COMBONI, QUEL GIORNO

In Pace Christi

P. Pazzaglia Tarcisio

Data di nascita: 15/02/1934
Luogo di Nascita: Apecchio/I

Voti temporanei: 01/11/1953
Voti perpetui: 09/09/1959
Ordinazione: 02/04/1960

Data Decesso: 18/01/2018
Luogo Decesso: Milano/I

P. Tarcisio era nato a Serravalle di Carda, nel comune di Apecchio, il 15 febbraio 1934, ultimo di sei fratelli. “In famiglia – scriveva nelle sue Memorie – si diceva il rosario tutte le sere ed io facevo il chierichetto. Dell’infanzia ricordo la grande guerra, la linea gotica che passava al mio paese. I tedeschi occupavano due stanze della casa. I partigiani buoni e cattivi saccheggiarono il nostro negozio di stoffe. L’arresto di mio padre Francesco in un rastrellamento”.

Nel 1946 entrò nel seminario dei Comboniani di Pesaro e, seguendo l’iter di quei tempi, fece le medie a Pesaro, il ginnasio a Brescia, il noviziato a Firenze, il liceo a Verona e la teologia a Venegono Superiore (Milano). A scuola non era brillante, come racconta lui stesso: “i miei superiori scrissero nei loro registri ‘È un bravo ragazzo ma più amico del cacciavite che della penna’”.

Fu ordinato sacerdote nel 1960 nel duomo di Milano e la sua prima destinazione fu Pordenone, dove rimase fino al 1964. Fu poi mandato in Inghilterra, a Sunningdale, per un corso di lingua inglese. Destinato all’Uganda, nel settembre del 1965 raggiunse Kitgum (nord Uganda) tra l’etnia Acioli dove ha vissuto per oltre 50 anni.

“Quando penso a P. Tarcisio Pazzaglia non posso fare a meno di tornare istintivamente indietro nel tempo. Sebbene l’avessi incontrato, per l’ultima volta, pochi mesi fa durante una veglia missionaria a Pesaro, i ricordi della sua persona, impressi nel cuore e nella mente, risalgono ai primi anni ’80, quando studiavo teologia nella capitale ugandese, Kampala. E fu proprio lì che conobbi “Loyarmoi” (il “grintoso oratore”), nome acholi attribuito a P. Tarcisio. Fu questo straordinario missionario comboniano che m’introdusse alla cultura dei popoli nilotici. Gli anziani da quelle parti sono soliti radunare i giovani attorno a un fuoco per tramandare loro un’ancestrale saggezza, raccontare le storie del passato e le straordinarie imprese degli avi. Ebbene, io ebbi la fortuna di fare più o meno lo stesso, trascorrendo molto tempo con P. Tarcisio che m’introdusse nell’ardua e graduale comprensione di culture distanti anni luce dal nostro immaginario. Con lui ebbi modo di viaggiare in lungo e largo sul vasto territorio dell’Uganda settentrionale; un giorno mi portò lungo uno degli argini del fiume Asswa e lì incontrammo, oltre ai soldati, un numero indicibile di scimmie. Mi spiegò che l’etnia acholi ha su questi primati una teoria opposta a quella darwiniana. Gli uomini non discendono dalle scimmie, ma al contrario questi animali in origine erano ragazzi che, stanchi di lavorare al villaggio, se ne fuggirono nel bosco e passarono la loro vita a zonzo. Secondo gli acholi, i movimenti delle scimmie non sono altro che un retaggio che si tramanda di generazione in generazione da quei giovani vagabondi che preferirono la savana alle fatiche dei campi.

P. Tarcisio da sempre è stato l’esatto contrario: tutto adrenalina, fervore, entusiasmo e slancio nell’annunciare e testimoniare il Vangelo. Nei suoi oltre 50 anni di vita missionaria, ha realizzato un numero indicibile di scuole, dispensari, chiese e cappelle, rivelandosi al bisogno muratore, falegname, infermiere, oltre che essere sempre e comunque uno zelante pastore d’anime. Aveva un hobby a cui non ha mai rinunciato, quello delle riprese filmiche, prima con il super otto, poi con le telecamere. Ha girato moltissimi documentari sugli usi e i costumi degli acholi e sussidi video per la catechesi dei giovani e degli adulti.

Dall’inizio degli anni ’90 si prodigò, in particolare, nel difendere i diritti umani contro le aberrazioni perpetrate dagli “olum” (“erba” in lingua acholi), i famigerati ribelli dell’Esercito di Resistenza del Signore. Tra ribelli e governo andò avanti per un ventennio una guerra assurda e dimenticata dal mondo e a farne le spese furono migliaia di ragazzi e ragazze costretti a combattere pena la mutilazione di orecchie, naso, labbra e dita. Tutte le sere, nelle parrocchie di P. Tarcisio, quelle di Pajule e Kitgum, arrivavano centinaia di giovani dai villaggi vicini che cercavano protezione per la notte, momento nel quale gli olum tentavano il rapimento.

La nostra amicizia è lievitata negli anni, soprattutto quando il 28 agosto del 2002 fummo sequestrati a Tumangu, non lontano da Kitgum, assieme a Carlos Rodriguez Soto. In quella circostanza ci confrontammo, insieme, ripetutamente, con “Sorella morte”… anche se poi – come diceva P. Tarcisio – “non fummo considerati degni del martirio”. Fu proprio lui ad assolvermi poco prima che finissimo di fronte al plotone di esecuzione. E se riuscimmo a salvarci, miracolosamente, fu proprio perché tutti e tre invocammo l’intercessione di P. Raffaele Di Bari, ucciso dai ribelli dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lra) il 1° ottobre del 2000. P. Tarcisio è stato un autentico casco blu di Dio che ha speso la propria vita per la causa del Regno. (P. Giulio Albanese)