Martedì 24 marzo 2026
Domenica scorsa, l’arcivescovo di Nampula, Mons. Inácio Saure, ha denunciato la situazione drammatica conseguente all’aumento della violenza terroristica, che continua a martirizzare le popolazioni della regione settentrionale del suo Paese, e ha lanciato un appello per una primavera di pace, parlando alla comunità cattolica del Paese lusofono, riunita a Roma.
“A Cabo Delgado e Nampula, alcuni fratelli senza cuore si concedono il piacere di decapitare i propri fratelli senza la minima pietà, in modo così crudele come si sgozza una gallina nei nostri villaggi africani”, ha affermato Mons. Inácio, arcivescovo di Nampula e presidente della Conferenza Episcopale del Mozambico (CEM) presiedendo la Santa Messa della quinta domenica di Quaresima con l’Associazione dei Mozambicani Cattolici in Italia (MOCAT).
L’intervento del prelato, inviato all’agenzia di stampa portoghese Ecclesia, contesta con veemenza l’inerzia di fronte all’estremismo islamico in corso dall’ottobre 2017 nel Nord del Mozambico. “E ciò che è ancora più doloroso nel caso delle morti a Cabo Delgado – ha sottolineato – è vedere un intero popolo imbavagliato, costretto ad assistere impotente allo sterminio dei propri figli, senza poter fare nulla per porre fine al massacro.”
Il presidente della CEM ha inoltre richiamato l’attenzione sulle recenti catastrofi naturali che hanno aggravato le sofferenze nel Paese africano. “Quest’anno, come se il terrorismo non bastasse, anche la natura è venuta in Mozambico a seminare morte con le inondazioni e le alluvioni, soprattutto nelle province di Maputo e Gaza”, ha indicato.
Partendo dalla liturgia domenicale, il responsabile cattolico ha tracciato un parallelo tra il dolore del suo popolo e la visione biblica delle ossa inaridite del profeta Ezechiele.
“In Mozambico, cari fratelli e connazionali, siamo in un certo senso morti. Sì, siamo morti”, ha lamentato Mons. Inácio Saure.
“Sorgerà un Ezechiele tra i morti del Mozambico che annunci un messaggio di conforto e di speranza, non fantasioso, demagogico né fallace, ma un messaggio di autentica risurrezione del popolo a una nuova vita?”, ha chiesto.
Il prelato ha evocato l’inizio della nuova stagione nel continente europeo, la primavera, per augurare la fine del terrore e dei disastri climatici nella sua terra natale.
“Giungerà un giorno la primavera di pace in Mozambico, che sia una primavera di vita e non di sepolcro delle guerre e delle tristemente celebri stagioni delle piogge e dei cicloni prevedibili, ma purtroppo incontrollabili?”, si è chiesto.
Alla celebrazione eucaristica nella capitale italiana hanno partecipato gli ambasciatori del Mozambico presso la Santa Sede e la Repubblica Italiana, nonché numerosi studenti e religiosi.
L’arcivescovo di Nampula, missionario della Consolata, si trova in Italia per effettuare visite alla Casa Madre, a Torino, e alla Casa Generale della sua congregazione.
OC – Ecclesia