Venerdì 13 marzo 2026
«Tessere percorsi di pace in Terra Santa» è stato il tema del secondo appuntamento – lunedì 9 marzo – promosso nel ciclo di incontri della Quaresima missionaria sui paesi in conflitto, dopo quello del 2 marzo sulla Repubblica Democratica del Congo e in vista di quello sul Sudan il prossimo lunedì 16 marzo.
L’iniziativa promossa dai Comboniani della Curia generalizia a Roma vuole non solo far conoscere i problemi che affliggono questi popoli, ma anche offrire uno spazio di riflessione su come convertire i nostri cuori davanti alle ingiustizie del mondo.
Le ospiti della serata del lunedì 9 marzo sono state Sulaima Ramadan – che ha parlato via Zoom –, fondatrice dell’impresa sociale di 70 ricamatrici Ibtikar, e l’italiana Manuela Borraccino, laureata in Lettere Moderne, giornalista esperta di Medio Oriente, e saggista.
Nell’introduzione all’incontro, padre Giorgio Padovan, comboniano, membro della Curia, ha detto che «il tema e le ospiti invitate a questa seconda conferenza assumono un significato più profondo se si tiene conto della Giornata internazionale della donna, celebrata ieri, 8 marzo».
Tessere la pace con le donne in Terra Santa
«Sostenete il popolo palestinese nella nostra lotta per la fine dell’occupazione e per un accordo di pace»
chiede da Betlemme Sulaima Ramadan, fondatrice dell’impresa sociale di 70 ricamatrici Ibtikar.
«Quello a cui assistiamo dal 7 ottobre qui in Cisgiordania non è l’ennesima guerra fra due attori statuali, ma è piuttosto l’escalation di un’aggressione da parte dello Stato di Israele verso il popolo e i territori palestinesi che è in corso da molti anni, e che è entrata in una nuova fase, forse la più feroce da decenni a questa parte». L’imprenditrice Sulaima Ramadan, fondatrice e amministratore delegato dell’impresa sociale con sede a Betlemme Ibtikar, Innovazione in arabo, ha posto subito sul tappeto l’asimmetria del conflitto israelo-palestinese nel dialogo con la giornalista esperta di Medio Oriente Manuela Borraccino dedicato a “Tessere percorsi di pace in Terra Santa” la sera di lunedì 9 marzo alla Curia generalizia dei missionari comboniani. Si trattava del secondo appuntamento promosso nel ciclo di incontri della Quaresima missionaria sui paesi in conflitto, dopo quello del 2 marzo sul Congo e in vista di quello sul Sudan il prossimo lunedì 16 marzo.
L’imprenditrice 37enne ha ricordato come, oltre alla devastazione totale della Striscia di Gaza, con l’80% degli edifici distrutti e il genocidio di oltre 72mila palestinesi, l’80% dei quali donne e bambini, sia avvenuta dal 7 ottobre 2023 in Cisgiordania «l’intensificazione della confisca di terre palestinesi e di attacchi quasi quotidiani da parte dei coloni soprattutto durante la stagione della raccolta delle olive» (l’Onu ha documentato nel solo mese di ottobre 2025 quasi otto attacchi al giorno, il tasso più alto mai registrato dal 2006), in quelli che anche i servizi di intelligence israeliana dello Shin Bet definiscono «atti di terrorismo ebraico». Al 9 marzo 2026 risultano 1121 i palestinesi uccisi in due anni e mezzo nei Territori palestinesi occupati, un quarto dei quali minorenni.
«Proprio ieri tre uomini sono stati uccisi dai coloni nei dintorni di Ramallah: sono già in sei palestinesi ad esser stati assassinati dagli israeliani da quando, sabato 28 febbraio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il premier israeliano Bibi Netanyahu hanno attaccato l’Iran. Questi omicidi continui e soprattutto l’impunità che li accompagna – ha rimarcato Ramadan – alimentano il senso di ingiustizia, di frustrazione e di disperazione fra i palestinesi per non riuscire a vedere una via d’uscita da questi soprusi e dall’occupazione».
«La situazione economica in Cisgiordania è al collasso. A causa del blocco dei permessi di spostarsi per i palestinesi che fino al 7 ottobre 2023 lavoravano in Israele – ha ricordato – le Nazioni Unite stimano che almeno 400mila persone abbiano perso il lavoro. Il crollo dei redditi ha catapultato centinaia di migliaia di persone nella povertà. Il turismo è crollato, le attività lavorative che si possono svolgere nei Territori non generano un reddito sufficiente per mantenere le famiglie. Il blocco del trasferimento degli introiti fiscali raccolti da Israele per conto dell’Autorità palestinese, deciso dal ministro israeliano delle Finanze Smotrich per strangolare l’economia e costringere i palestinesi a emigrare, sta portando il governo alla bancarotta e causa scioperi continui dei dipendenti pubblici. Nonostante tutto, noi continuiamo a rimboccarci le maniche ogni giorno, a lavorare ogni giorno tenendo insieme le comunità con le relazioni, la solidarietà, la condivisione delle sofferenze che viviamo».
Classe 1989, nata a Betlemme da una coppia mista con padre musulmano e madre cristiana, terza di otto figli, Ramadan è risultata nel 2012 una delle più brillanti laureate in Economia e commercio della Bethlehem University, l’unica università cattolica in Terra Santa fondata dalla congregazione dei Fratelli La Salle e oggi frequentata al 92% da studenti musulmani. Nel 2019 ha fondato con altre donne e giovani Ibtikar for social entrepreneurship and empowerment, un’impresa sociale che in sette anni ha raggiunto con i suoi corsi di avviamento al lavoro autonomo oltre 4.000 giovani in tutto il sud della Cisgiordania e dove oggi lavorano 78 ricamatrici esperte nell’arte del tatreez, l’antico e raffinato ricamo palestinese a punto croce che dal 2021 è Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. «Nei nostri corsi di formazione insistiamo moltissimo sul fatto che ciascuna delle persone che raggiungiamo non è soltanto un beneficiario della nostra organizzazione, ovvero un destinatario di servizi, ma è lui o lei stessa agente di cambiamento della realtà. Facciamo questo rafforzando le capacità di resilienza delle persone, aiutandole attraverso il tutoraggio a generare le risorse interne che ciascuno di noi possiede per non arrendersi agli effetti dell’occupazione sulle nostre vite e a tirare fuori il potere trasformativo della realtà in cui siamo immersi: vi assicuro che vediamo ogni giorno l’impatto sul terreno di che cosa vuol dire l’empowerment delle donne, ovvero aiutarle nel processo di acquisizione di competenze e capacità di leadership che le rende guide delle loro famiglie e comunità».
Sulle prospettive per riavviare un negoziato di pace fra israeliani e palestinesi, Borraccino ha ricordato come nei pochi conflitti che alla fine del Novecento si sono risolti con accordi di pace (Ruanda, fine dell’apartheid in Sudafrica, Irlanda del nord) si siano verificate almeno due su tre condizioni minime: società civili forti che hanno costretto le rispettive classi politiche ad aprire una trattativa, dei leader con sufficiente visione e carisma per convincere le rispettive popolazioni che i benefici derivanti da un accordo erano assai superiori ai costi che la continuazione del conflitto implicava, ed il sostegno politico ed economico convinto della comunità internazionale. Oggi, ha chiosato la giornalista, molti ripongono le speranze nelle numerose organizzazioni della società civile israeliana e palestinese come “A Land for All” guidate da donne che stanno tentando di cambiare il discorso pubblico israeliano sulla inevitabilità del conflitto e di preparare soluzioni concrete e realistiche per la nascita di uno Stato bi-nazionale di israeliani e palestinesi dove tutti godano di uguaglianza di diritti senza spostamenti di persone e scambi di terre.
Per saperne di più:
Rashid Khalidi, Palestina.Cento anni di colonialismo, guerra e resistenza (Laterza 2025). Bassem Khandaqji, Una maschera color del cielo (Edizioni E/O 2024). Daniel Bar-Tal, La trappola dei conflitti intrattabili. Il caso israelo-palestinese (Franco Angeli 2024). Pierbattista Pizzaballa, Il potere del cuore, Venticinque anni a Gerusalemme (Edizioni Terra Santa 2017).
Sull’esodo forzato dei cristiani dalla Terra Santa si veda il documentario di Tucker Carlson su YouTube.
Blog di Manuela Borraccino