Lunedì 15 giugno 2026
«Mai avrei pensato di vedere una scena come quella incontrata questa mattina sulla strada davanti alla nostra chiesa», scrive il padre comboniano Eliseo Tacchella, sabato 30 maggio, da Isiro (Repubblica democratica del Congo). E spiega: «I villaggi a est e a sud-est di Isiro si sono svuotati. La gente sta venendo verso la città. Sembra che ci sia un gruppo di ribelli che sta seminando il terrore: devastano, fanno razzie e uccidono».

Nella regione di Isiro, nel nord-est del Paese, lavora una quindicina di confratelli comboniani, divisi in tre comunità: due a Isiro, a 3 km una dall’altra – una nella parrocchia di Sant’Anna, e l’altra nel seminario a Magambe, che attualmente accoglie undici giovani che desiderano diventare comboniani; la terza è a Mungbere, 140 km da Isiro.

Da una settimana circolano voci secondo le quali un gruppo di ribelli armati sta operando nelle vicinanze di Ndubala (Mungbere), seminando terrore, bruciando case e uccidendo persone lungo la loro avanzata.

Pubblichiamo alcune pagine del diario di padre Eliseo Tacchella – con molti anni trascorsi in RD Congo – con la cronica degli ultimi avvenimenti.

Sabato, 30 maggio – Un gruppo di ribelli sta seminando terrore

La notte scorsa non ho fatto che sentire un vociare continuo attorno a casa nostra, ma non ci ho fatto caso. Questa mattina ha saputo che i villaggi a est e a sud-est di Isiro si sono svuotati. La gente sta venendo verso la città. Sembra che ci sia un gruppo di ribelli che sta seminando il terrore. Sembra... perché nessuno li ha visti. Ma la zona di Mungbere, sede di una nostra comunità, è in preda al panico: la gente teme un attacco dei ribelli (che si sono già scontrati con i militari).

Nelle ultime 24 ore, migliaia di persone sono arrivate a Isiro. La Caritas diocesana parla di 10mila. Un consistente gruppo ha trovato rifugio in una scuola non lontano dalla parrocchia. C’è da aspettarsi che il numero di sfollati aumenterà di molto.

Un catechista è venuto a dirci: «Domani, domenica, potete fare a meno di andare a celebrare nelle varie cappelle: non troverete nessuno». Io avrei dovuto andare ad Alegu, a 30 km, proprio sulla strada percorsa da chi sta fuggendo. Restiamo vigilanti. Nessuno però ha visto i ribelli; nessuno ha visto feriti. Spero che sia solo paura infondata.

Ho già scelto l’intenzione del Rosario di questa sera: «Che questa povera gente possa trovare pace».

Domenica, 31 maggio – Informazioni dal presidente dell’assemblea provinciale

Questa mattina la mia prima intenzione è stata di conoscere la vera situazione degli sfollati. La chiesa si è riempita di gente per la messa. Sembra tornata la calma. Scartata la possibilità di andare a celebrare ad Alegu, ho deciso di rimanere in sede. Presiederò la seconda messa.

Arrivano alcune grosse Toyota. Su una di esse c’è il presidente dell’assemblea provinciale. Chiede di vedere il parroco, padre Mughendi Mwengulo Anatole, congolese. «Vorrei parlare alla gente alla fine della cerimonia», dice.

Fuori della chiesa, incontro il vecchio catechista della cappella di Beli. È arrivato durante la notte e mi chiede se può essere alloggiato in una delle sale parrocchiali. «C’è altra gente che sta arrivando», mi dice. Lo informa che il parroco ha già provveduto a questo.

Dopo la comunione, entro in chiesa per sentire cosa dice presidente. Ha due informazioni da darci: una sull’ebola; l’altra è sul possibile arrivo degli sfollati e dei ribelli.

Spiega che l’ebola è una epidemia grave che si è sviluppata nella zona di Bunia, a circa 700 km da qui. Ma già ci sono casi di positività qui vicino: «Bisogna stare attenti», ripete più volte. Aggiunge che, fortunatamente, è un virus che si trasmette solo per contatto, non via etere: «Quindi niente strette di mano, abbracci… e lavarsi le mani spesso. Non c’è da scherzare, ma nemmeno da farsi prendere dal panico».

Per quanto riguarda gli sfollati, il presidente dice che stanno per arrivare: «Prepariamoci ad accoglierli… e occhi ben aperti per saper scovare nella confusione la presenza di ribelli».

Padre Claudino Ferreira Gomes, portoghese – bloccato anche lui al centro – è andato a controllare la sistemazione degli sfollati nella scuola vicina. Ne ha trovati tantissimi, soprattutto mamme e bambini. Molti altri hanno trovato ospitalità presso parenti in città. Tra gli sfollati, padre Claudino ha trovato anche alcuni catechisti delle nostre cappelle, e ha subito provveduto a improntare un altare nel cortile e celebrare la messa per i molti presenti.

Nel pomeriggio, il parroco ha dovuto aprire altre sale per accogliere gente. Si sono cercati e trovati materassini, pentole... e cibo da cucinare. La parrocchia è attrezzata per accogliere gente che viene per corsi, seminari e cerimonie solenni: ora si accolgono gli sfollati.

«A ciascun giorno basta la sua pena» ha detto Gesù. Ma il vangelo ci ha rasserenati: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito… per salvare il mondo per mezzo di lui» (Gv 3,16-18). Ed è tornata la speranza.

Lunedì, 1° giugno – Sale il numero degli sfollati

Se ieri gli ospiti nelle sale parrocchiali erano una ventina, oggi sono oltre cinquanta. Qualcuno ha già preso la via del ritorno, ma le donne e i bambini sono rimasti. Quelli dei villaggi vicini già parlano di ritornare. I lontani, invece, sono troppo stanchi e le notizie che arrivano dalla zona di Mungbere non sono rassicuranti. Sembra che i ribelli siano già vicini alla cittadina. La nostra comunità per ora ha deciso di non muoversi. A Isiro, invece, la situazione sembra tranquilla. C’è movimento come tutti i giorni.

Martedì, 2 Giugno – Oltre 500 persone accolte

Grazie a Dio, oggi la situazione è stata tranquilla. Ma abbiamo dovuto accogliere altri gruppi di sfollati. Nel pomeriggio il parroco e padre Claudino sono andati a visitare un altro centro di accoglienza: vi hanno trovato più di 500 persone. Questa sera, invece, ci è arrivata la notizia che a Magambe, tre km da qui, c’è un folto gruppo di pigmei. Domattina andremo a vedere.

Nel frattempo, stiamo organizzando meglio che cosa possiamo fare per migliorare la vita dei “nuovo ospiti”. Gli ambienti della parrocchia si stanno mostrando utilissimi. A uno di noi è venuta l’idea di andare a comperare alcuni palloni: dovreste vedere la felicità dei ragazzi! Domani inizieremo a organizzare alcune classi scolastiche. Se qualcuno di voi fosse qui, saprebbe come occupare il tempo.

La comunità di Mungbere ci informa che la giornata è stata tranquilla, ma hanno dovuto accogliere parecchie famiglie, e altre sono in arrivo. Tra l’altro, ci hanno detto che un gruppo del “rinnovamento nello Spirito” ha organizzato un incontro di preghiera ed è tornata un po’ di serenità e speranza nei cuori di tutti.

Giovedì, 4 giugno – Devastazioni, razzie e uccisioni

Il catechista Martin, arrivato ieri, ha saputo che la sua casa è stata bruciata, come tante altre del villaggio. Mi ha detto: «Sono triste… Ma almeno siamo ancora vivi. Un mio amico non ha potuto venire con noi, e oggi è stato ucciso dai ribelli».

Sembra che i ribelli (o banditi) siano fermi a Ndubala, 112 km da qui e 25 da Mungbere, dove c’è l’altra comunità comboniana. Questi mascalzoni passano di casa in casa e prendono tutto il cibo che vogliono: riso, manioca, galline, capre... lasciati da chi è fuggito.

Ci chiediamo chi siano questi ribelli/banditi e cosa vogliano. Chi li ha incontrati ci dice che non parlano il lingala, sono piccoli di statura (ma non pigmei) e sono ben armati. Nient’altro.

I confratelli di Mungbere ci informano che sono arrivati da loro 6 jeep e 2 camion di militari. Speriamo in bene!

Il vangelo di oggi riportava la risposta di Gesù allo scriba che gli aveva chiesto quale fosse il più grande comandamento: «Ama il Signore tuo Dio e ama il prossimo tuo come te stesso», la risposta di Gesù. Preghiamolo il Signore che converta il cuore e la mente di costoro che non sembrano coscienti di quanto male stiano facendo.

Venerdì, 5 giugno – «Ero straniero e mi avete accolto»

In verità, gli sfollati che arrivano da noi non sono affatto stranieri: sono tutti della nostra parrocchia. Più che “stranieri”, sono fratelli e sorelle che vivono un momento difficile e tragico. Hanno bisogno di accoglienza, di sentirsi a casa, protetti, amati.

Quanto durerà questa situazione? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che questi sfortunati sono parte della nostra famiglia – una famiglia che va sempre a ingrossarsi. La notte scorsa, ne sono arrivati 47. Ci hanno detto, che poco dietro di loro, ce n’erano altri. Arriveranno oggi.

Ho pensato a suore Giuditta, che è a Butembo. Alcuni giorni or sono, mi ha mandato un messaggio: «Sono arrivati nel nostro centro tre nuovi bambini». Ma queste piccole creature non sono di passaggio: saranno residenti del centro fino all’età adulta. Ma sia loro che i nostri “sfollati” hanno una cosa in comune: hanno l’enorme bisogno di sentirsi “a casa”. Ed è quello che sia suor Giuditta che noi cerchiamo di fare con le nostre forze.

Il direttore della scuola vicina, dove sono stati alloggiati molti sfollati, ha detto loro che devono lasciare libera la scuola per consentire agli studenti di fare gli esami. Abbiamo dovuto trasferirli in un enorme capannone di proprietà dello stato. Da Magambe, invece, alcuni sono tornati nei propri villaggi, non ancora minacciati dai ribelli.

Mi preme dirvi che le comunicazioni qui sono limitate… e non sempre esatte. Ieri vi ho riferito quanto ci hanno detto alcuni rifugiati: i ribelli mangiano quello che trovano nelle capanne abbandonate. Ma ecco la “smentita”: nuovi arrivati ci dicono che i ribelli non toccherebbero alcun cibo lasciato nelle case, perché temono che i “proprietari” lo abbiamo avvelenato prima di abbandonarlo, e si nutrirebbero solo di ciò che trovano nella foresta.

Mi appello alle vostre preghiere. Chiedete al Signore che tocchi il cuore di questi banditi e doni speranza alla gente.

Sabato, 6 giugno – «Si continua a sperare»

Sembra che i ribelli abbiano lasciato la strada per Isiro e abbiano preso un’altra strada, verso il Nord. Per noi è un respiro di sollievo, ma per i villaggi che sono su quella strada, la situazione diventa complicata. Fortunatamente sono pochi.

È difficile comunque avere notizie precise, perché ormai la gente è fuggita tutta. Inoltre dal villaggio di “Trois Ponts” (a 65 km da Isiro) e fino a Mungbere i militari non lasciano passare nessuno.

In parrocchia è stata istituita una commissione per fare un censimento delle persone che sono arrivate. Ci sono parecchie famiglie che ospitano sfollati, ed è impressionante come arrivino a stringersi per accogliere.

Speriamo veramente che questo calvario finisca quanto prima.

Domani celebriamo la solennità del Corpus Domini. Qui 130 ragazzi e ragazze riceveranno il battesimo e la prima comunione. Sarà una grande festa. E anche un grande segno di speranza. Il Signore continua a chiamare apostoli per instaurare il suo Regno. Veramente che il suo Regno venga. Regno di amore, di giustizia e di pace.

Domenica del Corpus Domini, 7 giugno: «Chi mangia la mia carne, ha la vita eterna»

Un’affermazione straordinaria che, se accolta, cambia la vita. Gesù non dice «avrà» ma «ha». Abbiamo la vita eterna. E siamo chiamati a darla ad altri. Ecco l’evangelizzazione. Penso a tutta quella schiera di ragazzi e ragazze che questa mattina si sono incontrati per la prima volta con Gesù. Hanno ricevuto la vita eterna e, sicuramente, darà dei frutti meravigliosi nella loro vita.

Un frutto di questo dono di Gesù l’ho visto stamattina. L’annunciatore, dopo la comunione, ha spiegato la situazione degli sfollati, e citando le parole del vangelo «ero straniero e mi avete ospitato» ha invitato i fedeli di venire incontro a queste persone. Molti si sono alzati per mettere qualcosa nel cestino delle offerte.

È stata una domenica piena, oggi qui nella parrocchia di Sant’Anna, a parte i battesimi e le prime comunioni, c’era anche l’incontro dei Kizito/Anwarite di tutte le parrocchie della città. È un movimento per i ragazzi/e che ha come modelli la beata Anwarite e San Kizito, uno dei martiri d’Uganda.

Per quanto riguarda la situazione degli sfollati, il numero continua ad aumentare, qui in parrocchia ne contiamo 175. Stanotte è arrivata una ragazza con il suo bambino. Si chiama Esperanza, un nome che incoraggia. Suo marito dovrebbe arrivare stasera.

Il villaggio da dove viene, Gao, a 80 km da qui, deve essere sgomberato. È nella zona rossa. I militari hanno dato ordine a tutti di partire.

Grazie a Dio, qui in parrocchia, un gruppo di volontari sta organizzando la distribuzione di viveri per gli sfollati che sono qui e per quelli che sono ospitati da varie famiglie.

E i ribelli dove sono? Come vi dicevo, è sempre più difficile avere notizie, sembra che siano diretti verso Dungu. Ma speriamo che i militari riescano a neutralizzarli, prima che distruggano altri villaggi, compito non facile, perché i ribelli operano di notte. Al mattino si dileguano nella foresta e la sera escono sulla grande strada e sulle altre, per seminare il terrore.

Avrete sicuramente appreso anche che un vescovo del Mozambico è stato ucciso ieri. Mi sto accorgendo che quando si sentono tutti questi fatti di violenza, la tentazione è quella di invocare altra violenza per bloccare la violenza. Il fuoco non spegne il fuoco ma lo alimenta.

Che il Signore ci faccia di noi operatori e costruttori di pace.

Lunedì, 8 giugno – L’ospedale di Mungbere è ancora aperto

Oggi il vangelo delle beatitudini viene non solo a consolarci ma a darci coraggio. Mi viene in mente don Tonino Bello, che diceva che la parola Beati si potrebbe tradurre con “In piedi”. In piedi voi poveri, voi afflitti, voi perseguitati... Non rassegnatevi, non scoraggiatevi perché vostro è il regno di Dio.

Oggi, timidamente, alcuni adulti, quelli che abitano non molto lontano, sono rientrati a fare un sopralluogo alle loro abitazioni, lasciando moglie e figli qui a Isiro. Di fatto la zona fino a “Trois Ponts”, a 65 km, non c'è stata nessuna incursione dei ribelli.

Padre Gian Maria Corbetta, che è il direttore dell’ospedale di Mungbere, mi ha comunicato che l’ospedale è aperto e continua ad accogliere pazienti. Nonostante il pericolo, alcuni del personale sanitario hanno deciso di restare e di tenere aperto. Io li chiamo eroi.

A Mungbere la popolazione è ancora in foresta. Pochissimi sono rimasti sul posto.

Nessuna notizia sulla situazione dei ribelli. Sembra, dalle poche notizie che ci arrivano, che i militari stiano facendo un rastrellamento su più fronti.

Continuiamo a pregare. Grazie a tutti voi.

Martedì, 9 giugno – «Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo…»

«Voi siete il sale della terra… (…) Voi siete la luce del mondo…» (Mt 5,13-16). Mentre ascoltavo il celebrante che leggeva questo vangelo stamattina, mi dicevo tra me: ma che coraggio ha avuto Gesù a proclamare sale e luce quei poveri pescatori che aveva davanti a lui. E che fiducia.

E la prima lettura (1Re 17,7-16), a tutti noi ha dato l’impressione che fosse un messaggio indirizzato a noi: il profeta Elia scappa e va a rifugiarsi presso una povera vedova che ha ancora un po' di farina e un po' di olio, per lei e suo figlio. «Mangiamo questo e poi moriamo» dice la vedova. Ma Elia le chiede che prepari prima per lui, perché la farina e l’olio non finiranno. Un’accoglienza che diventa una benedizione.

Per meglio distribuire i viveri, sapone e altro, aggiorniamo per quanto possibile il censimento ogni giorno. Oggi il parroco è andato di persona a visitare delle famiglie che accolgono. In due CEV (Comunità ecclesiali viventi), su 15 di questa parrocchia, ha censito 48 famiglie che ospitano più di 700 persone, in media 15 sfollati per famiglia. Incredibile.

E stasera mentre stavo parlando con il gruppo che è qui in parrocchia, ne sono arrivati ancora una decina. Venivano da Nekalagba, a 65 km da qui. Ci dicevano che i militari già al villaggio che dista 30 km da qui, Alegu, chiedono alla gente di sgomberare. Dicono che stanno facendo un rastrellamento a tappeto.

Qui a Isiro, grazie a Dio, non si nota nessun segno di tensione. Stamattina sono uscito in città, il prezzo della benzina è diminuito, da 5.000 a 4.800 franchi. Un euro vale più o meno 2.500 franchi. In tempi complicati, normalmente i prezzi aumentano. Queste sorprese danno speranza. I commercianti adesso utilizzano la strada del Nord: Faradje, Dungu, Isiro.

Grazie mille per la vostra preghiera e vicinanza. Un abbraccio grande, che il Signore vi benedica.

Mercoledì, 10 giugno – Scarse notizie

Questa sera le notizie che posso darvi sono molto scarse. Sappiamo che nel villaggio di Ndubala ci sono molti militari... Che a Mungbere la vita sta riprendendo, qualche negozio comincia ad aprire, la gente sta riprendendo coraggio per andare a lavorare nei loro campi. La gente che è qui a Isiro chiaramente non può e non vuole tornare. E quando potranno tornare, poveretti, cosa troveranno? Case bruciate.

A ogni giorno la sua pena. Dio vede e provvede. Sempre uniti nella preghiera.

Giovedì, 11 giugno – «Sembra che i ribelli siano divisi in più gruppi»

Dalle ultime notizie, scarse, sembra che i ribelli siano divisi in più gruppi, e che i militari li stiano localizzando. Sembra che siano arrivati nuovi militari che conoscono bene la foresta. E sembra pure che siano stati catturati due ribelli feriti sulla strada che da Mungbere porta a Wamba.

Ci sono altri “sembra”, ma quello che ci interessa è che l’esercito si sta dando da fare per snidare questi banditi.

Intanto qui a Isiro la vita continua normalmente, domani, sabato e domenica, tutte le corali della parrocchia si riuniscono per una formazione liturgica e musicale. Domenica pomeriggio ci sarà la grande festa. Oggi c’è stato un via vai di gente per pulire, sistemare, preparare il luogo della festa.

Intanto hanno piantato i bambù, domani e sabato porteranno le palme per coprire. Si prevede la partecipazione di 2-3 cento persone. Tutte le sale parrocchiali sono occupate dagli sfollati, ma anche la chiesa, se ci fosse bisogno, può e deve accogliere chi ha bisogno.

Questa mattina ho incontrato Cristina, una ragazza molto attiva in parrocchia. Mi diceva che la sua famiglia (14 persone) ha accolto 23 sfollati. Totale 37. E la provvidenza è all’opera. Grazie per la vostra preghiera e attenzione.

Domani è una grande festa per noi comboniani, siamo figli del Sacro Cuore. Che possiamo avere gli stessi sentimenti di Gesù. Un abbraccio a tutti/e.

Venerdì, 12 giugno – «Continuiamo a pregare»

Oggi proprio non abbiamo ricevuto nessuna notizia dalle zone dove si affrontano i militari e i ribelli. Intanto continuano ad arrivare sfollati, in numero minore della settimana scorsa. Più per paura che per un pericolo reale. Un catechista arrivato stasera da un villaggio non molto distante da qui, mi diceva che aveva abbandonato il villaggio perché tutti per paura sono fuggiti, “E io cosa resto a fare?”, mi diceva. Continuiamo a pregare.

Se salto qualche giorno nell’invio di notizie, vuol dire che non c’è niente di nuovo. Ma sono sicuro che quanto prima ci arriveranno notizie positive di pace. Soprattutto per questa povera gente sfollata.

Sabato, 13 giugno – «La fede è simile al pesce. Come il pesce è battuto dalle frequenti onde del mare senza per questo morire, anche la fede non si spezza con le avversità». (Sant’Antonio da Padova)

Quello che abbiamo vissuto stamattina è stato un incontro così bello che mi ha spinto stasera a scrivere due righe.

Qualche giorno fa, attraverso una radio locale abbiamo invitato tutti i catechisti della nostra parrocchia che sono sfollati a Isiro a causa dei ribelli, a partecipare a un incontro per fare il punto della situazione.

Ne sono arrivati più di 50.

L’incontro ha avuto tre punti principali:

- una condivisione sulla situazione delle varie cappelle;
- il fondo di solidarietà;
- programma per il futuro.

La condivisione ha messo in risalto la sofferenza di un certo numero di cappelle, di villaggi che sono stati visitati dai ribelli, quelli del settore di Ndubala. Altri che hanno dovuto andarsene per ordine dei militari e che adesso sono in balia sia degli stessi militari, sia di ladri occasionali. E altri invece dove la gente è tornata, perché era fuggita a causa di falsi allarmi.

Alcuni hanno inoltre dato alcune informazioni su come gli sfollati sono stati accolti nelle varie famiglie e come vivono questa situazione. Il parroco ha fatto presente che dall'ultimo censimento risulta che oltre ai 150 che sono accolti nelle sale parrocchiali, ce ne sono altri 1.600 ospitati nelle famiglie della parrocchia di Sant’Anna.

I catechisti poi hanno ribadito l'importanza del fondo di solidarietà e si sono impegnati ad alimentarlo. È un aiuto per varie necessità: malattia di qualche catechista... E adesso con questa situazione sarà più che necessario per venire incontro ai bisogni di tanti catechisti.

Infine, tutti d'accordo perché ogni settimana ci sia un incontro, il venerdì, sia per una condivisione, ma soprattutto profittare per la formazione, visto che purtroppo sono obbligati a rimanere a Isiro o nei dintorni.

Di tutto questo vogliamo ringraziare il Signore, che ci sta conducendo, come ha accompagnato il popolo ebreo nel deserto. Grazie per la vostra vicinanza e preghiera.

Domenica, 14 giugno – «La solennità del Sacro Cuore»

La solennità del Sacro Cuore qui in Congo è ritenuta dalla Chiesa congolese una grande festa e viene celebrata non il venerdì dopo il Corpus Domini, ma la domenica successiva. E in preparazione di questa festa, la commissione liturgica della parrocchia di Sant’Anna ha organizzato tre giorni di attività formative, spirituali e comunitarie, rivolte in particolare alle corali, e a tutte le persone (chierichetti, sacrestane, danzatrici ...) che rendono un servizio nella liturgia.

Venerdì, un grande momento di formazione sull'importanza dell'Eucaristia per la comunità cristiana e sul ruolo del canto nella liturgia; sabato, la celebrazione penitenziale e Domenica mattina, grande celebrazione animata da tutte le corali assieme.

Nel pomeriggio, i preti sono stati i primi ad aprire la sfilata degli agenti liturgici e poi le corali e altri gruppi di servizio. Terminata la sfilata, le 5 corali più consistenti avevano ciascuna 15 minuti per cantare i canti più significativi del loro gruppo. Veramente ho apprezzato questa esposizione di canti, le corali hanno dato il meglio di loro stesse, anche i Pueri Cantores, nella loro semplicità hanno manifestato una capacità adulta di esprimersi.

È stato un momento di serenità e di incoraggiamento anche per tutti gli sfollati ospiti della parrocchia, perché i canti esprimevano speranza e fiducia nel Signore. E ringraziamo il Signore che ci ha dato una giornata non calda, nuvolosa, ma senza pioggia.

La festa è terminata con un pranzo semplice preparato dai membri della commissione liturgica. “Se non si sono feste, inventatele” diceva spesso mio papà. A volte servono più di tante discussioni.

Per quanto riguarda la situazione nelle zone di conflitto, non trapela niente, un giovane è arrivato da Mungbere a Isiro per strade traverse, dicendo che a Ndubala i militari sono numerosi, a scapito di qualche gallina o di qualche capra. Ma niente di nuovo. Continuiamo a pregare. Grazie mille a tutti/e.

Padre Eliseo Tacchella, mccj