Lunedì 10 febbraio 2020
Nel tardo pomeriggio di sabato scorso 8 febbraio, il Cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ha solennemente preso possesso della diaconia di San Girolamo della Carità a Roma. Tra i presenti, il vicario generale, P. Jeremias dos Santos Martins, accompagnato da una decina di altri missionari comboniani, la famiglia religiosa a cui il cardinale appartiene.

Il cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot con i suoi confratelli missionari comboniani che hanno partecipato alla cerimonia.

Ad accoglierlo all’ingresso della chiesa romana di via di Monserrato, per il bacio e la venerazione del crocifisso, è stato il rettore don Filippo Goyret. La Bolla di assegnazione è stata letta da don Felipe Luis Navarro Marfá, rettore della Pontificia università della Santa Croce, che ha concelebrato la messa con il porporato spagnolo, con il vescovo Juan Ignacio Arrieta Ochoade Chinchetru, segretario del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, e con monsignor Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage e padre Paulin Batairwa Kubuya, rispettivamente segretario e sottosegretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Hanno inoltre concelebrato venti sacerdoti, tra i quali i collaboratori del cardinale Ayuso Guixot nel dicastero e anche il vicario generale, P. Jeremias dos Santos Martins, accompagnato da una decina di altri missionari comboniani, la famiglia religiosa a cui il cardinale appartiene. Tra i presenti, l’arcivescovo Francisco Javier Lozano, nunzio apostolico, e la comunità slovacca che ha sede nella chiesa di San Girolamo della Carità. Il rito è stato diretto dal cerimoniere pontificio monsignor Vincenzo Peroni.

Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata dal cardinale Ayuso durante la celebrazione eucaristica.

Possesso Cardinalizio
Diaconia di San Girolamo della Carità

Carissimi fratelli e sorelle,
sono venuto a ‘prendere possesso’ del Titolo cardinalizio di San Girolamo della Carità che il Santo Padre mi ha assegnato.

Voglio ancora una volta ringraziarlo per avermi assegnato una chiesa tanto ricca di arte e di storia. Non sfugge a nessuno di noi la bellezza di questa Chiesa. E’ davvero uno scrigno che racchiude preziosi tesori artistici che testimoniano anche la ricchezza spirituale di chi ci ha preceduto e ha voluto, attraverso l’espressione artistica, rendere lode a Dio.

Ringrazio il Rettore Don Filippo Goyret e Don Tomás Sandrik, Cappellano della comunità slovacca che qui si riunisce, per l’amabilità con cui mi hanno subito accolto e tutti voi qui presenti.

L’atto che stiamo compiendo è carico di significato. Con voi sto celebrando la prima Eucarestia come ‘prete romano’, inserito nella Chiesa “che presiede alla carità” ed in una particolare partecipazione alla sollecitudine pastorale del Santo Padre nell’Urbe. Tale atto mi farà sentire ancor più vicino al Papa ed a tutti i Confratelli Cardinali e mi spingerà a dedicare tutte le mie forze al servizio della Chiesa e della Santa Sede in particolare. Da parte mia, cercherò di andare avanti sereno nel Signore e, se sarò sostenuto dalle vostre preghiere, potrò sempre ripetere le parole dall'apostolo Paolo: “Tutto posso in Colui che mi dà forza” (Fil 4, 13).

Nel brano del Vangelo di Matteo che è stato proclamato, Gesù utilizza le metafore del sale e della luce e le sue parole sono dirette ai discepoli di ogni tempo, quindi anche a noi.

Essere sale. Il primo obiettivo di ogni discepolo è di lasciare un’impronta positiva nell’ambiente in cui opera, rendendo visibile con le proprie scelte di vita ciò che crede e spera. San Paolo nella seconda lettura ci indica la via, quando afferma: “Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso”. Lo specifico cristiano consiste allora in un rinnovamento interiore, generato dalla conoscenza profonda e coinvolgente del Signore Gesù, che ci rende annunciatori della sua parola, testimoni di quella redenzione che Egli ha portato a compimento con il sacrificio della croce.

Essere luce. Nel quarto vangelo Gesù dice di sé: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12), se lo siamo anche noi è perché Lui, il Signore, ci illumina. Ne consegue che dal giorno del nostro battesimo risplendiamo di luce riflessa, affinché attraverso di noi il mondo sia raggiunto e trasformato dai bagliori della sua presenza di grazia.

Gesù dice: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. Queste parole sottolineano che noi siamo riconoscibili come veri discepoli di Colui che è la Luce del mondo, non nelle parole, ma dalle nostre opere. La luce della fede, che è in noi per mezzo di Cristo e dell’azione dello Spirito Santo, non dobbiamo trattenerla come se fosse nostra proprietà. Siamo invece chiamati a farla risplendere nel mondo, a donarla agli altri mediante le opere buone, fra le quali quelle elencate dal profeta Isaia nella prima lettura.

San Josemaria Escrivà de Balaguer scriveva nel libro Cammino: “Che la tua vita non sia una vita sterile. Sii utile. Lascia traccia. Illumina con la fiamma della tua fede e del tuo amore”.

C’è un salmo, il 34, che invita a “gustare e vedere” quanto è buono il Signore. Sembra quasi che Gesù voglia commentarlo con la metafora del sale e della luce: il sale è da gustare, la luce da vedere. Facendo gustare la realtà, mostrandola nella sua bellezza, il mondo riconoscerà chi è Dio.

Riflettendo sulla metafora della luce ho pensato a tre “riflessi” della luce di Dio legati alla storia di questa chiesa di San Girolamo della Carità.

Il primo “riflesso” è proprio San Girolamo, che la tradizione vuole che quando era a Roma abitasse proprio qui. Pieno d’amore per le sante Scritture, contenenti la parola di Dio, Girolamo ha passato tutta la vita a studiarle, meditarle e tradurle. Attraverso lo studio, l’ascesi, il lavoro e la preghiera ha contribuito ad aprire i cuori all’intelligenza delle Scritture perché, come scrisse nel Commento a Matteo prima e nel Prologo a Isaia poi: “L’ ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo”. San Girolamo ci insegna quindi l’amore per la Parola di Dio che illumina la vita di ogni uomo.

Il secondo “riflesso” è San Filippo Neri che per oltre 30 anni visse qui e vi creò il suo primo Oratorio, che è proprio qui accanto. Nella sua stanza San Filippo si incontrò anche con grandi santi del secolo XVI tra i quali San Carlo Borromeo, Sant’Ignazio di Loyola, San Felice da Cantalice e San Camillo de Lellis.

In questo nostro mondo, dove sembra regnare l’egoismo, la tristezza e l’angoscia per il futuro l’esempio di San Filippo Neri è quanto mai attuale, perché indica la via per giungere alla vera letizia del cuore: l’incontro con Cristo, l’unico che autenticamente può dare all’uomo la pace e la pienezza desiderate. Da questa gioia e dall’esperienza di comunione con il Signore scaturì l’Oratorio che testimonia che l’amore di Cristo supera ogni divisione e ogni differenza. È una scuola per renderci tutti fratelli e figli dello stesso Padre. San Filippo Neri rimane quindi un luminoso modello della missione permanente della Chiesa nel mondo. La prospettiva del suo approccio al prossimo, per testimoniare a tutti l’amore e la misericordia del Signore, può costituire un valido esempio per tutti noi.

Il terzo “riflesso” è il Venerabile Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, terziario domenicano e francescano, ambasciatore della pace nel mondo, che dal 1986 è sulla via degli altari.

Forse non è nota a tutti l’attività caritativa che Giorgio La Pira svolse a servizio dei più poveri proprio in questa Chiesa di San Girolamo della Carità, coinvolgendo anche importanti personalità che avrebbero in seguito dato lustro alla vita politica italiana, come Aldo Moro e Giulio Andreotti. Quest’ultimo ricorda: “A Roma, dopo la messa nella chiesa di San Girolamo della carità, si offriva una piccola colazione, si donavano vestiti, si creava un clima di amicizia confidente. La Pira ci chiedeva anche di fare barba e capelli ai nostri ospiti (…) Ci incoraggiava dicendoci che se hai la carità puoi fare tutto” (L’Osservatore Romano, 7 novembre 2017).

La figura del Sindaco di Firenze richiama alla nostra mente ciò che Paolo VI, che gli era amico, amava ricordare e cioè che “la politica è la più alta forma di carità”, dove carità vuol dire amore per l’altro, a prescindere dalla religione professata, dalla propria cultura, dal colore della pelle, dalla lingua con cui si esprime. Questa alta forma di carità ha portato il Venerabile Giorgio La Pira a desiderare il dialogo fra i figli di Abramo e a promuoverlo instancabilmente, anche attraverso i Colloqui Mediterranei, in tempi nei quali parlare di dialogo interreligioso non era certo consueto. E per me, che sono Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, si tratta di una “provvidenziale coincidenza”.

La Pira è per noi un esempio di carità e di fraternità, di ciò che ci invita sempre a fare Papa Francesco: costruire ponti ed abbattere muri rispettando la dignità intrinseca di ogni essere umano.

Così scrive Papa Francesco nella Lumen fidei: “La storia di fede, fin dal suo inizio, è stata una storia di fraternità, anche se non priva di conflitti. La fede ci insegna a vedere che in ogni uomo c’è una benedizione per me, che la luce del volto di Dio mi illumina attraverso il volto del fratello” (Lumen fidei, 54).

Chiediamo a Dio che anche attraverso l’intercessione di questi tre testimoni della fede, sostenga i passi del nostro cammino di discepoli e ci faccia essere “riflessi” della luce di cui parla Gesù che è quella della verità.

Nonostante le nostre povertà di peccatori, grazie a Dio la Chiesa non smette mai di mostrare il lato più bello della propria esperienza: l’amore per le Scritture, il volto della sua carità verso i poveri e i deboli e la sua missione di fraternità nei confronti di ogni donna e ogni uomo. Ogni volta che ciò è “gustato e visto”, la gloria è resa a Dio.

Ad ognuno dei presenti porgo ancora il mio più vivo ringraziamento per aver voluto partecipare a questa Celebrazione Eucaristica, nel giorno in cui prendo possesso del Titolo di questa insigne Chiesa di San Girolamo della Carità.
Grazie a tutti e che Dio vi benedica!

Il cardinale Miguel Angel Ayuso Guixot

Al nuovo cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, creato da Papa Francesco il 5 ottobre 2019,
è stata assegnata la diaconia della chiesa di San Girolamo della Carità a via Giulia, a Roma.
Foto: Vatican media

Se sei di Siviglia, dove la torre della cattedrale cattolica era in precedenza il minareto di una grande moschea, allora il dialogo interreligioso ce l'hai nel sangue: deve aver pensato alla Giralda il Papa, quando lo scorso 25 maggio ha scelto il vescovo Miguel Ángel Ayuso Guixot come nuovo presidente del Pontificio consiglio che si occupa delle relazioni con le altre religioni. Chiamandolo a succedere al cardinale Jean-Louis Tauran, di cui è stato stretto collaboratore in qualità di segretario del dicastero, il Pontefice ha di fatto sancito un avvicendamento quasi naturale tra il porporato francese morto nel 2018 e il presule spagnolo, che soprattutto negli ultimi tempi lo aveva più volte sostituito in delicate missioni internazionali. Una successione rafforzata ora con la chiamata nel collegio cardinalizio di questo missionario comboniano, grande conoscitore dell'islam e del mondo arabo.

Sessantasettenne, è nato il 17 giugno 1952 in una famiglia numerosa e profondamente cattolica, nella città il cui duomo è una delle più grandi chiese del mondo. La cultura andalusa ha inciso profondamente nella sua sensibilità, così come l'ambiente domestico in cui ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza, quinto dei nove figli di Juan de Dios Ayuso Rubio e Natividad Guixot Visconti.

Inizialmente ha frequentato il Collegio Sant'Antonio Maria Claret, trascorrendo un anno nel seminario minore sevillano, ma i suoi genitori volevano che si diplomasse prima di prendere impegni definitivi. E così è stato, anzi successivamente si è anche iscritto alla facoltà di Legge dell’università cittadina, pur continuando a frequentare la Chiesa e i ritiri spirituali per giovani. Ed è qui che è entrato in contatto con la rivista e le pubblicazioni dei Missionari comboniani del Cuore di Gesù, decidendo nel settembre 1973 di entrare nella congregazione in cui ha emesso la professione perpetua il 2 maggio 1980. Ordinato sacerdote il 20 settembre dello stesso anno, nella parrocchia Corpus Christi di Siviglia, per le mani dell'arcivescovo metropolita, il cardinale José María Bueno y Monreal (1904-1987), ha proseguito la formazione ecclesiastica a Roma, alla Pontificia università Urbaniana e al Pontificio istituto di Studi arabi e d’islamistica (Pisai), dove ha conseguito la licenza nel 1982. Partito nell'ottobre dello stesso anno alla volta dell’Egitto, è stato parroco al Cairo, nella comunità latina del Sacro cuore in Abbasiyya, vicino alla cattedrale copta-ortodossa e non lontano dall’università di al-Azhar, dedicandosi all’accoglienza e all’assistenza dei giovani sudanesi cattolici presenti nella capitale egiziana come studenti o migranti o rifugiati politici. Questa esperienza, sulle orme di san Daniele Comboni, lo ha condotto poi in Sudan nel tempo della guerra civile. Qui è rimasto fino al 2002, dirigendo il centro catechetico della diocesi di El-Obeid – che comprende territori tristemente noti per povertà e conflitti come il Kordofan e il Darfur – e, a partire dal 1989, insegnando Islamologia a Khartoum.

Nel 2000 ha ottenuto il dottorato in Teologia dogmatica all’università di Granada e ha svolto attività di docenza anche al Cairo e infine a Roma, dove è divenuto nel 2006 preside del Pisai, una realtà nata nel lontano 1926, quando la società dei Missionari d’Africa (Padri bianchi) aprì a Tunisi una casa per sacerdoti e religiosi che si preparavano a vivere in ambiente musulmano. Nel 1964 questo istituto di eccellenza venne trasferito nell'Urbe, accolto con favore da Paolo vi.  Inserito nella comunità accademica nel 2002, padre Ayuso Guixot prima di divenire preside era stato direttore degli studi.

Nominato consultore del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso nel 2007, l’anno in cui Tauran veniva scelto come presidente, il 30 giugno 2012 Benedetto XVI lo ha chiamato a succedere all'arcivescovo Pier Luigi Celata, nell'incarico di segretario del dicastero. Alla fine dello stesso anno, con la nascita del “King Abdullah Bin Abdulaziz International Centre for Interreligious and Intercultural Dialogue” (kaiciid), con sede a Vienna, è stato annoverato come rappresentante della Santa Sede presso il Consiglio delle parti, svolgendovi anche la funzione di Founding Observer.

Quando le condizioni di salute del cardinale presidente sono peggiorate, agli inizi del 2016 Papa Francesco ha voluto assicurare maggior autorevolezza al servizio di Ayuso Guixot, elevandolo alla Sede titolare vescovile di Luperciana. Lui stesso gli ha conferito l'ordinazione come segno di paterna benevolenza il 19 marzo di tre anni fa nella basilica di San Pietro e da allora è stato un susseguirsi di impegni, di viaggi in ogni angolo del mondo per testimoniare ai fratelli musulmani, indù, buddisti, sikh, shintoisti, confuciani o delle religioni tradizionali che proprio attraverso l'amicizia personale è possibile instaurare un dialogo. E in tale contesto quello con l'islam costituisce per il dicastero il dialogo meglio strutturato. Basti pensare che all’interno del Pontificio consiglio esiste una Commissione per i rapporti religiosi con i musulmani che non ha eguali per le altre religioni. Del resto, soprattutto dopo l’11 settembre 2001, l’Occidente ha capito che bisogna conoscere meglio il mondo islamico, anche attraverso lo studio della lingua e della cultura arabe.  Perché, nonostante le derive integraliste e i fondamentalismi, la fede dev'essere sempre un fattore di coesione e di fraternità, mai di conflitto. Lo stesso Francesco ha fatto del dialogo interreligioso una priorità non solo a parole del suo pontificato, come testimoniano le varie visite compiute in paesi in cui i cattolici sono in minoranza e a cui Ayuso Guixot ha partecipato nel seguito papale a quelle negli Emirati Arabi Uniti e in Marocco nel febbraio e nel marzo 2019. E a tale proposito assume un significativo valore il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato congiuntamente ad Abu Dhabi dal Pontefice e dal Grande imam di Al Azhar (la più importante istituzione accademica sunnita). Per raggiungerne gli obiettivi è stato istituito di recente infatti un Comitato superiore in cui Ayuso Guixot rappresenta la Santa Sede insieme con monsignor Yoannis Lahzi Gaid, segretario personale di Papa Francesco. Tra gli altri membri, personalità egiziane ed emiratine impegnate nel dialogo, che lo scorso 11 settembre, in occasione della prima riunione hanno scelto il cardinale eletto Ayuso Guixot come presidente del Comitato. Intanto il 6 agosto il Pontefice lo ha annoverato anche tra i membri della Congregazione per le Chiese orientali.
[Vaticannews]