Lettera di Pasqua di Mons. Giuseppe Franzelli, vescovo emerito di Lira

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Martedì 2 aprile 2024
“Quest’anno, oltre alla gioia per la Pasqua vorrei condividere con voi la gioia per il mio ritorno in Uganda. Partito per l’Italia verso la fine di novembre per un po’ di riposo e per controlli medici, ho dovuto infatti rimandare più volte il mio ritorno in Africa. Mi è successo ciò che capita spesso quando si porta la macchina in garage per ‘fare il tagliando’”, scrive Mons. Giuseppe Franzelli, vescovo emerito di Lira (Uganda).

Carissimi,
Buona Pasqua! Gesù Risorto risvegli e accresca in noi la pienezza di vita, frutto della sua Risurrezione!

Quest’anno, oltre alla gioia per la Pasqua vorrei condividere con voi la gioia per il mio ritorno in Uganda. Partito per l’Italia verso la fine di novembre per un po’ di riposo e per controlli medici, ho dovuto infatti rimandare più volte il mio ritorno in Africa. Mi è successo ciò che capita spesso quando si porta la macchina in garage per “fare il tagliando”. Oltre al guasto conosciuto – nel mio caso il problema del cuore – saltano sempre fuori altri problemi. Grazie a Dio, attraverso la cura premurosa e fraterna del personale medico a cui sono riconoscente, la “macchina” è ora in condizioni discrete anche se non ottimali. Ho ancora una volta goduto la compagnia e l’affetto delle mie sorelle, di mio cognato e delle loro famiglie.  Ma più passava il tempo e più sentivo che mi mancava l’Africa e la mia gente in Uganda. Ringrazio quindi il Signore che mi ha permesso di tornare e celebrare la Pasqua a Lira.

Ovviamente, Pasqua è la stessa dovunque. Celebrata a Roma in San Pietro, nelle chiese sempre meno affollate d’Europa o assieme a centinaia di fedeli che cantano e danzano in Africa, Pasqua ripropone e mette sotto gli occhi di tutti lo stesso evento straordinario ed unico che ha cambiato per sempre il cammino e il destino dell’umanità: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv. 3,16). Accettando di patire e morire per noi sulla croce, con la sua risurrezione Gesù ha sconfitto per sempre il male e la morte. Pasqua è celebrare la sua vittoria, l’amore che sconfigge il peccato, fonte di morte e radice di ogni male. E’ accogliere con gioia il dono della vita nuova che Cristo offre a tutti coloro che credono in lui e lo seguono.

Uguale dovunque, Pasqua si concretizza ed assume però aspetti diversi, secondo le circostanze in cui viene celebrata e le varie situazioni di morte e peccato che si oppongono alla vita nuova portata da Gesù Risorto.

Tornando in Uganda, ho trovato la città di Lira divisa, con forti tensioni fra i due maggiori gruppi politici.  A livello nazionale, l’appuntamento delle elezioni fissate per il 2026 sta già condizionando fortemente e rendendo sempre più incandescente il clima politico del paese. Da parte sua, la settimana scorsa il presidente Museveni, al potere da quasi 38 anni, ha nominato suo figlio capo di tutte le forze armate dell’Uganda. Staremo a vedere cosa ci riserva il futuro… Ma già oggi ci sono ragioni di essere preoccupati per la situazione sociale e morale del paese. Mi appare con sempre maggior chiarezza che in Uganda celebrare la Pasqua significa anche continuare a lottare per vincere la corruzione, un virus ormai endemico e diffuso in tutto il paese.  Eccone un esempio. 

Lucy ha 30 anni. Vedova, con vari figli a carico, l’anno scorso mi ha chiesto aiuto per iniziare un piccolo “business” per mantenere la famiglia. Le ho dato un po’ di soldi con cui ha iniziato a comprare fagioli, patate dolci ed altre derrate alimentari da rivendere al minuto e ricavarne un piccolo guadagno con cui mantenere i figli. Anche se con difficoltà e alti e bassi, la cosa ha funzionato. Pochi giorni fa però me la ritrovo davanti, disperata. Mentre tornava a Lira dopo aver acquistato i vari prodotti da rivendere, la macchina su cui viaggiava, guidata da un autista ubriaco, è andata fuori strada. Ci sono stati feriti e, mi pare, anche un morto. Lucy è rimasta fortunatamente illesa. E’ intervenuta la polizia, che ha sequestrato la macchina e le merci che trasportava, portando tutto al comando di polizia, a una ventina di chilometri da Lira. Il guaio  è che ora, per ridarle le  sue cose, i poliziotti esigono da Lucy 200.000 scellini! Questo, senza contare i soldi che dovrà trovare per il viaggio e trasporto della merce a Lira…

A completare il quadro, va aggiunto un altro fatto. I poliziotti stessi, e come loro molti altri – insegnanti, militari, impiegati – spesso sono a loro volta vittime di una situazione di ingiustizia. Non pagati o pagati con mesi di ritardo da chi sopra di loro intasca i loro soldi, finiscono per arrangiarsi e rifarsi a spese della gente che dovrebbero servire! E così la corruzione si diffonde e penetra sottilmente come sabbia in tutti gli ingranaggi e i livelli della società. Denunciare la cosa alle autorità superiori risulta quasi sempre costoso e del tutto inutile. Di fronte a questi e tanti altri casi di ingiustizia e corruzione è difficile superare un senso di impotenza e di scoraggiamento. Sembra proprio che per sopravvivere uno debba accettare il sistema… Che fare in situazioni come queste?  Non c’è dunque via d’uscita?

L’ho chiesto oggi a Arnold, che è venuto a trovarmi. Ventiquattro anni, sta finendo il training per infermieri e fa parte di un gruppo chiamato Jesus youth, la gioventù o i giovani di Gesù. Alla mia domanda scuote la testa e sorride. Finora la vita non gli ha fatto sconti. Era uno dei tanti giovani che guardano con timore ad un futuro incerto, cercano inutilmente di evitare dolore e sofferenza e si aggrappano come possono a qualsiasi cosa che li faccia sentire vivi e contenti, anche se solo per poco. Poi, l’incontro con un amico lo ha aiutato a poco a poco a riscoprire la figura di Gesù, riavvicinarsi alla Chiesa, pregare e frequentare i sacramenti. E da allora tutto è cambiato. Sia chiaro, ha tuttora i problemi di sempre, compreso quello di faticare a trovare i soldi per diplomarsi e l’incertezza di fronte al futuro. Ma – mi dice con un sorriso – non è più come prima. Sa di non essere solo e vive le difficoltà con serenità, non sopportandole con amarezza e a denti stretti per poter sopravvivere, ma affidandosi ogni giorno all’amore e provvidenza di Dio. “In Dio, nel suo amore, ho tutto ciò che mi occorre e mi rende felice”, mi assicura. Confesso di aver sgranato gli occhi e di averlo guardato con sorpresa, mista a qualche dubbio. Parole belle, edificanti, ma… Ha intuito i miei dubbi e mi ripete: “E’ difficile, vescovo, e non sempre ci riesco. Ma funziona, ti assicuro che funziona e io vivo ora con gioia la mia vita, nella situazione in cui mi trovo. E sono così contento che, assieme ad altri amici del Jesus youth, cerchiamo di avvicinare altri giovani e condividere con loro la nostra esperienza”.

Ha solo 24 anni. Io fra quindici giorni ne compio 82. A volte, di fronte alla corruzione in Uganda, a quanto  sta accadendo in Ucraina, in Israele, a Gaza e in tante altre parti del mondo e specialmente in Africa sono tentato di pensare che non c’è via d’uscita. Come se la partita fosse ormai persa. E immagino che lo stesso capiti anche a voi, cari amici. Ci rassegniamo a resistere come possiamo e a sopravvivere in queste situazioni di morte e di male.

Ma ha ragione lui. Ha ragione Arnold. Cambiare è possibile. La forza e la vita nuova della risurrezione si fa strada e si diffonde lentamente attraverso persone come lui e tutti quelli che accettano di seguire Cristo anche sulla via della croce, portata con lui per amore nella nostra vita di ogni giorno. La “via crucis” – la Sua e la nostra – ci conduce al trionfo della risurrezione. Non siamo destinati a perdere, ma a vincere con Lui e in Lui. Non basta cercare di resistere in qualche modo al male in noi e attorno a noi. Pasqua non si limita ad aiutarci a sopravvivere, ma ci dona la pienezza di vita nuova, la gioia e la vittoria del Signore risorto.

Anche oggi ed ogni giorno, radio, televisione e giornali ci presentano notizie e fatti in cui l’egoismo, la violenza, l’ingiustizia, il male in tutte le sue forme sembrano avere il sopravvento. Di fronte a questo messaggio assordante del male, anche quest’anno noi credenti siamo chiamati a proclamare e vivere la Buona Notizia di un Dio che è amore e che in Gesù Cristo, nostro fratello, ci salva con la sua croce e ci chiama con il Suo Spirito a vivere in pienezza la gioia della risurrezione. Anche oggi, in questo nostro mondo malato, la Vita sconfigge la morte, l’Amore vince il male.  Lo vuole fare attraverso ognuno di noi, chiamati ad essere piccoli semi di risurrezione, di vita e scelte diverse, compiute con la forza del Signore risorto. Celebrare, “fare Pasqua” tocca innanzitutto a noi, a me e a ciascuno di voi. È il compito, la missione che ci è affidata in questo difficile 2024.

Auguriamoci allora a vicenda “Buona Pasqua!”. Che sia una Pasqua vera, di risurrezione, di vita nuova e di gioia nei nostri cuori e famiglie, in Uganda, in Italia e nel mondo intero!

Vi ricordo con amicizia e affetto, e vi chiedo di pregare per me.
Lira, 26 Marzo 2024
P. Giuseppe
comboni2000