Giovedì 19 febbraio 2026
La situazione degli sfollati a Butembo, nel territorio di Lubero (Nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo), è drammatica e rappresenta uno degli aspetti più dolorosi della crisi umanitaria in corso nella regione, soprattutto a causa dell’avanzata dei gruppi armati, in particolare il Movimento del 23 marzo, conosciuto come M23 (un’organizzazione paramilitare, considerata storicamente un gruppo filo-rwandese per la presenza dei tutsi), delle tensioni con le Forze democratiche alleate (ADF nell’acronimo inglese, di origine ugandese, i principali attori, a volte in collaborazione con gruppi armati congolesi, e altri gruppi locali).
Migliaia di persone sono state costrette a fuggire dalle zone di Kanyabayonga, Kirumba e dai villaggi circostanti, e cercare rifugio in aree considerate leggermente più sicure, come Butembo, Musienene. Numerose sono le difficoltà che gli sfollati affrontano quotidianamente. Ne elenco alcune.
1. La crisi degli alloggi e il sovraffollamento – Butembo non dispone di strutture adeguate ad accogliere un flusso così massiccio di persone. Va riconosciuta la scelta di mons. Melchisedec Sikuli Paluku, vescovo della diocesi di Butembo-Beni, di non erigere tende per gli sfollati né allestire campi profughi. La popolazione locale ospita sfollati nelle proprie case, nonostante i molti problemi dovuti alla promiscuità. Ci sono anche sfollati che vivono nelle strutture abandonate. Ci troviamo davanti a due situazioni non facili da affrontare:
Così abbiamo:
2. Insicurezza alimentare e mancanza d’acqua – La fame è il nemico numero uno. Gli sfollati hanno più accesso ai loro campi agricoli, loro fonte primaria di sostentamento. Ma anche la gente che li ha accoglie si trova in condizioni simili:
3. Emergenza sanitaria – Le condizioni igienico-sanitarie sono critiche.
4. Impatto su donne e bambini – Sono le categorie più vulnerabili in questo contesto di spostamento forzato.
5. Il Trauma psicologico – Oltre ai bisogni fisici, c’è una enorme ferita psicologica. Queste persone hanno assistito a violenze, hanno perso parenti e hanno dovuto abbandonare tutto ciò che avevano. Vivere nell’incertezza costante, senza sapere quando o se potranno tornare a casa, crea uno stato di ansia e disperazione perenne.
6. In sintesi – La vita a Butembo per uno sfollato è una lotta quotidiana per la sopravvivenza, caratterizzata dall’attesa di aiuti che non bastano mai e dalla paura che il conflitto li posso colpire di nuovo.
I missionari comboniani aiutano gli sfollati e orfani di guerra
Noi missionari comboniani a Butembo siamo attivamente (ma con discrezione) impegnati nell’aiuto agli sfollati e agli orfani di guerra. La nostra presenza in questa zona del Nord Kivu è storica e, di fronte all’aggravarsi della crisi, abbiamo intensificato le opere di assistenza.
Ecco nello specifico cosa stiamo facendo e come operiamo.
1. Sostegno a orfani e vedove – Abbiamo più volte lanciato allarmi sulla situazione dei bambini rimasti soli a causa dei massacri.
2. Educazione e Recupero Scolastico – Un punto forte del nostro intervento è l’istruzione, vista come unico strumento per salvare i bambini dal reclutamento nei gruppi armati. Lavoriamo spesso in sinergia con le suore comboniane, che gestiscono progetti come il Centro di Recupero Scolastico (CRS) a Butembo. Questo centro è vitale per i ragazzi sfollati che hanno perso anni di scuola a causa della guerra o che sono troppo grandi per le classi elementari normali. I corsi speciali offerti in questo centro permettono loro di recuperare il tempo perduto e imparare un mestiere.
3. Assistenza agli sfollati
Perché il nostro aiuto è cruciale ora?
A differenza delle ONG, che a volte sono costrette a ritirarsi da zone critiche per motivi di sicurezza, noi missionari (sia padri che suore) tendiamo a rimanere sul posto anche durante i momenti più difficili, diventando spesso l’unico punto di riferimento stabile per la popolazione locale terrorizzata.
P. Justin Kakule Muvawa, MCCJ
Superiore provinciale della RD. del Congo