Venerdì 27 marzo 2015
La seconda conferenza sulle ‘periferie esistenziali’ legate al mondo della famiglia ha avuto luogo a Roma nell’aula capitolare dei Missionari Comboniani il giorno 25 marzo scorso. L’invito a questo ciclo di conferenze è esteso a tutti coloro che vogliono parteciparvi, comboniani e non. Questa volta il relatore è stato il prof. Aureliano Pacciolla – psicologo, psicoterapeuta, docente presso varie Scuole post-universitarie di Psicoterapia – e ha parlato sul tema “Omosessualità, (in)compatibilità tra religione e psicologia?”.

 

Omosessualità, (in)compatibilità tra religione e psicologia?

Il tema odierno, espresso in forma di domanda, voleva essere una sfida ma anche un invito alla riflessione. Una tematica, quella affrontata dal prof. Pacciolla, non semplice per una conferenza: la questione teorica, se così possiamo chiamarla è, infatti, strettamente legata ad aspetti altamente emotivi che, a volte, rendono difficile una discussione serena e senza pregiudizi. Se ne è avuta una riprova in questa conferenza dove le questioni emotive si sono intersecate e, a volte, hanno avuto la meglio su una discussione pacata e senza pregiudizi di sorta. Il prof. Pacciolla ha voluto interloquire con l’assemblea impostando la conferenza su domande e risposte.

Il vero cambiamento nella psicologia, ha affermato il relatore, è avvenuto nella prima metà degli anni ’70 del secolo scorso quando il meta-criterio per definire cosa fosse la normalità è cambiato. Infatti, mentre prima di quella data si riteneva che la differenza tra normalità e patologia fosse la morte – cioè è patologico tutto ciò che conduce alla morte e, nel caso specifico dell’omosessualità, si riteneva che questa tendenza fosse patologica perché conduceva alla ‘morte’ dell’atto procreativo attraverso cui si perpetua la razza umana – dopo quella data, una persona è definita ‘normale’ quando ‘funziona’ cioè quando raggiunge i suoi obiettivi (catalogati in 5 aree: cognitivo, emotivo, socio-relazionale, affettivo e nel controllo degli impulsi). Il meta-criterio è diventato così la qualità della vita che ha modificato, di fatto, il modo di considerare l’omosessualità – valutata, ora, non più come una tendenza patologica ma come un normale orientamento sessuale.

Il nucleo della conferenza, però, era capire se ci fosse incompatibilità tra i dettami delle religioni e le recenti prese di posizione della psicologia (o, almeno, di certa psicologia che al momento è quella ‘vincente’). Non si è arrivati ad una risposta esauriente anche perché nell’esposizione del prof. Pacciolla molti erano i punti che una certa corrente psicologica considera acquisiti e che, di fatto, sono in stridente contraddizione con i dettami della religione (per esempio, l’assoluta mancanza di valori trascendenti per giudicare la qualità della vita). Ma, ha concluso il relatore, anche nelle scuole di psicologia si sta affermando, seppur timidamente, la coscienza che l’apertura al trascendente sia una delle dimensioni inalienabili dell’essere umano.