Sabato 28 novembre 2020
Nelle prime ore di questa mattina [22 novembre], p. Beppino Puttinato è stato chiamato al Padre. P. Beppino si era ammalato all'inizio di Settembre con una specie di infezione. Gli accertamenti in ospedale hanno rivelato che aveva dei calcoli nel rene. Con il passare del tempo la sua situazione ha cominciato a peggiorare costantemente e non abbiamo potuto trovare altro che l'infezione causata dagli stessi calcoli.

Verso la fine di settembre la situazione stava peggiorando. Il trattamento in Sudan non stava dando i risultati sperati. Bisognava prendere una decisione dolorosa per portare p. Beppino in Italia. Quando gliel'abbiamo comunicato, non era contento e, pur non opponendo resistenza, ci ha fatto capire che, se gli si doveva dare una scelta, non era pronto a recarsi in Italia. Col passare dei giorni, lui stesso cominciò a rendersi conto della gravità della sua situazione. Due volte è caduto dal letto durante la notte. Abbiamo dovuto assumere un'infermiera per stare con lui 24 ore su 24. Di fronte a una situazione del genere, lui stesso alla fine chiese di andare in Italia per una migliore diagnosi della sua malattia.

P. Beppino Puttinano.

Il primo tentativo è fallito quando è stato fermato all'aeroporto perché il suo compagno di viaggio aveva problemi con i documenti. Abbiamo dovuto aspettare ancora qualche giorno. Alla fine il Padre ha viaggiato ed è arrivato in Italia. Fu sottoposto alla routine di 14 giorni di quarantena a Castel d'Azzano. Quando ne uscì, non era più il Beppino che conoscevamo. P. Norberto Stonfer, che lo aveva accompagnato in Italia, ha espresso i suoi timori poco prima della sua partenza per il Sudan. Si stava indebolendo.

Poi arrivò la notizia che aveva preso il COVID-19. Era già stato indebolito dalla sua malattia precedente (che finora non sappiamo esattamente cosa lo stava indebolendo). Il Covid-19 non ha fatto altro che peggiorare la sua situazione.

P. Beppino è stato un eroe nella nostra missione in Sudan. Il suo più grande contributo è stato nell'Educazione. Ha trascorso quasi tutti i suoi 60 anni di sacerdozio in Sudan lavorando nel campo dell'educazione. È stato un uomo di immensa carità. Ha amato senza distinzioni. Tutti hanno trovato un posto nel suo cuore. Ci mancherà tanto!

Le nostre condoglianze alla sua famiglia, alla comunità di Comboni College di Khartoum, all'intera famiglia Comboniana e alla Chiesa in Sudan.

Che riposi in pace l’anima sua.
P. J. Richard Kyankaaga, mccj