P. Anton era nato il 20 febbraio 1937 a Lajen, bel paese di montagna all’entrata della Val Gardena, in provincia di Bolzano. Dopo un’infanzia felice, anche se era tempo di guerra, alla fine delle elementari, entrò nel seminario comboniano di Milland. Ogni mattina, i ragazzi dovevano fare una camminata di mezz’ora per andare a scuola nel seminario diocesano “Vinzentinum”. Dopo gli studi umanistici, nel 1957 P. Anton entrò nel noviziato di Bamberg che terminò il 1 maggio 1959 con i primi voti. Frequentò i corsi di teologia nel seminario maggiore diocesano di Bressanone. Il 6 aprile 1962 emise i voti perpetui e il 29 giugno dello stesso anno fu ordinato sacerdote dal vescovo Josef Gargitter, nel duomo di Bressanone. Gli si apriva così la strada per andare in missione, ma dovette aspettare quasi diciotto anni prima di arrivare in Sudafrica; infatti fu assegnato alla Spagna.
Spagna (1963-1978)
I Comboniani tedeschi avevano aperto nel 1960, nella cittadina spagnola di Saldaña, un seminario minore. Il crescente numero di studenti aveva bisogno di giovani educatori. Nel 1963 P. Anton fu assegnato alla nuova fondazione e, appena arrivato, gli fu affidato un bel gruppo di ragazzi. Nel 1970 i Comboniani presenti in Spagna, italiani e tedeschi, decisero di anticipare la riunione dei due rami. Questa decisione portò all’unione dei quattro seminari minori e dei due noviziati e scolasticati. P. Anton fu nominato superiore di Saldaña nel 1970 e di Palencia nel 1973. Fu anche eletto consigliere della Provincia unita.
In quegli anni si costruivano ancora (o s’ingrandivano) dei seminari minori. E così fu fatto sia a Saldaña che a Palencia, dove fu costruito anche un edificio riservato al lavoro dei campi che serviva al mantenimento del seminario. P. Anton partecipò attivamente alla progettazione mettendo in atto i suoi numerosi talenti pratici. Era molto dotato anche dal punto di vista estetico. Era un appassionato di fiori e di alberi, un vero esperto di botanica. Era anche un bravo fotografo e sapeva arredare con gusto e fantasia gli spazi interni delle nostre case.
Sudafrica (1979-1998)
Finalmente arrivò anche per lui il momento di partire per l’Africa. Dopo aver frequentato un corso d’inglese a Londra, atterrò all’aeroporto di Johannesburg. Incominciò subito lo studio della lingua Sepedi. Il suo primo campo di lavoro fu la grande missione di Glen Cowie.
Dopo un periodo abbastanza lungo di servizio pastorale, nel 1990 gli fu offerta una nuova attività. Il consiglio provinciale aveva deciso di iniziare anche in Sudafrica l’animazione missionaria e la pastorale vocazionale e di appoggiare queste attività con una rivista missionaria. Per la fondazione e l’edizione di questa era stato scelto P. Anton il quale non ne era affatto entusiasta, perché preferiva la pastorale diretta; inoltre, non aveva nessuna esperienza giornalistica e neanche il tempo per prepararsi adeguatamente. Accettò l’incarico ma prima si recò a Roma per partecipare a un corso di rinnovamento a Nemi nel centro dei Missionari Verbiti. Al suo ritorno si spostò a Silverton (Pretoria) e cominciò subito i preparativi per il primo numero della rivista che uscì nello stesso anno – 1990 – con il titolo “Worldwide”. Si dedicò al lavoro giornalistico con successo e sia lui che la Provincia rimasero soddisfatti e contenti. Prese in mano anche la parrocchia di Silverton. L’arcivescovo di Pretoria apprezzò il suo lavoro e la sua presenza e lo nominò membro del tribunale diocesano. Durante quegli anni P. Anton aiutò i confratelli a sbrigare le pratiche ufficiali per ottenere o rinnovare i permessi di soggiorno.
Le sue attività nella DSP (1998-2016)
Dopo quasi vent’anni di missione in Sudafrica, P. Anton fu assegnato alla sua Provincia d’origine. Non aveva mai lavorato nella DSP, perché subito dopo l’ordinazione era stato mandato in Spagna. Questo cambiamento gli costò molto: doveva lasciare l’amata missione e i suoi vari impegni in Provincia e nell’arcidiocesi di Pretoria. Il Provinciale di allora voleva affidargli il settore dei media e un posto nella redazione della rivista “Kontinente”. P. Anton si recò a Colonia per un corso di giornalismo e per un breve tirocinio nella redazione, sperando di ottenere il posto. Grande fu la sua delusione quando fu scelto un altro.
Così P. Anton fu assegnato alla casa di Josefstal/Ellwangen e nominato Direttore del centro e del gruppo quasi-parrocchiale. Gli fu affidata anche la redazione dell’inserto comboniano della rivista Kontinente, del calendario Opera del Redentore e di altre pubblicazioni della Provincia. Per dieci anni portò avanti questo lavoro con la solita dedizione, competenza e puntualità. Nel 2008 furono cambiati l’orientamento e le attività della casa di Josefstal e la sua direzione affidata a una nuova equipe di confratelli. P. Anton fu assegnato alla comunità di Milland/Bressanone.
A Milland prese in mano l’amministrazione della comunità e fu nominato dal vescovo vicario parrocchiale di due parrocchie non lontane dalla nostra casa. Con il cambio del parroco nel 2014, P. Anton fu nominato coadiutore della parrocchia di Milland. Accettò volentieri e con energia anche questo nuovo incarico ma purtroppo la malattia lo costrinse a ritirarsi a poco a poco dalla pastorale. Le terapie non riuscirono a curare e neanche a rallentare il male.
È morto il 10 maggio 2016. Fr. Karl Josef Kolb lo ha assistito dall’inizio della malattia fino all’ultimo respiro.
Il 13 maggio è stato sepolto nel cimitero di Milland dopo una solenne celebrazione eucaristica alla presenza del vescovo diocesano Mons. Ivo Muser, del Vicario generale, del Direttore del Centro missionario, di una ventina di confratelli e di un’altra ventina tra religiosi e sacerdoti e di molti fedeli delle parrocchie in cui P. Anton aveva lavorato. È stato un addio molto impressionante, segno che la persona, il lavoro e la dedizione di P. Anton erano apprezzati e riconosciuti.
Il superiore di Milland, P. Hans Maneschg, nella sua omelia ha detto: “P. Anton aveva molti talenti che ha messo a disposizione del Regno di Dio ma anche dei limiti e delle imperfezioni come ogni mortale che cammina su questa terra”.
P. Anton aveva un carattere piuttosto difficile e duro, per questo non era facile trattare con lui o stare assieme a lui. Faceva fatica ad accettare cambiamenti o impegni nuovi e lo manifestava anche verbalmente. Una volta, però, superata la fase critica, cominciava a lavorare con dedizione, energia, competenza e successo in ogni luogo e in ogni attività. Gli è costato anche accettare la malattia e gestire l’ultima grande crisi della vita, che lo ha colpito inaspettatamente nel bel mezzo del suo nuovo impegno pastorale a Milland. A poco a poco ha trovato la calma e la pace dell’anima che gli hanno permesso di dire il sì definitivo e più difficile alla volontà di Dio.
(P. Alois Eder, mccj).
Da Mccj Bulletin n.270 suppl. In Memoriam, gennaio 2017, pp. 78-82.