Martedì, 1 settembre 2026
Sei comboniani sono tornati a Khartoum, Suan, riportando la vita pastorale e l’istruzione in una città ancora segnata dalla guerra. Tre di loro stanno riorganizzando la parrocchia di Masalma, a Omdurman, mentre gli altri tre sono impegnati nella riparazione del Comboni College Khartoum e nell’iscrizione degli alunni in vista della riapertura della scuola in ottobre. Tutti sono animati dal coraggio e dalla tenace determinazione di Daniele Comboni.
Mentre mi siedo per scrivere, sento il vicino muezzin che chiama i fedeli alla preghiera di mezzogiorno. Questo mi ricorda che vivo in un ambiente musulmano, ma anche che noi cristiani — e noi comboniani — abbiamo ancora un compito da svolgere in Sudan: vogliamo continuare a essere un segno di ostinata speranza, nello stile più caratteristico del nostro caro fondatore, san Daniele Comboni.
È una speranza che risplende come un raggio di luce in mezzo alle tenebre che ancora circondano il nostro complesso del Comboni College Khartoum (CCK). La maggior parte degli edifici vicini si erge ancora in piedi, ma silenziosa testimone di tutto il caos e della distruzione che questa folle guerra civile ha portato in questa terra.
Una città che lentamente torna alla vita
Di notte, mentre faccio una breve passeggiata nel cortile della scuola secondaria superiore, mi chiedo spesso: quale garanzia abbiamo che la violenza non si scateni nuovamente sulla capitale sudanese?
La risposta? Confidiamo che Dio, nella sua infinita misericordia, non permetta che un simile male accada di nuovo.
Mentre Khartoum cerca durante il giorno di recuperare parte della vita di un tempo, Omdurman, al di là del ponte sul fiume Nilo, pullula di attività giorno e notte. Sono segni evidenti di una nazione che lotta per rimettersi in piedi e che desidera ardentemente la pace.
Personalmente, rimango fedele all’ideale di Comboni di «salvare l’Africa con l’Africa». La sua memoria continua a spronarci, anche se di tanto in tanto sentiamo il rumore dei droni abbattuti dall’esercito sudanese — proprio quell’esercito la cui presenza sta rendendo nuovamente possibile la vita qui a Khartoum.
Tenere viva la fiamma della fede
Attualmente siamo sei missionari comboniani a Khartoum: tre nella città stessa e tre nella parrocchia di Masalma, a Omdurman. Il nostro compito è mantenere viva e operante in Sudan l’ostinata speranza dei Comboniani. Questo richiede coraggio da parte di tutti noi, e mi sento onorato di far parte del gruppo di missionari a cui è affidato il compito di tenere viva qui la fiamma della fede.
Ogni domenica andiamo a celebrare la Messa in diverse chiese e cappelle. Siamo soltanto quattro sacerdoti comboniani, insieme a due o tre sacerdoti diocesani, che cerchiamo di rispondere alle necessità spirituali di tutti i cattolici di Khartoum e Omdurman. I fedeli ci accolgono con gioia e sollievo ogni volta che veniamo a celebrare con loro l’Eucaristia. Sono felici di vedere i loro pastori condividere con loro le difficoltà.
Un nuovo inizio per il Comboni College
In questo periodo, la mia attività quotidiana è concentrata sulle iscrizioni di bambine e bambini alle classi della scuola primaria e secondaria inferiore del CCK. I genitori si rivolgono a noi perché desiderano un’istruzione di qualità per i loro figli. Il nuovo anno scolastico dovrebbe iniziare all’inizio di ottobre.
Abbiamo già registrato più di cento alunni e abbiamo ancora tutto il mese di settembre per continuare questo lavoro. Nessuno sa quanti altri arriveranno. Probabilmente non saremo in grado di soddisfare tutta la domanda, perché la nostra è attualmente l’unica scuola cattolica disponibile.
Le altre scuole sono state gravemente danneggiate e le altre congregazioni stanno prendendo in considerazione il ritorno solo quando avranno la certezza della pace e della stabilità. Al momento, nessuno può dire quando ciò sarà possibile.
Eppure, vedere ogni giorno arrivare i più piccoli per i colloqui e osservare gli spazi della scuola che lentamente tornano a popolarsi mi riempie di gratitudine. Rendo lode e grazie a Dio, che ci permette ancora una volta di seguire il sogno di san Daniele Comboni nella sua amata Khartoum.
Padre Roy Carlos Zúñiga Paredes, mccj