Mercoledì 4 febbraio 2026
Dal 26 gennaio sera al 29 gennaio a mezzogiorno si è tenuta, nella Casa Madre dei missionari comboniani a Verona (vicolo Pozzo, 1), l’annuale “Assemblea della missione” dei comboniani presenti in Italia. L’assise ha visto riuniti una trentina di confratelli provenienti dalle varie comunità presenti in Italia (Palermo, Lecce, Bari, Castel Volturno, Roma, Fano, Firenze, Rebbio di Como, Brescia, Limone sul Garda, Cordenons, Padova e Verona). [Nella foto da sinistra: padre Pietro Ciuciulla, superiore provinciale, e fratel Antonio Soffientini, moderatore dell’assemblea]

Il tema dell’incontro è stato “Comunicazione e informazione oggi”. Anche i comboniani in Italia s’interrogano sulle opportunità, sui problemi e sulle sfide della comunicazione. Varie le domande che si sono poste: come equilibrare il cartaceo e il digitale delle loro riviste (Nigrizia e Il Piccolo Missionario/PM)? Come servirsi dei social media, restando attenti alle possibili manipolazioni, alla polarizzazione politica e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale (IA)?

Ad aiutarci ad avere una visione realistica del panorama italiano della comunicazione e dell’informazione (contenuti e influsso sull’opinione pubblica), e per meglio operare e incidere con le nostre produzioni come voce alternativa a vocazione planetaria, è intervenuto “da remoto” Marco Damilano (giornalista, saggista, conduttore televisivo e opinionista italiano, direttore de L’Espresso dal 25 ottobre 2017 al 4 marzo 2022; dal 29 agosto 2022 conduce su Rai 3 la striscia di informazione Il cavallo e la torre).

Con molta schiettezza, Damilano ci ha parlato delle difficoltà odierne del mestiere di giornalista, chiamato a fare chiarezza in un mondo di fake news, dove i poteri tendono a denigrare i giornalisti perché non vogliono che si controlli il loro operato, e dove l’informazione è spesso nelle mani di persone straricche e insofferenti della democrazia così come è stata intesa e praticata in Occidente dopo la Seconda guerra mondiale.

Pur riconoscendo il futuro del digitale, Damilano ci ha invitati a non abbandonare la pubblicazione cartacea delle nostre riviste, perché la carta stampata rimanda ad approfondimento e serietà dell’informazione.

All’esposizione di Damilano è seguito il dibattito in assemblea, che si è poi concretizzato nei gruppi di lavoro, chiamati a presentare proposte orientate al presente e al futuro del nostro essere missione in Italia.

Nella seconda parte della mattinata si sono svolti i lavori di gruppo a partire da quattro provocazioni proposte dal relatore.

Il pomeriggio è stato dedicato alla presentazione – in plenaria – dei lavori di gruppo, seguita dalle relazioni del segretario della missione (padre Giambattista Moroni), del segretario del Tavolo Animazione Missionaria (padre Giuseppe Caramazza) e della Commissione Migrantes (padre Daniele Moschetti).

Nella foto da sinistra: Marco Danielon (LMC), padre Giambattista Moroni, Pierpaolo Hinegk (LMC),
e i fratelli Simone Della Monica e Simone Bauce, segretari dell’assemblea.

Il 28 gennaio mattina è stato dato spazio all’ascolto del referente dei Laici Missionari Comboniani (LMC) in Italia (padre Eliseo Tacchella) e dei rappresentanti dei LMC, Pierpaolo Hinegk e Marco Danielon, che coordinano una decina di gruppi in Italia. I LMC stanno seguendo un percorso per essere riconosciuti dalla Chiesa come “Associazione di fedeli”. Il riconoscimento di un gruppo di fedeli da parte della Santa Sede è un processo canonico che formalizza l’appartenenza di un’associazione, un movimento o una nuova comunità alla Chiesa cattolica, verificandone la conformità dottrinale e pastorale. Questo atto, che ne certifica l’ecclesialità, è gestito principalmente dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.

È scontato che un tale riconoscimento faciliterebbe il loro impegno per la missione ad gentes (alcuni laici sono già presenti in Europa, Africa e America), così come la loro presenza missionaria in Italia. I LMC riconoscono la complessità dell’autofinanziamento, premessa indispensabile per l’autonomia.

Commovente è stata la testimonianza di Marco in favore dei migranti a Verona. Ci ha raccontato la storia del fratello di Mussa che, dopo vari anni, era riuscito a ottenere un lavoro dignitoso. Ma questo giovane maliano di 26 anni fu ucciso da un agente della Polfer con un colpo di pistola il 20 ottobre 2024 davanti alla stazione di Verona Porta Nuova. La sua morte suscitò indignazione e profonda commozione.

A concludere i lavori della mattinata è stata la presentazione della relazione di padre Giuseppe Cavallini sul settore della comunicazione e, in particolare, sulla situazione delle testate comboniane Nigrizia e Piccolo Missionario.

Nel pomeriggio l’assemblea ha approvato una “carta” con indicazioni e proposte sulla comunicazione – il testo sarà sottoposta all’analisi del Consiglio provinciale.

Nella seconda parte del pomeriggio è stata ascoltata la relazione del superiore provinciale, padre Pietro Ciuciulla.

Padre Arlindo Pinto, membro del Segretariato generale della missione e direttore dell’Ufficio comunicazioni dell’Istituto, ha colto l’occasione per presentare la situazione generale delle 24 testate comboniane [17 per adulti (Africa 5, America 5, Asia ed Europa 6) e 7 per adolescenti e giovani (America 3 ed Europa 4)], per richiamare l’attenzione di tutti al programma di formazione permanente sulla missione, varato in gennaio 2026 e continuerà fino giugno 2027, sia richiamare alle mente gli impegni assunti dal XIX Capitolo Generale sull’importanza che ogni circoscrizione abbia un “piano di comunicazione” scritto e un piano di formazione per i confratelli impegnati nel settore della comunicazione (AC ’22, 32).

Il momento di convivialità, vissuto nella semplicità la sera del 28 gennaio assieme ai confratelli della Casa Madre, ha favorito una maggiore vicinanza e conoscenza reciproca tra i partecipanti all’assemblea.

Mons. Domenico Pompili e fratel Antonio Soffientini.

Momento importante dell’assemblea è stato l’ultimo giorno, giovedì 29, che ha visto il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, presiedere la celebrazione eucaristica delle 7.30, seguita dalla colazione e da un suo intervento nella “Sala Africa” dal titolo “Comunicazione e missione nel panorama ecclesiale italiano – Custodire l’umano nell’era degli specchi digitali”. Con uno stile convinto e convincente, arricchito dall’umorismo di cui è maestro, il vescovo Domenico ha fatto riferimento al Messaggio di papa Leone (pubblicato il 24 gennaio) per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dal titolo Custodire voci e volti umani. Tutti sono stati inviati a meditare con attenzione. Mons. Domenico si è detto grato al papa per aver reso pubbliche le sue riflessioni, in particolare sulla sfida rappresentata dall’Intelligenza artificiale.

Anche il vescovo, dopo essersi espresso sulla questione della IA – «Le opportunità e le sfide che l’intelligenza artificiale rappresenta riguardano tutti noi. Siamo chiamati ad una attenta riflessione – ha invitato tutti ad “abitare la rete” (che è molto di più che “risiedere in rete” – come nel 2010 la Chiesa che è in Italia era stata invitata a fare dai suoi vescovi).

Il vescovo ha anche citato un denso passaggio di papa Leone XIV per la 60a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: «Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona. Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione come la più profonda verità dell’uomo, alla quale orientare anche ogni innovazione tecnologica».

Missionari comboniani provenienti dalle varie comunità presenti in Italia.

La parte finale dell’assemblea è stata dedicata a brevi comunicazioni e a una valutazione globale dell’incontro. Le conclusioni e le proposte emerse dall’assemblea saranno presentate al Consiglio provinciale per le necessarie valutazioni.

I partecipanti hanno fatto ritorno alle loro comunità, stimolati a una maggiore collaborazione e più pronti ad accogliere le sfide offerte dalla missione nella società contemporanea italiana.

Missionari Comboniani