Domenica 22 marzo 2020
“Il 16 marzo, all’età di quasi 80 anni, il Signore della missione ha chiamato a sé P. Firmino Cusini – scrive P. Jeremias dos Santos Martins, vicario generale dei Missionari Comboniani –. La sua Pasqua non sarà in Mozambico, con la grande comunità della parrocchia di Santa Cruz, a Nampula, ma in paradiso, godendo pienamente del grande dono della Risurrezione di Gesù e sua. Egli vive oggi, con il Signore Risorto, contemplandolo faccia a faccia, così come Egli è (1 Gv 3,2). Il 21 marzo avrebbe celebrato 50 anni di ordinazione sacerdotale”.

P. Firmino Cusini
(1940-2020)

P. Firmino Cusini a Carapira, Mozambico.

La notizia della morte di P. Firmino ci ha colto tutti di sorpresa. È stata una morte inaspettata per tutti noi e anche per lo stesso P. Firmino. Si stava riprendendo bene dall’intervento che aveva subito nel mese di novembre e sognava di ritornare presto in Mozambico, dove ha passato quasi cinquant’anni della sua vita. Anni durante i quali ha attraversato le varie fasi della storia del Paese: la lotta del popolo per l’indipendenza, la guerra civile, il sorgere di una nuova era con l’accordo di pace e le elezioni democratiche, il cammino della ricostruzione nazionale.

L’ultima volta che l’ho visto era nel fine settimana del 7 e 8 dicembre 2019, a Milano. Quando mi ha visto, era contento e voleva notizie del Mozambico, dato che avevo visitato la provincia di recente. Gli interessava tutto, voleva sapere tutto e manifestava un ardente desiderio di potervi ritornare. “Non se ne parla nemmeno di rimanere a Milano, e neanche in Italia. La mia terra è il Mozambico. Dovrò aspettare ancora un po’ ma spero di essere lì per Pasqua”.

P. Firmino stava bene e stava recuperando dopo il tumore alla gola per cui era stato operato. L’operazione era andata bene e lui sperava di tornare presto a Nampula (Santa Cruz), da dove era andato via in emergenza qualche mese prima. A Milano, attraeva tutti con la sua allegria e serenità e con la sua passione missionaria. Un’infermiera che si prendeva cura di lui diceva: “ma che c’è nel cuore di quest’uomo che a ottant’anni vuole tornare in Africa?”.

Il 16 marzo, all’età di quasi 80 anni, il Signore della missione lo ha chiamato a sé. La sua Pasqua non sarà in Mozambico, con la grande comunità della parrocchia di Santa Cruz, a Nampula, ma in paradiso, godendo pienamente del grande dono della Risurrezione di Gesù e sua. Egli vive oggi, con il Signore Risorto, contemplandolo faccia a faccia, così come Egli è (1 Gv 3,2). Il 21 marzo avrebbe celebrato 50 anni di ordinazione sacerdotale.

Dalla sua ordinazione, nel 1970, dopo alcuni mesi in Portogallo per imparare la lingua, P. Firmino ha vissuto e lavorato sempre in Mozambico. L’ho conosciuto quando arrivai lì nel 1984. A quel tempo P. Firmino lavorava a Memba, come parroco e superiore della comunità (1982-1993). Qualche anno prima aveva denunciato una situazione di fame nella zona e per questa denuncia aveva rischiato l’espulsione o l’arresto. Di tutti questi anni, potremmo dire tante cose di lui e del suo meraviglioso e diversificato lavoro in Mozambico. Mi limiterò ad alcuni tratti che mi hanno sempre colpito e mi hanno motivato nel mio lavoro missionario.

P. Firmino era un uomo appassionato alla missione e alla gente. Per poter evangelizzare meglio, ne apprese la lingua e la cultura. Ben identificato come missionario comboniano, era felice e si sentiva realizzato nel lavoro missionario, in compagnia della gente, il popolo macua, nella visita alle comunità cristiane, nella formazione dei suoi responsabili. Era attento ai più bisognosi e cercava per tutti coloro che incontrava una vita più dignitosa e umana. Era padre, fratello, amico, compagno. Era un pastore attento alla situazione della gente.

Aveva anche una grande passione per la Chiesa locale, per il clero diocesano e rispetto per il vescovo. Per diversi anni fu vicario generale della diocesi di Nacala e anche amministratore. Aveva un grande senso di appartenenza alla Chiesa mozambicana. Per essa, P. Firmino si donò totalmente e riuscì ad ottenere aiuti materiali immensi per costruire cappelle, scuole, centri pastorali e catechetici. Tutti gli aiuti che riceveva dai suoi amici e parenti in Italia, ed erano tanti, li investiva per il bene della Chiesa e della gente. Non teneva niente per sé. Viveva una vita semplice e austera.

Vorrei sottolineare il suo spirito di sacrificio per il bene delle persone. Negli anni difficili della guerra e negli anni più tranquilli della ricostruzione nazionale, ho visto sempre in lui un esempio di dedizione totale, senza pensare a sé. P. Firmino fa parte della catena dei grandi missionari comboniani che popolano la storia del Mozambico: uomini di grande calibro umano, cristiano e missionario. Uomini che si sono incarnati nella realtà della gente e si sono donati senza riserve per rendere più visibile il Regno di Dio.

Concludendo, P. Firmino era una persona gioiosa e felice. Viveva gli avvenimenti difficili della missione con una serenità e una pace impressionanti. Sono certo che questa gioia aveva la sua fonte nell’incontro personale con Cristo che egli curava quotidianamente. Sentiva in modo particolare la presenza di Dio nel suo lavoro e nella vita delle persone.

Il Popolo del Mozambico, soprattutto il popolo macua, e noi, suoi confratelli, piangiamo oggi P. Firmino. Tuttavia, ci rallegriamo per l’esempio che ci ha lasciato. Egli non muore né per il Mozambico né per i missionari comboniani. Continuerà a lavorare dal cielo per la crescita della Chiesa e per le vocazioni sacerdotali e missionarie che tanto ha avuto a cuore. Intercederà per ciascuno di noi, affinché, con il suo stesso entusiasmo, rimaniamo fedeli al carisma missionario comboniano.

La sua testimonianza di vita, la sua gioia e serenità, anche nelle situazioni più difficili che ha dovuto affrontare, la vita abbondante, che è andato infondendo nelle varie missioni in cui è stato, hanno il sapore del Vangelo vissuto con intensità al servizio del Regno.

Che riposi ora, dopo tutti questi anni di difficoltà e lotta per la missione, e interceda per noi presso Gesù e Comboni.
P. Jeremias dos Santos Martins