Con stile asciutto, Marco (1,7-11) descrive il battesimo di Gesù: «In quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni» (Mc 1, 9). Il Signore non fu battezzato con l’acqua di quel fiume, ma dentro: un’immersione che lo avvolse, quasi identificandolo con quel torrente. In ebraico, la parola “Giordano” significa “Colui che scende”, ed è più che appropriata.

I tanti battesimi!

Tu sei il Figlio mio, l'amato”.
Marco 1,7-11

La Festa del Battesimo del Signore è come un ponte tra le feste natalizie e il Tempo Ordinario dell'anno liturgico. Da una parte, si conclude il tempo di Natale e le sue “epifanie”, cioè le manifestazioni ai pastori (i poveri), al vecchio Simeone e alla profetessa Anna (che rappresentano l'Israele fedele che aspettava il Messia) e ai magi (che rappresentano i popoli pagani); dall'altra parte, si entra nel Tempo Ordinario, di cui questa festa funge da prima domenica.

1. Il senso profondo del battesimo del Signore

Oggi, abituati come siamo a sentirlo, non ci rendiamo conto di quanto sia stato motivo di scandalo per i primi cristiani che Gesù, colui che era senza peccato, abbia iniziato la sua missione come discepolo del Battista, facendosi da lui battezzare nelle acque del Giordano.

Perché Gesù si è fatto battezzare? Potremmo addurre tre ragioni. La prima: Gesù è “lì” dove percepisce che Dio è all'opera. Per questo, sentendo gli echi della voce del Battista, lascia Nazareth e si reca a “Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando” (Giovanni 1,28). La seconda: Gesù arriva non come un privilegiato, ma solidale con i suoi fratelli. Terzo: Gesù, fin dall'inizio della sua missione, manifesta la sua opzione di stare in mezzo ai peccatori, fino ad essere ritenuto uno di loro e a morire tra due malfattori.

L'episodio del battesimo di Gesù è di una importanza del tutto singolare, uno spartiacque nella vita del Signore, tanto che nel vangelo di Marco, il primo dei vangeli, esso costituisce l'esordio della sua missione: “Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio” (1,1). Quanto è successo prima non conta. È “oggi” che il Messia fa la sua comparsa sulla scena del mondo. “Oggi” egli viene unto come il “Cristo” (“l'unto”) del Signore. “Oggi” Gesù prende coscienza – umanamente parlando - della sua missione. “Oggi”, potremmo dire, “è nato per noi il Salvatore, che è Cristo Signore” (cfr. Luca 2,11), secondo ciò che dice il Salmista: “Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato” (Salmo 2,7).

Il racconto di Marco, nella sua essenzialità e apparente semplicità, è di una grande portata perché ci presenta Gesù in una “epifania” trinitaria. Oggi, per certi versi, è l'epifania della Santissima Trinità. I cieli si squarciano, dopo secoli senza profeti, per cui i cieli sembravano chiusi, e Dio risponde, finalmente, alla supplica del suo popolo: “Ah, se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Isaia 63,16-17).

Oggi, Festa del Battesimo del Signore, festa della sua “nascita” per l'investitura messianica, è pure la festa del nostro battesimo. Oggi si sono squarciati i cieli per noi, lo Spirito viene ad annidarsi nel nostro cuore e il Padre fa sentire la sua voce, dicendo a ciascuno/a di noi: “Tu sei il Figlio mio, l'amato!”; “Tu sei la Figlia mia, l'amata”!

2. Tre testimoni, tre battesimi

“Tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue, e questi tre sono concordi” (seconda lettura, 1Giovanni 5,1-9). Tre testimoni concordi nel dare testimonianza dell'amore di Dio per noi! Tre testimonianze che provengono da tre “battesimi”: quello nell'acqua (“Io vi ho battezzato con acqua...”), quello nello Spirito (...Egli vi battezzerà in Spirito Santo”) e quello nel sangue (“Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!”, Luca 12,50). Ma è lo Spirito Santo che unisce e rende uno e veritiero questo “triplice battesimo”: “Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità”. Senza lo Spirito il battesimo nell'acqua rimane soltanto battesimo di Giovanni, una mera espressione del nostro desiderio di una rinascita. Senza lo Spirito non è possibile il “battesimo di sangue”, quello del martirio, della testimonianza. Senza lo Spirito non saremmo rinati e saremmo tuttora sotto il dominio della Legge.

3. I tanti “battesimi”

L'umanità non è divisa tra credenti e non-credenti, ma tra credenti e idolatri. Come Paolo ad Efeso ha interpellato dei seguaci del Battista, anche a noi potrebbe essere chiesto: “Quale battesimo avete ricevuto?” (Atti degli Apostoli 19,3). Sì, perché tutti siamo “battezzati”, cioè “immersi” (etimologicamente battesimo significa immersione!) nella realtà dove crediamo di poter trovare la vita, la felicità, il senso dell'esistenza. Alcuni sono battezzati/immersi nell'Oceano infinito dell'Amore di Dio, dove affluiscono i mille fiumi dell'amore, nelle sue diverse espressioni di solidarietà, di compassione, di giustizia, di dono di sé.... Altri, invece, rischiano di vivere battezzati/immersi nel mare inquinato degli affari, dei soldi, dell'ingiustizia dell'egoismo... Quale battesimo hai ricevuto?

4. A quale fontana ti disseti?

L'acqua viva in cui siamo stati rigenerati diventa pure la fontana a cui ritorniamo regolamento a dissetarci: “O voi tutti assetati, venite all'acqua!” (prima lettura, Isaia 55,1-11). Il nostro battesimo è una sorgente di freschezza, di giovinezza, di gioia. “Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza!”, proclama il ritornello dell'inno scelto come salmo responsoriale (Isaia 12,1-6). Purtroppo, però, tante volte andiamo a dissetarci a delle fontane avvelenate. Chiediamoci, quindi, quale sono le fontane che frequentiamo. Non avrà Dio da lamentarsi di noi come di Israele, tramite il profeta Geremia: “Il mio popolo ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua” (2,13)?

Esercizio spirituale della settimana:
1) Inizia la tua giornata immergendoti, ogni volta, nelle acque rigeneratrici del tuo battesimo, tramite il segno della croce.
2) Apri la Bibbia e medita il testo della prima lettura: Isaia 55,1-11.

P. Manuel João Pereira Correia, MCCJ
Castel d'Azzano (Verona), gennaio 2024

Nel Giordano per ascoltare la voce di Dio sul Suo Messia

Is 55,1-10; Salmo (Is 12,2.4-6); 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11

Il battesimo di Gesù nel Giordano costituisce l’inizio della sua “vita pubblica”. Nei precedenti trent’anni di vita nascosta presso i suoi genitori a Nazareth, cresceva in “sapienza, età e grazia”, preparandosi alla sua missione rivelatrice. Quel giorno il “senza peccato” si mise in fila in mezzo ai peccatori, per sottoporsi al rito che lo accomunava a quanti volevano mondarsi dalle loro colpe. Lui, l’innocente, condivide la sorte dei peccatori.

Egli è compassionevole verso il peccato e la miseria dell’uomo fino a farsene carico, e pronto a pagare per tutti. Ma ecco una sorpresa: questa persona “qualsiasi”, mescolato alla folla, viene riconosciuto ed identificato dal Padre che dichiara: “Questo è il mio figlio prediletto”. Riconoscerlo come unico, pur nelle apparenze modeste e più ordinarie, è la scommessa della fede.

Anche Giovanni aveva intuito il nascondimento di Gesù, e diceva ai suoi discepoli: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”. Egli si identifica con quel “servo del Signore” di cui parla il profeta Isaia.

L’arrivo di Gesù, quindi, segna il tempo della misericordia e della grazia. È la fioritura della salvezza: anche per i peccatori c’è speranza, perché possono contare sull’amore ostinato e appassionato di Dio, che colma l’abisso della loro miseria. La salvezza appare qui come un dono non come una conquista. L’attenzione non va concentrata sulle azioni dell’uomo, ma su ciò che Dio fa per noi. Certo, il comportamento individuale e personale non è superfluo, poiché c’è pur sempre l’esigenza della conversione, ma l’iniziativa è sempre quella divina.

I cieli “squarciati” stanno ad indicare che è finito il tempo dell’inimicizia tra Dio e l’uomo, il tempo della lontananza da Dio che determinava la profonda miseria degli uomini. La voce dal cielo significa che è finito il tempo dell’insopportabile silenzio di Dio. Infatti quando torna a risuonare la voce di Dio, ciò avviene per indicare una presenza: il suo Figlio, la Parola definitiva e completa, che il Padre di ogni grazia ha da dire al mondo.

La discesa dello Spirito Santo su Gesù manifesta che col battesimo di Gesù, inizia una nuova storia, la storia di un mondo nuovo. Il battesimo di Gesù costituisce, quindi, un riconoscimento, un accreditamento, un’investitura ufficiale di Gesù da parte di Dio.
Don Joseph Ndoum

Con stile asciutto, Marco descrive il battesimo di Gesù: «In quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni» (Mc 1, 9). Il Signore non fu battezzato con l’acqua di quel fiume, ma dentro: un’immersione che lo avvolse, quasi identificandolo con quel torrente.

In ebraico, la parola “Giordano” significa “Colui che scende”, ed è più che appropriata. Infatti dalla considerevole altezza della sua sorgente sul monte Hermon (2700 m) il fiume scorre fino cadere nel lago di Tiberiade, a quasi 250 metri sotto del livello del mare. Da quel bacino fuoriesce per insinuarsi nella grande depressione causata dalla spaccatura della crosta terrestre, per sfociare nel Mar Morto, a 400 metri sotto il livello del mare, il punto più basso della superficie della Terra. Il corso del Giordano è una discesa violenta, un precipizio di più di tremila metri. Per farsi battezzare, Gesù entra proprio nel Giordano, nell’alveo carico di acque buone e vitali, che sfocia nello sconfortante avvallamento di quel lago salato, inospitale e impermeabile alla vita.

Gesù si immerge in “Colui che scende”. E come poteva essere diversa la sua prima manifestazione al mondo, visto che tutto della sua vita parla di una continua discesa? Fin dall’inizio del suo Vangelo, Marco indica la nuova forma di santità, quella davvero gradita a Dio: non un’incessante salita fino a chissà quale cielo, ma una costante discesa per raggiungere quanto è morto e mortifero, per nulla promettente; quanto spegne ogni speranza, rendendo vano qualsiasi impegno.

Da quale altezza deve scendere il fiume dei miei giorni? Qual è il preciso nome dell’altura da cui devo smontare? Come si chiama il Mar Morto a cui il Signore destina le mie acque? Cos’è? Chi è?

Entrando in Chiesa, intingendo la mano nell’acqua santa, si compie un gesto serio ed esigente: ricordandosi del proprio Battesimo, si assume nuovamente l’impegno di “scendere”, perfino verso una situazione o una persona da tutti definita “senza speranza”. Si inizia misurando la pomposa altezza del proprio gradino.
[Giovanni Cesare Pagazzi - L'Osservatore Romano]

Dal Battesimo nasce la Missione

Isaia 55,1-11; Salmo: da Is 12,2-6; 1Gv 5,1-9; Marco 1,7-11

Riflessioni
Il Battesimo di Gesù nelle acque del Giordano è una delle tre epifanie, o manifestazioni più significative, che la liturgia della Chiesa canta nella solennità dell’Epifania del Signore, assieme alla manifestazione ai magi venuti dall’Oriente e al miracolo nelle nozze di Cana. Anche il battesimo è una presenza ed una manifestazione missionaria di Gesù. Liturgicamente, celebriamo oggi una festa-ponte tra l’infanzia di Gesù e la sua vita pubblica. Ma c’è di più: fin dall’inizio, la predicazione missionaria degli Apostoli sulla vita di Gesù cominciava “dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui Egli è stato di mezzo a noi assunto in cielo” (Atti 1,22).

Il fatto del Battesimo del Signore getta una grande luce sull’identità e la missione di Gesù (Vangelo). In Lui si manifesta la Trinità santa: il Padre è la voce, il Figlio è il volto, lo Spirito è il vincolo. Lo Spirito discende su di Lui come una colomba (v. 10); il Padre lo proclama suo Figlio, “l’amato” (v. 11), davanti alla nuova comunità umana, di cui Lui è “il Primogenito tra molti fratelli” (Rom 8,29). Da allora il Padre dice anche ad ognuno di noi: “Tu sei mio figlio amato”, “mia figlia amata”.  

La missione di Gesù, discendente di Davide, è prefigurata (I lettura) nella prospettiva di popoli nuovi: “Accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d’Israele, che ti onora” v. 5). Questo sogno, che pare impossibile, è affidato alla Sapienza divina, le cui vie, dice il Signore, “sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (v. 9). Il sogno comincia a farsi possibile con un invito sorprendente ed un programma entusiasmante: “O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte” (v. 1).

Nel Vangelo Gesù si sente, al tempo stesso, figlio e fratello; perciò si mette in fila con i peccatori, non come un sovrano ma come un uomo comune, fa la coda come tutti, aspetta il suo turno per ricevere, anche Lui, innocente, il battesimo da Giovanni Battista per il perdono dei peccati. Si manifesta qui la totale solidarietà che Gesù, “figlio dell’uomo”, sente con tutti i membri della famiglia umana, di cui è membro a pieno titolo. Una solidarietà fino al punto che “non si vergogna di chiamarli fratelli” (Eb 2,11). Profondo è il commento di S. Gregorio Nazianzeno, descrivendo la scena del battesimo per immersione: “Gesù sale dalle acque e porta con sé in alto tutto intero il cosmo” (Ufficio delle Letture). Egli è veramente il Servo solidale e sofferente, l’Agnello che carica su di sé i delitti di tutti (cfr. Is 53,4-5.12). È Lui il Figlio, “l’amato”, nel quale il Padre si compiace!

La riflessione teologica di S. Gregorio Nazianzeno trova anche un riscontro geografico nel luogo dove, presumibilmente, si è realizzato il battesimo di Gesù. Il luogo potrebbe essere Bet-Araba, nello stesso guado del fiume, attraverso il quale Giosuè fece entrare il popolo nella Terra promessa (Gs 3,14s). Secondo i geologi, questo sarebbe il punto più basso della terra: - 400 m sotto il livello del mare. Da quella profondità depressa Gesù emerge dall’acqua del Giordano, si eleva verso l’alto, caricando sulle sue spalle l’umanità intera, il cosmo. La sua preghiera al Padre poteva essere quella del salmo De profundis: “Dal profondo a Te grido, o Signore… Perché con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione” (Sal 130,1.7).

Proprio lì, in quel momento, su Gesù si squarciano i cieli, scende lo Spirito, la voce del Padre lo proclama “l’amato”. Gesù non inizia la sua missione pubblica nel Tempio fra i Maestri della Legge, fra quelli che si considerano perfetti, ma sulle rive del Giordano, in coda fra i peccatori; comincia con un gesto di solidarietà, mescolandosi tra la gente comune, facendosi compagno di strada dei degli ultimi. Il nostro Dio ha preso il volto dell’affamato, del malato… al punto di dirci alla fine: “L’avete fatto a me!” (cfr. Mt 25). Una tradizione ebraica diceva: “Quando passa un povero, scopriti il capo. Perché passa l’immagine di Dio”. Il battesimo di Gesù illumina il nostro Battesimo: anche noi diventiamo figli di Dio, amati. Quindi anche noi chiamati a metterci in fila con i più deboli, a prenderci cura dei più bisognosi.

La vicinanza solidale di quel Servo, Figlio e Fratello, vero Dio e vero uomo, è la base dell’impegno missionario, che per ogni cristiano si fonda e nasce dal Battesimo, il sacramento che ci introduce nella vita della Trinità e della Chiesa, per dare vita nuova al mondo, secondo il mandato di Gesù agli Apostoli prima di salire al Cielo (*): Andate in tutto il mondo, annunciate, battezzate... (cfr. Mt 28; Mc 16). Il Natale ci ha rivelato l’amore immenso di Dio per l’umanità. Da questa esperienza di fede derivano l’impegno per la Missione e la speranza di un mondo che può essere sempre rinnovato, più giusto, fraterno, solidale. Grazie alla prossimità e solidarietà di Dio che cammina con ognuno di noi nella storia.

Parola del Papa

(*) “Prima di salire al Cielo, Gesù ci ha detto di andare in tutto il mondo a battezzare. E da quel giorno fino al giorno d’oggi, questa è stata una catena ininterrotta: si battezzavano i figli, e i figli poi i figli, e i figli. E anche oggi questa catena prosegue… Questi bambini sono l’anello di una catena… È così la catena della fede!... Voi genitori siete coloro che trasmettete la fede, i trasmettitori; voi avete il dovere di trasmettere la fede a questi bambini. È la più bella eredità che voi lascerete loro: la fede!... Ogni bambino che nasce è un dono di gioia e di speranza, e ogni bambino che viene battezzato è un prodigio della fede e una festa per la famiglia di Dio”.
Papa Francesco
Omelia e Angelus, festa del Battesimo del Signore, 12 gennaio 2014

P. Romeo Ballan, MCCJ