Domenica 12 aprile 2020
Tutti i membri della comunità della Curia Generalizia dei Missionari Comboniani, impossibilitati ad andare nelle parrocchie, a causa delle restrizioni per il coronavirus, hanno partecipato insieme alla celebrazione dell’Eucarestia nel giorno della Risurrezione del Signore. La Messa è stata presieduta dal Superiore Generale. P. Tesfaye Tadesse, il quale ha pronunciato l’omelia che qui di seguito pubblichiamo.

Domenica della Resurrezione di Gesù
Kristos Tenestwal
Omelia di P. Tesfaye Tadesse

Carissimi confratelli: Buona Pasqua!

Nelle parrocchie dalle nostre parti, prima di condividere la sua omelia, il giorno della Santa Pasqua, il parroco dice: BUONA PASQUA, Χριστός Ανέστη, Cristos Anesti, ክርስቶስ ተነስቷል, Kristos Tenestwal, come diciamo in Etiopia. Usiamo la parola Tenestwal, che letteralmente significa “si è alzato”, la stessa parola che usiamo quando diciamo che uno si è alzato dal sonno, come facciamo ogni giorno: una piccola esperienza di risurrezione.

Oggi celebriamo la Risurrezione di Gesù Cristo per essere rinnovati, per rinascere, come dice la liturgia nella coletta: “Concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto.

1. Leggendo la pagina del Vangelo, sembra che le autorità abbiano detto: “Gesù è morto, lo hanno ucciso e tutto sembra finito, fatto fuori. Però è meglio mettere soldati alla sua tomba, non si sa cosa accadrà”. È in questo contesto che nel primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, ed …(esclama): «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”.

Negli altri vangeli sinottici si dice che “le donne” vanno alla tomba, invece nel vangelo di san Giovanni, Maria di Magdala è presentata all’inizio da sola. Il vangelo non dà la ragione perché è alla tomba cosi di mattina presto, ma lei cerca il Signore. Nel momento di lutto, del buio, Gesù rimane il Signore, se anche sembra assente e a risposo. Maria lo va a cercare ancora quando era ancora buio: la tomba è vuota, la pietra è stata rimossa.  C’è il buio perché non c’era ancora la luce, ma non c’è neanche chiarezza nella la fede di Maria di Magdala. Si può essere nella confusione, ma si cerca il Signore lo stesso, si piange la sua assenza.

 Come vedo Dio, nel mio buio presente? Lo cerco, grido e piango insieme agli altri?  Maria di Magdala, triste, preoccupata, angosciata, corre da Pietro e dall’altro discepolo e grida la sua disperazione: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!» (v. 2). Sono confuso, ma non da solo, anche con altri, chiedo spiegazione insieme con altri. Sorprende che Maria di Magdala parli al plurale. Perché (se è sola) dice: «non sappiamo»? Si capisce da questo dettaglio che c’erano altre donne con lei. Si piange insieme come in questi giorni di coronavirus, si grida: dove è il Signore, dove sei? Dove ti hanno portato?  Chi ha spostato la pietra? Domande normali. Gesù ha forza sulle nostre tombe personali e comunitarie, però dobbiamo cercare lui è che Presente. Le tombe dei morti del coronavirus non hanno pietre, però Dio è presente nella loro persona, come ci ricorda la prima lettura: “E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome”. Visito le situazioni difficili, dove penso che non c’è vita, ma una presenza? Faccio questo con la fede che il Signore è presente? Gesù, fa’ crescere la mia fede, perché sono avvolto nel buio.

2.Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due”.

Gli studiosi ci dicono che nel vangelo di Luca, Pietro va alla tomba da solo, invece qui è accompagnato dall’altro discepolo. Giovanni vuole dire chiaramente che anche l’altro discepolo era presente durante la visita alla tomba vuota, anzi il discepolo, indicato come quello che ama di più, corre e arriva prima. Si corre insieme, nel proprio ritmo, si arriva. Tutto questo si fa con amore, con passione.  Corre di più chi ama di più, commenta sant’Agostino. Bisogna cercare, correre, verificare le tombe vuote. Come sappiamo, Giovanni e Pietro compaiono insieme prima e dopo la morte di Gesù. I biblisti dicono che nell’ultima cena, Pietro ha approfittato del discepolo amato per colmare la sua curiosità su chi poteva essere il traditore (Gv. 13,23-25). Il discepolo amato aveva una visione chiara che sul lago di Tiberiade Gesù era presente, e dice: “E’ il Signore”, ma è Pietro che fa l’esperienza della misericordia di Gesù e gli viene chiesto di fare il pastore del gregge (Gv. 21,15-17). Pietro ha il ruolo e la missione di rafforzare i suoi fratelli nella fede. Giovanni contempla nell’amore, Pietro è sfiduciato, sfidato e riconfermato nella fede e cosi serve i suoi fratelli che procedono con difficoltà nel cammino della fede.  Gesù attraverso il suo Spirito Santo, dono della sua Resurrezione, ci fa fare l’esperienza della fede, frutto del nostro incontro con lui. Come è il mio correre per incontrare Dio? Come lo cerco? come aiuto chi cerca il Signore?

3. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario, vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”.

È Pietro che entra per primo, scopre che la tomba è vuota e le cose sono in ordine, nessuno ha rubato Gesù, anzi era chiaro che Gesù ha fatto tutto da se. Il corpo di Cristo non è stato rubato perché i ladri non perdono tempo a piegare con tanta cura il sudario. Gesù si è liberato da solo dalle bende che lo avvolgevano, diversamente da Lazzaro che invece dovette essere sciolto da altri (Gv 11,44). Dove agisce Dio, le cose, le vittorie, la vincita sono in ordine: però bisogna accettare il vuoto. Siamo piccoli, ma almeno visibili. Nella risurrezione di Cristo, la sua tomba non ha le ossa, Gesù non è nella tomba. Cosa dire: accompagniamo un mistero? In questi giorni vediamo che i morti del coronavirus non sono sepolti con l’affetto e il calore di cui tutti abbiamo bisogno. Cosi è stato per generazioni dalle nostre parti in Etiopia, ma quando sono morti per la guerra, essi sono rimasti lontano da casa, sono rimasti fuori casa. Chi può consolarci, riempire il vuoto creato?

I testimoni possono essere diversi, ma l’esperienza della fede è personale. Dopo Pietro, anche l’altro discepolo entra a fare il sopralluogo della tomba, e così gli osservatori sono due, in accordo con il diritto giudaico che per la validità di una testimonianza esigeva almeno due testimoni oculari. Entrambi i testimoni vedono «i segni», ma soltanto del discepolo amato l’evangelista dice: «Vide e credette» (Gv 20,8). La nostra fede diviene credibile con una vita dove il Cristo Risorto si fa presente, opera e contagia gli altri.

Come dice San Paolo nella seconda lettura: “Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria”.

Oggi di nuovo chiediamo a Gesù Cristo Risorto il dono dello Spirito Santo, affinché ci rialziamo con fede, con fiducia e speranza. Che la presenza di Dio, che diventa la forza di vita donata, consumata e condivisa in questi giorni ci riconfermi nella fede. Il nostro padre fondatore, San Daniele Comboni dice: La Missione stessa, per questa terribile epidemia, ha fatto delle perdite immense di soggetti europei, delle Suore e del mio Amministratore e Vicario Generale, Don Antonio Squaranti, che era il braccio destro mio e della mia Opera. Ben lontano dallo scoraggiarmi (per quanto io stesso sia stato in punto di morte e questa volta è stata la 14ª in 21 anni) mi sento un coraggio da leoni e mi sento più sicuro che mai di riuscire nella mia Opera la più vasta, la più difficile e la più laboriosa dell'universo intero, perché le Opere divine e soprattutto le Opere apostoliche che hanno per scopo di rovesciare l'impero di satana, per sostituirvi il Regno di Gesù Cristo, devono passare per la via regale della Croce e del martirio e Gesù Cristo è arrivato al trionfo della sua gloriosa Resurrezione dalla sua Passione e Morte”. (San Daniele Comboni, Scritti 5659)

Scrive Papa Francesco: “Se è vero che Gesù ci risusciterà alla fine dei tempi, è anche vero che, per un certo aspetto, con Lui già siamo risuscitati. La vita eterna incomincia già in questo momento, incomincia durante tutta la vita, che è orientata verso quel momento della risurrezione finale... E già siamo riuscitati, infatti mediante il Battesimo, siamo inseriti nella morte e risurrezione di Cristo e partecipiamo alla vita nuova, che è la sua vita”. (Papa Francesco, Io credo, Noi Crediamo, Libro-Riflessione sul Credo, marzo 2020),

Che Maria, la Madre degli afflitti, preghi per tutti coloro che soffrono, affinché possano fare l’esperienza fortificante e consolante del Cristo Risorto.

Comunità della Curia Generalizia dei Missionari Comboniani a Roma. Celebrazione dell’Eucarestia nel giorno della Risurrezione del Signore.