Venerdì 28 maggio 2021
Fr. Mario Castro Jayson Torregosa [nella foto], comboniano filippino, ha celebrato questo mercoledì, 26 maggio, il venticinquesimo anniversario dei suoi primi voti nella cappella della Casa Generalizia a Roma. Alla celebrazione, presieduta dal vicario generale, P. Jeremias dos Santos Martins, hanno partecipato una sessantina di confratelli, membri delle tre comunità della Curia e confratelli di passaggio.

Fr. Mario Jayson, 53 anni, è nato a Tarlac, nelle Filippine. I suoi genitori sono ancora vivi: il papà Basilio, 80 anni, e la mamma Loreta, 82 anni. Fr. Jayson è il quarto dei loro sei figli: tre fratelli e tre sorelle. È entrato fra i comboniani a Manila quando aveva già 26 anni. Ha fatto i primi voti il 26 maggio 1996 e la professione perpetua il 15 maggio 2005. Dal 1996 al 1999 ha frequentato il Centro Internazionale dei Fratelli (CIF) a Nairobi (Kenya). Poi è stato destinato all’Uganda dove ha lavorato 17 anni. Dal 2016, appartiene alla comunità della Curia.

All’inizio della celebrazione, nella quale si faceva la memoria liturgica di san Filippo Neri, P. Jeremias ha invitati i presenti a ringraziare Dio per il dono della vita di Fr. Mario Jayson e dei confratelli che lavorano attualmente in Asia, in particolare nelle Filippine, e per il dono della vocazione missionaria dei 37 novizi che hanno fatto i primi voti in questo mese di maggio nei vari noviziati dell’Istituto, tra cui tre dell’Asia.

Durante l’omelia, P. Jeremias ha fatto un breve accenno alla vita di san Filippo Neri, il santo della gioia, patrono dei giornalisti, e autore di quella famosa frase ‘state buoni se potete’. Poi ha ricordato alcune scene del film “Preferisco il paradiso”, che racconta la vita del santo, soprattutto quando Filippo arriva a Roma per presentarsi ai gesuiti per offrirsi di partire per la Cina. Ma non viene accettato. Deluso, Filippo cammina per le vie di Roma e trova la sua vocazione, rimane a Roma e si dedica ai ragazzi di strada, fondando gli oratori.

Commentando il vangelo del giorno (Marco 10,32-45), P. Jeremias ha detto che ci sono “due cose da conservare come due tesori: la prima, che il Signore va sempre davanti a noi, e la seconda, che la nostra vita, se non diventa un servizio e un dono per gli altri, non ha senso”.

“Sulla prima” – ha proseguito –, “facciamo tutti i giorni questa esperienza: Dio precede, accompagna e fa fruttificare il nostro lavoro. Lui cammina davanti per preparare, guidare, dare l’esempio. Questo, Gesù l’ha fatto nella sua vita terrena, lo ha detto ai suoi discepoli (andate in Galilea, là vi precederò) e lo fa oggi. Il suo nome è ‘Io sono’. A volte abbiamo paura del futuro, dell’ignoto, di una nuova assegnazione, di un cambiamento, soprattutto quando diventiamo più anziani. Siamo come i discepoli, sgomenti e impauriti. La certezza della presenza di Dio ci rassicura e ci dà la serenità necessaria e ci porta anche alla contemplazione delle sorprese di Dio per poter dire come Giacobbe: ‘Dio era qui e io non lo sapevo, o non mi ero accorto!’”.

Sulla seconda cosa da conservare, il servizio, P. Jeremias ha citato l’ultima frase del vangelo del giorno: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo, infatti, non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Poi ha sottolineato le espressioni: “tra voi”, che è ripetuta tre volte, e l’essere “servitore” e “schiavo”: «Chi vuole diventare grande tra voi diventi vostro servitore; chi vuole essere il primo sia schiavo di tutti».

Ha poi ricordato san Daniele Comboni quando, quasi alla fine della sua vita (aprile 1881), ha auspicato a tutti i suoi missionari di essere santi e capaci: “Una missione sì ardua e laboriosa come la nostra non può vivere di patina, e di soggetti dal collo storto pieni di egoismo e di se stessi, Bisogna accenderli di carità, che abbia la sua sorgente da Dio, e dall'amore di Cristo; e quando si ama davvero Cristo, allora sono dolcezze le privazioni, i patimenti, il martirio”.

Dopo l’omelia, P. Jeremias ha dato la parola a Fr. Mario Jayson, dicendo che “la sua presenza tra noi è soprattutto caratterizzata da semplicità, accoglienza e attenzione ai confratelli e alle persone”. E ha aggiunto: “Insieme a Mario, vogliamo vivere la nostra vocazione con semplicità e come un servizio all’altro. Oggi, tutti siamo invitati a rinnovare la nostra consacrazione”.

Fr. Mario Jayson ha quindi preso la parola e ha raccontato brevemente come ha vissuto questi 25 anni di vita missionaria, dalla formazione a Manila e Nairobi alla missione in Uganda e alla Curia a Roma.

“Sono contento di celebrare questi 25 anni di vita religiosa e missionaria insieme a tutti voi. Ringrazio Dio per la mia vocazione, ringrazio tutti i missionari comboniani che mi hanno accompagnato e aiutato fino a oggi a inserirmi nelle diverse realtà sociali dove ho lavorato e a mantenermi sulla strada giusta, tra cui P. Alberto de Oliveira Silva, qui presente, che è stato uno dei miei formatori a Manila, e poi anche superiore della delegazione. Ringrazio anche la comunità della Curia per aver organizzato questa celebrazione. Mi sento davvero accolto”.

Dopo la breve testimonianza e i ringraziamenti, Fr. Mario ha rinnovato i voti, dopodiché ha chiesto la preghiera di tutti perché rimanga sempre fedele e disponibile a continuare il cammino iniziato 25 anni fa.

Testo della rinnovazione dei voti di Fr. Mario Castro Jayson Torregosa

Padre Santo,
Io ti lodo e ti benedico
perché nel Cuore trafitto di Cristo, Buon Pastore,
mi hai rivelato le inestimabili ricchezze del tuo amore
per ogni persona e per ogni popolo.
Ti ringrazio di avermi chiamato a seguire Cristo
nella sua missione evangelizzatrice,
specialmente tra i più poveri e abbandonati,
secondo il carisma di san Daniele Comboni.
In obbedienza di fede e unito a tutti i confratelli,
che nel mondo operano per il tuo regno,
rinnovo oggi, nel venticinquesimo anniversario della mia professione religiosa, l'offerta di tutta la mia vita
per il servizio missionario ad Gentes,
seguendo il Signore Gesù
casto, povero e obbediente,
con generosa fedeltà alla nostra Regola di Vita.
Fa' che per l'amore sgorgato dal Cuore trafitto,
per intercessione della Vergine Maria,
stella dell'evangelizzazione,
di san Giuseppe suo sposo e patrono della Chiesa,
di san Pietro Claver, patrono dell'Istituto
e di san Daniele Comboni, nostro Fondatore,
Io possa vivere quanto annuncio
ed essere segno credibile di una nuova umanità.
Amen