Venerdì 31 luglio 2026
La 21ª Assemblea plenaria dell’Amecea ha approvato a Nairobi (Kenya) un piano d’azione per l’inclusione delle nuove generazioni nella vita ecclesiale. Inoltre ha denunciato l’uso strumentale delle fasce più giovani durante le campagne elettorali. Al termine dei lavori è stato nominato il nuovo presidente, l’arcivescovo tanzaniano Gervas John Mwasikwabhila Nyaisonga. [Nella foto: Alcuni dei giovani presenti all’Assemblea dell’Amecea. Credito: Amecea]
Si è conclusa il 26 luglio a Nairobi, in Kenya, dopo una settimana di lavori, la 21ª Assemblea plenaria dell’Amecea, l’organismo ecclesiale che riunisce le Conferenze episcopali di nove paesi dell’Africa Orientale: Sudan, Sud Sudan, Etiopia, Eritrea, Uganda, Kenya, Tanzania, Malawi e Zambia. Ai circa 140 vescovi presenti si sono affiancate delegazioni e rappresentanti cattolici, animatori laici e religiosi, in rappresentanza dei fedeli delle comunità cattoliche dei nove paesi.
Il tema scelto per l’Assemblea era “Cammino sinodale dell’Amecea con i giovani: costruire ponti di comunione, speranza, giustizia e buon governo”.
La voce dei giovani
In una conferenza stampa tenutasi a metà Assemblea, monsignor Peter Kemani – vescovo di Embu, in Kenya, e vicepresidente della Commissione per la gioventù della Conferenza episcopale kenyana (KCCB) – aveva spiegato che i giovani cattolici della regione Amecea chiedono risposte concrete, inclusione e la possibilità di partecipare attivamente anche alle strutture di leadership della Chiesa.
Le sue parole avevano anticipato i numerosi interventi dei delegati, cui presero parte oltre 140 vescovi dell’Africa orientale insieme a centinaia di delegati religiosi e laici delle varie circoscrizioni.
L’esempio delle proteste della generazione z
«Quando osserviamo le proteste giovanili che si sono verificate, ad esempio, qui in Kenya, vediamo che i giovani non sono indifferenti a ciò che accade intorno a loro», aveva detto il prelato, aggiungendo che le proteste e le rivolte della generazione z guidate dai giovani kenyani avevano scosso l’establishment politico. «I giovani sono informati – aveva proseguito il vescovo Kemani – hanno una profonda consapevolezza di ciò che sta accadendo. Allo stesso tempo vediamo le loro paure, le preoccupazioni, i dubbi e le incertezze sul futuro, che erodono la fiducia in istituzioni come i governi e la Chiesa. Le sfide sono molte. E noi, loro pastori, abbiamo il desiderio e il dovere di ascoltarli», aveva concluso.
Le richieste e il piano pastorale
Tra le altre proposte, i delegati giovanili avevano chiesto l’istituzione di Piccole comunità cristiane online, corsi di formazione per missionari digitali e percorsi formativi capaci di rispondere alla sfida della disoccupazione giovanile. Sulla base di questi contributi – insieme a quelli di gruppi di religiosi, religiose e leader laici delle comunità cristiane – i vescovi hanno elaborato, nei giorni successivi, un piano pastorale quadriennale prioritario.
Giovani protagonisti nella missione della Chiesa
Il piano prevede programmi d’azione che riguardano l’inclusione dei giovani nella vita e nella missione della Chiesa; la revisione di alcune strutture dell’Amecea per istituzionalizzare la rappresentanza e la partecipazione giovanile a livello regionale; l’impiego dei nuovi media digitali e delle piattaforme social oggi al centro della vita dei giovani; e infine il rafforzamento della loro leadership, accompagnata dagli animatori ecclesiali laici e religiosi in tutte le Chiese locali dell’Amecea.
Il nuovo presidente dell’Amecea
A conclusione dell’Assemblea, i pastori di tutte le diocesi hanno scelto l’arcivescovo Gervas John Mwasikwabhila Nyaisonga, vescovo di Mbeya, in Tanzania, come nuovo presidente dell’Amecea.
Nel messaggio finale, i vescovi hanno ribadito l’impegno ad ascoltare con attenzione le speranze, le preoccupazioni e le sofferenze dei giovani, promettendo azioni concrete per accompagnarli nella vita e nella missione della Chiesa.
Gli impegni assunti
Tra gli impegni assunti figurano il consolidamento e l’estensione della partecipazione dei giovani alla vita ecclesiale e civica, l’istituzione e il potenziamento di sportelli a loro dedicati, la formazione di “missionari digitali cattolici” per l’evangelizzazione nell’era digitale, la promozione dell’istruzione, del tutoraggio, dell’imprenditorialità e dello sviluppo delle competenze, oltre al rafforzamento delle politiche di tutela e della responsabilità nella pastorale giovanile.
“I giovani ci hanno detto chiaramente che spesso si sentono usati durante le campagne elettorali e in seguito dimenticati, una volta contati i voti”, si legge nel documento finale. “Chiediamo la fine di qualsiasi sfruttamento e abuso dei giovani, che si approfitta della loro indigenza per fini politici egoistici. Invitiamo invece i politici a diventare leader che ispirano speranza nei giovani”, la conclusione.