NOTICIARIO MENSUAL DE LOS MISIONEROS COMBONIANOS DEL CORAZON DE JESÚS

DIREZIONE GENERALE

Professioni perpetue

Sc. Mamadou Cristal (RCA)

Cairo

09-07-2026

Sc. Kambale Meschak Kasoro (Congo)

Cairo

09-07-2026

Sc. Kasereka Mwami Charles

Cairo

09-07-2026

Sc. Kpogo Komi Jules Ametefe Aimé (TG)

Lomé

11-07-2026

Sc. Amado Komlan Gademon Prosper (TG)

Lomé

11-07-2026

Sc. Davon Kossigan Sylvestre (TG)

Lomé

11-07-2026

Sc. Aguiar Vignon Michel (BEN)

Lomé

11-07-2026

Sc. Dzikunu Winfred Etse (GH)

Lomé

11-07-2026

Sc. Twesigwe Andrew (UG)

Lomé

11-07-2026

Sc. Mumbere Kavuthe Delphin (Congo)

Nairobi

20-07-2026

Sc. Konosi Atambanakabange André (Congo)

Isiro

25-07-2026

Sc. Ocen Moris Paul (UG)

Arua

31-07-2026

Sc. Apetokou Kossivi Paul (TG)

CMM *

13-08-2026

Sc. Nyiker Chanjwiok Abdakka (SS)

CMM *

13-08-2026

* Cité Mama Mobutu (Congo)

Ordinazioni

Wanyama Mark Musungu (KE)

Busia

11-07-2026

Mutheu Moses Mwatunge (KE)

Nairobi

25-07-2027

Muhindo Muhiwa Fiston (EGSD)

Butembo

02-08-2026

Mwaba Mathews (PE)

Lusaka

04-08-2026

Gum Santino Mawan Guor (SS)

Rumbek

16-08-2026

Opera del Redentore

Settembre 01 – 15 NAP 16 – 30 PCA
Ottobre 01 – 07 RCA 08 – 15 TCH 16 – 31 RSA

Intenzioni di preghiera

Settembre – Signore della vita, donaci occhi per contemplare la bellezza del creato, cuore per custodirlo con amore e mani per servirlo con giustizia. Rinnova in noi lo Spirito che fa nuove tutte le cose. Preghiamo.

Ottobre – Perché tutti i membri della Famiglia Comboniana, sostenuti dallo Spirito Santo e ispirati da san Daniele Comboni, annuncino il Vangelo con gioia e siano segni di luce, speranza e tenerezza tra i popoli a cui sono inviati. Preghiamo.

Calendario liturgico comboniano

SETTEMBRE

9

S. Pietro Claver, sacerdote, Patrono dellIstituto

Solennità

OTTOBRE

1

Santa Teresa di Gesù Bambino, vergine e dottore della Chiesa, Patrona delle missioni

Festa

10

San Daniele Comboni, vescovo, Fondatore della Famiglia comboniana

Solennità

20

Beati Davide Okelo e Gildo Irwa, martiri

Mem. facolt.

Ricorrenze significative

SETTEMBRE

9

San Pietro Claver,

Ciad, Colombia

14

Esaltazione della Santa Croce

Festa

OTTOBRE

12

Nossa Senhora Aparecida

Brasile

16

Santa Margherita Maria Alacoque, vergine

ovunque

19

Santi Giovanni di Brébeuf e Isacco Jogues, sacerdoti e compagni, martiri

NAP (Stati Uniti e Canada)

BRASIL

Padre Mossi nominato cappellano della chiesa di Nostra Signora del Rosario dei Neri

Domenica 12 luglio 2026 il missionario comboniano togolese padre Mossi Kuami Anoumou ha assunto l’incarico di cappellano della chiesa di Nostra Signora del Rosario dei Neri, nel centro storico di Salvador, capitale dello Stato di Bahia.

La confraternita di Nostra Signora del Rosario degli Uomini Neri, sorta nel 1685 e composta per lo più da schiavi africani, diventò nel 1714 parte del terzo ordine francescano. Non avevano però un proprio luogo di culto. Finalmente, riuscirono ad avere un terreno nel quartiere storico di Pelourinho, su cui edificare una chiesa, che fu terminata solo nel 1823, e fu chiamata Chiesa di Nostra Signora del Rosario dei Neri. Da allora, questo edificio sacro rappresenta uno dei luoghi simbolo della presenza e della memoria afrobrasiliana: esso custodisce la storia, la fede, le tradizioni e il patrimonio culturale della popolazione afrobrasiliana.

Tra le peculiarità che la caratterizzano vi è l’incontro tra la liturgia cattolica e alcune espressioni della cultura afrobrasiliana, che si manifestano, tra l’altro, attraverso la danza e il suono dell’atabaque (uno strumento musicale a percussione), in un clima di intensa partecipazione comunitaria.

Padre Mossi è il responsabile della pastorale afro-comboniana in Brasile. Per i missionari comboniani, l’affidamento della cappellania della Chiesa di Nostra Signora del Rosario dei Neri rappresenta un ulteriore consolidamento dell’impegno della provincia brasiliana a favore delle comunità afrodiscendenti – un servizio avviato a Salvador oltre quarant’anni or sono.

Questo impegno costituisce un significativo attestato di fiducia da parte dell’arcidiocesi di Salvador nei confronti del lavoro missionario svolto dai comboniani.

Tra i compiti di padre Mossi vi sono la celebrazione dell’Eucaristia in onore della Beata Vergine del Rosario e degli altri santi venerati dalla confraternita, la guida di ritiri spirituali, l’amministrazione del sacramento della riconciliazione e la promozione della catechesi. Egli è anche incaricato di custodire e valorizzare la storia, la cultura e la devozione verso i santi e le sante neri, quali sant’Antônio di Categeró, santa Efigenia e san Benedetto, senza dimenticare santa Barbara, venerata nelle religioni di matrice africana in forma sincretica con Lansã, l’orixá dei venti, dei fulmini e delle tempeste. Dal padre ci si aspetta che accolga tutti coloro che desiderano adorare Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, senza alcuna distinzione di condizione sociale, appartenenza etnica o genere. Altro suo compito importante è quello di accompagnare la confraternita affinché continui a promuovere iniziative volte alla tutela della religiosità popolare, della ricchezza culturale brasiliana e del patrimonio religioso, artistico e storico della popolazione afrobrasiliana.

Padre Mossi si augura di poter annunciare il Vangelo ed esserne testimone, con la grazia di Dio e il sostegno della comunità comboniana, valorizzando l’identità e la cultura afrobrasiliana e favorendo il dialogo tra il messaggio evangelico e le realtà sociali, economiche e culturali vissute dalla popolazione afrodiscendente.

È questo, infatti, l’obiettivo della pastorale afrobrasiliana e il senso della sua presenza a Salvador come missionario comboniano impegnato in questo specifico ambito pastorale. (Missionari Comboniani del Brasile)

Padre Ezechiele Ramin: 41 anni di memoria, fede e testimonianza

Sono passati 41 anni dal martirio di padre Ezechiele Ramin, ma la sua memoria continua a camminare. Cammina nelle strade, nelle comunità, nelle preghiere e soprattutto nel cuore di tante persone che, ancora oggi, riconoscono nella sua vita una testimonianza viva di fede, vocazione e impegno per i più poveri.

In questo 2026, la memoria di padre Ezechiele è iniziata il 19 luglio con un pre-pellegrinaggio nella comunità a lui dedicata a Mirante da Serra, nello Stato di Rondônia. Più di 150 persone si sono messe in cammino per quattro chilometri, accompagnando i propri passi con preghiere, canti e riflessioni. Al termine del percorso, più di 500 persone si sono riunite per celebrare l’Eucaristia. La comunità ha poi condiviso il pranzo con tutti i partecipanti, in un gesto semplice e significativo di gratitudine e fraternità, come nelle prime comunità cristiane: «Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo» (At 2,46-47).

Dal 22 al 24 luglio, la memoria è proseguita nelle parrocchie Sacra Famiglia e San Giuda Taddeo, a Cacoal, Rondônia. Nelle diverse comunità ecclesiali di base è stato celebrato un triduo per ricordare la vita e la missione di padre Ezechiele. Le comunità si sono riunite attorno alla Parola e all’Eucaristia, memoria del Cristo liberatore, per ricordare un uomo che aveva scelto di mettere la propria vita al servizio del Vangelo e dei più poveri e abbandonati.

Il tema dell’XI Pellegrinaggio Padre Ezechiele Ramin, testimone vivo di vocazione e missione ha accompagnato le celebrazioni, assieme al motto tratto dagli Atti degli Apostoli: “Tutti insieme spezzavano il pane nelle loro case” (cfr. At 2,46). Così, ricordando Ezechiele, le comunità hanno anche ricordato la propria vocazione. Hanno pregato e ringraziato Dio per la sua vita, per la sua testimonianza e per quella missione che, a distanza di 41 anni, continua a interrogare e a generare impegno.

Un momento particolarmente intenso è stata la celebrazione eucaristica alla vigilia del pellegrinaggio, nella chiesa parrocchiale della Sacra Famiglia. Circa mille persone si sono riunite per celebrare la fede e fare memoria del missionario comboniano. Con loro c’erano il vescovo della diocesi di Ji-Paraná, Dom Norberto Foerster, tre sacerdoti comboniani, tre sacerdoti diocesani e un diacono permanente dell’area missionaria del Basso Madeira, nell’arcidiocesi di Porto Velho.

Poi è arrivato il giorno del pellegrinaggio. Il 26 luglio, a Rondonlândia, nello Stato del Mato Grosso, più di duemila pellegrini si sono messi in cammino per circa tre chilometri, in un percorso di fede e di speranza che conduce fino alla cappella costruita nei pressi del luogo dove Ezechiele Ramin fu ucciso il 24 luglio 1985. Aveva appena 32 anni!

Quella strada percorsa insieme, 41 anni dopo, racconta qualcosa di più di una mera commemorazione. Racconta che una vita donata non finisce con la morte. Racconta che il seme piantato da Ezechiele continua a germogliare nelle comunità che camminano insieme, pregano insieme e si impegnano per la vita dei più poveri.

La memoria si è conclusa con la celebrazione dell’Eucaristia. Attorno all’altare si è raccolto un grande numero di persone provenienti da diverse parrocchie e diocesi: religiose, seminaristi, due diaconi, dodici sacerdoti e due vescovi.

Ma il pellegrinaggio non finisce qui. Il sogno di padre Ezechiele Ramin è ancora vivo. Vive nelle comunità che non si rassegnano alla povertà e all’ingiustizia, nelle persone che scelgono di organizzarsi e di difendere la dignità dei più poveri, in coloro che continuano a credere che il Vangelo possa trasformare la storia.

Le cause per le quali Ezechiele ha donato la vita sono ancora le cause delle comunità di fede che camminano insieme. E, mentre i suoi passi si sono fermati 41 anni fa, il cammino continua. (Padre Cosmas Musonda, mccj)

RD CONGO

Concerto per l’Ecologia Integrale a Kinshasa

Il 27 giugno 2026, il Centro Missionario Laudato Si’, in collaborazione con la Commissione ecologica della comunità comboniana di Kinshasa e con il coro Afriquespoir, ha organizzato un concerto di lode a Dio per celebrare l’impegno di quanti custodiscono e si prendono cura del creato.

Attraverso un ricco repertorio di canti tradizionali, classici e popolari, aperto dall’inno del Centro Signore, ti lodiamo e ti adoriamo per le meraviglie che compi, il concerto ha ricordato che la lode al Creatore è uno dei pilastri dell’ecologia integrale. Solo riconoscendo Dio come Creatore e Signore dell’universo possiamo riscoprirci custodi responsabili della casa comune.

Particolarmente significativo il canto Po po botiaki ntembe? (“Perché non ci avete creduto?”) del compianto padre Jean-Pierre Makamba, che denuncia le cause della crisi ambientale e sociale: lo sfruttamento indiscriminato delle risorse, la deforestazione, l’inquinamento dei fiumi, l’avidità di chi si appropria dei beni comuni e un modello di sviluppo che antepone il profitto al bene delle persone e del creato.

La riflessione è stata arricchita da diverse testimonianze di impegno concreto. Giovani del Movimento Laudato Si’ hanno presentato iniziative per la raccolta differenziata dei rifiuti e la riduzione dell’uso della plastica. La Commissione ecologica della comunità comboniana ha illustrato progetti di riciclo e riutilizzo di pneumatici e altri materiali. Sono stati inoltre presentati esempi di produzione di cosmetici biologici, di valorizzazione di prodotti naturali, di contrasto alla deforestazione e il progetto “Un ragazzo – un albero”, volto a rendere più verde la città di Kinshasa.

Le testimonianze hanno mostrato come la cura del creato passi attraverso piccoli gesti quotidiani e iniziative capaci di coinvolgere l’intera comunità. La giornata si è conclusa con un brindisi di amicizia, che ha dato appuntamento ai prossimi incontri e alle future iniziative del Centro Missionario Laudato Si’, nel segno di uno stile di vita sempre più rispettoso della natura e fondato sulla fraternità. (Padre Fernando Zolli, mccj)

DEUTSCHSPRACHIGE PROVINZ

Esposizione florovivaistica regionale a Ellwangen – Il piacere del cambiamento

Sono trascorsi sette anni dall’assegnazione del progetto al completamento dei lavori, prima che l’Esposizione florovivaistica regionale potesse essere inaugurata il 24 aprile 2026. Sono stati sette anni di progettazione, sviluppo e intenso lavoro prima che tutto fosse pronto. Un’esposizione florovivaistica significa tanti fiori e piante, ma anche molta creatività. In questo caso, sono state messe a dimora 60.000 piante, arbusti e alberi, per lo più autoctoni. L’esposizione rimarrà aperta fino al 4 ottobre di quest’anno.

Per chi non lo sapesse, la Jagst è il piccolo fiume che per molti anni ha separato diversi quartieri dal centro di Ellwangen. Probabilmente è proprio da questa particolarità geografica che è nato il nome ufficiale della città, Ellwangen an der Jagst, cioè “Ellwangen sulla Jagst”.

Il fiume Jagst non separa più, ma d’ora in poi unisce. “Il cambiamento è possibile” è un secondo slogan davvero azzeccato! Affinché tutto procedesse nel migliore dei modi, più di 1.000 volontari hanno svolto – e continuano a svolgere – compiti importanti. Nei primi tre giorni circa 23.000 persone hanno visitato l’Esposizione: un numero quasi pari a quello degli abitanti della città! La biodiversità del fiume Jagst è stata valorizzata, ma anche la città ha beneficiato delle nuove opportunità offerte da questo piccolo corso d’acqua.

C’è però un altro aspetto interessante: l’Esposizione ospita un “giardino della Chiesa”, gestito in modo ecumenico. Anche qui si svolgono eventi significativi e coinvolgenti dedicati alla vita, alla fede e alla Chiesa, il tutto all’insegna dello slogan “Sei il benvenuto!”. È impressionante vedere come cristiani evangelici, cattolici, neoapostolici ed evangelico-metodisti collaborino fianco a fianco.

L’appartenenza confessionale non è mai stata – e non è tuttora – un problema per l’Esposizione. A dimostrarlo è la presenza del vescovo diocesano Klaus Krämer (Rottenburg-Stoccarda) e del suo omologo protestante, il vescovo regionale Ernst-Wilhelm Gohl della Chiesa evangelica del Württemberg. I due hanno presieduto la celebrazione ecumenica nella prima domenica dell’Esposizione. All’evento hanno partecipato circa 10.000 fedeli, quasi come nelle celebrazioni presiedute dal Papa a Roma.

La casa della nostra comunità di Ellwangen si trova proprio all’interno dell’area dell’Esposizione. Abbiamo messo a disposizione dei visitatori la vecchia cappella del seminario come luogo di riposo e di raccoglimento. Inoltre, quattro nostri confratelli sono presenti nel “giardino della Chiesa” come interlocutori per chi desidera un colloquio. Il mercoledì, dalle 10.00 alle 12.00, chiunque lo desideri può rivolgersi a uno di questi “volontari dell’ascolto”. Noi quattro membri della comunità, con i nostri cinque o sei turni ciascuno nel “giardino della Chiesa”, copriamo quasi la metà del servizio di presenza presso le “panche dell’ascolto”.

Oggi “Ellwangen sulla Jagst” può significare anche “vicinanza al prossimo e al creato”. Non mancano segni semplici, discreti ma significativi. Anche da noi giungono persone che, attraverso l’incontro e lo scambio reciproco, diventano un dono le une per le altre – cattolici e cristiani di altre Chiese. Le loro preoccupazioni – tra cui spiccano il desiderio di una Chiesa credibile e la delusione per le sue continue esitazioni – finiscono con l’avere anche un effetto incoraggiante.

Ci domandiamo che cosa resterà dopo la chiusura dell’Esposizione, fissata al 4 ottobre 2026. Ad ogni modo, a Ellwangen e nei comuni circostanti, oggi l’Esposizione è il tema più importante e sentito dell’estate.

Di fronte a tanta gioia di vivere e a una così ampia partecipazione di popolo, noi missionari dovremmo avvertire sempre più il bisogno di ascoltare e osservare con attenzione, cercando di comprendere ciò che sta realmente accadendo attorno a noi e ciò che conta davvero. Così anche noi potremo trarre beneficio e incoraggiamento da questa esperienza e – perché no? – rallegrarcene insieme a molti altri. (Padre Anton Schneider, mccj)

EGYPT-SUDAN

Il Cairo – Voti religiosi perpetui e ordinazioni diaconali

«La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!» (Mt 9,37). Con queste parole di Gesù, tre dei nostri scolastici che hanno completato la loro formazione teologica a Beirut –Mamadou Cristal della Repubblica Centrafricana (RCA), Kambale Meschack Kasoro e Kasereka Mwami Charles, entrambi della Repubblica Democratica del Congo (RD Congo) – hanno invitato amici e confratelli a condividere la loro gioia in occasione della professione religiosa perpetua e dell’ordinazione diaconale, celebrate rispettivamente il 9 e il 10 luglio.

La celebrazione dei voti perpetui, presieduta dal superiore provinciale di Egitto-Sudan, si è svolta a Cordi Jesu, la chiesa costruita sul terreno che lo stesso san Daniele Comboni ricevette per fondare i suoi istituti al Cairo. Alla celebrazione era presente anche padre Kakule Muvawa Emery-Justin, superiore provinciale della Provincia della RD Congo.

L’ordinazione diaconale si è svolta invece nella parrocchia di Sakakini, frequentata in particolare dalla comunità dei rifugiati sudanesi e sudsudanesi del Cairo, ed è stata presieduta da mons. Claudio Lurati, vicario apostolico di Alessandria.

A entrambe le celebrazioni ha partecipato un gran numero di giovani, invitati a riconoscere, nel cammino dei nostri tre giovani confratelli, come la Chiesa sia arricchita dalla varietà dei carismi e delle vocazioni e come la missione unisca persone provenienti da popoli e nazioni diversi.

Entrambe le liturgie sono state celebrate in arabo, inglese e francese. Il loro carattere missionario rappresenta una caratteristica distintiva delle celebrazioni che noi missionari comboniani animiamo frequentemente al Cairo ed è una testimonianza concreta della natura missionaria della Chiesa universale.

Questo assume un significato ancora più profondo in un tempo in cui, in Egitto come in molte altre parti del mondo, i rifugiati e gli stranieri faticano a trovare il loro legittimo posto nella società. (Padre Diego Dalle Carbonare, mccj)

Khartoum – Riapre il Comboni College

Quando, il 15 aprile 2023, scoppiò la guerra a Khartoum, il Comboni College era una fiorente istituzione educativa. Gli alunni iscritti alla scuola di base erano 1.055; 827 studenti frequentavano la scuola superiore e 786 seguivano i corsi del College di Scienza e Tecnologia.

Nel giro di poche ore, le loro vite furono sconvolte. Gli studenti, le loro famiglie, gli insegnanti e la comunità comboniana furono costretti a fuggire dalla capitale in cerca di sicurezza, mentre i feroci combattimenti tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF) devastavano la città, distruggendo edifici e infrastrutture e spezzando le speranze e i sogni di migliaia di persone.

Khartoum rimase sotto il controllo delle RSF fino al marzo del 2025, quando le SAF riconquistarono la città, aprendo la strada al graduale ritorno dei residenti e all’avvio del lungo processo di ricostruzione.

Quando abbiamo potuto tornare al Comboni College, lo scenario che si è presentato ai nostri occhi era straziante: tutti i cavi elettrici del campus erano stati strappati; l’impianto idrico era stato distrutto; computer, condizionatori d’aria e attrezzature digitali erano stati saccheggiati; i muri erano crivellati dai fori dei proiettili e dai colpi dell’artiglieria. Nel cortile, dove generazioni di bambini avevano giocato, riso e sognato, giacevano ancora i corpi dei combattenti delle RSF uccisi durante la battaglia.

Eppure, in mezzo a tanta devastazione, i missionari comboniani si resero conto di quanto fossero stati fortunati. A differenza di molti edifici vicini, ridotti in macerie, incendiati o gravemente danneggiati, le strutture principali del Comboni College erano ancora in piedi. Sopravvissute alla guerra, avrebbero potuto costituire le fondamenta di un nuovo inizio.

Sabato 4 luglio 2026, dopo oltre tre anni di chiusura forzata, il Comboni College di Khartoum ha annunciato che la scuola di base e la scuola superiore riapriranno a settembre per l’anno scolastico 2026–2027, accogliendo nuovamente gli studenti.

Il College di Scienza e Tecnologia, che nel novembre 2023 era stato costretto a trasferire le proprie attività a Port Sudan, sta cercando finanziamenti per riabilitare le sue strutture nella capitale, con la speranza di riprendere i corsi accademici nel 2027.

La riapertura del Comboni College a Khartoum — un’istituzione che, sin dalla sua fondazione nel 1929, ha formato generazioni di studenti sudanesi e sud-sudanesi — rappresenta molto più della ripresa delle attività scolastiche: è un segno tangibile di speranza per i quasi sei milioni di abitanti dello Stato di Khartoum, impegnati a ricostruire la loro città, le loro comunità e il loro futuro. (Padre Jorge Naranjo, mccj)

ESPAÑA

Assemblea provinciale

Dal 22 al 27 giugno, circa trenta missionari comboniani si sono riuniti a Palencia per celebrare l’Assemblea provinciale annuale. L’inizio dell’incontro è stato segnato dalla triste notizia dell’improvvisa morte di fratel Holgado Salvide Arístides, che ha dedicato la sua vita alla missione in Mozambico, Ecuador, Colombia e Spagna. Non è riuscito a superare le complicazioni sopraggiunte dopo un intervento a cuore aperto.

La notizia ha costretto il superiore provinciale, padre Llamazares González Miguel Ángel, e alcuni membri dell’assemblea a rientrare a Madrid per partecipare ai funerali. Nonostante il dolore, gli altri partecipanti hanno proseguito i lavori secondo il programma previsto.

La prima giornata è stata dedicata alla formazione permanente, sul tema “La missione oggi in Spagna”. Il gesuita Pablo Guerrero Rodríguez ha guidato una riflessione su un’idea che sta progressivamente prendendo piede negli ambienti missionari: “Anche la Spagna è terra di missione”.

La seconda giornata ha affrontato uno dei temi di maggiore interesse per l’Istituto: la riunificazione delle circoscrizioni. Padre Pietro Ciuciulla, superiore della provincia d’Italia, ha illustrato la visione che orienta questo processo. I gruppi di lavoro hanno espresso le paure e i dubbi suscitati da questo cammino di riconfigurazione, che dovrebbe culminare con il capitolo generale del 2028.

Verso la fine dell’assemblea, è stata organizzata una pausa per permettere ai partecipanti di conoscere il territorio di Palencia. Il gruppo si è recato a Paredes de Nava, dove ha visitato la chiesa di Sant’Eulalia, e successivamente a Becerril de Campos, con una visita al Museo di San Pedro.

L’ultima giornata è stata dedicata alle relazioni. Padre Miguel Ángel ha presentato la sua relazione, seguita da quelle dei segretariati della missione, della formazione e dell’economia.

L’assemblea si è conclusa con una celebrazione di ringraziamento per il venticinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale di due missionari, Enrique Bayo e Rafael Armada.

La prossima assemblea provinciale si terrà alla fine di giugno 2027. (Padre Gbama Nsusu Boniface, mccj)

Visita di padre Austin alla provincia

Dal 6 al 19 luglio 2026, padre Radol Austin Odhiambo, consigliere generale incaricato di seguire le province comboniane d’Europa, ha visitato ufficialmente la provincia di Spagna, accompagnato da padre Llamazares González Miguel Ángel, superiore provinciale.

La visita, inserita nel cammino di discernimento sul processo di riconfigurazione delle province europee, ha avuto come obiettivo l’ascolto delle comunità, la conoscenza diretta della loro realtà e il dialogo fraterno con i confratelli.

Dopo il primo incontro, svoltosi il 7 luglio a Madrid, padre Austin ha visitato le comunità di Moncada, Barcellona, Palencia e Palas de Rei, incontrando i confratelli e condividendo con loro riflessioni sulla vita dell’Istituto, la missione e le prospettive future della presenza comboniana in Europa. Ha potuto apprezzare l’impegno delle comunità di Madrid, Barcellona e Palas de Rei nell’animazione missionaria e nella collaborazione con le Chiese locali, così come la preziosa testimonianza di fedeltà offerta dalle comunità di Moncada e Palencia, che accolgono principalmente confratelli anziani e malati. Non ha visitato, invece, le due comunità di Granada, già incontrare nel dicembre 2025.

La visita di padre Austin alle comunità è stata un momento di incoraggiamento e di stimolo a vivere con gioia e in spirito di fraternità il dono della vocazione missionaria nel contesto europeo, nella consapevolezza che la missione non conosce confini né di spazio né di tempo, e che la chiamata a vivere la vocazione missionaria è per sempre, indipendentemente dall’età e in qualsiasi luogo, anche in questa Europa che è “terra di missione”.

Al termine del suo soggiorno, padre Radol ha espresso profonda gratitudine per l’accoglienza ricevuta e ha incoraggiato tutti a proseguire con fiducia il cammino di rinnovamento: «Vi incoraggio a continuare questo cammino con fiducia e speranza». Riferendosi al processo di riconfigurazione delle province europee, ha ricordato che, «se sapremo affidarci al Signore, anche questo processo potrà diventare un’opportunità di crescita, di comunione e di rinnovato slancio missionario». (Padre Miguel Ángel, mccj)

Un campo estivo per crescere

Dal 19 al 26 luglio, a Huétor Santillán (Granada), si è svolto il campo estivo organizzato dalla rivista per ragazzi Aguiluchos. Quarantasette i  partecipanti, tra cui 28 bambini, 14 animatori e due pre-animatori, oltre a missionari comboniani e cuochi.

È stata una settimana di convivenza, formazione, preghiera e divertimento, vissuta come un vero itinerario di crescita umana e cristiana. Ogni giornata è stata dedicata a un tema diverso – dall’autoconoscenza alla comprensione del mondo che ci circonda, dalla povertà e umiltà all’amore – attraverso attività pensate per favorire la crescita integrale dei bambini.

Un momento speciale è stata la finale della Coppa del Mondo FIFA 2026, seguita insieme su un grande schermo. La vittoria della Spagna sull’Argentina ha portato una grande gioia e contribuito a creare un clima di festa, rafforzando ulteriormente i legami tra i partecipanti.

Per gli animatori, un campo “Aguiluchos” è molto più di un semplice campo estivo. Eva Tobalina lo definisce «un luogo sicuro e una seconda famiglia», dove i bambini imparano valori umani e i temi della missione. Per Ignacio García Navarrete, che collabora con noi da 16 anni, un campo “Aguiluchos” è un luogo in cui «si vivono i valori della missione, della fraternità e del servizio in modo amichevole e gioioso».

Anche per il giovane Alberto Rojas, diventato animatore dopo aver partecipato a precedenti campi come pre-animatore, il campo rappresenta una nuova tappa di crescita: «Non si smette di essere bambini quando si diventa animatori; semplicemente inizia una nuova tappa per continuare a imparare e a crescere». Lo scolastico comboniano Jonathan Rodríguez, al suo secondo campo, ha precisato: «Condividere questi giorni con i bambini e accompagnarli nei momenti di convivenza, preghiera e divertimento è stata un’esperienza profondamente arricchente. Me ne vado con il cuore colmo di gioia e gratitudine»

Il campo si è concluso con la celebrazione dell’Eucaristia, presieduta da padre Zoé Musaka. Tra stanchezza, gioia e lacrime al momento dei saluti, tutti sono tornati a casa con la consapevolezza che l’esperienza continua durante l’anno. E i bambini, con la loro spontaneità, hanno già fatto la domanda più bella: «Quanto manca al prossimo campo?». (Padre Justus Oseko, mccj)

ETHIOPIA

Esercizi spirituali annuali

Come ogni anno, i membri della famiglia comboniana impegnati in Etiopia si sono ritrovati per vivere insieme un tempo di rinnovamento spirituale. Gli esercizi spirituali annuali si sono svolti dal 24 al 31 luglio presso il Galilee Centre di Bishoftu, casa di ritiro della Compagnia di Gesù.

Quest’anno l’incontro è stato organizzato dalle suore missionarie comboniane e guidato da padre Raymond Manyanga, gesuita originario della Tanzania. Vi hanno partecipato 12 comboniane, 11 comboniani e sei Ancelle della Chiesa, congregazione religiosa locale fondata dal vescovo comboniano Armido Gasparini nel vicariato di Hawassa.

Il tema scelto per il ritiro è stato “Fedeltà creativa”, un invito a riscoprire e ravvivare il carisma missionario lasciato da san Daniele Comboni. Pur appartenendo alla Compagnia di Gesù, padre Raymond ha sottolineato alcuni tratti caratteristici della famiglia comboniana, tra cui la vita comunitaria e la particolare attenzione alla missione nei contesti più difficili.

Fin dall’inizio, il predicatore ha invitato i partecipanti a individuare un’intenzione per questo tempo privilegiato di incontro con il Signore, lasciandosi guidare dalla domanda rivolta da Gesù al cieco Bartimeo nel Vangelo di Marco: «Che cosa vuoi che io faccia per te?» (Mc 10,51).

A partire da questa domanda, le meditazioni hanno accompagnato i partecipanti in un percorso sulla vita di preghiera, considerata come una via per prendere maggiore consapevolezza della propria identità, riconoscere i doni ricevuti e riscoprire il valore della preghiera comunitaria.

Nel corso degli esercizi sono stati affrontati anche altri temi importanti per la vita consacrata e missionaria: l’unità nella diversità, il significato dei voti religiosi e l’importanza di sostenere con la preghiera il particolare servizio pastorale affidato a ciascun membro dai superiori. L’ultima meditazione è stata dedicata alla figura dell’apostolo Pietro, così come emerge dai Vangeli.

Il ritiro si è svolto in un clima sereno e favorevole alla preghiera, offrendo a tutti i partecipanti l’opportunità di rinnovare la propria relazione con Dio e di ritornare all’essenziale della vocazione missionaria.

Il tempo degli esercizi è stato arricchito anche dalla celebrazione della memoria del beato Giuseppe Ambrosoli, missionario comboniano, e, nell’ultimo giorno, dalla memoria di sant’Ignazio di Loyola.

Al termine del ritiro, è rimasto nel cuore dei partecipanti il senso di gratitudine per questo tempo prezioso di ascolto, preghiera e fraternità. Un’esperienza da vivere, come ha ricordato padre Raymond, nella prospettiva di una “fedeltà creativa” al carisma ricevuto e alla missione. (Padre Hippolyte Apedovi, mccj)

ITALIA

La provincia aderisce alla Piattaforma di Iniziative Laudato Si’

Il 24 maggio, nell’undicesimo anniversario dell’enciclica Laudato si’, la nostra provincia ha formalizzato la propria adesione alla Piattaforma di Iniziative Laudato Si’. In fedeltà alle decisioni dell’ultimo Capitolo generale, la provincia ha compiuto questa scelta nella consapevolezza che l’impegno per la giustizia sociale e quello per la giustizia ambientale sono oggi inseparabili, in un contesto di grave crisi che colpisce soprattutto i più poveri. Creature umane e non umane alzano insieme la voce, sentendosi ben lontane dalla promessa di vita piena che sta a cuore al Creatore.

Il Capitolo del 2022 ha scelto di rispondere alle sfide dell’attuale cambiamento d’epoca alla luce della Parola di Dio e secondo l’asse fondamentale dell’ecologia integrale, che mette in connessione le dimensioni pastorale, liturgica, formativa, sociale, economica, politica e ambientale. Più precisamente, ha impegnato l’Istituto ad «aderire alla Piattaforma di iniziative Laudato Si’, promossa dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ai vari livelli (comunità, circoscrizioni, Istituto)» (AC ’22, 30.1), in collaborazione operativa con il Movimento Laudato Si’. Si tratta, in pratica, di un percorso personalizzato di impegno e conversione che ogni istituzione o gruppo assume secondo le proprie modalità, per camminare verso la sostenibilità nello spirito dell’enciclica Laudato si’. Oltre alle comunità religiose, vi partecipano famiglie, parrocchie e diocesi, istituzioni educative, gruppi e movimenti.

La provincia italiana ha elaborato da tempo il Vademecum Laudato Si’, per orientare la vita missionaria alla luce di questa necessaria conversione. Il documento offre il quadro di riferimento magisteriale per questo impegno e presenta percorsi concreti in cinque ambiti: la gestione del cibo, dei rifiuti, della mobilità, delle relazioni e degli stili di vita, nonché dell’economia e delle utenze. Sarà proprio questo Vademecum il punto di riferimento del nostro impegno nella Piattaforma: attraverso di esso potremo condividere le riflessioni maturate, i passi avanti che riusciremo a compiere e la capacità di coinvolgere altre persone e gruppi.

Dopo l’adesione della provincia alla Piattaforma, il passo successivo sarà quello delle singole comunità comboniane presenti in Italia. È infatti nei territori in cui viviamo che possiamo testimoniare con maggiore concretezza, nel tessuto delle nostre relazioni, l’ispirazione dell’ecologia integrale. La Commissione Giustizia, Pace e Integrità del Creato (GPIC) della provincia si mette a disposizione delle comunità che desiderano intraprendere questo percorso, offrendo orientamenti, suggerimenti e proposte.

Come ci aveva ricordato papa Francesco, «insieme all’importanza dei piccoli gesti quotidiani, l’amore sociale ci spinge a pensare a grandi strategie che arrestino efficacemente il degrado ambientale e incoraggino una cultura della cura che impregni tutta la società» (Laudato si’, 231). (Padre Dario Bossi, mccj)

Appello all’impegno per la pace in Sudan – Iniziative suggerite

In data 7 luglio 2026, i superiori delle provincie comboniane d’Italia e di Egitto-Sudan, attraverso una lettera aperta, hanno invitato i confratelli d’Italia a unirsi nell’impegno missionario per la pace in Sudan, mediante la diffusione di contenuti sul tema e una giornata di digiuno e preghiera fissata per il 28 luglio. Ecco il testo della lettera.

Cari confratelli comboniani della provincia italiana,

vi scriviamo questa lettera, firmata dai superiori provinciali d’Italia e di Egitto-Sudan, per mettere in luce il momento estremamente grave in cui si trova la terra più amata da san Daniele Comboni.

Vorremmo fare memoria della precarietà e della violenza che minacciano il popolo sudanese e, successivamente, condividere alcune iniziative che stiamo portando avanti grazie a un gruppo di lavoro interprovinciale, che coinvolge anche diverse organizzazioni cattoliche e della società civile. Infine, vorremmo farvi una proposta per metterci in gioco come comunità comboniane nei nostri territori.

La grave situazione del Sudan oggi

Come sappiamo, il conflitto in Sudan, iniziato nell’aprile 2023 tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF), ha provocato una delle più gravi crisi umanitarie del mondo. Si stima che decine di migliaia di persone siano state uccise, oltre 14 milioni siano state costrette a lasciare le proprie case e più della metà della popolazione necessiti oggi di assistenza umanitaria.

Il timore di nuovi massacri di massa si fa sempre più concreto nel Nord e Sud Kordofan, dove le RSF proseguono con i loro assedi e sembrano prepararsi a lanciare un attacco contro la città di El Obeid. Potrebbe ripetersi una tragedia con crimini contro l’umanità simili a quelli perpetrati a El Fasher tra maggio 2024 e ottobre 2025, denunciati in un recente rapporto di Amnesty lnternational. Le agenzie umanitarie avvertono che a El Obeid si registra già un livello di emergenza per la grave carenza di cibo, la mancanza di acqua potabile e il rischio di epidemie di colera.

Anche il Vaticano si è pronunciato con preoccupazione, presso il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, sull’imminenza di una nuova tragedia.

La rivista Nigrizia sta seguendo attentamente gli sviluppi della situazione, in costante dialogo con i missionari comboniani e con altri testimoni in Sudan.

Iniziative in corso in Italia

Da più di due anni, una ventina di associazioni della società civile italiana e sudanese [ACLI, Amnesty lnternational Italia, ANPI, AOI (Associazione delle Ong Italiane), ARCI, Baobab Experience, Caritas italiana, CIPAX, Comitato Internazionale per la Pace in Sudan, Comunità Sant’Egidio, Comunità sudanese in Italia, Economia Disarmata-Movimento dei Focolari Italia, Emergency, FOCSIV, Fondazione Nigrizia, Medici senza frontiere, Missionari Comboniani in Italia, Rete italiana pace e disarmo, Un Ponte Per] stanno cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla grave crisi umanitaria in Sudan, con interventi anche al Parlamento italiano e al Parlamento Europeo. A fine 2025 sono stati pubblicati due comunicati ufficiali: il primo, in ottobre, per chiedere un intervento urgente del Governo italiano al fine di aprire corridoi umanitari a El Fasher; il secondo, a dicembre, per chiedere l’interruzione della cooperazione militare del governo italiano con gli Emirati Arabi Uniti, che a loro volta forniscono armi alle RSF.

Un seminario di studio, realizzato in giugno 2026 presso la nostra casa generalizia a Roma, ha approfondito i legami tra il traffico dell’oro sudanese e la guerra, rivelando nuovamente la grave complicità degli Emirati Arabi Uniti. Su questo tema, il 28 luglio si terrà a Roma una conferenza stampa.

Proposte per le comunità comboniane

In un tempo particolarmente grave e delicato, invitiamo i confratelli della provincia italiana a unirsi nell’impegno per la pace in Sudan:

proponete dibattiti nelle vostre comunità e nei vostri territori e fate circolare le notizie che stiamo pubblicando frequentemente sul tema;

uniamoci anche con le comunità cristiane con cui condividiamo la fede e il cammino, in una giornata di digiuno e preghiera in concomitanza con la conferenza stampa del 28 luglio: risuoni così la preoccupazione e l’impegno missionario di tante persone per la pace.

Affidiamoci al Dio della Pace, a Maria, Madre della Riconciliazione, e all’intercessione di san Daniele Comboni, perché si aprano cammini di risoluzione del conflitto nella martoriata terra sudanese.

Verona e Khartoum, 7 luglio 2026

Padre Pietro Ciuciulla, provinciale d’Italia
 Padre Diego Dalle Carbonare, provinciale di Egitto-Sudan

MALAWI-ZAMBIA

Chama – Voti perpetui di fratel Pedrito

Il 21 giugno 2026, nella parrocchia di san Daniele Comboni a Chama, nello Zambia orientale, si è tenuta la professione religiosa perpetua di fratel Pedrito Mário. La celebrazione eucaristica, presieduta dal superiore provinciale, padre Andrew Bwalya, ha riunito confratelli, parrocchiani, familiari e amici in un clima di grande gioia e partecipazione.

Nell’omelia, padre Andrew ha richiamato le parole di Gesù «Non abbiate paura», esortando fratel Pedrito a vivere la sua vocazione con coraggio, fede e perseveranza, confidando sempre nella provvidenza di Dio anche nei momenti di difficoltà.

Originario di Netia, nel nord del Mozambico, fratel Pedrito ha emesso i primi voti nel 2017, si è formato per quattro anni a Nairobi (Kenya) ed è stato inviato nel 2022 nella Provincia di Malawi-Zambia. Attualmente presta servizio nella missione di Chama, dove è responsabile dell’azienda agricola e coordina le attività di pastorale sociale, contribuendo sia allo sviluppo della comunità sia all’azione evangelizzatrice. La sua professione perpetua rappresenta un significativo momento di ringraziamento e di speranza per la Chiesa e per la Famiglia comboniana.

MÉXICO

Esercizi spirituali e assemblea provinciale

Dal 27 al 31 luglio, una ventina di confratelli hanno partecipato agli esercizi spirituali annuali, predicati da padre Rodríguez Gonzáles Juan Martín, superiore provinciale dell’Ecuador. Con un linguaggio semplice e fraterno, condividendo la propria esperienza spirituale e missionaria, padre Juan Martín ha invitato i presenti a fare memoria della nostra storia e a ritornare alle origini della chiamata ricevuta dal Signore, per vivere, a partire da lì, in rendimento di grazie e disponibilità, ciò che Dio ci chiama a essere oggi.

Sono stati cinque giorni intensi, durante i quali il clima, il bellissimo ambiente naturale della casa e la calorosa accoglienza della sua comunità ospite hanno aiutato a mettersi alla presenza di Dio, per ricuperare le forze e continuare il cammino nella sequela di Cristo secondo il carisma comboniano.

Assemblea provinciale – Dopo un fine settimana di riposo, il 4 agosto ha avuto inizio l’assemblea provinciale, con la presenza di un buon numero di padri e fratelli.

I primi due giorni sono stati dedicati al tema della unificazione della provincia del Messico con quella dell’America Centrale (PCA). Presenti anche padre Jorge Elías Ochoa Gracián Jorge , superiore provincia della North American Province, e padre Sánchez González Enrique, provinciale della PCA.

Prezioso l’aiuto dato dalla dott.ssa Ana Lilia Vera Perdono, che ha tenuto una relazione sul tema della globalizzazione in rapporto al nostro processo di riunificazione. La globalizzazione ci trasforma e ci invita a parlare di ciò che ci unisce. A partire dal suo intervento e dalla realtà che viviamo, ci siamo presi un tempo di riflessione personale e di gruppo. È stata una riflessione molto arricchente, che ci aiuterà a vivere questo processo con fiducia e speranza.

Il processo conoscerà un importante momento dal 18 al 27 settembre, quando padre Luigi Codianni e padre David Costa Domingues, vicario generale, si incontreranno a Città del Messico con le commissioni create in Messico e in America Centrale per la riorganizzazione della regione.

Il terzo e ultimo giorno dell’assemblea, il 6 agosto, è stato dedicato alle relazioni dei vari segretariati e del consiglio provinciale, per valutare il cammino compiuto quest’anno e programmare quello del prossimo anno.

Non sono mancati momenti di svago, sport e convivialità, che hanno contribuito a creare un ambiente allegro e fraterno per tutta la durata dell’assemblea.

PERÚ

Ritiro provinciale – “Con il cuore a Cana”

Durante i sei giorni di esercizi spirituali (20-25 luglio 2026), tenuti nella casa provinciale di Monterrico, a Lima (Perù), il silenzio, la riflessione e l’ascolto sono stati i nostri compagni fedeli. Eravamo 36, tra fratelli, sacerdoti e scolastici, guidati dal predicatore, padre Bautista Lucas Erasmo Norberto, comboniano messicano.

I partecipanti hanno vissuto un’intensa esperienza di comunione con Gesù Cristo. Ogni giornata è stata scandita da tre momenti di incontro con Dio e di santificazione: Lodi al mattino, celebrazione eucaristica a mezzogiorno, e adorazione del Santissimo nel pomeriggio. Questi tre momenti forti hanno costituito la cornice spirituale per approfondire il tema scelto: “Con il cuore a Cana».

Il predicatore ha guidato i partecipanti a ripercorrere, versetto per versetto, il racconto delle nozze di Cana (Gv 2,1-11), dove Gesù diede inizio ai suoi “segni” e «manifestò la sua gloria» (v. 11).

Le riflessioni condivise hanno fatto emergere la ricchezza spirituale di questo brano, con particolare attenzione al vivere la missione a partire dal Cuore di Cristo, che spinge a credere, amare, sperare e annunciare.

Collegando questo brano del Vangelo di Giovanni alla spiritualità di san Daniele Comboni, padre Erasmo ha evidenziato come il nostro fondatore avesse compreso che la missione può scaturire solo da un cuore profondamente unito a Cristo e affettivamente vicino alla gente.

Il missionario è quindi chiamato a costruire il bene e a custodire l’umanità che Dio gli ha affidato, seguendo l’esempio di Gesù che si rende presente nella vita concreta delle persone.

In pratica, gli insegnamenti di questi esercizi spirituali si sono sintetizzati in tre atteggiamenti essenziali per il comboniano di oggi: saper essere presenti – con vicinanza alla gente – come Gesù alle nozze di Cana; imparare a guardare la realtà con attenzione e compassione, come Maria, che seppe cogliere il bisogno della gente; e obbedire alle parole di Gesù con fiducia, come i servi che riempirono le giare d’acqua.

Alla fine, padre Bautista ha invitato a far risuonare nel cuore di ogni missionario il messaggio di Cana, che consiste nel trasformare le avversità della vita in un luogo accogliente le fragilità umane in speranza. (Sc. Latoundji Affolabi Olouwatogni Magister François).

Economia sostenibile – Comunione dei beni e missione comboniana

Dal 29 luglio al 1° agosto, lo scolasticato internazionale di Lima ha ospitato un corso di formazione sull’economia sostenibile, rivolto in particolare agli scolastici e agli economi della provincia del Perù. Erano presenti 23 partecipanti.

Padre Angelo Giorgetti, economo generale, affiancato dai padri Gianni Gaiga e Mitchel Sandoval Nelson Edgar, rispettivamente economo e procuratore provinciale e superiore provinciale del Perù, hanno guidato le sedute, nel quadro delle indicazioni date dal XIX capitolo generale del 2022.

L’incontro mirava a illustrare come integrare la comunione dei beni, la trasparenza e la sostenibilità nella vita missionaria. La sostenibilità è intesa come equilibrio tra dimensione economica, sociale ed ecologica, confidando sempre nella Provvidenza che animò san Daniele Comboni. L’Istituto è sostenibile quando ogni membro condivide ciò che è e ciò che ha – anche se sembra insignificante –, facendo riferimento al passo evangelico della condivisione dei pani (Mt 14, 13-21).

Le linee guida principali per raggiungere questa sostenibilità richiedono, da parte di ogni missionario, una crescita evangelica e professionale, una gestione trasparente, uno spirito di comunione dei beni, la valorizzazione delle persone e la partecipazione al Fondo comune totale (Fct). A livello pratico, sono stati sottolineati impegni generali quali l’elaborazione dei bilanci preventivi, la ricerca comunitaria di risorse, l’animazione missionaria presso il popolo di Dio, la creazione di fondi di sostenibilità e una contabilità responsabile.

Un altro aspetto rilevante della formazione è stato il tema della contabilità, intesa come “memoria economica”, capace di registrare e comunicare fedelmente i fatti finanziari, garantendo coerenza tra vita missionaria e vita economica.

Il Fct è stato presentato come un autentico strumento di comunione. Sebbene comporti il rischio di passività o di uso improprio dei beni, esso è riconosciuto come un’opportunità per vivere la povertà evangelica e la solidarietà. Infatti, si è insistito sulla prevenzione di incoerenze e reati finanziari attraverso la collegialità, l’onestà e la prudenza.

Infine, è stata sottolineata l’importanza di realizzare progetti sostenibili, dalla ideazione alla conclusione, tenendo conto delle intenzioni dei donatori che privilegiano iniziative locali, di carattere duraturo e rivolte alle persone più vulnerabili.

Per concludere, padre Giorgeti ha affermato che la sostenibilità va intesa come un atto di fede e di comunione dei beni che unisce trasparenza economica e missione evangelizzatrice.

VII Congresso Giovanile Comboniano 2026 – Passione per la missione e vita in comunione

Dal 3 al 7 agosto, circa 170 giovani delle nostre parrocchie si sono riuniti nella città di Trujillo, presso la nostra parrocchia “Signore dei Miracoli”, per vivere il VII Congresso Giovanile Comboniano 2026, con il motto “Gioventù comboniana: passione per la missione e vita nella comunione”, che è risultato una vera esperienza di fede, formazione, cultura, gioia e missione.

I giovani sono stati accolti dalle famiglie delle comunità pastorali di Trujillo, vivendo così un’esperienza concreta di fratellanza e comunione.

Durante i cinque giorni, i partecipanti hanno riflettuto su diversi aspetti della loro vita e della loro vocazione:

  • Primo giorno – “Giovane, chi sei?”Sono stati invitati a riconoscere la propria identità, a valorizzare la giovinezza e a imparare da Maria a dire “sì” a Dio, vivendo la fede con autenticità e coraggio.

  • Secondo giorno – “Giovane, che cosa ti dice Gesù oggi?” – È stato approfondito il rapporto personale con Gesù e l’impegno a rispondere al suo amore attraverso la fede e il servizio. È stata presentata anche la spiritualità comboniana e il Piano MIES, ispirato al cammino missionario di san Daniele Comboni.

  • Terzo giorno – Cultura – I partecipanti hanno conosciuto il patrimonio storico e culturale di Trujillo, visitando Chan Chan, la Huaca Arco-íris e Huanchaco. Hanno inoltre condiviso la ricchezza culturale delle proprie regioni attraverso cibi, artigianato, abiti tradizionali, musica e danze.

  • Quarto giorno – “Giovane, Dio ti chiama” – Si è riflettuto sulla vocazione, sugli ostacoli che possono impedire ai giovani di scoprirla e sull’importanza di costruire una cultura vocazionale fondata sulla vita spirituale, sulla fraternità, sulla solidarietà e sulla coscienza critica.

  • Quinto giorno – “Inviati in missione” – È stata presentata l’identità della pastorale giovanile comboniana come una pastorale spirituale, comunitaria, solidale, internazionale e sempre in movimento. I giovani hanno proposto alcune azioni per rafforzare la propria pastorale.

Il messaggio che rimane come sintesi dell’intera esperienza si ispira a san Daniele Comboni: «Salvare l’Africa con l’Africa», inteso oggi come la sfida di evangelizzare i giovani con i giovani, formando discepoli missionari impegnati con Cristo e con quanti hanno bisogno di speranza.

Il Congresso si è concluso con una celebrazione eucaristica e con l’annuncio che il prossimo incontro si terrà a Pangoa, nella Selva Centrale del Perù, nel 2029.

L’esperienza lascia ai giovani la sfida di non limitarsi a ciò che hanno vissuto, ma di portarlo nelle proprie comunità e trasformarlo in azioni concrete di fede, vocazione, comunità e missione.

In sintesi: il VII Congresso Giovanile Comboniano 2026 è stata un’esperienza che ha aiutato i giovani a scoprire la propria identità, a incontrare Gesù, a valorizzare la comunione, a discernere la propria vocazione e ad assumersi l’impegno di essere giovani missionari al servizio della Chiesa e del prossimo. (Amelit Galván, delegata della parrocchia di Pangoa)

PORTUGAL

50 anni di sacerdozio di padre Manuel Augusto Ferreira

La parrocchia di Arcozelo das Maias ha festeggiato, il 18 luglio, i 50 anni di sacerdozio di padre Manuel Augusto, in una celebrazione vissuta come momento di rendimento di grazie, memoria e affetto da parte di una comunità che lo considera uno dei suoi figli prediletti.

La celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo di Viseu, mons. António Luciano, e concelebrata da numerosi sacerdoti comboniani e diocesani, ha riunito familiari, amici e membri della comunità. Proprio ad Arcozelo das Maias padre Manuel Augusto è nato, è stato battezzato e ha maturato la sua vocazione sacerdotale e missionaria. Qui ha ricevuto l’ordinazione e, nel corso degli anni, ha celebrato altre tappe significative del suo ministero.

In cinque decenni di sacerdozio, padre Manuel ha vissuto un’intensa esperienza missionaria, mettendo a servizio della Chiesa anche il particolare dono della comunicazione. Come giornalista, attraverso articoli, reportage e testimonianze, ha cercato di creare ponti tra popoli e culture, dando voce alle realtà missionarie e aiutando molti a conoscere la bellezza del Vangelo e della missione ad gentes.

Tra i numerosi incarichi svolti, spicca quello di superiore generale dei missionari comboniani, servizio che lo ha portato a conoscere comunità e missionari di diversi continenti e ad accompagnare la vita dell’Istituto nel suo impegno missionario. Sono stati anni di viaggi, incontri e decisioni, vissuti a contatto con le sfide dell’evangelizzazione e con le realtà dei più poveri e vulnerabili.

La celebrazione del 50° di sacerdozio è stata così molto più di una ricorrenza personale: è stata un’occasione per ringraziare Dio per una vita donata alla missione e per riconoscere il legame profondo di padre Manuel con la sua comunità d’origine. Al termine della celebrazione, Arcozelo das Maias gli ha rinnovato il proprio affetto e la promessa della preghiera, augurandogli di continuare con gioia il suo cammino sacerdotale e missionario.

La festa è proseguita con una cena comunitaria, fatta di fraternità, ricordi e condivisione, accompagnata dalla proiezione di alcuni momenti del lungo percorso missionario di padre Manuel. (Abel Dias)

SOUTH SUDAN

Primo sacerdote comboniano della diocesi di Rumbek

Il diacono Gum Santino Mawan Guor, primo missionario comboniano originario della diocesi di Rumbek, è stato ordinato sacerdote il 16 agosto. Mons. Christian Carlassare, vescovo di Bentiu e amministratore apostolico di Rumbek, ha conferito l’ordinazione nella Cattedrale della Sacra Famiglia, in una celebrazione segnata da grande gioia.

Una folla numerosa ha partecipato alla festosa Eucaristia, insieme a oltre dieci comboniani, tra sacerdoti e fratelli, e a membri di altre congregazioni religiose presenti nella diocesi.

Nella stessa celebrazione, mons. Carlassare ha ordinato due sacerdoti e un diacono locali.

«Non costruite barriere attorno al vostro sacerdozio. Siete ordinati dal popolo e per il popolo. Il vostro sacerdozio deve avere un volto umano», ha esortato il vescovo durante l’omelia.

L’ordinazione di padre Santino segna un traguardo storico: originario della parrocchia di Romic, è il primo dinka della diocesi di Rumbek a diventare comboniano, destinato a servire oltre i confini del Sud Sudan: inizierà il suo primo ministero missionario in Ciad.

Padre Santino non ha saputo nascondere la sua emozione: «Oggi è un giorno di immensa gioia per me. Sono il primo prete comboniano e presto andrò ad annunciare il vangelo in un’altra nazione. Il fatto mi entusiasma molto. E sono certo che l’intera comunità della diocesi di Rumbek condivide questa mia gioia».

Con le tre nuove ordinazioni, la diocesi conta oggi 14 sacerdoti e un diacono diocesani.

Padre Santino, 36 anni, ha concluso la formazione teologica in Sudafrica e svolto il servizio missionario nel suo paese d’origine. (Padre Majambo Lutumba Placide, mccj)

TOGO-GHANA-BENIN

Lomé – Sei nuove professioni perpetue

«La nostra vita è nelle mani di Dio. Faccia di noi ciò che vuole: gliel’abbiamo donata in modo irrevocabile. Sia benedetto» (Scritti, 434). Queste parole di san Daniele Comboni sono riecheggiate nella mente di molti dei presenti nella nostra sede provinciale di Lomé l’11 luglio 2026, quando sei nostri scolastici hanno emesso la professione perpetua, consacrando l’intera loro vita alla missione ad gentes.

Ecco i loro nomi: Kpogo Komi Jules Ametefe Aimé, Amado Komlan Gademon Prosper e Davon Kossigan Sylvestre (tutti e tre togolesi), Aguiar Vignon Michel (beninese), Dzikunu Winfred Etse (ghaneano) e Andrew Twesigwe (ugandese).

Erano presenti nella cappella una trentina di confratelli provenienti da quasi tutte le comunità della provincia, i familiari dei nuovi professi, numerosi fedeli e molti amici della missione. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da padre Katsan Fodagni Kokouvi (Fidèle), superiore provinciale, che ha ricevuto i voti a nome del superiore generale, padre Luigi Cordianni.

L’animazione liturgica, curata dalla federazione delle corali della comunità cristiana di Cacaveli, ha conferito alla celebrazione una profonda intensità spirituale e una gioia contagiosa, esprimendo il rendimento di grazie di tutti i presenti per il dono di sei nuove vite interamente offerte a Dio per la missione.

Nella sua omelia, padre Katsan ha approfondito il significato della professione religiosa alla luce della Parola di Dio, della nostra Regola di Vita e della spiritualità di san Daniele Comboni. Ha affermato: «I voti di castità, povertà e obbedienza, prima ancora di essere delle rinunce, sono un modo di partecipare pienamente alla vita di Gesù, una “profezia e anticipazione” del Regno di Dio, una consacrazione che configura chi li emette a Cristo, primo missionario del Padre. [...] Queste sei professioni perpetue costituiscono un nuovo capitolo nella realizzazione del sogno missionario di san Daniele Comboni, che dedicò l’intera sua vita all’evangelizzazione dei popoli più abbandonati. Seguendo le orme di Cristo e del Fondatore, che fece della missione la ragione della propria esistenza e per il quale la missione consisteva nel “fare causa comune” con i popoli che ci sono affidati (cfr. Scritti, 3159), questi sei giovani hanno scelto di condividere il destino dei popoli ai quali saranno inviati, in particolare dei più poveri, dei più dimenticati e di quanti non hanno ancora ricevuto l’annuncio del Vangelo».

Un momento particolarmente toccante è stato il gesto compiuto al termine dell’Eucaristia dal superiore provinciale e da padre Sandro Cadei, probus vir: avvicinandosi ai genitori dei nuovi professi, li hanno abbracciati fraternamente, esprimendo loro la riconoscenza dell’intero Istituto per il generoso dono dei loro figli alla missione. «Accogliendo, accompagnando e sostenendo la chiamata dei vostri figli, siete diventati autentici collaboratori della missione universale della Chiesa», hanno detto loro.

Alla celebrazione è seguita la festa, vissuta in un clima di gioiosa fraternità.

PREGHIAMO PER I NOSTRI DEFUNTI

IL PADRE: Jorge, di padre Filipe Miguel Oliveira Resende (E); Antonio Manuel, di fratel Paulo Manuel Félix Ferreira (P/RSA); Kodjo Joachin, di padre Babley Kombla Djibodi (Daniel) (T/KE)

LA MADRE: Ayelech Bitito, di padre Endrias Shamena Keriba (ETH/RSA); Maria Tina, di padre Recalde Randito Tina (RP/A); Maria Isabel, di fratel José Manuel Salvador Duarte (P)

IL FRATELLO: Fausto, di padre Cefalo Raffaele (†); Renzo, di padre Giovanni Fantin (†); Eklu Raphael, di fratel Adigbo Komlan Cyprien (TG); Aldo, di padre Sisto Agostini (Et) e Armando Agostini (†); Donald Francis, di padre Martin Devenish

LA SORELLA: Rosa, di padre Tagliaferri Livio (I); sr Petronilla (nome di battesimo, Giovanna), di padre Egidio Ferracin (†)

LE SUORE COMBONIANE: Sr. Pisanu Anna Efisia (I); Sr. Ambrosi M. Faustina (I); Sr. Battistella M. Lucia (I)