Con S. Daniele Comboni, per passare da “una identità sfidata” a “una identità professata” oggi

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In questo articolo P. Carmelo Casile raccoglie l’appello dell’ultimo Capitolo Generale a “guardare a Comboni come alla ‘roccia da cui siamo stati tagliati’, e quindi alla ‘fonte di rifondazione’ per noi oggi”. P. Carmelo ci propone nel suo scritto di percorrere la biografia interiore di San Daniele Comboni – specialmente il rapporto vissuto da Comboni tra consacrazione e missione – per aiutarci a intraprendere il cammino di “rifondazione” che ci propone il Capitolo. (Qui riportiamo solo la prima parte; si può andare all'articolo completo cliccando sul link dell'allegato)

Il Capitolo 2009 ci invita a guardare a Comboni come alla“roccia da cui siamo stati tagliati”, e quindi alla “fonte di rifondazione” per noi oggi. È un appello a rileggere e approfondire la figura e la missione del Fondatore, per coglierne sempre meglio i valori apostolici e formativi, in vista di essere missionari “santi e capaci” come intendeva lo stesso san Daniele Comboni (AC ’09, 5.2; 34;140). Il nostro Istituto, infatti, in questo particolare momento della sua storia, ha bisogno di questo approfondimento, perché “sta prendendo coscienza del bisogno e dell’urgenza di rivisitare e riscoprire il dono che porta in sé, per ravvivarlo e trasmetterlo alle nuove generazioni” (AC ‘09, 1).

Certamente la figura di san Daniele Comboni è stata studiata ampiamente nei suoi vari aspetti. Tuttavia non è ancora del tutto esplorata. Alla luce degli Atti Capitolari 2009, un aspetto che merita di essere ripreso, approfondito e sviluppato, riguarda la consacrazione missionaria da lui vissuta e lasciata in eredità ai suoi figli. Si tratta di ripercorrere la biografia interiore di san D. Comboni, per riascoltarlo e riappropriarci delle nostre radici. Possiamo così ottenere un orizzonte “comboniano” chiaro davanti allo sguardo di tutti su cui focalizzare meglio la nostra identità di missionari comboniani nella dimensione della consacrazione e della missione. Ciò ci darà la possibilità di fare il passo da una identità “sfidata” (AC ’09,3; 3.1-4) a una identità “professata” (AC ’09, 4—5) di fronte “alle nuove sfide che oggi la missione ci pone” (AC ’09, 42), così come è auspicato negli Atti Capitolari ‘09.

Per intraprendere questo itinerario spirituale, i Capitolari ci offrono in particolare due punti di riferimento: in primo luogo ci ricordano il rientro del Comboni dal suo primo viaggio in Africa: ritornava debole nel corpo e provato nello spirito, ma riconfermato per sempre nella sua vocazione africana, professata accanto al letto di morte di don Oliboni; quindi ci ricordano la figura del giovane Johann Dichtl che con la mano nella mano di Comboni morente, giurò di rimanere fedele alla sua vocazione missionaria. Il ricordo di questi eventi e la testimonianza di tanti nostri confratelli, fortemente identificati con la loro vocazione missionaria, saranno per noi motivo per riaffermare con gioia la nostra identità comboniana e per rinnovare il nostro “giuramento” di consacrazione totale alla missione (AC ’09, 4-5; 167). Rinnovare questo “giuramento” significa per ogni comboniano “approfondire il rapporto vitale con la persona di Comboni” nella formazione di base e permanente (AC ‘’09, 8.4; 78; 140), così che Comboni sia una continua fonte di formazione, di rifondazione e di rinnovamento per ogni membro dell’Istituto (AC ’09, 34), che porti alla comprensione e all’accoglienza della missione nel suo nuovo volto (AC ’09, 42). È questo il cammino che ci permette di passare in modo realista “dal Piano di Comboni al Piano dei Comboniani”.

Per raggiungere questo scopo, il Capitolo non cede alla tentazione di prendere delle scorciatoie, di intraprendere delle fughe in avanti, e così passare direttamente alla “contestualizzazione” del carisma comboniano, centrando l’attenzione principalmente sulle strutture della vita interna dell’Istituto e sui “progetti” da realizzare per rispondere alle sfide della missione oggi.

Leggendo gli Atti Capitolari, si percepisce, infatti, che il Capitolo ’09, nelle sue conclusioni finali, più che “rifondare” l’Istituto in quanto istituzione, si concentra sulla necessità di “rifondare” le persone che compongono l’Istituto, dai giovani agli anziani. Ciò significa che vuole riaffermare gli elementi essenziali – esistenziali dell’identità missionaria comboniana, che ruota intorno all’asse “consacrazione-missione” passando per la comunità “cenacolo di apostoli” (AC ’09, 58.4), per questo sviluppa i suoi orientamenti avendo come sfondo l’esperienza della consacrazione missionaria del nostro Padre e Fondatore e di tanti confratelli fortemente identificati con la loro vocazione. Certamente gli elementi istituzionali —le strutture di governo, quelle formative, la metodologia missionaria e i “progetti” missionari— hanno bisogno di “aggiornamento”; tuttavia, perché questo avvenga, è indispensabile cercare prima di tutto e nello stesso tempo il rinnovamento sul versante della crescita delle persone e delle relazioni interpersonali a vari livelli dentro e fuori della comunità. Da notare che il Capitolo non si dimentica delle relazioni a livello economico.

Per intraprende poi un cammino di rinnovamento o di “rifondazione delle persone”, bisogna essere consapevoli che è un processo che richiede da parte di tutti disponibilità a lasciarsi coinvolgere a livello personale e comunitario e coraggio nell’uso metodico dei mezzi per portarlo avanti... Allora, camminare in compagnia con san Daniele Comboni ci porta a continuare a “rifondare”, a “qualificare” la nostra vita di missionari comboniani e ci permette quindi di impegnarci con consapevolezza nel cammino per la riqualificazione della formazione e della missione, per l’incremento della qualità della vita comunitaria e per un esercizio efficace della “leadership” nelle comunità. La necessità di questo coraggio ci viene ricordata con chiarezza dalla nuova Direzione Generale nella “Lettera di presentazione” degli Atti Capitolari 2009, quando commenta “il lavoro del Capitolo” (pp. 10-11).

Il filo, infatti, che unisce le varie “tematiche e temi” del Capito è la convinzione che la Missione non è prima di tutto o soltanto un “qualcosa da fare” per mezzo di una organizzazione efficiente, ma una relazione da vivere con Dio e in Dio con i membri della comunità religiosa e con la gente a cui Dio stesso ci invia. La vita missionaria non è un fatto di efficienza apostolica, che si impara in una istituzione specializzata e che dipende semplicemente dalla funzione che si svolge, dalla struttura e dal luogo in cui si vive, ma un processo di maturazione delle relazioni, a partire da quella fondante con Cristo nel suo Mistero Pasquale (AC ‘09,85), cioè dalla “consacrazione”. È la nostra vita nascosta con Cristo in Dio che deve risplendere in mezzo al mondo come annuncio dei cieli nuovi e della terra nuova. È questa vitalità interna che si plasma in forme concrete di vita e di attività.

Daniele Comboni ne era profondamente convinto e ci è maestro di vita missionaria, proprio perché ci mette sulla via che ci identifica e ci unisce come Missionari Comboniani, coinvolgendoci nel suo ideale di consacrazione per la missione, che comporta criteri di metodologia per la formazione e per la missione, caratteristici della sua consacrazione a Dio. Si tratta di una consacrazione missionaria che è disponibilità a tutta prova alla chiamata divina al servizio della «rigenerazione dell'Africa», e che è intimamente legata alla comunità “piccolo cenacolo di apostoli” e al mistero della croce, comprendente la disponibilità al martirio, con una chiara e forte esigenza di santificazione.

Alla luce di questa eredità, la vita missionaria del nostro Istituto si delinea anzitutto come una vita cristiana intensamente vissuta (“santi”), totalmente dedicata alla causa missionaria (“capaci”), che nasce dal comune rapporto con Cristo, che genera la carità fraterna ed uno “stile di vita”, cioè, un modo di relazionarsi, di condividere, di essere solidali con la gente, che dà vita ad un “nuovo cenacolo di Apostoli”, comunità evangelizzatrice, segno della nuova umanità nata dallo Spirito, che diventa annuncio concreto di Cristo (RV 36).

Allegati:
comboni e identita
P. Carmelo Casile