Giovedì 19 marzo 2026
Proporre una riflessione sistematica sulla presenza cristiana in rete, rispondendo alle difficoltà e alle crisi che i comunicatori digitali possono incontrare. È questo l’obiettivo di “Missionari digitali: quale formazione?”, l’evento nato dalla collaborazione tra le università pontificie Santa Croce, Lateranense, Salesiana e Gregoriana, che ha coinvolto sacerdoti, consacrati e laici impegnati nell’evangelizzazione online.
«È un tentativo di risposta a problematiche, difficoltà e crisi a cui vanno incontro molti degli stessi missionari digitali. È dedicato in primis ai nostri studenti che studiano i processi comunicativi e digitali da diverse prospettive disciplinari, ma anche a tutti coloro, consacrati e laici, che vivono una presenza in rete, sia come semplici spettatori che come protagonisti e creatori di contenuti», evidenziano gli organizzatori.
L’iniziativa è in ideale continuità con il Giubileo dei missionari digitali del luglio 2025 e riveste una importanza strategica perché «oggi anche le università scendono in campo per offrire il proprio contributo di pensiero, studio e ricerca. Le sfide attuali richiedono infatti l’intervento degli intellettuali per approfondire quegli aspetti canonici e teologici necessari affinché la missione si incarni correttamente nella storia della Chiesa» ha detto monsignor Lucio Ruiz, segretario del Dicastero per la Comunicazione, tra i relatori del forum, specificando che «la realtà digitale non è un semplice insieme di strumenti evoluti, ma la cultura stessa in cui siamo immersi. Non esiste più una distinzione netta tra online e offline; viviamo in una realtà ibrida. La sfida per la Chiesa è non ignorare questa dimensione, abitando le strade digitali dove le persone pensano, soffrono e cercano risposte. Essere presenti significa ascoltare il dolore dell’altro e offrire un primo annuncio di Cristo laddove l’umanità si interroga».
Ma c’è un’altra sfida che il Segretario del Dicastero per la Comunicazione indica nel servizio dei nuovi evangelizzatori: «Non cadere nell’errore di pensare che basti una presenza superficiale o semplificata. Sebbene il digitale sia uno strumento prezioso per il primo annuncio, non può esaurirsi in esso. Come Gesù invitava i discepoli al venite e vedrete, così la missione digitale deve condurre oltre lo schermo: verso la comunità, l’Eucaristia e un percorso catechetico che faccia scoprire la bellezza della presenza di Dio nella Chiesa».
Quali competenze deve possedere un missionario digitale oggi? Per monsignor Ruiz «Innanzitutto, l’appartenenza. Il missionario digitale non è diverso da qualunque altro missionario: deve essere un uomo o una donna di Chiesa, con radici profonde nella preghiera, nella Scrittura, nel Magistero e nella vita comunitaria. Non si tratta di tradurre pedissequamente il linguaggio analogico in quello digitale», conclude, aggiungendo: «È necessario abitare questa cultura conoscendone le dinamiche, i tempi e le espressioni, affinché il messaggio risulti comprensibile all’uomo contemporaneo». L’iniziativa è stata patrocinata dal Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede.
Davide Dionisi – L’Osservatore Romano