Giovedì 26 febbraio 2026
Sul mondo della cooperazione e dell’assistenza umanitaria internazionale, già in ginocchio dopo i drastici tagli al programma USAID (l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale) un anno fa, sta per abbattersi una nuova scure del governo USA. L’amministrazione Trump ha infatti predisposto nuovi, rilevanti sforbiciate agli aiuti esteri che colpiscono programmi precedentemente graziati in Africa perché ritenuti “salvavita”, in quella che i funzionari descrivono come una “uscita responsabile”. [Nigrizia]
Una mail interna del Dipartimento di stato americano, datata 12 febbraio, intercettata dal magazine The Atlantic, con sede a Boston, stabilisce la cancellazione di tutti i finanziamenti umanitari in sette paesi africani con una motivazione lapidaria: “Non esiste un forte nesso tra la risposta umanitaria e gli interessi nazionali degli Stati Uniti”.
La nuova tornata di tagli colpisce i paesi saheliani Burkina Faso, Mali e Niger, ma anche Camerun, Malawi, Zimbabwe e Somalia, tutte nazioni alle prese con gravissime emergenze umanitarie. I finanziamenti destinati a questi paesi, spiega la mail, saranno invece reindirizzati ad altre nove nazioni: Repubblica democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Etiopia, Kenya, Uganda, Mozambico, Nigeria, Sud Sudan e Sudan.
Le nuove mosse rispecchiano a pieno la politica protezionista trumpiana dell’America First che privilegia gli interessi geopolitici ed economici nazionali, rispetto alle necessità umanitarie del resto del mondo. Non a caso le nazioni escluse dagli aiuti offrono agli Stati Uniti limitate risorse commerciali o sono di scarso valore geostrategico, rispetto ad altre, come Rd Congo, Nigeria, Uganda o Sud Sudan, in grado di offrire riserve minerarie cruciali o che sono disposte ad accettare immigrati deportati dagli USA.
La Somalia nel baratro della fame
Tra i paesi che patiranno più gravemente le conseguenze dei nuovi tagli c’è la Somalia, dove già oggi circa 6 milioni e mezzo di persone soffrono di malnutrizione acuta – oltre un terzo sono bambini – a causa della prolungata siccità e dove solo pochi giorni fa il Programma alimentare mondiale (PAM) aveva avvertito che gli aiuti alimentari potrebbero interrompersi entro aprile se non arriveranno nuovi finanziamenti.
Questo dopo che già l’agenzia dell’ONU era stata costretta a ridurre il numero di persone che ricevono assistenza alimentare di emergenza da 2,2 milioni all’inizio del 2025, a sole 640mila. La Somalia ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per la siccità lo scorso novembre, dopo due anni di mancate stagioni delle piogge, con decine di migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie case in cerca di cibo, molte delle quali si sono accalcate in campi per sfollati a Mogadiscio e in altre città del paese. Il PAM parla di quasi mezzo milione di persone sfollate negli ultimi cinque mesi.
Il paese ha già registrato la chiusura di centinaia di cliniche e centri nutrizionali a seguito dei tagli statunitensi dell’anno scorso e un aumento del 44% dei decessi tra i bambini sotto i cinque anni gravemente malnutriti negli ospedali regionali e nei centri per sfollati, secondo un recente report di Medici senza Frontiere.