Lunedì 23 marzo 2020
P. Torquato Paolucci, missionario comboniano, ha inviato un messaggio video ai parrocchiani della Parrocchia dei SS. Martiri d’Uganda a Roma, in occasione della 28ma Giornata mondiale dei Missionari Martiri che si celebra domani 24 marzo. “Quest’anno al loro ricordo – dice P. Torquato – vorrei unire anche il ricordo dei molti medici e personale medico che sono morti e muoiono nel curare i malati del corona virus. Sono moltissimi, troppi. Essi sono martiri della loro carità, della loro fedeltà al dovere. Sono esempi stupendi di generosità e di amore per il prossimo. Vogliamo pregare per loro e per tutti quelli che generosamente vivono questo impegno. L’Italia in loro ha mostrato un aspetto bellissimo di umanità ed eroismo. Sono esempi bellissimi che confortano e ci spingono a fare qualche cosa per gli altri”. Di seguito riportiamo il testo del messaggio video inviato dal missionario.

Lettera agli amici/amiche
della parrocchia SS. Martiri dell’Uganda

Carissimi/e, la presente situazione ci impedisce di incontrarci e fare insieme una bella chiacchierata. Non ci impedisce però di ritrovarci attraverso i social, pregare insieme, avere notizie e telefonarci.

Seguo sempre con molto interesse la vita della nostra comunità. Una comunità che, anche in mezzo ai problemi di oggi, riesce a vivere unita e fedele agli impegni cristiani. Grazie ai sacerdoti, ai giovani e meno giovani che stanno dando un grande esempio di missionarietà. Mi ha commosso la vostra generosità nel donare il sangue, viveri e altre offerte per aiutare i più poveri.

Qui dai Comboniani sto bene. Siamo in molti e dobbiamo seguire scrupolosamente le regole, preghiamo molto, abbiamo molto tempo libero.

Certo la situazione non è normale e il desiderio della normalità è forte anche in noi. Troviamo consolazione e forza nella nostra FEDE, ma certo c’è preoccupazione, dolore e direi, in diversi, anche paura.

Questa volta vi scrivo in occasione della 28ma Giornata dei Missionari Martiri che si celebra il 24 marzo.

40 anni fa veniva ucciso in El Salvador, il vescovo Mons Oscar Romero, mentre celebrava la messa nella sua cattedrale. Romero difendeva i poveri e dava fastidio: è stato eliminato fisicamente, ma la sua figura ha superato la morte. È diventata una giornata che viene celebrata ogni anno ricordando lui e tutti i missionari che sono stati uccisi. Sono stati testimoni di Cristo fino alla morte, come Gesù.

Quest’anno al loro ricordo vorrei unire anche il ricordo dei molti medici e personale medico che sono morti e muoiono nel curare i malati del corona virus. Sono moltissimi, troppi. Essi sono martiri della loro carità, della loro fedeltà al dovere. Sono esempi stupendi di generosità e di amore per il prossimo. Vogliamo pregare per loro e per tutti quelli che generosamente vivono questo impegno. L’Italia in loro ha mostrato un aspetto bellissimo di umanità ed eroismo. Sono esempi bellissimi che confortano e ci spingono a fare qualche cosa per gli altri.

Ricordando i missionari martiri io vorrei ricordarvi un caro amico (di cui sicuramente vi ho parlato altre volte,) ucciso sulla strada Kampala Entebbe in Uganda il 20 aprile 1982.

Si chiamava P Osmundo Bilbao Garamendi. Aveva solo 37 anni. Sua madre era vedova e Osmundo era l’unico figlio. Era nato nella zona basca e a 18 anni aveva conosciuto i Comboniani e si unisce a loro. Ordinato sacerdote nel 1969, dopo pochi mesi parte l’Uganda. Viene inviato al Nord, tra la tribù Madi (gente dura come i baschi, ma di grande forza di volontà). Diventa parroco di Metu, poi Il 20 aprile 1982 viene ucciso in un agguato da tre uomini che volevano derubarlo della macchina. Io mi trovavo con lui. Osmundo era un carissimo amico. Lavoravamo nella stessa diocesi (Arua), lui tra i Madi, io tra i Logbara. Erano anni del dopo Amin, un dittatore che ha portato in rovina l’Uganda. A causa della guerra e guerriglia migliaia di persone sono state uccise, villaggi bruciati, molti profughi in Sud Sudan e Congo. Il vescovo ci aveva incaricati di organizzare aiuti specialmente per anziani, ammalati, disabili. Ci trovavamo a Kampala proprio per organizzare aiuti in cibo, medicine, coperte, zappe e materiale scolastico. Avevamo finito il nostro lavoro e dovevamoripartire il giorno dopo (21 aprile). Decidemmo di andare a trovare le Suore di S. Pietro Claver di Kisubi, per comprare materiale scolastico. Durante questo viaggio, l’agguato fatto da tre uomini. Osmundo fu colpito alla testa. La macchina uscì di strada e si infilò in un grosso cespuglio. P. Osmundo è morto perché ha voluto fare causa comune con la gente, specie i più poveri.

Per me è diventato il simbolo di tanti missionari martiri e un intercessore da invocare nei momenti di difficoltà, come questi del corona virus. Dal Cielo ci aiuti, e ci ottenga la misericordia di Dio.

Vi saluto di cuore.
P. Torquato