Piano di Comboni al piano dei missionari comboniani»”.
XVIII Capitolo Generale. (2015). “Atti Capitolari: «Discepoli missionari comboniani chiamati a vivere la gioia del Vangelo nel mondo di oggi»”.
XIX Capitolo Generale. (2022). “Atti Capitolari: «Io sono la vite, voii tralci. Radicati in Cristo insieme a Comboni»”.