Nel postulato di Jinja
P. Isaac Augustine Adaku era nato ad Arua, Uganda, il 25 ottobre 1973. Nel 1995, dopo le medie superiori ad Arua e Koboko, entrò nel postulato comboniano di Jinja. P. Anthony Kibira Kimbowa, compagno di P. Isaac fin dai primi incontri nei corsi di orientamento con i Comboniani (in particolare con P. Luciano Fulvi) e durante tutti gli anni di formazione e di scolasticato, racconta: “Eravamo un gruppo di undici giovani ammessi al postulato di Jinja (1995-1998), dove Isaac ed io abbiamo avuto la possibilità di conoscerci meglio. Fin da allora era una persona di poche ma chiare parole, che rivelavano una grande profondità. Sembrava molto riservato ma era disponibile per chiunque avesse bisogno del suo aiuto. Era una persona molto organizzata. C’era ordine in tutto quello che faceva. Quando vidi per la prima volta la sua scrittura, gli chiesi quanto tempo gli ci volesse per scrivere in modo così accurato e chiaro, ma per lui era una cosa naturale: la scrittura rispecchiava il suo ordine mentale. Anche nel vestire esprimeva buon gusto.
Fin dall’inizio si rivelò un giovane molto intelligente che non aveva difficoltà negli studi filosofici. Era caparbio – era difficile fargli cambiare opinione – e molto abile nelle sue argomentazioni; per questo era stato soprannominato ‘tablique’, che è il nome di un gruppo islamico radicale ugandese. Aveva un carattere indipendente; sosteneva fino in fondo le decisioni prese a livello comunitario e, in questo modo, sentiva di proteggere la comunità.
Anche nei momenti in cui noi postulanti eravamo un po’ giù di morale, Isaac non parlava molto ma bastava un suo sorriso a risollevarci. Aveva un grande senso dell’umorismo ed era una persona molto generosa. Si era offerto di fare il barbiere della comunità e svolgeva questo servizio con grande disponibilità”.
Noviziato
P. Isaac fece il noviziato a Namugongo (1998-2000): “Nel noviziato – continua P. Anthony – Isaac ha avuto la possibilità di approfondire la sua vita di preghiera e di identificazione con la vita missionaria e consacrata. La sua indole lo aiutò ad affrontare serenamente il clima del noviziato. Aveva pensieri profondi, che condivideva con gli altri nei momenti di riflessione comunitaria. Anche nel lavoro manuale dava un ottimo esempio, lamentandosi di quei confratelli che davano segni di pigrizia e aiutando molti a impegnarsi nel lavoro loro affidato.
Durante le sessioni di correzione fraterna, Isaac aiutava i compagni ad essere diretti e sinceri. Il suo modo di essere, franco e inequivocabile, mi ha molto aiutato a confrontarmi con le mie debolezze, senza paura, proprio perché Isaac aveva il coraggio di farle emergere.
Fece il suo apostolato con i bambini di strada di Kampala. Nonostante la difficoltà della lingua (a Kampala si parla il luganda), Isaac non si lasciò scoraggiare dimostrando vero interesse nell’avvicinarsi alla loro vita drammatica. Svolgeva questo apostolato con grande entusiasmo. Essendo una persona responsabile e con capacità organizzative, gli era stato chiesto anche di rimanere a Kampala per prendersi cura della casa del noviziato.
Il 14 maggio del 2000 emise i primi voti nella chiesa di Nostra Signora d’Africa, nella parrocchia di Mbuya. La sua gioia per il dono della consacrazione religiosa era evidente a tutti: ora aveva un solido fondamento spirituale e radici forti per l’avventura missionaria”.
Innsbruck
“A luglio dello stesso anno fu mandato, per gli studi teologici, nella famosa Università di Innsbruck, in Austria, dove rimase cinque anni. La prima sfida fu la lingua tedesca ma, con molta diligenza e pazienza, fece del suo meglio per impararla. Era molto attento all’uso corretto della grammatica e alla pronuncia. Questa sua capacità gli consentì di conoscere molte persone che poi sono diventate suoi amici e lo hanno accompagnato in quegli anni; alcuni di loro sono anche andati a fargli visita nella sua missione di Kitgum.
Prima della professione perpetua, la nostra preparazione fu molto intensa; i momenti di dubbio ci portavano ad esaminare più profondamente le nostre motivazioni e la loro evoluzione in quel percorso. Anche in questo caso ebbi modo di verificare la profondità spirituale di Isaac quando diceva: ‘Lui, che ci ha chiamati, farà in modo che abbiamo abbastanza forza per abbracciare tutte le sfide’. A Innsbruck P. Isaac ricevette anche una solida preparazione teologica per il ministero sacerdotale e missionario”.
Kitgum, la sua prima e unica missione
Fu ordinato sacerdote il 28 gennaio 2006 ad Arua, in Uganda. Subito dopo l’ordinazione, fu assegnato alla missione di Kitgum, tra gli Acioli dell’Uganda del nord, e lì dimostrò da subito una buona capacità di penetrare nella cultura della gente, anche attraverso lo studio delle tradizioni e della lingua locale. La missione di Kitgum aveva avuto inizio nel lontano 1915, quando – l’11 febbraio – Mons. Antonio Vignato e P. Giuseppe Beduschi vi avevano celebrato la prima Messa. Era la terza missione aperta dai comboniani nel nord Uganda, una missione dalle molte iniziative, che oggi porta avanti un centro pastorale e catechetico.
“Nel suo servizio a Kitgum – continua P. Anthony – mostrò la sua disponibilità ad imparare la lingua Acholi ma soprattutto ad amare la gente di cui era parroco, in un momento in cui le persone si stavano riprendendo dalle terribili ferite della guerra. Le nostre strade in qualche modo si separarono, ma abbiamo sempre mantenuto stretti contatti condividendo le gioie e le sfide che affrontavamo nelle nostre rispettive aree di missione”.
A Roma per l’Anno Comboniano
All’inizio del mese di giugno 2013, dopo sette anni di servizio missionario, P. Isaac era arrivato a Roma per migliorare il suo italiano e partecipare all’Anno Comboniano di Formazione Permanente, un’occasione offertagli dai superiori per un rinnovamento e una preparazione in vista di un nuovo impegno missionario.
Anche i suoi compagni a Roma l’hanno descritto come una persona piuttosto riservata ma socievole, sempre sorridente e tranquilla. La sua sensibilità lo rendeva compassionevole e attento ai bisogni degli altri ma, allo stesso tempo, anche un po’ vulnerabile.
Mercoledì 4 dicembre 2013 P. Isaac ci ha lasciato improvvisamente. Sembrava un giorno come gli altri: ha sbrigato le sue faccende quotidiane e ha partecipato attivamente alle sessioni del Corso. Dopo pranzo, ha fatto una breve passeggiata perché alle ore 15.00 aveva appuntamento con un confratello per una partita a tennis: lo sport, gli piaceva molto. “Nel postulato – ricorda P. Anthony – giocavamo soprattutto a calcio e a pallavolo. Isaac partecipava con gioia ad entrambi. Quando ci fu data la possibilità del nuoto… sembrava fosse cresciuto in acqua. Una volta, aiutò persino a trarre in salvo alcuni confratelli che stavano per annegare nel Nilo, a Kangulumira”.
Mentre giocavano, P. Isaac ha chiesto di fare una breve pausa perché si “sentiva girare la testa”. Sono state le sue ultime parole. Si è appoggiato sulla racchetta e subito dopo è crollato a terra. Inutili, sono stati il massaggio cardiaco, la respirazione artificiale e il defibrillatore usato per oltre venti minuti dal personale medico arrivato nel frattempo con l’ambulanza. Alla fine, P. Isaac è stato dichiarato morto. Aveva quarant’anni. Secondo l’autopsia, una procedura normale nelle morti improvvise, il decesso sarebbe stato causato da una cardiomiopatia ipertrofica o comunque da un problema cardiaco grave, di cui nessuno era a conoscenza.
P. John Baptist Opargiw, Segretario Generale della Formazione, anche lui ugandese, dopo aver comunicato la notizia alla famiglia, ha detto: “Umanamente è una tragedia, causa di grande dolore, rabbia e confusione. Ma la nostra fede in Cristo risorto ci dà la forza per celebrare il dono e la vita di Isaac”.
Il funerale è stato celebrato l’11 dicembre nella Cappella della Casa Generalizia ed è stato presieduto dal Superiore Generale, P. Enrique Sánchez G. Durante la Messa, i compagni di P. Isaac e altri sacerdoti-studenti presenti a Roma hanno cantato in tedesco “Meine Zeit steht in Deinen Händen” (Il mio tempo è nelle tue mani), che era il loro canto preferito durante lo scolasticato.
Il “ritorno” nel suo Paese
L’ambasciata ugandese a Roma è stata di grande aiuto nel preparare i documenti necessari al trasporto della salma in Uganda. Così, il 16 dicembre è stata celebrata una Messa nella chiesa parrocchiale di Mbuya, poi la salma è stata trasportata a Ombaci, con una sola tappa nella parrocchia di Cristo Re, che era la parrocchia di P. Isaac.
Il 17 dicembre, nella missione di Ombaci, è stata celebrata la Messa solenne, presieduta dall’arcivescovo di Gulu, Mons. John Baptist Odama, assistito da Mons. Sabino Ocan Odoki, vescovo di Arua, Mons. Sanctus Linus Wanok, Vescovo di Nebbi, P. Sylvester Hategek’Imana, superiore provinciale dei comboniani in Uganda, e numerosi sacerdoti e religiosi. P. Opargiw, che ha rappresentato la Direzione Generale alla cerimonia funebre, ha voluto sottolineare la gratitudine e l'amore della gente venuta numerosa per partecipare al funerale di P. Isaac. Anche P. Chris Aleti, membro dell’ACFP, presente alla sepoltura, ha letto una poesia firmata da tutti i membri che a Roma partecipano all’Anno Comboniano. La salma è stata sepolta nel cimitero della missione, dove altri missionari, tra cui il Servo di Dio P. Bernardo Sartori, riposano dopo un periodo di fecondo lavoro nella "Perla dell'Africa".
Da MCCJ Bulletin n. 258 Suppl. In Memoriam, Gennaio 2014, p. 140-145.