COMBONI, QUEL GIORNO

In Pace Christi

P. Ravasio Pietro

Data di nascita: 24/05/1932
Luogo di Nascita: Bergamo (I)

Voti temporanei: 09/09/1951
Voti perpetui: 09/09/1957
Ordinazione: 01/03/1958

Data Decesso: 03/06/2017
Luogo Decesso: Milano (I)

Considero una grazia la circostanza della morte di P. Pietro nell’anno in cui stiamo celebrando il 150° della nascita dell’Istituto comboniano e sappiamo come la vita di P. Pietro, 85 anni, di cui 66 di vita consacrata missionaria e 59 di vita sacerdotale, rappresenti un lascito importante per il grande amore e la stima che ha sempre manifestato per la famiglia comboniana e per la sua storia missionaria e la convinzione che in questa storia ci sono ancora dei valori da scoprire per rivitalizzare la nostra presenza missionaria.

Sono venuto per incarico della Direzione Generale dell’Istituto e delle diverse comunità della Curia Generalizia, dove P. Pietro ha vissuto alcuni degli anni più significativi del suo servizio missionario, prima come Segretario generale per le missioni, dal 1973 al 1978, e poi come Archivista e Bibliotecario, dal 1993 al 2015.

Se volessi sintetizzare la sua vita, direi una lunga vita operosa a servizio della missione, ovunque l’obbedienza lo abbia assegnato, anche in incarichi prestigiosi. Dotato di un alto senso dell’Istituto, vissuto come famiglia qualificata all’interno della missione della Chiesa da amare e da stimare, una famiglia, come comunità di persone, alla cui vicinanza e alla cui luce poter vivere per grazia, comunanza di fede, di ideali, in una feconda interazione tra memoria del passato e slancio verso il futuro. E nonostante alcune asperità del carattere, gioioso di vivere in una comunità, sensibile alle relazioni umane, attento ai piccoli gesti di gratuità e allo stesso tempo capace di saper cogliere in essa le persone eminenti come dono fatto dal Signore, non solo per ammirarle, ma anche come stimolo verso il futuro.

Forse vi sorprenderà, come ha sorpreso anche me, scoprire la sua sensibilità di sentire l’Istituto come la somma di molti volti caratterizzati, luogo comunitario che Dio aveva scelto per prepararlo ad essere convinto annunciatore della parola. E questo lo dico basandomi sulla rilettura che lui stesso fa nel 50°di Messa del suo percorso umano e missionario.

Era nato a Redona, in provincia di Bergamo, il 24 maggio 1932. Cosi ricordava i suoi inizi nella comunità familiare e parrocchiale: “Il primo grande dono è stata per me la famiglia: dove mi hanno insegnato a pregare dove, con i nonni e fratelli ho fatto la prima esperienza di comunità. Anche la parrocchia, arricchita da due comunità religiose dei Monfortani e delle Suore Sacramentine, mi ha coinvolto e inserito nell’esperienza della Chiesa. Nella primavera del 1943 P. Luigi Villa proprio in parrocchia parlò dell'Africa e fece la proposta vocazionale”. La vocazione quindi nasce per la grazia di una comunità riconosciuta come il grembo degli inizi di una storia di generosità, la sua.

Degli anni della sua formazione religiosa a Gozzano (emise il 9 settembre del 1951 i primi voti), e della formazione filosofica e teologica a Verona e all’Università Pontificia di Propaganda Fide (dal 1951 al 1958), cosa ricorda? Ricorda a Verona la comunità concreta delle persone che lo hanno formato anche con la loro semplice, ma significativa presenza: da P. Antonio Vignato, generale emerito a P. Otto Huber, ambedue pionieri e testimoni della nostra tradizione. Dell’Università Urbaniana, ricorda “l’amicizia con compagni di studio da ogni parte del mondo. Questa comunanza – scrive – contribuì alla mia formazione”. Ordinato sacerdote l’11 marzo 1958, fu subito assegnato all’Etiopia ad esercitare l’insegnamento nel seminario di Rito Alessandrino Etiopico e poi al Comboni College dell’Asmara, come direttore delle scuole elementari e professore, dal 1959 al 1966. Anche qui evidenzia la coscienza di essere stato inserito in un progetto comunitario di Istituto dedicato all’attività formativa, ma sempre nel quadro di un’attività di prima evangelizzazione e di trasformazione secondo il motto comboniano del “salvare l’Africa con l’Africa”. Racconta – sempre nei suoi ricordi per il 50° di sacerdozio – “dopo un viaggio in nave da Napoli a Massawa, salii sull'altipiano con la ‘Littorina Breda’ che si arrampicò oltre i 2.000 metri. La missione sognata si presentava sotto tutt’altra forma. La città dell’Asmara era moderna e pulita e l'incontro con i giovani seminaristi, più di cento, mi riportò subito alla realtà e capii come anche quel servizio fosse vera missione”. Poi, aiutante del Pro Nunzio Mons. Giuseppe Moioli: alla nunziatura di Addis Abeba: “ho imparato – scriveva – a considerare con rispetto il servizio diplomatico della Santa Sede: quasi sempre nascosto, di grande appoggio alla Chiesa locale, ispiratore o attore di ogni progetto di promozione umana e di attività pastorali”. Riguardando più tardi al Collegio, dopo la nazionalizzazione degli anni ottanta, conclude positivamente: “Si può dire che non fu tempo perso. Gli ex alunni sono presenti in molti posti chiave e portano i valori che hanno appreso da noi”.

Nel 1973 lasciò l’Etiopia e fu chiamato a Roma, al Segretariato Generale delle Missioni, dove rimase fino al 1978. Di nuovo ci sono due momenti dell’Istituto, che considera particolarmente significativi. La riunione con i confratelli comboniani del ramo tedesco e l’apertura dell’Istituto verso l’Asia. Eventi comunitari che gli fanno vibrare le corde dell’appartenenza. Gli fu dato partecipare a questi due grandi eventi: nel primo come spettatore silenzioso e nell’altro come scrivano.

Nel 1978 raggiunse il Sud Sudan, assegnato alla diocesi di Tombura-Yambio fra il popolo Zande (1979-1990): prima superiore a Nzara e poi incaricato del Centro Catechetico Nazionale. Ancora in prima linea, in servizi qualitativi.

La Direzione Generale lo riservò ancora per ulteriori e delicati incarichi. Conoscendolo, di lucida intelligenza, appassionato della storia dell’Istituto e delle sane tradizioni, rigoroso, convinto custode della memoria viva dell’Istituto, gli affidò l’Archivio Generale e la Biblioteca della Curia, dal 1993 al 2011. Dopo 18 anni passati come Archivista Generale e Bibliotecario, alla bella età di 80 anni, gli fu concesso di rimanere in Curia (fino al 2015) per dedicarsi allo studio di alcune figure di rilievo come “ricercatore storico su confratelli, fatti determinanti, cambiamenti di esperienze e delle sane tradizioni”.

P. Pietro partendo lascia un compito e uno stimolo alle nuove generazioni di comboniani: non essere semplici trasmettitori delle esperienze passate, “abbiamo già una letteratura immensa e quasi su ogni aspetto della nostra vita”, scriveva. C’è allora qualcosa di nuovo da dire, senza ripetersi, soprattutto svelando quelle perle preziose che sono rimaste nascoste e che ci possono spingere verso una nuova configurazione dell’Istituto per essere fedeli al carisma missionario. (P. Arnaldo Baritussio, mccj)