La festa del Battesimo del Signore si colloca come compimento delle grandi manifestazioni dell’Epifania, formando con l’adorazione dei Magi e le nozze di Cana (primo miracolo di Gesù nel IV Vangelo) un vero e proprio trittico teologico e liturgico. Con questa festa si chiude il tempo natalizio e si apre il cammino del Tempo liturgico Ordinario, in cui la vita pubblica di Gesù diventa luce e orientamento per la vita quotidiana dei credenti. (...)
Vera giustizia è l’amore per ogni creatura
Mt 3,13-17
Ubi maior, minor cessat sentenziavano gli antichi romani: quando appare il maggiore, il minore deve sparire, ed è un’affermazione abbastanza triste e brutale, la premessa del pesce grande che mangia il pesce piccolo e di tutte quelle terribili teorie odierne sulla meritocrazia che prevedono tappeti rossi per chi vale tanto e salite sconnesse e ripidissime per chi apparentemente vale meno.
Davanti agli occhi di Gesù e nella mente infinita di Dio queste divisioni non esistono, sono tagli fatti con l’accetta che rendono la vita individuale e collettiva un’ingiustizia crudele. Gesù vuole essere battezzato da Giovanni Battista, il quale avverte immediatamente la sproporzione tra lui e il Messia, e quasi non si sente degno di battezzare chi dovrebbe battezzarlo, esita, si ritrae nella sua piccolezza umana, si confonde.
«Ma Gesù gli rispose: lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Ecco: ogni giustizia, terrena e celeste, umana e sovrumana. In rapporto con il divino siamo tutti minimi, esistenze zoppicanti, insicure, poverissime, ma l’amore di Dio non scarta nessuno, nessuno considera sbagliato, insufficiente. La giustizia del Vangelo è sconfinata e sente la dignità e l’anima di ogni essere umano.
Gesù parla con tutti e con tutte, non concepisce le spaventose differenze su cui si basa la nostra società. Sei quello che sei, chiunque tu sia, ed è bello così, perché Dio ama tutti. Giovanni battezza Gesù, e ognuno di noi farà per Lui quello che sa e può fare.
Guai a chi divide l’umanità in maggiori e minori, come facevano i Romani e come fa ancora adesso una visione del mondo che scarta i poveri, i piccoli, gli ultimi. Giovanni Battista pensa di valere poco o nulla, e Gesù lo rassicura: la vera giustizia è l’amore per ogni creatura, perché ogni creatura è fatta a immagine e somiglianza di Dio e non deve aver paura di sentirsi inadeguata.
E allora Giovanni farà felicemente quello che deve fare, e anche noi saremo sereni nella nostra semplice vita pensando che nessuno è insignificante per la vera giustizia, che tutti siamo preziosi sotto questo cielo infinito.
Marco Lodoli – L’Osservatore Romano
Cieli squarciati!
Matteo 3,13-17
“Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento»”. (Matteo 3,13-17)
La festa del Battesimo del Signore si colloca come compimento delle grandi manifestazioni dell’Epifania, formando con l’adorazione dei Magi e le nozze di Cana (primo miracolo di Gesù nel IV Vangelo) un vero e proprio trittico teologico e liturgico. Con questa festa si chiude il tempo natalizio e si apre il cammino del Tempo liturgico Ordinario, in cui la vita pubblica di Gesù diventa luce e orientamento per la vita quotidiana dei credenti.
L’evento
Il battesimo di Gesù è presente nei quattro Vangeli, anche se con differenze di enfasi e di dettaglio. Matteo, Marco e Luca lo raccontano esplicitamente. Giovanni lo presenta in forma di testimonianza del Battista. L’evento del battesimo è di un’importanza particolare: è il primo atto pubblico di Gesù adulto. Esso segna uno spartiacque nella vita del Signore. Gesù esce dalla vita nascosta a Nazareth e inizia il suo ministero profetico. Il suo battesimo manifesta in modo decisivo la sua identità di Figlio di Dio e della sua missione messianica.
La missione di Gesù inizia col battesimo e si conclude col invio degli apostoli a battezzare. Così come inizia e si conclude con l’evocazione della Trinità: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Matteo 28,19).
Tre buone notizie
Il battesimo di Gesù ci porta tre “buone notizie”, che riempiono di gioia il cuore del credente che le accoglie.
Prima buona notizia: oggi Gesù è con noi, in fila con i peccatori che scendono nelle acque del Giordano. Come mai, lui che è senza peccato? si chiede Giovanni Battista e ci chiediamo anche noi. Ci risponde san Paolo: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio” (2Corinzi 5,21). Dio non ci salva da lontano, si rende vicino, è Emanuele. Gesù si rivela profondamente solidale con i suoi fratelli e sorelle, fino al punto di scandalizzare i benpensanti. Sarà chiamato “amico dei peccatori” (Matteo 11,19). Ecco la prima bella notizia: il Messia ha un titolo nuovo, che ci onora particolarmente: è l’amico dei peccatori. È il nostro amico!
Seconda buona notizia: oggi si spalancano i cieli! “Come si apre una breccia nelle mura, una porta al sole, come si aprono le braccia agli amici, all’amato, ai figli, ai poveri. Il cielo si apre perché vita esca, perché vita entri. Si apre sotto l’urgenza dell’amore di Dio, sotto l’assedio della vita dolente, e nessuno lo richiuderà mai più” (Ermes Ronchi). Dio rompe il silenzio, che tanto rattristava Israele, e risponde al nostro grido: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Isaia 63,19). Oggi è ristabilita la comunione tra il cielo e la terra!
Terza buona notizia: oggi diventiamo figli nel Figlio. “Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento»”. Tre affermazioni in tre “parole”: Figlio, Amato, Mio compiacimento. Questa è la rivelazione che troviamo all’inizio dei Vangeli sinottici (cf. Mt 3,17; Mc 1,11; Lc 3,22). Ad essa si riferiscono il profeta Isaia nella prima lettura (42,1-7) e il Salmo 2: “Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato”.
La bella novella è che tali parole sono rivolte anche a ciascuno di noi, al momento del nostro battesimo: Tu sei mio/a figlio/a, l’amato/a: in te ho posto il mio compiacimento!
Forse diremo: “Questa Voce non l’ho mai sentita e mi sembra che il cielo rimanga chiuso sopra di me”. Questa Voce oggi risuona nel cielo della mia anima e può essere ascoltata dall’orecchio della fede. E possiamo sentirla ogni giorno quando, all’inizio della giornata, facciamo il segno della croce, pensando al nostro battesimo, alla nostra immersione “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Ogni giorno siamo immersi nella Trinità e il Padre ci ripete le tre parole, per portare luce, amore e coraggio per affrontare la giornata.
Una nuova partenza
Oggi Gesù inizia il suo ministero, con la forza della rivelazione del Padre e della dolce presenza dello Spirito, quale colomba che trova nel suo cuore il nido. Anche noi siamo animati a ripartire, ancora una volta, riprendendo la quotidianità dopo le feste natalizie. Siamo invitati a ripartire da una nuova consapevolezza e da una rinnovata fiducia nella grazia del nostro battesimo. “Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi” (Isaia 40,31).
Concludo con una citazione da una bella lectio sul battesimo, fatta da Benedetto XVI, che vi invito a leggere: “Dio non è più molto lontano per noi, non è una realtà da discutere – se c’è o non c’è –, ma noi siamo in Dio e Dio è in noi. La priorità, la centralità di Dio nella nostra vita è una prima conseguenza del Battesimo. Alla questione: “C’è Dio?”, la risposta è: “C’è ed è con noi; c’entra nella nostra vita questa vicinanza di Dio, questo essere in Dio stesso, che non è una stella lontana, ma è l’ambiente della mia vita”. Questa sarebbe la prima conseguenza e quindi dovrebbe dirci che noi stessi dobbiamo tenere conto di questa presenza di Dio, vivere realmente nella sua presenza”.
P. Manuel João Pereira Correia, mccj
«Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?» (Mt 3, 14). Con queste parole Giovanni il Battista esprime il suo stupore al vedere Gesù in coda tra coloro che si preparano a ricevere il battesimo al Giordano. Il comportamento del Signore sembra scardinare le certezze del Battista, che aveva come missione e scopo dell’esistenza proprio preparare l’azione del Messia. Come è possibile che Gesù adesso chieda a me qualcosa che sono sicuro di non potergli dare? Il comportamento del Signore aiuta il Battista e ognuno di noi ad accorgerci che la salvezza non dipende da quello che pensiamo di avere capito e di saper fare con le nostre forze. A Giovanni Gesù non offre una spiegazione ma dice semplicemente: «Lascia fare per ora» (Mt 3, 15).
La salvezza non dipende dalla perfezione dell’operato di Giovanni, ma dalla sua paziente disponibilità a lasciar fare a Dio. Più di cinquant’anni fa, Joseph Ratzinger lo esprimeva con una chiarezza cristallina: «A partire dalla fede cristiana, resta assodato: l’uomo non raggiunge veramente sé stesso grazie a ciò che fa, bensì grazie a ciò che riceve… E non si può divenire integralmente uomini fuorché venendo amati, lasciandosi amare» (Introduzione al cristianesimo, p. 257).
A questo proposito Papa Francesco offre un suggerimento pratico: «Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità». La vita di ognuno di noi è un dono e anche una chiamata, che è cominciata nel nostro battesimo. Ogni giorno siamo invitati a custodire e coltivare questa chiamata attraverso i nostri comportamenti quotidiani, lasciando fare a Dio e chiedendogli aiuto con semplicità: «Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore», perché «questa santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti» (Gaudete et exsultate, n. 15-16).
Se ci pensiamo, le persone buone che incontriamo nella nostra vita sono uomini e donne sorridenti, disponibili, accoglienti, capaci di ascoltare e di mettersi al servizio degli altri attraverso piccoli gesti visibili, innanzitutto nella vita normale, in famiglia e sul luogo di lavoro.
«Allora egli lo lasciò fare» (Mt 3, 15). Anche ognuno di noi, come il Battista, può lasciar agire Dio nella propria vita, accogliendo con fiducia la chiamata battesimale a essere ogni giorno un poco migliore, restando una persona normale: un “santo della porta accanto”.
[Carlo De Marchi – Vaticannews]
Nel Giordano per ascoltare la lezione di Dio sul suo Messia
Is 42,1-4.6-7; Salmo 28; At 10,34-38; Mt 3,13-17
Il ciclo di Natale ha un carattere prevalentemente epifanico, nel senso della manifestazione della gloria e dell’amore di Dio nell’umanità di Gesù. Anche e soprattutto il battesimo di Gesù possiede una rilevanza epifanica. I fenomeni straordinari che accompagnano questo evento ne sono una confermazione: i cieli aperti, la voce dal cielo e la discesa dello Spirito Santo. I cieli aperti sono segno della riconciliazione tra Dio e la terra. La voce del Padre riconosce in Gesù il Figlio prediletto. Lo Spirito che sta sopra di lui lo consacra sacerdote, profeta e re.
L’esperienza battesimale di Gesù coincide con la sua consacrazione mediante lo Spirito Santo e la potenza di Dio per compiere la sua missione di salvatore degli esseri umani sottoposti al potere del diavolo. E’ l’investitura dal cielo del Messia o, in altri termini, sono le credenziali che il Padre dà al proprio Figlio. Il Padre ci invita a riconoscere colui che è stato mandato dal Lui, a scoprire la sua missione e a rispondere alla domanda fondamentale: “chi è Gesù?”.
Con il suo immergersi nelle acque del Giordano, e col suo risalire sull’altra sponda del fiume, Gesù ha prefigurato la sua morte e la sua risurrezione. Il “senza peccato” ha accettato di presentarsi e di confondersi con i peccatori. In questo gesto del Cristo è già racchiusa quella logica della solidarietà con la folla dei peccatori che lo porterà sulla croce a morire per i peccati del popolo. E’ trovando il nostro posto, in mezzo a coloro che riconoscono di aver bisogno della misericordia di divina, nella fila di coloro che sentono l’esigenza della conversione, che è possibile stabilire un contatto con Cristo. Quindi non serve a nulla essere insoddisfatti degli altri o di lamentarsi per gli altri, risulta anzitutto decisivo di essere insoddisfatti di sé e scoprire che non siamo a posto, che non siamo ciò che dovremmo essere. Con il suo battesimo, in verità, il “senza peccato” prende su di sé i nostri peccati, e ci introduce sulla via della purificazione e del rinnovamento.
Siamo così introdotti nel mistero di Gesù, vero uomo che porta su di sé i peccati del mondo, e vero Dio che ci dona la vita con lo Spirito di Dio. La festa del battesimo di Gesù ci porta quindi a pensare al nostro battesimo. L’idea del battesimo di Gesù come abilitazione al suo compito messianico è favorita dalla prima lettura che riporta integralmente il primo canto del “servo del Signore”. In esso si presenta l’elezione e l’investitura del Servo da parte di Dio per compiere una missione di liberazione dei prigionieri. Dio pone in lui la sua compiacenza; egli porterà la rivelazione tra le genti, agirà con costanza, riservatezza e generosità, per salvare Israele; sarà luce tra le nazioni, e le libererà da ogni male.
Questo misterioso “Servo di Dio” sarà mediatore di salvezza con la sua obbedienza ed umiltà, come pure con le sue opere di misericordia. Queste prerogative sono proprie di Gesù Cristo. Infatti, la Chiesa fin dai primi tempi ha scorto in questo personaggio misterioso la figura di Gesù.
La seconda lettura, dagli Atti, ci presenta parte di un discorso di Pietro nella casa di Cornelio, in cui egli riconosce che Dio non fa preferenze tra giudei e pagani, ma chi lo teme e pratica giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. Per questo, ricorda Pietro, dopo il battesimo sul Giordano, Gesù è passato tra gli uomini beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. Si tratta, in questo discorso, di un chiaro invito a eliminare le barriere di ogni tipo. D’altra parte, il timore di Dio e l’attuazione della sua volontà sono la piattaforma del cammino di fede. “Si deve compiere ogni giustizia”.
Nel dialogo tra Gesù e Giovanni si scontrano le concezioni messianiche opposte: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”. Ed è Giovanni che deve piegarsi al piano di Dio. “Adempiere ogni giustizia” vuol dire sottomettersi alla volontà di Dio, accogliere il suo progetto di salvezza, corrispondere pienamente a esso e impegnarsi a realizzarlo.
La “giustizia”, di cui si parla anche nel canto del servo di Isaia, è la volontà di Dio, quello che Egli da sempre ha liberamente deciso per la salvezza degli esseri umani. In generale, per noi, è una dichiarazione programmatica o un invito di disponibilità permanente a vivere nella prospettiva del Regno, attuando sempre la volontà di Dio.
Don Joseph Ndoum
Dal Battesimo nasce la Missione
Isaia 42,1-4.6-7; Salmo 28; Atti 10,34-38; Matteo 3,13-17
Riflessioni
Il Battesimo di Gesù nelle acque del Giordano è una delle tre grandi epifanie, che la liturgia della Chiesa canta nella solennità dell’Epifania del Signore, assieme alla manifestazione ai magi venuti dall’Oriente e al miracolo nelle nozze di Cana. Anche il battesimo è una presenza ed una manifestazione missionaria di Gesù. Liturgicamente, celebriamo oggi una festa-ponte tra l’infanzia di Gesù e la sua vita pubblica: il tempo di Natale termina con la festa del Battesimo di Gesù, che lo introduce nella vita pubblica. Ma c’è di più: fin dall’inizio, la predicazione missionaria degli Apostoli sulla vita di Gesù cominciava “dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui Egli è stato di mezzo a noi assunto in cielo” (Atti 1,22). Gesù non inizia la sua vita pubblica con un sacrificio nel tempio, ma nel fiume della vita, in piena solidarietà con le vicende della famiglia umana.
La dimensione universale di questa epifania emerge in forma concreta dalle letture. Ce lo conferma Pietro (II lettura) in casa del centurione Cornelio a Cesarea. Superata con fatica la resistenza iniziale - sua propria e della comunità ecclesiale - Pietro fa visita, accoglie Cornelio e ne difende l’ingresso nella Chiesa, affermando una verità fondamentale per la missione e per la teologia della salvezza offerta ad ogni persona, anche se non ufficialmente cristiana: “Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga” (v. 34-35).
Il fatto del Battesimo del Signore getta una grande luce sull’identità e la missione di Gesù (Vangelo). In Lui si manifesta la Trinità santa: il Padre lo proclama suo Figlio, “l’amato” (v. 17); lo Spirito discende su di Lui (v. 16). Il Padre è la voce, il Figlio è il volto, lo Spirito è il vincolo. La missione di Gesù è prefigurata già nel primo canto del Servo del Signore (I lettura), con un compito che oltrepassa i confini d’Israele e arriva alle nazioni (pagane) come luce e salvezza (v. 1 e 6). La sua è una missione che rifugge dai toni strepitosi e dirompenti (v. 2); sarà invece di sostegno, ricupero e valorizzazione dei più deboli (v. 3 e 7); potendo contare sempre sulla forza di Colui che l’ha “preso per mano” (v. 6). Si tratta di un programma entusiasmante, atto a riempire la vita di qualunque persona capace di amore e di ideali generosi. Inoltre il programma del Servo riguarda sia le persone singole, che una comunità, o anche un popolo.
Nel Vangelo Gesù, facendo sua la missione del Servo e sentendosi, al tempo stesso, figlio e fratello, si mette in fila con i peccatori, fa la coda come tutti, attende il suo turno, come un uomo comune, per ricevere, anche Lui, innocente, il battesimo da Giovanni Battista per il perdono dei peccati. Si manifesta qui la totale solidarietà che Gesù sente con tutta la famiglia umana, di cui è membro a pieno titolo. Una solidarietà fino al punto che “non si vergogna di chiamarli fratelli” (Eb 2,11). Profondo è il commento di S. Gregorio Nazianzeno, descrivendo la scena del battesimo: dopo essersi immerso nel fiume, “Gesù sale dalle acque e porta con sé in alto tutto intero il cosmo” (Ufficio delle Letture). Egli è veramente il Servo solidale e sofferente, l’Agnello che carica su di sé i delitti di tutti (cfr. Is 53,4-5.12). Eppure, è sempre Lui il Figlio prediletto, nel quale il Padre misericordioso si compiace! (*)
La stupenda riflessione teologica di Gregorio Nazianzeno trova anche un riscontro geografico nel luogo dove, presumibilmente, si è realizzato il battesimo di Gesù. Il luogo potrebbe essere Bet-Araba, nello stesso guado del fiume, attraverso il quale Giosuè fece entrare il popolo nella Terra promessa (Gs 3,14s). Secondo i geologi, questo sarebbe il punto più basso della terra: - 400 m sotto il livello del mare. Da quella profondità depressa Gesù emerge dall’acqua del Giordano, si eleva verso l’alto, caricando sulle sue spalle l’umanità intera, il cosmo. La sua preghiera al Padre poteva essere quella del salmo De Profundis: “Dal profondo a Te grido, o Signore… Perché con il Signore è la misericordia e grande è con Lui la redenzione” (Sal 130,1.7). La vicinanza solidale di quel Servo, Figlio e Fratello, vero Dio e vero uomo, è la base dell’impegno missionario, che per ogni cristiano si fonda e nasce dal Battesimo, il sacramento che ci introduce nella vita della Trinità e della Chiesa, per portare al mondo la vita buona del Vangelo, con la speranza di un mondo che può essere sempre rinnovato.
Parola del Papa
(*) “Gesù si immerge nella folla, si unisce ad essa assumendo pienamente la condizione umana, condividendo tutto, eccetto il peccato. Nella sua santità divina, piena di grazia e di misericordia, il Figlio di Dio si è fatto carne proprio per prendere su di sé e togliere il peccato del mondo: prendere le nostre miserie, la nostra condizione umana. Perciò anche quella di oggi è una epifania, perché andando a farsi battezzare da Giovanni, in mezzo alla gente penitente del suo popolo, Gesù manifesta la logica e il senso della sua missione”.
Papa Francesco
Angelus nella festa del Battesimo del Signore, 13 gennaio 2019
P. Romeo Ballan, mccj