Ho conosciuto P. Jorge García Castillo poco più di trentacinque anni fa, nella redazione di Esquila Misional e Aguiluchos. A quel tempo lavorava come redattore ed era agli inizi di un lavoro che lo avrebbe accompagnato fino alle ultime ore della sua vita e che ha fatto di lui un grande missionario attraverso la stampa. In tutti questi anni, l’essere missionario e il lavoro del giornale sono stati inseparabili nella persona di P. Jorge. La sua missione, pur avendo conosciuto la realtà pastorale di zone di prima evangelizzazione, è sempre stata segnata dal suo ministero di comunicatore del Vangelo attraverso le riviste e i libri, strumento principale della sua predicazione.
P. Jorge era nato il 14 settembre 1953 a Los Camichines, nella parrocchia di los Guajes, vicino a Juchitlán, Jalisco. Fin da piccolo visse l’esperienza della povertà e dei grandi sacrifici e da qui nacque il primo desiderio di vita sacerdotale e di servizio agli altri. Entrò nel seminario di Autlán, dove il mondo gli si rivelò con orizzonti più ampi, che andavano al di là delle frontiere ristrette della sua diocesi, e sentì che Dio lo invitava ad avventurarsi sulla strada della missione. Nel 1975 entrò nel postulato comboniano di Xochimilco dove continuò gli studi di filosofa prima di entrare nel Noviziato di Cuernavaca, Morelos, per la prima esperienza di vita religiosa che si concluse con la sua consacrazione alle missioni.
Seguirono gli anni di Roma, dove fece gli studi di teologia. Tornato in Messico, fu ordinato sacerdote il 23 luglio 1983 e destinato al centro di animazione missionaria. Iniziò, in quello stesso anno, gli studi di giornalismo alla scuola Carlos Septién, dove prese il diploma. Nel 1990 fu destinato al Perù per dirigere la rivista Misión sin Fronteras. In quegli anni visse il suo lavoro non solo informando ma, sentendosi interrogato dalle situazioni di povertà e ingiustizia, assunse la sua missione di profeta segnalando e denunciando. Per questo dovette caricarsi la croce dell’incomprensione e della punizione che lo costrinse a lasciare la missione che tanto amava. Dal 2001 al 2007 ebbe l’opportunità di dedicarsi alla pastorale, a contatto diretto con la gente, in contesti molto diversi. Passò alcuni anni sulle montagne di Guerrero, fra i mixtecos, nella diocesi di Tlapa.
Nella pastorale urbana servì nella comunità dei Martiri d’Uganda, a colonia Moctezuma, Città del Messico. Nel 2008 i superiori lo chiamarono a Roma come responsabile del Segretariato Generale di Animazione Missionaria dell’Istituto. Tornò così al mondo delle comunicazioni, seguendo tutti i missionari che si dedicano a trasmettere il Vangelo attraverso i media. Lo si vedeva spesso uscire con la sua macchina fotografica e il cartellino da giornalista per andare a coprire gli avvenimenti laddove la Chiesa era presente nel suo impegno con i più poveri. Era felice di portare il gilet con la scritta “Comboni Press”. Nel 2017 ritornò in Messico con i primi sintomi di malattia e di sofferenza a causa di alcuni interventi chirugici cui aveva dovuto sottoporsi, ma questo non gli impedì di continuare a correre dovunque per cercare qualsiasi notizia o testimonianza della presenza del Vangelo fra gli emarginati. Assunse con entusiasmo la responsabilità di dirigere le riviste Esquila Misional e Aguiluchos alle quali dedicò il suo tempo e il suo cuore: pochi giorni prima di morire volle rivedere l’ultimo numero della rivista, pronto per la stampa, quasi a dirci che il missionario muore sul campo.
P. Jorge era un uomo piccolo di statura ma dal cuore immenso. Era di quelle persone che in un gruppo passano inosservate, ma la cui presenza si fa sentire quando diventa assenza. Chi di noi lo ha conosciuto, lo ricorderà sempre come una persona semplice, umile, noncurante di sé, di grande bontà, che con i suoi gesti di amabilità e di attenzione verso gli altri creava un’empatia che si traduceva in amicizia capace di durare nel tempo. P. Jorge è stato un uomo innamorato della sua vocazione sacerdotale. Ha vissuto il sacerdozio come un grande dono che Dio gli aveva fatto per mettersi al servizio degli altri. Amava celebrare i sacramenti ed era sempre disponibile quando qualcuno glielo chiedeva.
Ci mancheranno le sue parole, i suoi consigli, la sua presenza. Ma siamo certi che continuerà ad essere presente fra noi perché l’amore non conosce tempo nè frontiere né presente né futuro e Jorge è stato un grande nell’esperienza di amare.
(P. Enrique Sánchez G., mccj).