Sabato 28 novembre 2020
Questo libro “La capanna di padre Carlo”, dice P. Carlassare, “è nato dal bisogno di fare memoria dei miei anni di missione a Fangak. Non mi sono dato né a uno studio storico, né a una riflessione teologica, ma a un semplice romanzo poiché mi è sembrato di poter essere più libero di raccontare tante storie belle di persone e situazioni che ho incontrato da missionario. (…) La missione è la vera protagonista del romanzo: una missione che vuole salvare l’umano in ogni persona e situazione.”

“La capanna di padre Carlo”

Carissimi
Novembre è sempre un mese che porta dei pensieri. E così è stato anche per me e noi della diocesi di Malakal. Avevamo organizzato l’assemblea pastorale della diocesi con la partecipazione dei preti, religiosi e agenti pastorali laici. Una sessantina in tutto. Ero molto preso nelle attività organizzative per ricevere i partecipanti dalle diverse parrocchie che venivano da lontano. Quando una sera abbiamo sentito che c’erano stati degli spari e delle persone uccise lungo la strada tra Malakia e Muderia. È lunga due chilometri e mezzo e collega due delle nostre parrocchie. È una strada molto frequentata. Quella sera Juliano Ambrose non rientrò nella casa dove aveva la stanza insieme agli altri catechisti venuti per l’assemblea. A mezzanotte ricevemmo notizia che era stato uno delle vittime insieme a un ufficiale dell’esercito chiamato Arop. Sono stati colti di sorpresa alle spalle e uccisi.

Purtroppo queste uccisioni sommarie sembrano essere diventate una routine. Ogni mese se ne conta almeno una. A luglio Taban Akol, il procuratore generale che lavorava nel tribunale della città, era stato ucciso all’uscita del ristorante dove era solito cenare. Altre persone sono state uccise anche nei mesi a seguire, tutti da uomini armati sconosciuti: così scrivono le relazioni della polizia. Le investigazioni sono in atto, ma sembrano casi di non facile risoluzione. Intanto monta la paura motivata da tanta diffidenza causata dagli ultimi anni di conflitto. Infatti la regione dell’Alto Nilo dove Malakal si trova, è stata divisa tra governo e opposizione. E questa divisione ha preso anche una colorazione etnica allineando i Dinka con il governo e gli Scilluk con l’opposizione. Per questo i due gruppi vivono separati: i Dinka in città, mentre gli Scilluk nel campo di protezione dei civili allestito dall’ONU. Dal momento che i morti sono in questo caso Scilluk e tutti di alta estrazione, è sorto il sospetto che un gruppo stia prendendo di mira l’altro. E questo per creare disordini e mantenere il potere.

Malakal e la regione dell’Alto Nilo infatti è in un momento di transizione in seguito ai trattati di pace dello scorso anno. Ma i passi fatti sono ancora pochi e deludenti. La regione rimane l’unica senza governatore. Infatti il governo ha rifiutato di nominare la persona proposta dall’opposizione perché la considera pericolosa per il processo di riconciliazione. Ma per l’opposizione è la sola in grado di proteggere e dare fiducia alla parte debole della cittadinanza, coloro che hanno perso tutto. Non si sa quando questa situazione di stallo finirà. Sembra che le due parti non siano in grado di scegliere una terza persona che sia neutra e in grado di promuovere il bene di tutti. Novembre è stato anche il mese in cui si è tenuto in capitale l’assemblea per promuovere il dialogo nazionale. Il governo è stato il garante di questa assemblea, ma ha chiuso l’evento con qualche malumore sentendosi messo in questione dalla società civile.

La Chiesa mantiene il compito profetico di radunare tutti insieme, aiutare a superare quanto divide per scoprire una nuova fraternità, promuovere la riconciliazione e lavorare insieme per il bene comune. Qui a Malakal, oltre alla predicazione e alle tante celebrazioni, ci sono progetti concreti sia nel campo umanitario con l’ufficio Caritas che nel campo educativo con l’intenzione di recuperare tre importanti scuole (elementare, media e superiore) e riaprire le lezioni con il nuovo anno scolastico a marzo 2021. Chiedo la vostra preghiera perché fra tutte queste difficoltà, si riesca comunque a fare dei passi in avanti. In fondo come diceva Comboni, l’opera di Dio nasce sempre ai piedi della croce.

Colgo l’occasione per annunciarvi la pubblicazione del mio ultimo libro. È nato dal bisogno di fare memoria dei miei anni di missione a Fangak. Non mi sono dato né a uno studio storico, né a una riflessione teologica, ma a un semplice romanzo poiché mi è sembrato di poter essere più libero di raccontare tante storie belle di persone e situazioni che ho incontrato da missionario.

L’ho intitolato La capanna di padre Carlo. Padre Carlo è il protagonista: modello del missionario odierno. Il titolo fa riferimento a un romanzo ben più famoso del mio: La capanna dello zio Tom. Questo libro per primo mi ha introdotto nel tema della liberazione dei neri quando ero ancora bambino. Quel romanzo riportava anche un sottotitolo, vita fra gli umili, che trovo molto significativo per presentare questa caratteristica importante della mia vita missionaria.

Direi dunque che la missione è la vera protagonista del romanzo: una missione che vuole salvare l’umano in ogni persona e situazione. I personaggi del romanzo sono ispirati da persone reali: ho cercato di presentarne i tratti e l’insegnamento che ho colto da ciascuno di loro. Ogni personaggio appare immerso nelle proprie contraddittorietà, ma non annientano la bontà di ciascuno. Se nessuno può essere innalzato, nessuno può al contempo essere condannato. Il Signore sa scrivere dritto nelle righe storte di ognuno.

La missione viene presentata come un viaggio-cammino in cui il missionario incontra la gente. E durante il cammino la popolazione ha modo di farsi conoscere e presentare la ricchezza della propria cultura e tradizione. Con il proseguire del percorso c’è un progressivo dispiegarsi delle fasi della vita a partire dalla nascita e infanzia, all’adolescenza e giovinezza, alla vita adulta con il matrimonio, la famiglia e la morte. E in tutto questo si percepisce quanto se da un lato la gente si discosta da un certo modello di cristianesimo, in verità ne vive alcuni valori fondanti nella sincerità e nella solidarietà.

Il conflitto che ha insanguinato il Sud Sudan (1983-2005) rimane di sottofondo a tutta la storia facendo notare quanto la violenza abbia marcato il vissuto delle persone e società sud sudanese. Smascherando questo fatto, il romanzo vuole incoraggiare i lettori ad impegnarsi nella costruzione di una società più umana e fraterna superando tutti quegli ostacoli che dividono le persone: l’ignoranza, la paura, il pregiudizio.

La santità è anche un tema centrale del romanzo. C’è un chiaro richiamo al fatto che solo la carità pienamente vissuta rende possibile l’incontro reale con Gesù e permette che il Vangelo sia riscritto nella storia di tutti i giorni in modo vivido e comprensibile.

Sono contento di condividere questo lavoro con tutti voi nella speranza che possiate apprezzarne la lettura e trarne beneficio. Il libro è pubblicato da Fondazione Nigrizia e sarà disponibile presso le comunità dei missionari Comboniani in Italia.

Auguro a tutti un fruttuoso cammino di Avvento verso la gioia del Natale perché il bambino Gesù porti una rinnovata speranza per affrontare le prove con fede.
Padre Christian Carlassare
Missionario Comboniano
Malakal/ Sud Sudan, 28 Novembre 2020