Giovedì 13 agosto 2026
Il vescovo comboniano Dominic Eibu della diocesi di Kotido condivide il suo percorso vocazionale e la sua esperienza missionaria.
Non avevo alcuna idea del sacerdozio, anche se mi piaceva vedere i sacerdoti quando venivano nella cappella del nostro villaggio, il che accadeva raramente. Quando frequentavo la scuola secondaria volevo lavorare in banca! Poi ho conosciuto i Missionari Comboniani in un modo davvero singolare, quando frequentavo la Moroto High School.
Andò così: spesso andavo a pregare nella Cattedrale Regina Mundi, dove il parroco era un amico di famiglia. Durante le vacanze del primo trimestre, mi chiese di aiutarlo nell’ufficio parrocchiale, trascrivendo nei registri parrocchiali i nomi delle persone che avevano ricevuto i sacramenti. Un pomeriggio, mentre mi recavo al lavoro, incontrai un anziano in sella a una vecchia Vespa, che probabilmente stava uscendo per una missione.
Non lo conoscevo! Mi fermai e fui assalito da alcune domande che mi si affacciarono alla mente in quel preciso istante: chi è quest’uomo anziano, che sembra così dedito alla nostra gente, ma che non è ugandese? Cosa succederà quando morirà? Chi continuerà la sua opera? Proseguii verso l’ufficio parrocchiale e, quando raggiunsi il parroco, gli chiesi chi fosse quell’anziano, descrivendoglielo come potevo. Mi disse che era un missionario comboniano. Allora gli domandai come si potesse entrare a far parte del loro Istituto. Pur avendoglielo chiesto, avevo una “difficoltà” che, a mio avviso, mi avrebbe impedito di accedere al sacerdozio: non avevo studiato Religione a scuola, poiché ero stato inserito nell’indirizzo scientifico.
Quando parlai al parroco di questa “difficoltà”, mi rassicurò dicendomi che potevo comunque fare domanda al seminario, se fossi stato interessato alla vita missionaria. Tuttavia, mi spiegò che i Padri di Verona – come i Comboniani erano anche noti – accettano solo candidati che abbiano completato le scuole superiori. Non conoscevo nemmeno la differenza tra i sacerdoti, fossero missionari o diocesani, né nulla di simile. Ciononostante, il parroco mi incoraggiò a presentare domanda per il seminario.
Feci domanda senza sapere dove stessi andando: sapevo solo che volevo diventare un missionario comboniano! Dopo aver superato gli esami, fui ammesso al seminario minore degli Apostoli di Gesù a Nadiket, Moroto. Quando arrivai a Nadiket, non vidi quell’anziano, così chiesi al parroco dove fosse. Mi spiegò di nuovo che erano Missionari Comboniani, ma mi incoraggiò a conseguire lì gli A-Level. Mi assicurò che, se alla fine fossi stato ancora interessato, avrebbe avvisato il responsabile della pastorale vocazionale dei Missionari Comboniani.
Dopo gli esami finali, ricevetti una sua lettera in cui mi chiedeva di prepararmi a incontrare il direttore vocazionale presso la Casa Comboni di Moroto in un giorno preciso, e così ho fatto. Ebbe luogo un incontro molto positivo con il direttore vocazionale, che mi chiese di presentare domanda seduta stante. Lo feci, e mi invitò a recarmi a Kampala per unirmi agli altri candidati al programma di orientamento.
Il programma di orientamento durò una settimana, durante la quale ci informò che avrebbe verificato i nostri risultati presso la sede del Ministero dell’Istruzione. Coloro che avessero ottenuto i voti richiesti avrebbero ricevuto una lettera di ammissione. Aggiunse inoltre che chi fosse stato accettato avrebbe dovuto presentarsi a Kampala per essere poi accompagnato a Jinja e iniziare il postulato.
Il mio cammino ebbe inizio nel 1993 con il corso di Filosofia a Jinja. Dal 1996 al 1998 svolsi la formazione del noviziato a Namugongo, seguita dal corso di Teologia dal 1998 al 2002. Inizialmente, il corso di Teologia avrebbe dovuto svolgersi a Kinshasa, ma a causa dell’instabilità politica fui inviato a Roma. Fui ordinato sacerdote nel 2002 e assegnato a Khartoum, in Sudan. Ma prima, fui mandato al Cairo per studiare l’arabo dal 2002 al 2003, e poi a Roma dal 2003 al 2005 per studiare islamistica. Partii per Khartoum nel 2005.
Il mio primo incarico fui in Egitto, per lo studio dell’arabo, e successivamente fui destinato a Khartoum, in Sudan. Durante la permanenza in Sudan, mi dedicai al lavoro pastorale in una scuola. Dal 2006 al 2016 ricoprii il ruolo di preside presso il Comboni College di Khartoum (CCK) e la Scuola primaria maschile di Omdurman, in Sudan. Dal 2017 al 2022 fui al Cairo, presso l’Istituto Dar Comboni per la lingua araba e la cultura araba, dove fui anche direttore di tre scuole per rifugiati appartenenti alla nostra parrocchia del Sacro Cuore di Sakakini.
Dal 2017 al 2022 fui assegnato alla parrocchia, prima come viceparroco e poi, dal 2020, come parroco. In quel periodo, prestai anche servizio presso l’istituto sopra menzionato. Ho quindi esperienza sia nell’apostolato scolastico che in quello parrocchiale. Ho lavorato nei paesi arabi per un totale di sedici anni: undici a Khartoum, in Sudan, e cinque al Cairo, in Egitto.
Quando fui nominato vescovo, mi sentii smarrito! Questo perché mi trovai in una realtà nuova, in cui dovevo affrontare responsabilità molto più grandi rispetto al lavoro parrocchiale, scolastico o dell’istituto. Affidandomi alla grazia di Dio e alla fiducia della Chiesa, abbracciai questo incarico con fede e con il sostegno della Chiesa.
Ora, a tre anni di distanza, ho imparato ad amare le mie responsabilità, la gente e il luogo. Sto ancora imparando a servire bene il mio popolo, anche apprendendone la lingua, gli atteggiamenti e la cultura, affinché possa sentirmi completamente a casa con loro e nel mio ruolo. Non comprendo ancora fino in fondo il cuore della gente, ma sento che mi vogliono bene e anch’io ne voglio a loro! Sono stato accolto molto bene nella diocesi, come testimonia il nuovo nome che mi è stato dato, “Lokut”, il giorno della mia consacrazione episcopale. Questo nome riflette le condizioni atmosferiche della mia consacrazione: c’era un vento fortissimo!