Roma, sabato 18 agosto 2012
Dario Bossi, 40 anni, missionario comboniano originario di Samarate (Varese-Italia) è arrivato ad Açailândia, in Brasile, 5 anni fa dopo 6 anni passati a Padova e altri 4 a San Paolo per aiutare i ragazzi difficili. Insieme agli abitanti di 27 municipi, 100 comunità in tutto che vivono al fianco della ferrovia, padre Bossi ha ingaggiato una battaglia contro il progetto, ad alto rischio ambientale, della compagnia mineraria Vale che intendeva raddoppiare la ferrovia che attraversa lo stato amazzonico del Parà. La notizia sul giornale “Corriere della Sera”.

 

Il parallelismo con l’episodio biblico è così scontato che padre Dario se l’è sentito rievocare più volte negli ultimi tempi: «Scusi, padre, ma ora non si sente un po' come Davide dopo lo scontro con il gigante Golia?». Lui riflette, soppesa le parole, poi con grande umiltà ma anche immensa soddisfazione ammette: «Sì, ma non sono stato solo in questa battaglia: a tirare il colpo di fionda siamo stati in tanti». E Golia è finito a terra. Il gigante abbattuto dal piccolo missionario comboniano arrivato in Brasile da Varese è il colosso minerario Vale al quale un giudice, Ricardo Macieira, ha intimato di sospendere i lavori di ampliamento della sua linea di Caraiás: 900 chilometri di ferrovia, dalle miniere di ferro dell' azienda fino al porto di Saõ Luis attraversando lo stato amazzonico del Parà. «Un progetto da 28 miliardi di dollari che - spiega padre Dario al telefono -, con l' apertura di nuove immense miniere e all' ampliamento del porto, era stato fatto passare come un piccolo intervento che per questo può sfuggire alla valutazione di impatto ambientale e al consenso della popolazione». Per dare l' idea di quanto «piccole» fossero quelle opere il missionario aggiunge: «Oggi su questa linea viaggiano ogni giorno 24 treni da 330 vagoni; un domani, una volta raddoppiata la ferrovia, vorrebbero far transitare un convoglio ogni 25 minuti, 58 al giorno. E siccome ogni treno con il suo carico di ferro, inquinamento e rumore è lungo quattro chilometri e il suo passaggio dura cinque minuti, questo vuol dire sequestrare ogni giorno un quinto di vita alle persone che vivono lungo quei binari». Come i 104 mila abitanti di Acailândia, nel Maranhão, dove padre Dario Bossi ha la sua missione. «E in particolare le 380 famiglie del quartiere Piquia de Baixo - dice - minacciato dagli altoforni senza filtri dove viene lavorato il "pig iron", il ferro dei porci, tanto è inquinante». Lui è arrivato qui, «terra di conflitti generati da un forte sfruttamento che cancella il futuro», cinque anni fa, dopo sei passati con i giovani di Padova e altri quattro vissuti a San Paolo al fianco dei ragazzi nei guai con la legge. Ha 40 anni ed è partito giovanissimo da Samarate, paese di 16 mila abitanti del Varesotto, seguendo le orme di un fraticello del posto divenuto quasi un santo in Brasile. «Padre Daniele, morto nel 1917 tra i lebbrosi. Era destino che io arrivassi qui». E qui ha incontrato la battaglia degli abitanti dei 27 municipi, 100 comunità in tutto, che convivono con la ferrovia. «Innanzitutto dei nativi Quilombolas, discendenti degli schiavi africani, che più di altri soffrono l' impatto di questo neocolonialismo che saccheggia senza dare». Sul suo blog padre Dario ha scritto: «Il fiume Pindaré scende lento ed ampio, d' inverno, a fianco di villaggi nel profondo interno di questo nostro Maranhão. Gruppi di famiglie si sono insediati nelle terre a margine del fiume: una piccola riforma agraria che interrompe, a macchia di leopardo, terre di fazendeiros. Vicino alla riva corre, parallelo, un altro flusso: la ferrovia della Vale, che trasporta 300 mila tonnellate di minerale di ferro al giorno, per l' esportazione. Questo treno del profitto non si ferma, non conosce ostacoli. Travolge, uccide, sveglia col suo rumore assordante e crepa le pareti di fango delle case in mezzo a cui passa». Così che quando i lavori per il raddoppio sono cominciati ha presentato ricorso insieme al consiglio indigenista missionario, alla società dei diritti umani del Maranhão e dal Centro si cultura afro, con la benedizione della «Rede Justica nos Trilhos» (Giustizia sui binari). Il giudice ha stabilito che quei lavori andavano subito sospesi perché la licenza concessa alla Vale dall' Istituto dell' ambiente era irregolare. E tutto è stato sospeso. Ora è atteso un nuovo verdetto di secondo grado. E Davide, il missionario arrivato in Brasile da Varese, ha già in tasca le altre quattro pietre raccolte dal torrente per prepararsi alle prossime battaglie con il gigante del ferro.
Mangiarotti Alessandra