Martedì 29 settembre 2026
La casa madre di Verona ha ospitato, dal 20 al 23 settembre, il primo incontro europeo dei comboniani under 50, un nuovo spazio per condividere esperienze personali, comunitarie e pastorali.
Sebbene nel 2025 si fosse già tenuto un incontro a Madrid, riservato però a Spagna e Portogallo, questa volta hanno partecipato, oltre a coloro che lavorano in Italia, missionari impegnati in Polonia, Germania, Portogallo, Austria e Spagna.
Organizzato da P. Rubén Padilla Rocha, provinciale della London Province e responsabile della formazione in Europa, l’incontro ha avuto il sostegno dei Segretariati Generali della Missione e della Formazione.
Dopo la cena di arrivo, i 15 partecipanti di nove nazionalità si sono riuniti nella sala Africa. Qui P. Rubén ha dato il benvenuto e presentato il programma. Italiano e inglese sono state le lingue ufficiali dell’incontro, anche se era possibile parlare anche spagnolo, francese o portoghese.
Formazione permanente
Due giornate sono state dedicate alla formazione permanente. P. Pietro Ciuciulla, provinciale d’Italia, ha aperto l’incontro con un saluto di benvenuto.
Successivamente, P. John Ikundu, segretario generale della missione, ha presentato «Il modello della Missione in Europa», articolato in sei chiavi: Ad gentes, inter gentes, ministerialità, fraternità, liberazione ed ecologia integrale. La Sacra Scrittura, la storia, la teologia e il magistero sostengono ciascuna di queste dimensioni.
Fratel Alberto Parise, collegato via Zoom da Roma, ha invitato, nella sua presentazione, a superare il vecchio modo di concepire l’animazione missionaria. In un contesto con un numero sempre minore di cristiani, missionari e benefattori, la missione «non si misura più in chilometri», ma «là dove ci sia una periferia da accompagnare», ha affermato.
In questo senso, la testimonianza significativa di P. Gbedenya Kodzo Selom Daniel, togolese, ha aiutato a comprendere un nuovo e concreto fronte missionario: il ministero tra i migranti a Castel Volturno, in Italia.
La vocazione è stata un altro asse della riflessione. P. Jesús Villaseñor, segretario generale della Formazione, ha introdotto il tema «Il dono della fedeltà, il peso dell’abbandono». Successivamente, sono stati formati tre gruppi – inglese, francese e italiano – per condividere la propria esperienza personale.
P. Otii Alir Moses, ugandese e formatore nello scolasticato di Graz (Austria), ha concluso la formazione permanente con la sua presentazione: «La comunicazione digitale e la violenza», una relazione nella quale ha ripercorso la storia dell’uso della tecnologia.
La sessione si è conclusa con la proiezione del documentario The Social Dilemma (2020). P. Simtokena Kevin lo ha riassunto con queste parole: «La nostra missione è avvicinare le persone a Gesù. Per questo dobbiamo sapere usare internet, perché il suo cattivo uso genera conflitti e violenze».
Tempo dedicato alle visite
Il gruppo ha visitato il Collegio Universitario Don Nicola Mazza, dove studiò San Daniele Comboni. P. Sandro Corazza, Superiore generale della società di vita apostolica, ha accolto il gruppo e illustrato il funzionamento della residenza per studenti e del collegio. I partecipanti hanno pregato davanti alla tomba di Don Nicola Mazza e visitato la cappella e la biblioteca del collegio.
L’ultimo giorno dell’incontro è stato dedicato alla visita di Limone sul Garda, luogo storico di fede e terra natale di San Daniele Comboni.
P. Olupot Christopher, ugandese e il più giovane del gruppo, con appena cinque mesi di ordinazione sacerdotale, ha definito l’incontro «rinnovante».
P. Esdras Bimbo, centrafricano, lavora nella pastorale giovanile, trasferita da Milano a Fano. Per lui, «è stato edificante incontrarci come fratelli e condividere le sfide e le gioie della missione in Europa».
Il fratello portoghese José Eduardo Freitas, appena rientrato dalla sua missione in Uganda, ha riconosciuto che «l’ambiente dell’incontro è stato molto amichevole». Inoltre, ritiene che sarebbe meglio «creare una piattaforma che ci permetta di mantenere i contatti tra noi e di poter condividere le esperienze di missione».
Ciò che Verona ha dimostrato è che la nuova generazione di comboniani in Europa non attende passivamente i cambiamenti dell’Istituto. Ha domande proprie, esperienze da condividere e la volontà di costruire insieme questo cammino. Verona conferma che il progetto sta crescendo.
Boniface Gbama, mccj