In Pace Christi

Malandra Alfredo

Malandra Alfredo
Date of birth : 04/01/1905
Place of birth : Olevano PV/I
Temporary Vows : 01/11/1924
Perpetual Vows : 01/11/1928
Date of ordination : 14/07/1929
Date of death : 28/09/1973
Place of death : Verona/I

L'ultima volta che P. Malandra celebrò la Messa nella cappellina dì Arco - la mattina del 28 settembre u.s. - s'era commosso nel pronunciare le parole che fanno seguito alla consacrazione: «Donaci d'aver parte alla vita eterna insieme con la Beata Vergine Maria, Madre di Dio, con gli Apostoli e tutti i Santi». Un segreto presentimento del suo imminente ingresso nella «vita eterna»? Dopo la Messa si confessò dal P. Cappuccino che si presta per questo servizio alla comunità ogni 15 giorni, riconducendo poi al suo convento. Nel primo pomeriggio, volendo fare un atto di carità verso una suora di Arco ricoverata nell'ospedale di Negrar, partì per Verona accompagnato da altre due suore e da Fr. Olivieri che vi andava per controlli medici.

Tutto andò bene. Verso le 5 pomeridiane, sostando nella Casa Madre delle Pie Madri a S. Maria in Organo, venne a sapere della prematura morte di P. Salvato. P. Malandra esclamò: «Peccato, così giovane! Il Signore poteva prendere me malandato in salute e alla mia età». Poco più di un paio d'ore dopo anche il caro P. Malandra era chiamato alla vita eterna.

L’incidente stradale avvenne sulla statale Verona-Trento, mentre stava ritornando ad Arco con le suore, in località tra Ceraino e Dolce. P. Malandra che da parecchio tempo era bloccato da un camion, tentò dì sorpassarlo e vi riuscì, ma non tenendosi bene nella sua carreggiata fu investito da una «Giulia» che sbatté contro la parte anteriore dell'auto, gettandola contro un muretto sul lato sinistro della strada. L'auto era completamente fuori uso e anche la Giulia ebbe forti danni. P. Malandra batté fortemente il petto contro il volante e fu colpito seriamente alla gamba e al braccio sinistro. Le due suore, a parte qualche contusione inevitabile e grande paura, se la cavarono miracolosamente. Il medico che per primo curò P. Malandra dichiarò che le fratture riportate non erano così gravi da causargli la morte, ma probabilmente P. Malandra, sotto lo shock, non reagì con sufficiente coraggio e il cuore cedette. Non fu colpito alla testa. La mente era lucida e lui rispondeva alle domande.

Venne l'autoambulanza che lo trasportò all'ospedale civile di Verona (Borgo Trento) ma, proprio mentre lo tiravano fuori dall'autoambulanza, spirò serenamente. Per fortuna era proprio lì per caso uno dei cappellani dell'ospedale che gli amministrò l'Olio Santo.

I funerali sono stati celebrati il 2 ottobre nella cappella del cimitero di Verona, dove P. Alfredo ora riposa nella pace dei giusti. Erano presenti, oltre a molti parenti, amici, confratelli, ammiratori (tante Suore Pie Madri della Nigrizia), 26 dei nostri Padri che hanno concelebrato. Mons. Domenico Ferrara, suo compagno di scuola, presiedette la messa funebre. Al Vangelo, a nome di tutti, Mons. Ferrara diede l'estremo saluto all'indimenticabile P. Malandra.

Era nato ad Olevano (Pavia) 68 anni fa. Terminato il ginnasio nel seminario diocesano, entrò nella nostra Congregazione (1922), fece i primi voti il 1° novembre 1924 e fu ordinato sacerdote il 14 luglio 1929. L'anno seguente partì per l'Uganda, assegnato alla nuova missione di Lira, tra i Lango. Rimase anche a Gulu tra gli Acioli per molti anni. Ma dove lasciò indelebile l'impronta del suo passaggio è Kalongo, pure tra gli Acioli. Qui il suo dinamismo e il suo gran cuore diedero nuova vita a questa missione. La dotò di un modernissimo ospedale che ancora oggi rende incalcolabili servigi a tanti poveri, ammalati, sofferenti, orfani, abbandonati, anziani. È questo, infatti, il motivo dominante della vita missionaria (36 anni in Uganda) di P. Alfredo: la carità, far del bene, e tanto, a tutti, proprio come san Paolo che si scusava con i cristiani di Corinto per essere alle volte irruente: perché «è la carità di Cristo che mi spinge sempre avanti!» (II, Cor. V, 14). I Kalongesi lo ricordano con nostalgia e ora lo rimpiangono a calde lacrime. Lo chiamavano semplicemente «Malan». Andavano da lui con fiducia, tutti.

Li accoglieva sempre sorridente e dava loro sempre qualche cosa. Ancora oggi, cinque anni dopo la sua partenza dall'Uganda, i suoi Kalongesi gli scrivono, invitandolo a tornare. Sembrava che il loro «Malan» non dovesse mai morire.

Dopo l'annuncio della sua morte, un maestro del Centro Professionale di Kalongo scrive del suo dolore, di quello della sua famiglia, per la scomparsa dì P. Malandra. Tra l'altro dice testualmente: «Speravamo di riaverlo presto tra di noi, ma Dio Onnipotente, aveva il suo piano. Noi, come cristiani, lo accettiamo e preghiamo per il riposo della sua anima».

Anche ad Arco si era reso amabile. Oltre ad aver dedicato le sue energie per i suoi anziani e ammalati ricoverati nella casa di cura, anche fuori, seppe diffondere grande simpatia. Tutti lo ricordano come una carissima persona.

Non vanno dimenticate le sue benemerenze nel campo letterario. Tra i tanti lavori va ricordata la sua pregiata grammatica con vocabolario della lingua Acioli e vari studi di carattere etnografico e storico sulla medesima tribù. R.I.P.

Da Bollettino n. 103, gennaio 1974, pp. 86-87