Domenica 7 giugno 2026
«Mai avrei pensato di vedere una scena come quella incontrata questa mattina sulla strada davanti alla nostra chiesa», scrive il padre comboniano Eliseo Tacchella, sabato 30 maggio, da Isiro (Repubblica democratica del Congo). E spiega: «I villaggi a est e a sud-est di Isiro si sono svuotati. La gente sta venendo verso la città. Sembra che ci sia un gruppo di ribelli che sta seminando il terrore: devastano, fanno razzie e uccidono».

Nella regione di Isiro, nel nord-est del Paese, lavora una quindicina di confratelli comboniani, divisi in tre comunità: due a Isiro, a 3 km una dall’altra – una nella parrocchia di Sant’Anna, e l’altra nel seminario a Magambe, che attualmente accoglie undici giovani che desiderano diventare comboniani; la terza è a Mungbere, 140 km da Isiro.

Da una settimana circolano voci secondo le quali un gruppo di ribelli armati sta operando nelle vicinanze di Ndubala (Mungbere), seminando terrore, bruciando case e uccidendo persone lungo la loro avanzata.

Pubblichiamo alcune pagine del diario di padre Eliseo Tacchella – con molti anni trascorsi in RD Congo – con la cronica degli ultimi avvenimenti.

Sabato, 30 maggio – Un gruppo di ribelli sta seminando terrore

La notte scorsa non ho fatto che sentire un vociare continuo attorno a casa nostra, ma non ci ho fatto caso. Questa mattina ha saputo che i villaggi a est e a sud-est di Isiro si sono svuotati. La gente sta venendo verso la città. Sembra che ci sia un gruppo di ribelli che sta seminando il terrore. Sembra... perché nessuno li ha visti. Ma la zona di Mungbere, sede di una nostra comunità, è in preda al panico: la gente teme un attacco dei ribelli (che si sono già scontrati con i militari).

Nelle ultime 24 ore, migliaia di persone sono arrivate a Isiro. La Caritas diocesana parla di 10mila. Un consistente gruppo ha trovato rifugio in una scuola non lontano dalla parrocchia. C’è da aspettarsi che il numero di sfollati aumenterà di molto.

Un catechista è venuto a dirci: «Domani, domenica, potete fare a meno di andare a celebrare nelle varie cappelle: non troverete nessuno». Io avrei dovuto andare ad Alegu, a 30 km, proprio sulla strada percorsa da chi sta fuggendo. Restiamo vigilanti. Nessuno però ha visto i ribelli; nessuno ha visto feriti. Spero che sia solo paura infondata.

Ho già scelto l’intenzione del Rosario di questa sera: «Che questa povera gente possa trovare pace».

Domenica, 31 maggio – Informazioni dal presidente dell’assemblea provinciale

Questa mattina la mia prima intenzione è stata di conoscere la vera situazione degli sfollati. La chiesa si è riempita di gente per la messa. Sembra tornata la calma. Scartata la possibilità di andare a celebrare ad Alegu, ho deciso di rimanere in sede. Presiederò la seconda messa.

Arrivano alcune grosse Toyota. Su una di esse c’è il presidente dell’assemblea provinciale. Chiede di vedere il parroco, padre Mughendi Mwengulo Anatole, congolese. «Vorrei parlare alla gente alla fine della cerimonia», dice.

Fuori della chiesa, incontro il vecchio catechista della cappella di Beli. È arrivato durante la notte e mi chiede se può essere alloggiato in una delle sale parrocchiali. «C’è altra gente che sta arrivando», mi dice. Lo informa che il parroco ha già provveduto a questo.

Dopo la comunione, entro in chiesa per sentire cosa dice presidente. Ha due informazioni da darci: una sull’ebola; l’altra è sul possibile arrivo degli sfollati e dei ribelli.

Spiega che l’ebola è una epidemia grave che si è sviluppata nella zona di Bunia, a circa 700 km da qui. Ma già ci sono casi di positività qui vicino: «Bisogna stare attenti», ripete più volte. Aggiunge che, fortunatamente, è un virus che si trasmette solo per contatto, non via etere: «Quindi niente strette di mano, abbracci… e lavarsi le mani spesso. Non c’è da scherzare, ma nemmeno da farsi prendere dal panico».

Per quanto riguarda gli sfollati, il presidente dice che stanno per arrivare: «Prepariamoci ad accoglierli… e occhi ben aperti per saper scovare nella confusione la presenza di ribelli».

Padre Claudino Ferreira Gomes, portoghese – bloccato anche lui al centro – è andato a controllare la sistemazione degli sfollati nella scuola vicina. Ne ha trovati tantissimi, soprattutto mamme e bambini. Molti altri hanno trovato ospitalità presso parenti in città. Tra gli sfollati, padre Claudino ha trovato anche alcuni catechisti delle nostre cappelle, e ha subito provveduto a improntare un altare nel cortile e celebrare la messa per i molti presenti.

Nel pomeriggio, il parroco ha dovuto aprire altre sale per accogliere gente. Si sono cercati e trovati materassini, pentole... e cibo da cucinare. La parrocchia è attrezzata per accogliere gente che viene per corsi, seminari e cerimonie solenni: ora si accolgono gli sfollati.

«A ciascun giorno basta la sua pena» ha detto Gesù. Ma il vangelo ci ha rasserenati: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito… per salvare il mondo per mezzo di lui» (Gv 3,16-18). Ed è tornata la speranza.

Lunedì, 1° giugno – Sale il numero degli sfollati

Se ieri gli ospiti nelle sale parrocchiali erano una ventina, oggi sono oltre cinquanta. Qualcuno ha già preso la via del ritorno, ma le donne e i bambini sono rimasti. Quelli dei villaggi vicini già parlano di ritornare. I lontani, invece, sono troppo stanchi e le notizie che arrivano dalla zona di Mungbere non sono rassicuranti. Sembra che i ribelli siano già vicini alla cittadina. La nostra comunità per ora ha deciso di non muoversi. A Isiro, invece, la situazione sembra tranquilla. C’è movimento come tutti i giorni.

Martedì, 2 Giugno – Oltre 500 persone accolte

Grazie a Dio, oggi la situazione è stata tranquilla. Ma abbiamo dovuto accogliere altri gruppi di sfollati. Nel pomeriggio il parroco e padre Claudino sono andati a visitare un altro centro di accoglienza: vi hanno trovato più di 500 persone. Questa sera, invece, ci è arrivata la notizia che a Magambe, tre km da qui, c’è un folto gruppo di pigmei. Domattina andremo a vedere.

Nel frattempo, stiamo organizzando meglio che cosa possiamo fare per migliorare la vita dei “nuovo ospiti”. Gli ambienti della parrocchia si stanno mostrando utilissimi. A uno di noi è venuta l’idea di andare a comperare alcuni palloni: dovreste vedere la felicità dei ragazzi! Domani inizieremo a organizzare alcune classi scolastiche. Se qualcuno di voi fosse qui, saprebbe come occupare il tempo.

La comunità di Mungbere ci informa che la giornata è stata tranquilla, ma hanno dovuto accogliere parecchie famiglie, e altre sono in arrivo. Tra l’altro, ci hanno detto che un gruppo del “rinnovamento nello Spirito” ha organizzato un incontro di preghiera ed è tornata un po’ di serenità e speranza nei cuori di tutti.

Giovedì, 4 giugno – Devastazioni, razzie e uccisioni

Il catechista Martin, arrivato ieri, ha saputo che la sua casa è stata bruciata, come tante altre del villaggio. Mi ha detto: «Sono triste… Ma almeno siamo ancora vivi. Un mio amico non ha potuto venire con noi, e oggi è stato ucciso dai ribelli».

Sembra che i ribelli (o banditi) siano fermi a Ndubala, 112 km da qui e 25 da Mungbere, dove c’è l’altra comunità comboniana. Questi mascalzoni passano di casa in casa e prendono tutto il cibo che vogliono: riso, manioca, galline, capre... lasciati da chi è fuggito.

Ci chiediamo chi siano questi ribelli/banditi e cosa vogliano. Chi li ha incontrati ci dice che non parlano il lingala, sono piccoli di statura (ma non pigmei) e sono ben armati. Nient’altro.

I confratelli di Mungbere ci informano che sono arrivati da loro 6 jeep e 2 camion di militari. Speriamo in bene!

Il vangelo di oggi riportava la risposta di Gesù allo scriba che gli aveva chiesto quale fosse il più grande comandamento: «Ama il Signore tuo Dio e ama il prossimo tuo come te stesso», la risposta di Gesù. Preghiamolo il Signore che converta il cuore e la mente di costoro che non sembrano coscienti di quanto male stiano facendo.

Venerdì, 5 giugno – «Ero straniero e mi avete accolto»

In verità, gli sfollati che arrivano da noi non sono affatto stranieri: sono tutti della nostra parrocchia. Più che “stranieri”, sono fratelli e sorelle che vivono un momento difficile e tragico. Hanno bisogno di accoglienza, di sentirsi a casa, protetti, amati.

Quanto durerà questa situazione? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che questi sfortunati sono parte della nostra famiglia – una famiglia che va sempre a ingrossarsi. La notte scorsa, ne sono arrivati 47. Ci hanno detto, che poco dietro di loro, ce n’erano altri. Arriveranno oggi.

Ho pensato a suore Giuditta, che è a Butembo. Alcuni giorni or sono, mi ha mandato un messaggio: «Sono arrivati nel nostro centro tre nuovi bambini». Ma queste piccole creature non sono di passaggio: saranno residenti del centro fino all’età adulta. Ma sia loro che i nostri “sfollati” hanno una cosa in comune: hanno l’enorme bisogno di sentirsi “a casa”. Ed è quello che sia suor Giuditta che noi cerchiamo di fare con le nostre forze.

Il direttore della scuola vicina, dove sono stati alloggiati molti sfollati, ha detto loro che devono lasciare libera la scuola per consentire agli studenti di fare gli esami. Abbiamo dovuto trasferirli in un enorme capannone di proprietà dello stato. Da Magambe, invece, alcuni sono tornati nei propri villaggi, non ancora minacciati dai ribelli.

Mi preme dirvi che le comunicazioni qui sono limitate… e non sempre esatte. Ieri vi ho riferito quanto ci hanno detto alcuni rifugiati: i ribelli mangiano quello che trovano nelle capanne abbandonate. Ma ecco la “smentita”: nuovi arrivati ci dicono che i ribelli non toccherebbero alcun cibo lasciato nelle case, perché temono che i “proprietari” lo abbiamo avvelenato prima di abbandonarlo, e si nutrirebbero solo di ciò che trovano nella foresta.

Mi appello alle vostre preghiere. Chiedete al Signore che tocchi il cuore di questi banditi e doni speranza alla gente.

Sabato, 6 giugno – «Si continua a sperare»

Sembra che i ribelli abbiano lasciato la strada per Isiro e abbiano preso un’altra strada, verso il Nord. Per noi è un respiro di sollievo, ma per i villaggi che sono su quella strada, la situazione diventa complicata. Fortunatamente sono pochi.

È difficile comunque avere notizie precise, perché ormai la gente è fuggita tutta. Inoltre dal villaggio di “Trois Ponts” (a 65 km da Isiro) e fino a Mungbere i militari non lasciano passare nessuno.

In parrocchia è stata istituita una commissione per fare un censimento delle persone che sono arrivate. Ci sono parecchie famiglie che ospitano sfollati, ed è impressionante come arrivino a stringersi per accogliere.

Speriamo veramente che questo calvario finisca quanto prima.

Domani celebriamo la solennità del Corpus Domini. Qui 130 ragazzi e ragazze riceveranno il battesimo e la prima comunione. Sarà una grande festa. E anche un grande segno di speranza. Il Signore continua a chiamare apostoli per instaurare il suo Regno. Veramente che il suo Regno venga. Regno di amore, di giustizia e di pace.

Padre Eliseo Tacchella, mccj