Venerdì 6 marzo 2026
La comunità dei missionari comboniani della curia generalizia a Roma ha organizzato, durante la Quaresima di quest’anno, un ciclo di tre conferenze per permettere ai confratelli e a tutti i vicini e amici interessati di conoscere più profondamente la realtà che si vive attualmente nella Repubblica Democratica del Congo, in Palestina e in Sudan. L’iniziativa vuole non solo far conoscere i problemi che affliggono questi popoli, ma anche offrire uno spazio di riflessione su come convertire i nostri cuori davanti alle ingiustizie del mondo. (Vedi allegato)

Programma della Quaresima Missionaria 2026
Missionari Comboniani – Via Luigi Lilio 80, Roma

Conoscere la realtà e convertire il nostro cuore

  • Lunedì 2 marzo, ore 20:30 – Repubblica Democratica del Congo
    Rompiamo il silenzio sul Congo
    “Sarai chiamato riparatore di brecce” (Is 58,12)
  • Lunedì 9 marzo, ore 20:30 – Palestina
    Tessere percorsi di pace in Terra Santa
    “Il digiuno che voglio… spezzare le catene.” (Is 58,6)
  • Lunedì 16 marzo, ore 20:30 – Sudan
    Che pace per il Sudan?
    “La tua luce spunterà come l’aurora” (Is 58,8)

La prima conferenza –Il dramma della Rd Congo orientale

Lunedì 2 marzo si è tenuta la prima conferenza. Gli ospiti della serata sono stati padre Justin Kakule Muvawa, superiore provinciale dei missionari comboniani nella Rd Congo, e la dott.ssa Brigitte Kabu Dia Kivuila, congolese, con dottorato in Filosofia Politica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e collaboratrice linguistica della sezione francese di Radio Vaticana.

Nell’introduzione all’incontro, padre Giorgio Padovan, comboniano, membro della Curia, ha ricordato il quinto anniversario dell’assassinio di Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Rd Congo, ucciso il 22 febbraio 2021 durante una missione umanitaria mentre operava per un mondo più giusto e fraterno. Con lui sono stati ricordati anche il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo.

Padre Padovan ha poi richiamato un passaggio del discorso pronunciato da papa Francesco durante la sua visita nella Repubblica Democratica del Congo nel 2023, nel quale il Pontefice denunciava con forza le forme di sfruttamento che ancora colpiscono il Paese e, più in generale, il continente africano. In quell’occasione papa Francesco parlò di un nuovo “colonialismo economico”, ricordando come le immense ricchezze naturali del Congo non riescano a beneficiare pienamente la sua popolazione.

Ecco le parole di papa Francesco:
«Dopo quello politico, si è scatenato infatti un “colonialismo economico”, altrettanto schiavizzante. Così questo Paese, ampiamente depredato, non riesce a beneficiare a sufficienza delle sue immense risorse: si è giunti al paradosso che i frutti della sua terra lo rendono “straniero” ai suoi abitanti. Il veleno dell’avidità ha reso i suoi diamanti insanguinati. È un dramma davanti al quale il mondo economicamente più progredito chiude spesso gli occhi, le orecchie e la bocca. Ma questo Paese e questo Continente meritano di essere rispettati e ascoltati, meritano spazio e attenzione: giù le mani dalla Repubblica Democratica del Congo, giù le mani dall’Africa! Basta soffocare l’Africa: non è una miniera da sfruttare o un suolo da saccheggiare. L’Africa sia protagonista del suo destino! Il mondo faccia memoria dei disastri compiuti lungo i secoli a danno delle popolazioni locali e non dimentichi questo Paese e questo Continente. L’Africa, sorriso e speranza del mondo, conti di più: se ne parli maggiormente, abbia più peso e rappresentanza tra le Nazioni!».

Padre Padovan ha precisato che, attualmente, i missionari comboniani presenti nel Paese sono 54, distribuiti in 13 comunità, tra cui una a Butembo, nella provincia del Kivu Nord, nel nord-est del Paese.

Da sinistra, padre Giorgio Padovan, dott.ssa Brigitte Kabu Dia Kivuila e padre Justin Kakule Muvawa.

La situazione nel Kivu Nord

Padre Justin Kakule ha concentrato il suo intervento sulla situazione sociale e politica nella provincia del Kivu Nord, oggi epicentro di una violenza cronica che si è intensificata drasticamente all’inizio di quest’anno.

«La situazione nella regione del Nord Kivu è drammatica e rappresenta uno degli aspetti più dolorosi della crisi umanitaria in corso», ha affermato. «L’avanzata dei gruppi armati, in particolare del Movimento del 23 marzo (M23) — organizzazione paramilitare storicamente considerata filo-ruandese per la presenza di combattenti tutsi — e le tensioni con le Forze Democratiche Alleate (ADF), di origine ugandese, rendono il contesto estremamente instabile».

Secondo padre Justin, da gennaio a marzo 2026 l’est della Rd Congo è stato segnato da una violenta escalation militare e da una crisi umanitaria senza precedenti, nonostante vari tentativi di mediazione diplomatica.

Si osserva una profonda instabilità: da una parte emergono timidi segnali di dialogo diplomatico, dall’altra la realtà sul terreno rimane segnata dalla violenza e da un clima politico interno sempre più teso. Si tratta di una situazione paradossale: nonostante la firma di accordi di pace nel 2025, la violenza continua e la repressione politica nella capitale Kinshasa si è intensificata.

Tra le cause principali del conflitto vi è anche quella che padre Justin ha definito “la sete di minerali”.

Nel sottosuolo della Rd Congo orientale si trovano infatti numerosi “minerali critici”, ritenuti strategici per lo sviluppo tecnologico ed economico globale: oro, diamanti, rame, cobalto, tantalio, coltan (columbite-tantalite), litio, tungsteno e stagno. Molti di questi si trovano proprio nelle regioni del Kivu Nord e del Kivu Sud.

Secondo il superiore comboniano, l’accesso e lo sfruttamento di queste risorse rappresentano una motivazione centrale del conflitto, poiché permettono ai gruppi armati di finanziare le proprie attività.

Da sinistra, padre Giorgio Padovan, padre Justin Kakule Muvawa e dott.ssa Brigitte Kabu Dia Kivuila.

I giovani congolesi: una sfida per il futuro

La dott.ssa Brigitte Kabu Dia Kivuila, residente a Roma da 25 anni, ha concentrato il suo intervento sull’esplosione demografica dei giovani congolesi, spesso esposti a violenze, arruolamenti nelle milizie armate e a una diffusa instabilità sociale.

La sua riflessione parte da un dato significativo: oltre il 60% della popolazione congolese — circa 116 milioni di persone — ha meno di 25 anni, mentre l’età mediana è di 15,9 anni.

Se da un lato il Paese sta vivendo una rapida crescita demografica, dall’altro si registra una grave carenza di infrastrutture educative ed economiche, che lascia gran parte dei giovani senza prospettive concrete per il futuro.

Secondo la relatrice, questa situazione rappresenta una grande sfida per il Paese. Se non gestita adeguatamente, rischia di alimentare ulteriormente i conflitti nell’est del Congo. Tuttavia, attraverso politiche pubbliche efficaci, campagne di sensibilizzazione e una maggiore cooperazione regionale, è possibile offrire a questi giovani opportunità reali di sviluppo.

La soluzione, ha spiegato, richiede un approccio multidimensionale, che integri istruzione, occupazione, partecipazione comunitaria e diplomazia, con l’obiettivo di salvaguardare i giovani congolesi e costruire un futuro di pace e prosperità.

Rd Congo, “diamante” dell’Africa

A conclusione dell’incontro, padre Giorgio Padovan ha ripreso un’immagine utilizzata da papa Francesco durante la visita al Paese nel 2023: il Congo come un diamante.

Il diamante richiama anzitutto la straordinaria ricchezza naturale del Paese e, ancora di più, la dignità del suo popolo. Tuttavia, è anche un diamante insanguinato, perché ciò che dovrebbe essere fonte di luce e bellezza è diventato causa di violenza e sfruttamento.

Un diamante lavorato ha molte facce che riflettono la luce. Questa immagine può diventare metafora della società congolese, caratterizzata da una grande pluralità di etnie, culture e gruppi. Come gli atomi di carbonio possono formare grafite (oscurità) oppure diamante (luce), così la differenza non sta nelle persone in sé, ma nel modo in cui scelgono di vivere insieme.

Un diamante grezzo deve essere lavorato. Allo stesso modo i giovani congolesi — i “diamanti più preziosi” del Paese — hanno bisogno di educazione, opportunità e protezione dallo sfruttamento, in particolare dal lavoro minorile nelle miniere. L’educazione è indicata come la via principale per la libertà e lo sviluppo del Paese.

Il diamante nasce nelle profondità della terra, sotto pressione e nel buio. Non è immediatamente luminoso: è grezzo, nascosto, apparentemente indistinguibile dalla roccia che lo circonda. Eppure è proprio lì, nella pressione e nell’oscurità, che si forma la sua struttura più resistente e preziosa.

Uno sguardo quaresimale

La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa attraversa il deserto: un tempo di verità, di purificazione e di ritorno all’essenziale. Il popolo congolese vive da anni una sorta di lunga quaresima storica, segnata da violenze, sfruttamento e ingiustizie. Ma la logica cristiana non si ferma alla constatazione del dolore: guarda oltre, verso la Pasqua.

Il messaggio che emerge da questa conferenza non è soltanto di denuncia — pur necessaria — ma anche di responsabilità e speranza. Se il vero diamante non sono le miniere ma le persone, e se la luce non nasce dal possesso delle risorse ma dalla dignità custodita e condivisa, allora la rinascita è possibile.

La Quaresima ci ricorda che la trasformazione passa attraverso la conversione dei cuori: dalla logica dello sfruttamento alla logica del servizio, dalla rassegnazione alla corresponsabilità, dall’indifferenza alla fraternità.

Questo riguarda le istituzioni internazionali, i governi e la società civile, ma anche ciascuno di noi.

Come il diamante lavorato rifrange la luce, così può essere il Congo: non più simbolo di conflitto, ma di resilienza; non più terra da saccheggiare, ma spazio di relazioni riconciliate.

Che questo tempo quaresimale ci renda capaci di vedere, sotto le ferite della storia, la luce che già si prepara. Perché la pressione non è l’ultima parola. Per chi crede, l’ultima parola è sempre la vita che rinasce.