P. Feliz da Costa Martins, comboniano, riceve aiuto per il Darfur

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Roma, venerdì 14 ottobre 2011
In una campagna di sensibilizzazione a favore del Darfur, organizzata dalla Piattaforma per il Darfur, P. Feliz da Costa Martins, missionario comboniano portoghese che lavora in quella regione del Sudan da più di cinque anni, ha ricevuto ieri a Lisbona (Portogallo) 7.300 Euro che saranno utilizzati per la manutenzione delle scuole della sua missione di Nyala.

L’importo ora dato a P. Feliz è il risultato della vendita del libro ‘Le lacrime del Darfur’, lanciato nel 2009, che racconta la storia vera di una donna sudanese che è sopravvissuta agli orrori della guerra in quella regione del Darfur.

P. Feliz Martins ha detto nel momento che “nonostante la fine della guerra civile in Darfur, resta il problema dell’insicurezza”. Secondo il missionario, “si vive ancora in un clima di paura, a causa dei sequestri di persone e della circolazione illegale di armi nei campi profughi e tra i civili e le milizie.”

Nel suo intervento, P. Feliz ha detto che l’aiuto ricevuto dalla vendita del libro ‘Le Lacrime del Darfur’ sarà utilizzato per la manutenzione delle scuole sotto la supervisione della missione di Nyala, dove lavora. “Con l’esodo dei cristiani verso il Sud Sudan, indipendente dal 9 luglio scorso, la stragrande maggioranza dei ragazzi e delle ragazze studenti delle scuole missionarie cattoliche sono musulmani. È in questo nuovo contesto che la Chiesa dovrà agire e rispondere ai bisogni delle popolazioni, senza guardare alla religione che professano”, ha precisato il missionario comboniano.

La Piattaforma per il Darfur include organizzazioni civili e religiose, come l’Africa-Europa Rete Fede e Giustizia, Amnesty International, i Missionari Comboniani, la Commissione Giustizia e Pace dei religiosi, la Fondazione AIS, la Fondazione Gonçalo da Silveira e l’Associazione Mani Unite Padre Damiano. L’obiettivo generale di questa Piattaforma è quello d’informare e sensibilizzare la società portoghese sulla situazione critica che si continua a vivere nel Darfur, dove l’insicurezza persiste e diverse migliaia di persone sono dislocate dalle loro terre di origine.