Sabato 23 maggio 2026
I presuli di Kinshasa, nella Repubblica democratica del Congo, esortano i fedeli a rimanere saldi nella speranza di fronte al peggioramento delle sfide sociali e di sicurezza che affliggono il paese. [
Nigrizia]

La Repubblica democratica del Congo, nella cornice del disinteresse che in genere i media nostrani dimostrano verso l’Africa, è tra i paesi che godono di maggiore attenzione, se non altro per il grave conflitto che da anni affligge le regioni orientali, per epidemie come ebola che di tanto in tanto rispuntano e per la ricerca da parte delle potenze mondiali di accaparrarsi le risorse naturali e i materiali critici presenti in grande quantità nel sottosuolo. L’immenso paese, al centro dell’Africa, soffre inoltre di molte altre situazioni di instabilità.

Come ribadito dai vescovi cattolici della Provincia Ecclesiastica di Kinshasa, che la scorsa settimana hanno concluso la loro Assemblea Episcopale di zona (ASSEPKIN) nella diocesi di Inongo. I presuli hanno esortato i fedeli a rimanere saldi nella speranza di fronte al peggioramento delle sfide sociali e di sicurezza che affliggono il grande paese.

In una dichiarazione finale hanno espresso preoccupazione per la povertà, l’insicurezza, la corruzione, la violenza e in particolare i ripetuti attacchi contro la Chiesa cattolica e le sue istituzioni. “Le nostre popolazioni si trovano ad affrontare diverse sfide importanti che ci interpellano in quanto pastori”, hanno scritto i vescovi, denunciando gli “attacchi mirati contro la Chiesa cattolica, i suoi rappresentanti e le sue istituzioni”, nonché la crescente violenza fisica e verbale.

Hanno sottolineato, tra l’altro, le vessazioni e le violenze lungo fiumi e strade dovute alla moltiplicazione dei posti di blocco, le tasse inappropriate, la corruzione nelle scuole e nelle istituzioni pubbliche, i ritardi nel pagamento degli stipendi ai dipendenti pubblici nelle aree rurali e il fatto che i giovani sono abbandonati a sé stessi.

Nonostante le molteplici difficoltà, il cardinale Fridolin Ambongo Besungu e i vescovi che governano le comunità cristiane oltre che a Kinshasa, nelle diocesi di Boma, Idiofa, Inongo, Kenge, Kikwit, Kisantu, Matadi e Popokabaka, hanno esortato i fedeli a perseverare nella speranza. In una dichiarazione conclusiva hanno detto: «Di fronte a tutte queste prove, presenti e future, vi esortiamo, fratelli e sorelle: con Cristo Risorto, siate saldi e sempre gioiosi, per rimanere fermi nella speranza e nella testimonianza della verità e della fede».

Hanno elogiato, d’altro lato, lo sforzo del governo per migliorare le infrastrutture stradali e la fornitura di energia elettrica, sottolineando le iniziative volte a ristabilire la pace nelle aree colpite dai miliziani mobondo, gruppi armati sorti nel 2022 come gruppo di autodifesa, in seguito ad una disputa su proprietà di terre tra la comunità indigena téké (proprietari tradizionale del territorio) e yaka, comunità di agricoltori immigrati.

Il nome “mobondo” deriva da amuleti e feticci che i miliziani utilizzano, convinti di essere resi invincibili. Il gruppo compie attacchi contro i villaggi téké, le forze di sicurezza e i civili e ha provocato migliaia di vittime e centinaia di migliaia di sfollati, creando tra l’altro una grave crisi umanitaria. 

I vescovi hanno infine espresso apprezzamento per gli operatori pastorali, i consacrati e i fedeli laici al servizio delle comunità locali.

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